Tutta colpa di André

Tutti sappiamo che la Ikeda cambiò in Lady Oscar varie cose in corso d’opera. Dobbiamo alla perspicacia del suo editore il rilievo assunto da Oscar. Dobbiamo alle lettrici l’ascesa di André.
Proviamo a immaginare qualcosa oltre.
La Ikeda dichiara un gran rispetto per il personaggio di Girodel. Ha anche ammesso che aveva pensato di far mettere Oscar con Bernard. André, proprio, non lo considerava.
Viene da pensare che ne abbia dovuto “accrescere” il ruolo, via via nella storia, davvero obtorto collo, se, oltre far fare al personaggio una serie di cose a dir poco sconcertanti, oltre ad averlo prontamente ammazzato (e pensato di farlo a lungo e da prima), lo ha anche sottoposto ad una devastazione a posteriori, volta soltanto a renderlo (ella sperava) inviso alle sue molte fan.
Proviamo a riflettere.
André è riuscito, malgrado l’autrice, come un personaggio prototipo della “perfetta spalla all’emancipazione femminile”. Insomma, André scompare quando serve ad Oscar, riappare quando, di nuovo, le fa comodo, la conforta, la sostiene. Oscar stessa dice che André la sostiene con lo sguardo.
E fin qui, bene.
Ma.
Ma André, da un certo punto del manga in poi (prima è praticamente una macchietta, poi ha un periodo da innamorato angelico e stelluto totalmente funzionale alla storia), inanella una serie di figuremmmèèèèèrd notevoli. Urla, strepita, strappa, instancabilmente e invariabilmente, i capelli, l’erba e le camicie, piange, frigna, smoccola, si procaccia veleni (dalla dispensa di nanny? E per chi mai li usa, nanny, a sua volta?). Gira per le tavole e le vignette con un ridicolo straccetto a coprire le pudenda, ‘na roba inguardabile. Arriva a sostenere con la sua bella, sia pur debitamente inginocchiato (ma chi gliel’ha fatto fare? Ogni volta che rivedo Alice in Wonderland di Tim Burton mi cappotto dalle risate al pensiero) che non ha gli zoccoli (e meno male, il vecchio satiro! Oltre che sporcare le lenzuola, le avrebbe pure rotte: ecco spiegato perché Dezaki li fa trombare nell’erba, così il satiro può scalciare quanto gli pare senza troppi danni!) e che, però, molto comprensivo (sic!), non ce la fa più a trattenersi, ha aspettato fin troppo. Condivisibile, porello, ma metti che lei quella sera aveva le sue cose, magari in versione torrenziale, e magari si contorceva dal dolore (certo, direte voi, non sarebbe manco andata ad assaltare la Bastiglia, in quelle condizioni – per fortuna i personaggi dei fumetti questi prosaici problemini non li hanno –).
Ma è normale, sia pure per uno shojo d’epoca? E se fosse voluto?
Siamo davvero sicuri che questo fosse il prototipo, secondo la Ikeda, del perfetto uomo oggetto, quello che ogni donna attiva vorrebbe accanto, il segretario, l’amico, il confidente e via discorrendo? Siamo sicuri che, invece, la Ikeda, non potendone più delle varie lettrici innamorate di un personaggio che, malgrado i propositi e i progetti dell’autrice, stava prendendo troppo corpo e soppiantando quanto lei si era prefissa, non volesse, invece, appunto, destrutturarlo, renderlo isterico, renderlo sgradito? Per poter infine continuare con il suo planning originario, fuori tutti dalle palle e vai con la bio di Maria Antonietta! Perché lei di quel personaggio che era venuto su così per le aspettative delle lettrici non ne poteva più. Non ne poteva più manco di Oscar, di quanto fosse interessante e rubasse spazio ai personaggi da lei prediletti, alla sua storia. Quella che lei avrebbe voluto raccontare. Che poi ha tentato di narrare, non fosse che l’hanno costretta alla chiusura.
A volte penso sia possibile, perché non si spiega altrimenti la protervia dell’autrice nel voler disconoscere le interpretazioni più moderne dei suoi personaggi.
Perché altrimenti non si spiegano le esternazioni che ella rilascia lungo la via, spesso proprio a destrutturare André.
A parte che, ovvio, purché se ne parli e lei, giustamente, parla.
Chi glielo fa fare? Lasciare i lettori nei loro sogni, non sarebbe meglio, visto che, tanto, i personaggi sono i suoi e i ricavi economici li ha, giustamente, lei?
Proviamo a tirare le somme.
E, così, magari, nei piani della Ikeda, André sarebbe dovuto sparire, letteralmente, Oscar avrebbe davvero dovuto sposare Giro (o Bernie – orrore in entrambi i casi! –), sarebbe sopravvissuta alla Bastiglia, anzi, forse non l’avrebbe mai presa, non sarebbe morta (nel caso di Bernie ce la saremmo ritrovata in Eroica profuga e via discorrendo, addirittura rubando il marito a Rosalie – che affare, viene da commentare! –), mentre la Ikeda, liberatasi delle strambe idee del suo editore, sarebbe finalmente riuscita a portare a termine indisturbata il suo sogno: la sua maxi biografia della rosea Antonietta!
Insomma, la tragica fine di Oscar è tutta colpa del successo di André.

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17 Responses to Tutta colpa di André

  1. lauraslittlecorner ha detto:

    Beh, siamo nel 2012, tanta acqua è passata sotto i ponti, e questo blog è un punto di vista libero e personale (appunto, un blog e non una ml). Non ha scopo informativo (senza con questo dire inesattezze o minchiate, LOL). Come “Little Corner”, che volutamente non ha “schede del cartone e dei personaggi”, ma è fatto dai nostri scritti e disegni liberamente ispirati. E’ come quando disegno: preferisco creare, non ripetere i disegni di qualcun altro. Consideralo un Magazine, come posso dirti? 🙂 E, intanto, ti ringrazio per i tuoi contributi!!! 🙂

  2. Shophy Zegarra ha detto:

    Hmmm… mi riferivo ai commenti di Beru-chan e di Catthy de 2002… infine, l’intervista pubblicata alla fine del vol. 4 del manga ‘Le rose di Versailles’, edizione d/Visual.

    Sì, certo, già ti avevo commentato l’articolo della perdita d’utocontrollo come sinonimo di grande amore, anche se per capirlo fino in fondo, una amica ha dovuto farme un riassunto. Il mio inglese è quasi nullo, sai?

  3. Shophy Zegarra ha detto:

    Eccolo: http://odorunara.wordpress.com/2010/07/09/character-control-and-confession-the-theme-part-1/ a mio vedere, questo saggio fa luce su qualche sfumature del manga nella seconda parte 😉

  4. Shophy Zegarra ha detto:

    Jo, jo, jo, jo, jo!!!!!!! È una deduzione molto interessante, mi sa che devo recuperare molte letture dal Little’s corner, hmmm… se non ricordo male, nella ML del Lady Oscar Italian Fan Site, Cathy aveva scrito che una amica Giapponesa, l’aveva racontato che in una vecchia intervista, l’Ikeda aveva dichiarato che non aveva pensato ad un compagno per Oscar (all’inizio), che forse sarebbe stato Bernard (nei panni del Cavaliere nero), e aggiungo io, forse per questo dal nulla, Oscar comincia a cercare catturare il Cavaliere nero (non credo fosse per rivincita del tento di furto), che poi non era nel suo compito. Ma andando ai fatti, nel manga vediamo il sentimento che Oscar prova per André in questa parte della storia: quando André perde l’ochio, Oscar lo chiama ‘il mio André’, e poi vuole sì o sì cecare Bernard. Lei perde il controllo, ma è André che la fa ritornare in ragione. (il fascino de impersonare il cavaliere nero c’è lì, più nel anime).

    Inoltre, c’è un articolo o saggio in inglese pubblicato su un blog (magari dopo lo linko), dove ci spiega che nella letteratura manga, vedere un personaggio quasi perdere il controllo per un amore non corrisposto (cioè, la scena di quasi stupro), risalta quan grande sia questo amore, ed è questo che alla fine attira alla protagonista. Detto questo, oltre il copione, (el guión del texto), ci sarebbe una ragione per rapresentare André ed altri personaggi manga della sorte.

  5. Raffaella ha detto:

    Non so se la Ikeda abbia fatto apposta a rendere così…vogliamo dire ‘particolare’? Andrè. Credo che effettivamente molto sia dovuto al gusto delle ragazzine giapponesi. Quando io penso che alcune si erano innamorate di Oscar…beh…è già detto tutto! Secondo me anche il fatto che nel manga le dame siano innamorate di lei è spiccatamente giapponese. Non so dove avevo letto che per una donna giapponese non c’è niente di più virile di una donna che si traveste da uomo! Poi, per la loro mentalità Andrè rappresenta l’uomo latino, passionale, ed evidentemente tutto quello strapparsi i capelli, urlare ecc. rientra nello stereotipo. A quanto pare gli uomini giapponesi sono alquanto freddino, o timidi che dir si voglia…
    Per quanto riguarda la morte di Oscar, a sentire l’autrice, era stabilita sin dal principio, e proprio sotto la Bastiglia. Doveva solo decidere come farla arrivare sin lì….
    Anch’io ho avuto l’impressione che in tutti questi anni la Ikeda volesse distruggere i suoi personaggi…oppure è una gran volpona (quando la sento dire che secondo lei Oscar verrebbe rappresentata bene da un trans penso che voglia ammiccare proprio a quella parte di fan che riconoscono nel personaggio una sorta di icona lesbica o transgender appunto).
    D’altra parte l’autrice ha fatto altri manga, si è dedicata all’opera lirica ma tutti, tutti la cercano solo per Versailles no bara. Deve essere abbastanza frustrante, considerato poi che lei lo valuta il suo prodotto meno riuscito!!! Questo ovviamente non giustifica il suo accanimento, tenuto conto poi che lei continua a ricavarci una montagna di soldi!

    • lauraslittlecorner ha detto:

      Ciao, Raffaella! Quanto alla morte di Oscar, io penso che la Ikeda, se quello che si dice è vero, avesse presente la cronaca della Bastiglia, come, anche, alcuni noti manuali o monografie la narrano, per cui ha pensato di collocare Oscar lì. In fondo, sappiamo quanto studiasse e si documentasse per scrivere e raccontare… Comunque, quell’André lì, più che latino e passionale, mi sembra una femmina isterica e frignante. ^_-; O, anche, molto isterico, ma poco affascinate. Questione di gusti. Probabilmente per certe persone il dramma deve essere espresso in maniera catastrofista e icastica, mentre non rende se interiore. °_°; Resta, però, che ad Oscar ha fatto esprimere pensieri molto veri, in certi punti. 🙂

      • Raffaella ha detto:

        Anche a me non piace l’Andrè dell’Ikeda. Quello di Dezaki è tre spanne sopra! So però che ci sono alcune fan italiane che lo preferiscono perchè lo ritengono più umano…
        Mi unisco anch’io al coro contro il film Toei: sono terrorizzata al solo pensiero!
        Forse non si è capito fin qui, ma sono anch’io dezakiana… 😉

  6. lauraslittlecorner ha detto:

    LOL, a me certe scenette divertono ancora, anzi, me le sono godute più alla rilettura! 🙂 In realtà io mi riferivo a discorsi fatti con lettrici giapponesi adolescenti all’epoca dell’uscita del fumetto, che, ora, adulte, ancora apprezzano e cercano di spiegarmene le ragioni.

    • annalisa ha detto:

      Ciao a tutte. Mi chiamo Annalisa e ho conosciuto il vostro sito quasi un anno fa. Non sono pratica di blog ma l’argomento mi ha finalmente convinto ad uscire dalla tana perchè è troppo interessante e mi ha punto sul vivo. Il mio è un modestissimo contributo e comunque devo fare i complimenti a tutte per i vostri saggi così puntuali ed estremamente interessanti. Per quanto riguarda il povero Andrè (ma come lo trattate male, accipicchia!!!) posso dirvi come la penso. Come si direbbe per altro genere di personaggio, Oscar e Andrè, dopo essere stati creati dalla Ikeda (a cui bisogna dare atto di averli pensati e ideati), sono letteralmente “sfuggiti di mano” alla propria creatrice, iniziando a vivere di vita propria, forse grazie alle fans, ma io credo perchè fossero talmente moderni e potenti da andare oltre quella che era la prima idea dell’autrice. Anche se il paragone è forse azzardato, si potrebbe pensare a due personaggi “in cerca d’autore”, in cerca di qualcuno che li amasse come li amiamo noi e desse loro la possibilità di avere lo spazio e l’attenzione che meritavano. Credo che l’unica che non ha veramente compreso cosa essi rappresentassero (se non a livello commerciale ed economico: lo so sono molto cattiva!), e chi realmente fossero, sia stata proprio l’Ikeda che ha chiuso la loro vicenda in maniera così brutale e triste che ancora oggi a distanza di trent’anni io non riesco a mandarla giù. Non mi ricordo dove ma credo di aver letto che l’Ikeda in una qualche intervista abbia sostenuto che Oscar doveva morire giovane perchè così vuole il mito dell’eroe che viene ricordato per la sua vita breve ma intensa e sale all’olimpo delle divinità ecc. ecc. Quindi la fine che ha deciso per la sua creatura è una strada molto tragica ma tutto sommato “facile”, nella quale non c’è appello, non c’è speranza. Non si corre il rischio di scontentare nessuno ( a mio parere si scontenta quasi tutti), perchè un seguito non c’è: figli, non figli, Oscar che diventa casalinga o che si arruola in marina e così via. Meglio la morte che garantisce la fama e lo struggimento. Personalmente, anche per esperienza personale sul dilemma vita o morte – ritenendo che sia molto più difficile “vivere”, soprattutto in un contesto di contraddizioni sociali e di cambiamenti storici – penso sarebbe stata una sfida molto più interessante ed emotivamente più coinvolgente quella dei nostri che avrebbero dovuto affrontare un giorno dopo l’altro la loro storia nella Storia.
      Quando poi leggo nei vostri saggi che, sempre secondo l’Ikeda, l’attrice che ha impersonato Oscar nel film di Demy “é Oscar” allora mi chiedo se lei abbia realmente capito chi è Oscar (e allora non ho capito nulla io) oppure, come si dice dalle nostre parti, mi chiedo cosa la nostra brava mangaka “si sia fumata” (scusate la cattiveria ma quando ho letto quella frase non ci ho visto più).
      Ultime due considerazioni cattive: ho il sospetto che l’Ikeda si sia risolta a far fare ai nostri eroi la fine che hanno fatto per ragioni decisamente commerciali. Come ho detto sopra lei avrebbe avuto l’esclusiva della storia e nessuno avrebbe potuto sognare altro genere di conclusione o evoluzione che dir si voglia. Neppure lei stessa, caso mai le fosse venuta voglia in futuro di ripensarci.
      Non sono sicura di voler vedere a questo punto il film della Toei: se realmente l’Ikeda ci ha messo le mani, supervisionando la produzione, mi chiedo che fine faranno tutta la poesia e la sublime forza che i nostri personaggi hanno acquistato attraverso l’anime, che, come dicevo in un’altra mail ad Alessandra, ha dato loro un’anima (cosa che il film di Demy a mio parere ha invece tolto).
      Grazie e spero di non aver annoiato nessuno.

      • lauraslittlecorner ha detto:

        Ciao, Annalisa, grazie per aver scritto. E’ cosa cognita, dai tempi del vecchio blog, che io spero proprio che il nuovo film non si faccia, perché non voglio rovinare i bei ricordi, ma non solo i ricordi, tutte le cose belle che il combinato disposto del cartone e del manga ci hanno lasciato. Un concentrato dell’Ikeda-pensiero non credo ci serva, lo conosciamo tutti fin troppo bene, e non serve a nessuno rivangare la storia di Maria Antonietta. Eppure, l’autrice non apprezza quanta fama deve alla versione di Dezaki. Quanto all’affermazione “è Oscar”, se le fonti mi assistono, la fece all’uscita del film, ergo…

  7. alessandra ha detto:

    Sì, è vero senz’altro anche il fatto che sia una questione di imprinting e riconosco che la mia preferenza per l’anime è in parte dovuta all’averlo incontrato per primo. Probabilmente l’anime rispetto al manga è anche più “maturo” e adatto a un pubblico cresciuto, laddove suppongo che tutte quelle cose che a noi suonano strane, melodrammatiche o fuori posto, non debbano affatto sembrare tali a delle bambine o a delle ragazzine appena adolescenti (che è il pubblico base dei manga per ragazze, mi pare): me ne sono resa conto anche di recente, quando la mia pargola ha letto il manga (povere anime innocenti traviate dalle madri) ed è rimasta entusiasta, ad esempio, di tutte le scenette comiche, che io detesto e che invece hanno a dir poco deliziato lei, che non ne sospettava assolutamente l’esistenza avendo visto prima il cartone, così serio e drammatico. Non bisogna essere ingenerosi col manga (io tendo ad esserlo, a volte, forse perché mi indispongono certe prese di posizione dell’autrice) che è stato quello che ci ha regalato Oscar e la sua storia straordinaria, anche se poi resto sempre convinta che doveva capitare nelle mani di Dezaki per diventare quella storia immortale che è.
    Bisogna proprio che mi procuri Evangelion, se è bello come dici…

  8. lauraslittlecorner ha detto:

    LOL, d’accordissimo con te. Però bisogna considerare una cosa: in Giappone perlomeno le fan più risalenti sono molto legate al manga e la cosa migliore che dicono dell’anime, proprio per venire incontro a noi europei, è che è “una cosa diversa”. Bada che lo dicono sia quanto ad Oscar, sia quanto ad André, perché la mentalità è diversa. E sottolineano il fatto che il fumetto è venuto prima, dando ovviamente molto peso a questo imprinting. Da quello che ho visto in questi anni, dai discorsi fatti con loro, pare proprio che a loro piaccia e si ritrovino con la Oscar del manga e pure con l’André, che amino quelle sfumature che per noi sono strampalate, soprattutto considerando che si voleva raccontare qualcosa di due personaggi europei. Poi, invece, se l’obiettivo era fare una storia in costume appioppandoci i basettoni Anni Settanta, le zampe d’elefante e le zeppe, questo è un altro paio di maniche – io sostengo che purtroppo questo fosse uno dei fini e che, se il fumetto fosse stato realizzato una decina di anni dopo, che so, avremmo avuto le creste punk -. I giapponesi, lo vedo da molti fumetti, oltre che subire un certo fascino dal vecchio continente, tendono a prendere le mode come diktat, non pensano che un essere umano possa decidere se seguirle o meno, quindi per forza ti ritrovi particolari strani nelle vignette (senza contare fumetti commissionati proprio per vendere o pubblicizzare riviste di moda, tipo Gokinjo Monogatari e tutta la serie che ne venne, uno dei motivi per cui smisi di leggere fumetti). Quindi Dezaki ha veramente internazionalizzato il prodotto, regalandogli un respiro più ampio (ovvio, non tutti gli episodi sono allo stesso livello, il che, a meno che non si tratti di un capolavoro assoluto come Evangelion, è normale in una serie dell’epoca, considerata anche la datazione). Il fumetto, a sua volta, in alcune parti è molto molto bello, ha sfumature di grande delicatezza e pensieri molto profondi e veri. Io l’ho sempre visto come complementare al cartone e non ho mai pensato che il cartone potesse avergli sottratto qualcosa, anzi, semmai, regalato successo e possibilità ulteriori di interpretazione.

  9. alessandra ha detto:

    Quanto sono d’accordo… Questi personaggi sono in fondo sfuggiti di mano alla Ikeda, che ha faticato a contenerli, poi è stata costretta dal successo che avevano a dar loro spazio: è a loro che deve il successo mondiale della sua opera, eppure – con assurda testardaggine, secondo me – si ostina ancora dopo più di trent’anni a voler raccontare la storia di Maria Antonietta, di cui non frega e non è mai fregata una beata fava a nessuno, né in Giapopne né nel resto del mondo. E, nonostante tutto il mondo le faccia capire e le dica anche a chiare lettere che è per la storia di Oscar e di André che “Versailles no Bara” ha appassionato milioni di fans, lei continua imperterrita a volerci propinare la regina, a scassare i cosiddetti a chi sta facendo il nuovo film con la vita della regina, a portarsi dentro, in fondo, il cruccio enorme di non essere riuscita a sviluppare appieno il discorso che voleva fare fin dall’inizio. Lo capisco pure, dev’essere frustrante per un artista aver fatto un così clamoroso centro nel bersaglio sbagliato, ed essere ricordato a vita proprio per quello, ma a parer mio questo rischia perfino di creare dei dubbi sulla “grandezza” dell’artista… Bisognerebbe avere almeno il buon senso di riflettere sulle cose che accadono e porsi qualche domanda…
    Quanto ad André e alla frase con cui chiudi l’intervento, penso che ci siano ottime probabilità che tu ci abbia preso.
    Magari, aggiungo come nota cattivella, è anche possibile che l’autrice, esasperata, non ne potesse proprio più di questi due ingombranti “terzi incomodi” e abbia voluto toglierseli dalle balle con una morte eroica per non essere più costretta a parlare di loro, e dedicarsi con tutta se stessa a Maria Antonietta. Cosa che però le fu impedita dagli editori perché a quel punto nessuno comprava più il manga. Però tu sai come la penso a riguardo, quindi prendila come un’uscita di parte. Parte dezakiana…

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