Da Silvia: “Non avere paura…”

André:  “Non avere paura…”

Ho sempre trovato bello, nella tavola ikediana, che riesca a restituire ciò che deve aver provato Oscar ad ascoltare dirsi quelle parole.

Sono tavole animate: sembra di sentire la carezza di André che accompagna la frase, il calore della sua mano, il tono basso e dolce, la luce tenera di come la guarda (quegli occhi, che un attimo, poche tavole, prima, erano volitivi e ardenti).

Poche parole, perché di più non c’è bisogno. Non serve che dica “Ti amo” quando lo vedi così.

“Non avere paura” di ciò che provi, di ascoltare quello che senti, di non fare la cosa giusta, di soffrire. Guardami e guardati dentro, non aver paura di guardare.

Amare lui è la realizzazione, e non la negazione, di se stessa. Lasciarsi essere donna non cancella quello che ha vissuto, così come ciò che è stata non le impedisce di essere ancora altro. Perché lui l’ha amata sempre, comunque fosse, perché era lei. Perché era donna anche come era. Era lei.

André conosce la paura, perché ne prova, e non la teme. Forse per questo sa essere così rassicurante. Chi ammette la paura, è in grado di affrontarla. E l’altra sa di non essere sola. Ciò che spaventa nella paura è la solitudine. Ecco perché Oscar sa che veramente può non aver paura, quando lui le dice di non averne. Perché lo vede in lui, quell’essere insieme.

“Non avere paura”, perché sono io, e ci sono io.

C’è una frase di Roberto Vecchioni, tra le tante che André potrebbe dire, sottintesa in quel silenzio, che (lo credo fermamente) una donna sarebbe felice di ascoltare, e che Oscar stessa (del resto) ha pensato con le proprie parole, poche tavole prima:

“Non mi confonderò mai più con questa compagnia di genii, sempre pronti – sempre con il “coso” in mano – a dire ‘Come siamo bravi, Dio, ma come siamo bravi!’, e che da piccoli era meglio che giocassero al meccano…  È più difficile spostare l’esistenza poco più giù del cielo, e diventare un uomo. Per te.” (*)

E con lui che le fa silenzio attorno, in quell’attimo in cui la tiene (quel silenzio che significa “Ti amo” e nient’altro, quando lo vedi così), lei può dire ciò che sente davvero, che dentro desidera: “Sono… tua”, e lasciarsi sorridergli.

E di che cosa avrebbe potuto avere paura, Oscar? Di non sapere come si fa? Di sentire male? Di non essere “brava”? Di restare incinta?… quanto l’ho sentita vera in questo!!

In quel momento, non c’è ragione che tenga, è solo l’intuito istintivo, la sensibilità intima scoperta e primaria.

L’istinto di lui di proteggerla, e volere che lei voglia (avrebbe anche potuto prenderla e baciarla, anestetizzarla con la passione, convincerla a cedersi abbandonandosi sotto i suoi baci… invece, giammai: come intenerisce lo sguardo che fino a poche tavole prima era impaziente, bramoso!!); l’istinto di lei, di potere fidarsi e affidarsi, farsi accogliere, accettare il suo desiderio e il proprio desiderarlo.

Anche Girodel le ha offerto, con ragionevoli motivazioni, affetto e protezione. Sinceramente. Ma non basta. Perché non basta la ragione. Perché lei, Girodel, non lo ama. Perché ama già un altro, anche se non se ne rende compiutamente conto. Ma a quel punto, al punto in cui due corpi arrivano a sfiorarsi, non può più ignorarlo, istintivamente. Perché l’intuito istintivo del cuore (**) desidera accanto un’altra persona, e per sempre. Tanto che non esiste “sempre” senza di lui.

“Sono tua”, risponde Oscar, sorridendo, rincuorata, mi verrebbe da dire: perché le parole di lui le hanno aperto il cuore, come il vento che spalanca gli scuri. E guardandosi dentro, senza paura, vede che gli appartiene.

E non ha paura di essere sua, né che lui sia parte di lei.

(*) ammetterete che, se anche il significato può essere lo stesso , la forma è ben diversa dagli zoccoli satireschi…

(**) (Sto parlando, beninteso, di un impulso istintivo del cuore, non di “istinto” nel senso comune e “animale” di soddisfacimento di un bisogno.  Per come la sento io (forse “con il cuore nelle mutande”), è un intuito vicino all’istinto di conservazione: non semplicemente il volersi soddisfare nei sensi, ma il sentimento che non ne verrà del male, che è una situazione “sicura”. Che è la cosa buona da fare, ma non per calcoli razionali, per sentimento. È un intuito. Probabilmente uno psicologo avrebbe da ridire su questi termini e su come li uso e – forse – anche su come li intendo, ma non riesco a spiegarmi meglio. È veramente un’intuizione).


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23 Responses to Da Silvia: “Non avere paura…”

  1. Shophy Zegarra ha detto:

    Proprio così, mi sa. Il testo bisogna leggerlo nel suo contesto di scritura (Giappone, 1972-76), lo sfondo storico rapresentato (Francia pre rivoluzionaria), eppure, visto da una Giapponesa. E poi, il lettore (occidentale, orientale, contemporaneo o meno).
    Mi ricordo che alla mia amica Giapponesa, l’avevo scrito: “per me sarebbe stato più rivoluzionario se Oscar avesse avuto degli amanti, o che lei si trovase sopra di André”. Invece, vediamo che Oscar lascia che sia André a condurre, più o meno, come nell’anime, quando Oscar dichiara che come moglie di André, farà tutto quello che lui voglia, sia scapare o schierarsi del lato del popolo. Forse per questo, l’ultima parte dell’anime non mi piace.

  2. lauraslittlecorner ha detto:

    Eh, ma qui il problema è di contestualizzazione, di cultura, di datazione. Una donna giapponese nel 1976, quando cioè terminò il manga, non poteva per forza essere come una europea di allora (poniamo, francese). Pensa che la pillola in Giappone era vietata fino a pochi anni fa! E pensa alle differenze culturali: di là in Giappone il “sentito dire” del femminismo e una donna che normalmente cammina dietro all’uomo e da lui viene scelta e lei è onorata da tale scelta – qui mi riferisco a come le fan giapponesi interpretano la violenza di André che strappa la camicia ad Oscar e la bacia di forza -; in Francia l’orgoglio della Rivoluzione e una donna moderna, emancipata (in Italia stessa fu tutto più attenuato, anche per il noto senso di colpa cattolico e la presenza del Vaticano in terra italiana). Ed era difficile, al di là dei sentimenti universali che Lady Oscar porta, rendere per bene il contesto europeo illuminista, i fermenti, i discorsi sulla felicità della coppia, sul piacere femminile (sinceramente non so neanche se fossero tutti conosciuti in sede di stesura sceneggiatura). Le fan stesse la vedono a seconda del loro grado culturale e del luogo di provenienza, che, ancora nel 2012, crea un retroterra da cui è difficile liberarsi, con tutto che Internet permette in fondo di avere un’informazione ampia. Allora, noi dobbiamo calcolare tutte queste variabili e, credo, non prendere per oro colato tutto quello che si dice. Comprese le esternazioni di qualcuno che non ne può più di veder santificati i suoi personaggi (soprattutto quelli imposti dalle fan dell’epoca, come André – avrai letto anche questo, in quell’intervista o in altre -), non esistendo santi nella sua cultura, ma, semmai, kami LOL. Per esempio, la Ikeda siccome “pensa” erroneamente che tutti siano cattolici in Francia, ignorando evidentemente parecchio quanto alle lotte protestanti, all’ateismo e via discorrendo, schiaffa in Lady Oscar riferimenti religiosi generici alla buona. Poveretta: dovendo consegnare un episodio alla settimana, come faceva a documentarsi di corsa? Insomma, cum grano salis. Se noi siamo lettrici laureate o più, sta a noi non cadere nella trappola.

  3. Shophy Zegarra ha detto:

    Ricordo che quando la mia amica Giapponesa mi aveva racontato le dichiarazioni dell’Ikeda a riguardo, mi aveva aggiunto che neppure per le letrice Giapponese quel ‘non avere paura’ aveva quel senso, cioè, che André era più sperimentato che Oscar. Forse Ikeda voleva lasciare in chiario che André non è per nulla un ‘uomo ideale’ come la pensano le ragazze. Mi ricordo di un’intervista poco fa, dove Ikeda racconta che tra la lettere di fans, non sono poche quelle che si fanno la domanda retorica ‘e, ci avrà un André anche per me?’
    Inoltre per me, è chiaro che André avvia le sue ‘esperienze’, e che Oscar lo sappia bene. Nella scena in cui vanoinsieme in taberna, Oscar le dice che sa benissimo che lui da solo esce le notte. Detto questo, André ha una parte della sua vita che non è completamente dedicata ad Oscar, e se gli disse che non ha mai guardato un’altra donna come guarda lei, vorrebe dire che non ha legame sentimentale con nessun’altra come intende averlo con lei.

    Bene, la traduzione spagnola Azake (2002) l’interpreta così:

    – Óscar: Ah…

    -André: No voy a esperar más. ¡Te he esperado toda la vida! ¡Te he esperado más de lo que pude soportar! ¡No voy a esperar más, Óscar! No hay nada qué temer…

    – Óscar: Por fin voy… a ser tuya…

    E la traduzione francesa Kana (2002)

    – Oscar: Ah…

    – André: Je ne veux plus attendre… J’ai attendu! Suffisamment longtemps… Oscar… je ne peux plus attendre!! N’aie pas peur…

    – Oscar: Je suis à toi

    Secondo me, anche se Oscar ama André e vuole stare insieme lui, ancora si ricorda la scena di dichiarazione e prova un po’ di paura del André m. Hyde. Eppure quando lui si fa tranquilo può tranquilizzare lei. E poi, non c’è fretta, perch’è Oscar chi ha chiamato lui, e lei che si è decisa… ricordo che nel roman book di 1976 c’è un saggio a riguardo, ma in giapponese, di come fosse rivoluzionario che una donna avvia la scelta di fare l’amore con chi vuole lei, senza essere sposata, e poi, sotto il tetto dei suoi genitori. Anche se prima André aveva chiesto questo, alla fine è Oscar a scegliere dove e quando, poi rimane ad André il ‘come’ e per questo vediamo che non cade non ostante la cecità, può portare tra le braccia Oscar… infine, lei lascia che lui sia ‘l’uomo’, per dirla così, in poche parole.

  4. lauraslittlecorner ha detto:

    LOL, a me viene sempre in mente il vecchio satiro o, anche, l’eremita della tartaruga di Dragonball ^_-;

  5. Silvia ha detto:

    Ciao Annalisa, a parte essere d’accordo con ciò che scrivi (in effetti con altre parole l’ho scritto anche io ;)), IMHO l’unica versione accettabile degli “zoccoli del satiro” può essere solo pensandola col tono stupito di uno che considera “perfino un satiro, brutto come è, pure ha degli zoccoli che potrebbero difenderti, io invece non ho niente”….

  6. annalisa ha detto:

    Ciao a tutte.
    Azzardo un’ipotesi sulla “paura” di Oscar.
    Per anni Andrè è stato al fianco di Oscar come un amico, un fratello, chi vuole può vederlo come un attendente. Non ha importanza.
    Di certo aveva un ruolo ben definito. Che gli era imposto dalla società in cui viveva e dallo status che aveva.
    In quegli stessi anni lui ha osservato, guardato e amato Oscar con occhi e cuore che lei non conosceva. Ora lei se ne rende conto. Si rende conto di come Andrè la guardava e la considerava. E si rende conto di come ora lei lo guarda e lo vede. Dentro di se Oscar ha sentito trasformarsi l’immagine di Andrè che ha acquistato una consistenza più solida ma al tempo stesso incerta. Prima lei lo percepiva inquadrato in un ruolo, che, per quanto fosse amichevole, non era un ruolo che riguardasse “il cuore”. O forse (sarebbe molto romantico pensarlo) quell’immagine nuova di Andrè lei l’aveva sempre avuta dentro di se e semplicemente doveva metterla a fuoco, farla diventare più nitida, ma di una nitidezza nuova ed inaspettata. Oscar non si innamora di Andrè per averlo conosciuto a trent’anni per caso. Non attiva tutti i suoi sensi come quando si incontra qualcuno per la prima volta e ci si sente proiettati verso quella persona sconosciuta con la quale si sente di condividere un sentimento. Oscar ha dovuto guidare se stessa (e lasciarsi guidare da lui) verso Andrè attraverso gli anni nei quali il suo ruolo di amante (inteso come colui che ama) proprio non le era apparso.
    E poi ha percepito se stessa attraverso i sentimenti di Andrè. E quando anche lei si rende conto di cosa vuol dire amare e desiderare, ci può stare che tutto questo possa “fare paura”: una paura buona ovviamente, sincera e profonda. Ma pur sempre paura. Paura di ritrovarsi ad amare e a desiderare qualcuno che fino a quel momento pensavi fosse un amico, un fratello. Paura nel percepire il suo desiderio verso di te. Paura perchè Oscar deve modificare radicalmente il proprio pensiero, le proprie emozioni. Deve imparare a vedere Andrè con occhi diversi. Imparare a vederlo come lui osserva e vede lei, attraverso il desiderio e il cuore. E poi paura di se stessa e di quello che sta provando. Non credo che sia una cosa facile. Ecco tutto..
    Spero di non essere stata troppo contorta o superficiale.
    Comunque grazie infinite per questi piccoli soffi di poesia che spesso mi accompagnano nelle lunghe e nevrotiche giornate. Anche i famosi “zoccoli” mi sono tornati spesso in mente (una volta mentre ero ferma ad un semaforo mentre aspettavo di lanciarmi verso il caos della giornata) e vi dirò che un pochino l’animo si solleva. Una domanda così si capisce il livello della mia ignoranza: io ho compreso il senso della “forza del titano” ma lo zoccolo del satiro? Che significato ha? Immagino sia un’allegoria, ma di cosa?
    Se qualche anima pia mi può rispondere gliene sarei infinitamente grata!

  7. Raffaella ha detto:

    Che bel post!
    La tua interpretazione di questa scena del manga è veramente intensa e profonda e, concordo con Laura, pienamente condivisibile. Sei riuscita a mettere su carta pensieri che a me si erano solo confusamente affacciati alla mente.

    Per quanto riguarda la Ikeda, ormai si sa che la signora vuole a tutti i costi imporre la sua interpretazione (a posteriori) della storia. Di fatto nel manga, secondo me, su eventuali avventure di Andrè non ci sono indicazioni né in un senso, né nell’altro, quindi ciascuna di noi può pensare ciò che vuole.

    Secondo me Haroncourt non è l’episodio di una serie per bambini: Dezaki lì vuole far vedere che i soldati della guardia cominciano a fidarsi di Oscar in ragione delle sue doti militari (in particolare Alain). Il problema è che Dezaki, da un certo punto in avanti, è più interessato a mostrare i segnali e poi l’inarrestabile approssimarsi della Rivoluzione che non lo svolgimento della storia d’amore. Nelle puntate antecedenti alla 37, infatti, di Oscar e di Andrè quasi non si parla. Sembra siano lì per incidente! Credo che ciò sia anche da collegarsi alla sua interpretazione del personaggio di Oscar, radicalmente diversa da quella della Ikeda.

    Adoro l’Andrè di Massimo Rossi!!!! Oscar può lasciarsi andare, c’è lui a sostenerla e a proteggerla!

    • lauraslittlecorner ha detto:

      Ciao, Raffaella! Il povero Mr G, nel manga, almeno versione Granata, smentiva la sua creatrice (poi, si sa, le traduzioni e versioni mutano).
      Quanto alla presenza della premiata coppia O&A, LOL, nella 35 se ne parla eccome! L’episodio contiene uno dei più bei profili di André di tutta la serie! 🙂
      Per bambini: io ho scritto riferendomi a Saint Just “non c’era manco bisogno di Saint Just mascherato – una cosa da “cartone per bambini veramente fastidiosa -“. In generale, se fai caso, nei post del blog tendo ad essere tranchant per brevità. In quel commento intendevo “per bambini” come per esempio l’episodio 2 con la missione sul Reno e la lotta nella caverna, cioè il ricorso a situazioni evitabili, tipiche, invece, di serie di quegli anni, per mostrare quanto è brava la protagonista e come fa tutto lei – stessa storia per Saint Just nelle vesti di Fantasma dell’Opera o, anche, di inventarsi una visita di tot nobile e quindi che Oscar debba andare in missione -: non mi riferivo a ciò che il regista voleva dimostrare, ma al ricorso ad “elementi” come questi. -_-; E’ questo che intendo, il ricorso a stereotipi nel racconto e ad inserzioni narrative “avventurose” in stile cappa e spada o chiaramente infilate per creare l’occasione del racconto di altre e più importanti situazioni.

      • Raffaella ha detto:

        Io sono d’accordo con te, certe puntate, create solo per esaltare le abilità di Oscar, danno fastidio pure a me, ma ne trovo di più ad inizio serie: la seconda puntata, poi tutte le puntate con le presunte congiure e agguati della Du Barry e del duca di Orleans sono veramente superflue e non aggiungono niente al personaggio principale. Era tutto spazio che poteva essere usato, ahimè, per lo svolgimento della storia d’amore tra Oscar e Andrè. in fin dei conti io ritengo la puntata di Haroncourt fastidiosa perchè mi interrompe il pathos della storia d’amore, però non la ritengo così fuori posto. Di fatto trovo che nel manga il motivo per cui i soldati della guardia decidono di obbedire ad Oscar sia abbastanza debole: perchè è tanto buona e non li punisce neanche quando tentano di farle la festa? Vabbè, non è menefreghista o approfittatrice come gli altri ex comandanti, però un minimo di riconoscimento delle sue capacità militari ci voleva. Poi, se mi dici che si poteva ottenere la stessa cosa in altro modo…beh…non ci ho mai pensato…

        • lauraslittlecorner ha detto:

          Io non mi sono mai spiegata una cosa, però mi riferisco all’edizione Granata (le altre non ricordo). Perché Oscar scoppia in lacrime dicendo “Madre, oh, madre…”? Che c’entra la madre? ç_ç; Apprezzo però che Mr G sia vicino. ^_-;

          • Raffaella ha detto:

            Sai che quel passaggio è un punto oscurissimo anche per me? Non l’ho mai capito! Ogni tanto ci ricapito, tento di spiegarmelo, e niente!

  8. Luana ha detto:

    Scusatemi, ho cominciato come mio solito a leggere “a ritroso” (tra poco suona la campanella…)
    Da liquefazione, da mangiarselo giubba compresa… eh Silvia e voi tutte, quel Massimo-André meravigliosamente dolce e quasi dimentico del fatto che attorno tutto va in rovina, è una colata di cioccolato fuso sui nostri cuori sospesi e su quello di Oscar… Anche la Oscar dell’anime, qualche paura ce l’ha… ma lui di certo no. André non ha paura…

    • lauraslittlecorner ha detto:

      Mi sono sempre chiesta se, senza le voci di Cinzia de Carolis e Massimo Rossi, sarebbe stato lo stesso. Io li ho sempre trovati straordinari, per come furono capaci di far vivere questi personaggi. Se pensiamo, tra l’altro, a quanto erano giovani quando doppiarono la serie, e quanto pathos ci misero, senza, però, quei toni teatrali che rendono poco naturale la recitazione, credo abbiano fatto veramente una cosa straordinaria. Credo anche che quel particolare adattamento abbia funzionato molto bene. E’ vero che lo script originale è un po’ diverso, ma certe frasi a me sono rimaste scolpite dentro. Il fumetto l’ho sempre letto con in testa le loro voci. Quella scena a cui Silvia si riferisce, ha il loro audio.

  9. Silvia ha detto:

    ho dichiarato di avere la testa vuota? ho anche le dita slogate °_°
    La canzone è “VentO dal nulla”…. Pardon!!!

  10. Silvia ha detto:

    condivido ogni riga!!

    mi sono venuti in mente (distinti, perché gli echi in testa c’erano lo stesso, mentre scrivevo… Lol, si sa che ho la testa vuota :)) due versi di De Gregori (da Venti dal nulla) che “stanno” nella scena:
    “E insieme si farà la notte forse meno scura
    e leveremo dal fondo agli occhi un filo di paura.”
    (per capirli meglio, nella canzone lui prima le ha preso la mano).

    io lo sento come un guardarsi negli occhi come scriveva Saint-Exupery:
    “amare non significa affatto guardarci l’un l’altro ma guardare insieme nella stessa direzione.”

    Per “andare” insieme, non per fermarsi.

    E André del resto lo ha detto a Oscar, “io verrò con te dovunque andrai”, no? 🙂

    • lauraslittlecorner ha detto:

      Giustissimo, confermo che gliel’ha anche ripetuto LOL ^_-; “Io verrò con te” e questo anche nel cartone (e non solo ^_-;). “Io verrò con te. Come sempre…” una frase bellissima che mi piace citare. 🙂

      • Silvia ha detto:

        …ahh…. *__*
        vogliamo spendere due parole sul tono in cui Massimo Rossi pronuncia quel “Come sempre…”?? ❤ ❤ ❤
        na bastano due sole: "da liquefazione"….. ma ne merita anche tre: "da abbracciarlo subito!!" (e merita anche almeno due punti esclamativi ;))

  11. Silvia ha detto:

    grazie…
    quando ho letto il manga, ho rimpianto che nell’anime il 12 luglio fosse diverso, eppure è bellissimo anche quello; però, in quelle tavole, la partecipazione emotiva (mia) è diversa; come dire, trovo che si finisca per “sparire” dentro i loro sentimenti, tanto somigliano a qualcosa che è stato pure mio. Non è solo partecipare alla loro storia, come nell’anime, è comprenderla, oltre che capirla. Mi sarebbe piaciuto che nell’anime fosse stata meno “sacrificata”. LOL, ovviamente col senno di poi, visto che per me il manga è venuto molto dopo! (ma a esser sincera, già da bambina spettatrice dell’anime avrei voluto di più loro due assieme :))

    Quanto alla dichiarazione della Ikeda, da noi si direbbe che l’ha fatta fuori dal vaso… poteva risparmiarsela. Gli autori dovrebbero evitare di voler essere protagonisti delle vite dei loro personaggi, una volta che li hanno regalati al pubblico.
    (Parlo da Fossatiana ovviamente 🙂 (abbiate pazienza, devo assorbire il colpo), citando implicitamente la Confessione di Alonso Chisciano. )
    Anyway, nel merito, per me è un’eresia, si sa 🙂
    (E poi, che palle, ma dove sta scritto che il lui *debba* “sapere” dove mettere le mani???? Che, è meno uomo se non è “esperto”?? Un’idea di “come” si fa ce l’hanno tutti, mica serve averlo fatto! E poi, IMHO, è la sua stessa creatura che la smentisce, poche tavole prima! ^^)

    Grazie, comunque, davvero per l’apprezzamento (e scusate lo sfogo).

    • lauraslittlecorner ha detto:

      Anche io, quando lessi il manga versione Granata, mi sorpresi di tutto lo spazio (si fa per dire: sempre troppo poco ^^) dedicato alla loro storia e di come questa fosse sincopata nel cartone, come della mancanza di tante scene belle. Me lo sono spiegato con la necessità di cambiare, rispetto al manga, per non annoiare lo spettatore, e con la necessità di compattare la fine. Certo non mi spiego, a questo punto, episodi come quello di Haroncourt, a parte il dialogo tra Alain e André sul ponte, peraltro disegnato da cani, e il risveglio con lui che la tiene per il polso – ma non c’era bisogno di sprecare un intero episodio per inserire questi momenti e non c’era manco bisogno di Saint Just mascherato – una cosa da “cartone per bambini veramente fastidiosa -.
      Sugli autori e le loro creature, che posso dire se non che la penso come te? Io credo che non sia giusto. Se l’autore accetta l’inganno e la finzione di produrre personaggi di fantasia e accetta di percepirne introiti vendendo i diritti per una storia, ok, ma che lasci in pace i suoi lettori (e i personaggi) e li rispetti. ^_-; Proprio perché di fantasia, questi rivendicano il diritto di scrivere il loro passato come credono, scopate (o in bianco) comprese! LOL

  12. alessandra ha detto:

    Grazie per queste bellissime parole. Anch’io ho sempre amato quella scena e quella frase del manga: anzi, direi che probabilmente è la frase che ho più amato di tutto il manga.

    • lauraslittlecorner ha detto:

      Alessandra! Bentornata! 🙂 Quella frase, quanto è liberatoria… è come se volesse curarti. Come se lui ti facesse capire che, davvero, puoi affidarti (te, la tua vita, i tuoi pensieri, il corpo) a lui – la confiance -…

  13. lauraslittlecorner ha detto:

    Silvia, ogni parola che hai scritto mi ha sospeso nel tempo, come rivedere quella scena ed essere accompagnata da una mano lieve e profonda a riflettere.
    “Non avere paura”. Quanto è vero.
    Quanto vorremmo sentircelo dire, dalla voce giusta. Magari non capiamo, in quel singolo istante, che è “quella” la voce e non la riconosciamo.
    Ogni pensiero è ponderato, pieno di tatto e delicatezza, in quello che hai scritto.
    Può essere condiviso, perché vero, radicato nel vissuto di un essere umano e, per questo, ancora più condivisibile. In ogni parola, intuivo questo.
    Sono pensieri che scandagliano e, insieme, sanno volare, dando una rilettura come non mi era mai capitato di quella scena. Non è che non lo avessi sentito, leggendola, guardandola. Ogni volta, percepivo (e la mia personale trasmissione ricreava) l’atmosfera sospesa, sentivo parlare Massimo Rossi e Cinzia de Carolis, immaginavo l’aria, la tenda che si sposta, leggera, magari anche la musica, il colore del vento (e citiamo Pocahontas, evvai!)… la paura, i dubbi, l’impazienza trattenuta, l’ardore (che bella, la traduzione, ancora!), quest’amicizia lunga di decenni, quest’amore vecchio e quasi nuovo. Questi due giovani, quasi fratelli, così vicini – che meraviglia, quando scrivi “Guardami e guardati dentro,”-, umanissimi.
    Quei passi, incerti, poi decisi, di André. I suoi occhi, che tu descrivi “volitivi e ardenti” – che bello! – L’abbandono di lei, il prenderla, risolutamente, tra le braccia (mi sono sempre chiesta, irriverente come sono, “Non inciampa da qualche parte, cecato com’è? Non la appiccica su uno spigolo?” ^_-;).
    Ma mai, mai, mai con tanta chiarezza mi si erano proposti pensieri come questi, una riflessione che, senza pregiudiziali, senza necessarie prese di posizione, liberamente e libera mi desse una cifra, ancora più profonda.
    Tu hai preso quella scena, l’hai scandagliata, l’hai riportata alla luce. Era quella scena, vero, ma tu l’hai evidenziata, illuminata in modo nuovo. E quelle parole. Bellissime.
    “André conosce la paura, perché ne prova, e non la teme. Forse per questo sa essere così rassicurante. Chi ammette la paura, è in grado di affrontarla. E l’altra sa di non essere sola.
    Ciò che spaventa nella paura è la solitudine. Ecco perché Oscar sa che veramente può non aver paura, quando lui le dice di non averne. ”
    E’ vero. Oscar, che è sempre circondata da personaggi, è sola. Sola nelle sue decisioni personali. Nella malattia (tutta letteraria, davvero!, e specialmente per come, impetuosamente e teatralmente, si manifesta nel manga) che procede. Nello spavento, per questo, nei mille dubbi che vengono, nel sentirsi mancare il terreno sotto, perché tutto cambia, il corpo ti tradisce e non puoi più farci affidamento come prima e vorresti tornare indietro, a quando tutto funzionava. Nel prendere coscienza e nell’intraprendere un percorso, scartando le altre opzioni. Nel capire che era sempre stato André, per lei, e non un altro. Nel decidere e decidersi su questo, lei è sola. In questo, ha solo André. E, infatti, dice “Mi sostieni col tuo sguardo”. Una cosa bellissima. Quanta forza può dare, l’amore.
    Le cose che, dal tuo vissuto, dalla tua sensibilità, hai saputo riportare. I pensieri, la sensibilità con cui li hai espressi. Sono una cosa straordinaria. La delicatezza. Le paure, il “cuore nelle mutande”, LOL, quel “sentire bene istintivo”.
    E’ molto bello.

    C’è una cosa che vorrei aggiungere. Se non ricordo male, fu a causa di quelle parole, di quel “Non avere paura” (che la Planet rende, se non erro, con “Non c’è niente da temere / nulla di cui avere paura”), che la Ikeda, smentendo il manga, fece riferimento alla roba (sic!) di André e la prostituta (ripresa dal Napoleone diciottenne), come a dire che sapeva dove mettere le mani e cosa fare in quanto s’era previamente informato. Informazioni cadute in prescrizione, verrebbe da obiettare, LOL, dopo tanti anni.
    Ora, a parte che, se ci rifacciamo al sommo Guccini (ricorderai!), se la tripla erano 15 minuti, la doppia 10, ergo la singola 5 e, commentava lui, manco un diciottenne in pieno scoppio ormonale; a sentire i racconti dai postriboli, dubito che, in 5 minuti, uno abbia potuto ravanare la necessaria esperienza se non rimediare frustrazione e insoddisfazione.
    Ecco, mi viene da dire, a parte tutto questo, beh, poteva risparmiarsela. Come hai dimostrato, non c’era assolutamente bisogno di un’interpretazione autentica sulla materia. Poteva benissimo lasciarci sognare e non sentire il bisogno di intervenire e rovinarci un bel ricordo.

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