Bell’amica, Rosalie…

Bell’amica, Rosalie…

Rosalie è una sanguisuga. Succhia energie e affetto e aiuto ai vari personaggi attorno a sé, e tutto trattiene. Infatti sopravvive a tutti. Sempre che l’autrice, in un ripensamento tardivo, non decida di accoppare anche lei.

Ripensavo alla notte che Oscar, a Parigi, trascorre, sola, dopo la morte di André. Una notte di disperazione. Solitudine, appunto. Oscar, nel suo dolore, è granitica, inavvicinabile. Intimidisce, questa guerriera sopraffatta dall’amore. Sconfitta dal dolore. Solo Alain fa qualche passo. Osa. Soffre anche lui. Glielo dice. E, anche lui, nella profonda incomunicabilità di quel muro che Oscar ha eretto attorno a sé, si allontana. È una scena silenziosa, quella. Azzurro, freddo, giusto il fuoco. Pochi passi. Lei, muta, vinta, sui gradini. Piegata.

Va bene, ma Alain è arrivato da relativamente poco, nelle loro vite. Comprensibile che vi sia una sorta di distanza, ancora. È, nelle intenzioni di Dezaki, un mentore. Opera anche attraverso di lui (e André) quell’elaborazione politica che, nel manga, Oscar scala quasi da sola, complice Bernard.

Rosalie, invece, sarebbe lì. È coinvolta nei moti. La vediamo accanto al marito, sulle barricate. È presente. Poi, scompare. Rosalie che, da Oscar, ha preso e avuto moltissimo. E non solo in termini materiali. Rosalie che si lagna e si appoggia a lei; che, egoista, la richiama nelle sue assenze. Pretende attenzione quando le fa comodo. Urla quello che André sopporta silenziosamente. Rosalie, quindi, che ad Oscar è stata vicina, parecchio.

Ebbene, questa bell’amica, dov’è, nel momento peggiore per Oscar? Assente. Salvo ricomparire a piangerla (ed estenuarla, povera Oscar, neanche moribonda…) dopo la Bastiglia, al momento della dipartita, e dopo, magari intonando ufficialmente il De profundis e raccogliendo consolazioni, consensi, protagonista e al centro del palcoscenico, libera dall’ingombrante Oscar. Non è in riunione col marito, non si vede. Da par suo, da bella opportunista egoista e profittatrice, che si attacca a qualcuno quando le serve e le è utile, se ne sta altrove. Si suppone, in casa sua.

Certo, sarebbe stato oltremodo antipatico vederla comparire, pletorica, piangente ed estenuante. Pure capace di farsi conosolare lei e arrivare a richiamare attenzione. Oscar magari le avrebbe tirato dietro il braciere (sìììììììììììììììì). O, magari, no. Resta questa bella, inequivocabile, tonante assenza. Rosalie, che Oscar ha accolto, protetto, consolato, sostenuto, quando sarebbe la volta di Oscar di avere un essere umano vicino, non c’è. Oscar è sola.

Perfettamente realistico.

Sublime lezione di Dezaki.

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25 Responses to Bell’amica, Rosalie…

  1. lauraslittlecorner ha detto:

    La genialità di quella sceneggiatura sta nell’essere vicinissima alla vita reale. Tutti noi sappiamo cosa è bene e cosa è male, tutti noi in teoria sappiamo saggiamente cosa evitare, eppure, non riusciamo, vivendo, né a salvare noi stessi, né a fare qualcosa per quelli che amiamo. André sapeva, scrivendo quelle rifhe, come l’aveva saputo da tutta la vita, che il suo destino era lì, era Oscar.

  2. Shophy Zegarra ha detto:

    Eh, eh, eh, eh!!!! Hmmm… sono d’accordo col punto che Rosalie a consolare Oscar non avrebbe servito a nulla, sarebbe stato forzato. Poi, Oscar sembra del tipo che preferisce avere i suoi dolori per se, e non condividirli, proprio come Alain e forse per questo, lui sia il solo a capire che Oscar aveva bisogno di essere da sola, e che lei ritornerebbe, non ne dubita mai.
    Tra l’altro, sono d’accordo con Annalisa. Rosalie non arriva a conoscere Oscar comme un essere umano, ma soltanto guarda il suo ideale. Giusto per questo, spiega ad Alain che anche se aveva vissuto anni da Oscar (e pure le portava le rose in stanza, episodi 16, 17); non sapeva qualle era il suo colore preferito. E invece, aspetta che con i pocchi anni che Alain aveva condiviso con Oscar, lo sapesse lui! (E alla fine, Alain ne aveva una buona risposta).

    Poi, il film che citi, Annalisa, è ‘Ritorno a Could mountain’ con Jude Lowe (o qualcosa come ciò). Anche a me nel guardarlo ha fatto pensare ad Oscar. La protagonista guarda il suo futuro in un pozo, e da questo si capice che qualcosa non finirà bene… hmmm… era tra di loro il destino. Anche per Oscar e André è così. André sa che non ha altra scelta, scrive nel suo diario che non c’è ritorno, ma pure così è sicuro su quello che vuole. Forse per questo la sua tragedia e più grande.

  3. Sydreana ha detto:

    Rosalie….che essere inutile. Talmente inutile che non mi viene la parola adatta a definirla. Piange, rompe, ma non serve a nulla se non a riempire silenzi sacrosanti. Non mi meraviglio che non ci sia nei momenti salienti per il semplice fatto che ho come la sensazione che la sua ipotetica struttura celebrale non sia idonea a a comprendere quanto un’occasione sia importante o meno.
    La Ikeda è rosicona sììììììììììì!!!!!! Avallo la teoria: il frutto della sua fantasia le ruba la scena e poi gliela ruba pure Dezaki…come sopravvivere col fegato a tal punto disfatto????

    • lauraslittlecorner ha detto:

      Comareeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!! Hola!
      Posso aggiungere che serve come manichino per vestiti improbabili? Per altrettanto improbabili acconciature? E monili? E per costellare le vignette di fiorelloni?
      Come sopravvivere? Secondo lei col filmazzo Toei! Ommarò…

  4. alessandra ha detto:

    “con la tristezza negli occhi, che brillano, come guardassero molto più lontano di quella collina, di quel mare; mentre quei due impettiti, rigidi, lontani, distanti.”
    Sottoscrivo col sangue, soprattutto su quegli occhi di Alain che guardano lontano. Bellissimo anche quel “piegato”.
    Sarà un caso che la Ikeda si sia arrabbiata terribilmente quando ha saputo che Dezaki aveva fatto ritirare in campagna nei panni del contadino il nostro Alain? Ma non ha potuto impedirglielo, eh eh…

    • lauraslittlecorner ha detto:

      E’ che quelle immagini le conosco bene. Soprattutto quei primi piani.
      Guarda, io mi ripeto, ma non è un caso se in Eroica Oscar compare un paio di volte, di spalle, come a dire l’autrice “La volete? Eccovela, ma io di più non faccio”, e André proprio non compaia mai.
      Non è strano?
      E nelle Gaiden, a parte una bellissima coppia di tavole nella prima, la più vecchia, tutti a cercare il pathos, tutti a cercare lo sbocciare di quell’amore soprattutto di Oscar verso André (è in quella fase cronologica che si colloca), e, invece, niente. Emotivamente, le Gaiden, a parte quella coppia di tavole, sono una delusione. Il cuore dei personaggi non c’è (a parte Oscar che sculaccia la nipote, LOL e André che fa notare a Lelou che è bello anche se lei non lo guarda bene). Momenti funziona meglio Berukids. -_-;
      Questo è rinnegare i personaggi e, soprattutto, il successo dei personaggi, della storia, di una reinterpretazione della storia che trascende la volontà dell’autore. Invece io credo che l’autrice dovrebbe essere orgogliosa di aver creato una storia così universale, tanto che i personaggi vengono proiettati oltre.

  5. lauraslittlecorner ha detto:

    Alessandra RELOADED!
    Eh, sì, hai ragione, pallido buonsenso contro ardere di vita.
    Alain che non dimentica (e noi neanche), e quei due mentecatti che non reggono il confronto.
    E le espressioni? Bellissime, vivide quelle, stanche, finite, di Alain che si asciuga il sudore, che è nascosto al mondo, piegato (hai fatto caso alle pose, sì?), con la tristezza negli occhi, che brillano, come guardassero molto più lontano di quella collina, di quel mare; mentre quei due impettiti, rigidi, lontani, distanti.
    Verrebbe da dire vade retro, alla larga, Oscar e André non c’entrano niente con voi.
    Eppure, Oscar è stata gentile e ha accolto Rosalie, André ha graziato per interposta persona Bernard. Fiducia ben riposta.
    -_-;
    Corro, ahimé, di frettissima, ma torno.
    © Laura ™ ^_-;

  6. Luana ha detto:

    le Rosaliadi…
    quanto è vero…
    anche se ti dico, tutto sommato preferisco che Rosalie nn si azzardi ad avvicinare Oscar perché qualsiasi cosa avrebbe potuto fare sarebbe stata fin grottesca. Oscar è unica anche nella sofferenza… e una piccola inutile Rosalina avrebbe solo rappresentato la controfigura di un’amica, tutta compresa delle sue piccole ricchezze quotidiane…

    • lauraslittlecorner ha detto:

      secondo me lei è titanica, anche in come porta quel dolore. Quel silenzio, quel rinchiudersi totalmente in se stessa. Se, cioè, di quell’adolescente fiera che conosciamo nel I episodio, André aveva saputo tirar fuori il lato giocoso, solare, ora è come se il velo fosse sceso.

      • Luana ha detto:

        L’ultimo ricordo che ho di lei è il viso coperto dalle mani, quando la folla realizza che A è morto… voglio pensarla a casa, in lacrime. Con Bern che le dice “lascia in pace Oscar Rosalie… lasciala sola…”
        Se no sarebbe finita a farsi consolare per l’ennesima volta
        Rosalina è incapace di essere di supporto

        Oscar è gigantesca. Nella sopportazione e poi in quell’esplosione così umana. Così straziante.
        Oscar – Cinzia lacerano l’anima. E’ come se il cielo nero la schiacciasse, in certi momenti. Come se da sola realizzasse di non poterne portare il peso. Non so perdonare a Dezaki il contrasto con le immagini pastello, dolci, impossibili. Eppure sono meravigliosamente necessarie per definire cosa prova lei in quel momento. “non posso riaverlo… non posso riavere più nulla di quello che pensavo di aver afferrato…”

        povera piccola. Titanica quanto inerme.

        • Raffaella ha detto:

          Forse fraintendo io le vostre parole…Ma io più che titanica vedo una donna annientata e ripiegata su se stessa. Lei in quel momento si sta chiedendo per cosa ancora valga la pena di vivere…Se vale la pena di vivere…Ogni volta che vedo quelle scene mi verrebbe l’impulso di precipitarmi a consolarla…

          • lauraslittlecorner ha detto:

            Intendo per quanto è sola e per come porta, sola, quel dolore. Annientata e sola, in quel senso. 🙂

            • Silvia ha detto:

              Condivido: “titanica” per le dimensioni del suo dolore. E’ solo dolore e un dolore solo. Non si poteva, inserire una quivis Rosalie, non c’erano spazi per inventare un plot credibile.

              Avete presente la poesia di Auden, Funeral blues (la si trova anche con altri titoli, ma per capirsi, è quella recitata in Quattro matrimoni e un funerale)? Versi finali:
              “I thought that love would last forever, I was wrong.
              The stars are not wanted now; put out every one,
              Pack up the moon and dismantle the sun.
              Pour away the ocean and sweep up the wood;
              For nothing now can ever come to any good.”

              Potrebbe averla scritta lei in quel momento.

              • lauraslittlecorner ha detto:

                Sì, la penso anche io così. Anche per me quella poesia rappresenta loro due, l’immensità che io associo al sentimento che questa storia riesce a farmi immaginare tra loro due. Mi ci ha fatto sempre pensare.
                Poi, LOL, mi resta da capire come starebbe Mr G col kilt di -Hamish. ^__-; Non sfigurerebbe mica! ;-P

                • Silvia ha detto:

                  beh….. visto come “regge” il perizoma Ikediano…. *____^
                  secondo me MrG col kilt farebbe un bel figurone!!! anche se mi sa che glielo fregherebbe lei (forse è l’unica gonna che indosserebbe, LOL!!)

    • alessandra ha detto:

      Sono d’accordo con Luana: Rosalie mi sarebbe sembrata inopportuna e del tutto priva della statura necessaria per affrontare un momento simile (anche se, da un punto di vista per così dire “obiettivo”, è vero che il suo è un silenzio assordante per tutte le ragioni che ha spiegato Laura). Io penso che Dezaki l’avesse in antipatia quanto noi, e si vede dalla drastica ridimensionata che il suo personaggio subisce all’arrivo del Nostro. Il quale, molto graziosamente, ce la leva dalle palle (altro che puntate su “Rosalie a corte”, “Rosalie a palazzo Jarjayes” con cui la bionda lacrimosa stava imperversando giusto fino al suo arrivo…) Anzi, dall’arrivo di Dezaki, Rosalie sembra acquistare una certa dignità, una maggiore tristezza… come dire… un certo qual decoro nella lagna. Quando dice a Oscar sobriamente, scusandosi, che Jeanne è sua sorella; quando si confronta in modo asciutto con la Polignac; quando soccorre e ospita Oscar ferita a Parigi con la donna del popolo da cui vive. E’ come se Rosalie, in Dezaki, fosse “maturata nella sofferenza” più che continuare a essere la solita ragazzina egoista e frignona di prima. Insomma, penso che Dezaki abbia cercato di rendere decoroso il personaggio, nei limiti del possibile ovviamente, perché com’era prima proprio nun se poteva vede’… E poi che abbia cercato di eliminarla quanto prima, mandandola a star per conto suo e dedicandosi ad altri più fruttuosi approfondimenti. Infatti la ricomparsa successiva di Rosalie è più che altro funzionale dal punto di vista narrativo (la sua unione con Bernard serve a giustificare il “contatto” di Oscar e André coi rivoluzionari) ed è il pretesto per quel toccante e splendido pensiero di André che, in visita a casa loro, scopre che i due sono sposati: e, quando lei va via, se ne esce con un: “Tu sei molto felice con Rosalie?”, diretto a Bernard, che dice tutto su ciò che gli sta passando per la testa in quel momento. Poi Rosalie ricompare, testimone in fondo esterna della sua morte, e nell’ultima puntata dopo alcuni anni da essa: secondo me con l’obiettivo di porre una distanza tra coloro che hanno vissuto come Oscar e André, profondamente e intensamente, e che hanno donato se stessi alla tragedia della storia, e coloro che invece sono sopravvissuti, che conoscono l’arte di dimenticare, che hanno imparato a essere sempre meno sensibili, a farsi scivolare sui vestiti le tragedie per reinserirsi nel flusso della vita con la durezza e la smemoratezza necessaria. Mi ha sempre colpito molto il fatto che, in Dezaki, loro arrivino in carrozza, nell’episodio 40, vestiti di tutto punto secondo la moda del tempo, che siano integrati nella società e nella storia, e che Alain viva invece da quel giorno nella dimensione atemporale della campagna negli abiti senza tempo del contadino. Come se per lui fosse invece impossibile dimenticare, come se quel giorno, sebbene sia ancor vivo, si fosse “fermato” anche lui. Barnard scriverà un libro sulla rivoluzione e parlerà “anche” di Oscar e André. Non solo, ma “anche” di loro, magari in un breve paragrafo o tra le note. E a Rosalie questo pare normale, tanto che è lei a farsi portavoce della richiesta con Alain. Sì, è vero che vanno lì apposta per chiederglielo, è vero che volevano bene a Oscare André… ma loro sono riusciti a superarli, a dimenticarli, a elaborare questo lutto. Come fanno le persone mature, forse, come a dire che ogni maturazione è anche una perdita, una grave perdita spesso… E Alain invece è rimasto sospeso in una sorta di dimensione di non-vita, come fermo in un fluire delle stagioni che non corrisponde al fluire della sua, di esistenza, ormai bloccato nel ricordo di un’esperienza impossibile da dimenticare, al punto da escludersi volontariamente dal mondo circostante. E’ come se, con Dezaki, Rosalie si incaricasse di farsi simbolo dell’arida normalità del sopravvivere. E a suo modo, in questo senso, forse della impercettibile altra tragedia che avvolge naturalmente l’assurdità dell’esistenza umana.

  7. lauraslittlecorner ha detto:

    Ciao, Annalisa! La sindrome del burn out è decisamente adatta a descrivere come mi sento io dopo queste “spianate”. Ci vado soggetta, sono una persona che tende ad essere spianata, li attraggo, LOL.
    Non è questione di giudicarla: per certi versi Rosalie è anche un personaggio che ha una sua dignità, ma non erano questi gli aspetti che affrontavo nel post, che, per forza di cose, essendo tematico, ha uno svolgimento che punta a dimostrare una certa tesi.
    Resta, appunto, la mia perplessità sul fatto che sia assente. Vuoto pneumatico. Prende e non dà. Tutto le è dovuto. Manco un grazie. Appunto, giusto un’inopportuna e indesiderata (a suo comodo, sempre) inondazione di lacrime.

  8. annalisa ha detto:

    Ma per caso le vostre Rosalie sono le mie?
    Perchè a sentire voi, o di Rosalie c’è una vagonata in giro per il mondo, oppure sono sempre le stesse che girano per l’Italia a cercare chi a turno gli regge il moccolo. In passato mi sono pure presa un accidente quando d’inverno me ne tornavo a casa con i vestiti zuppi di lacrime (altrui ovviamente) che mi venivano riversate addosso senza pietà. Adesso ho imparato la lezione e mio malgrado tengo sempre a portata di mano un piccolo impermeabile (tiene poco posto, e’ come quegli ombrellini portatili che stanno dappertutto e sono utili quando meno te lo aspetti). Con certa gente apro “l’impermeabilino” e lascio che la cascata di lacrime mi scivoli addosso. Altrimenti si rischia la sindrome del “burn out” e poi valle a cercare quelle stesse c.d. “amiche” che, nel tuo caso, ti dicono che “non è la stessa cosa…ecc. ecc.”.
    La nostra Rosalie pare sia un personaggio di raccordo. Io non la giudico così male. Nel manga esprimeva il sentimento di amore verso Oscar in maniera più sofferta (ma quello è un atteggiamento tipicamente orientale che da noi avrebbe fatto sollevare al “moige” un’interrogazione parlamentare). Nell’anime il suo ruolo è più discreto, contenuto quasi rappresentasse la strada che unisce il mondo in cui Oscar è nata e cresciuta (la società nobile, la ricchezza, ma anche i privilegi ostentati) e la nuova società che sta nascendo (rappresentata come pulita, onesta, nella quale tutte le persone hanno gli stessi diritti). Per quanto sia un personaggio della vita privata di Oscar credo che quello sopra sia l’unico ruolo che è consentito a questa ragazza.
    Mentre nel manga non è ben identificato il momento in cui Andrè muore (almeno io non sono riuscita a percepirlo) nell’anime la sua morte viene collocata al tramonto. E non credo sia un caso. Mi viene da pensare che in quel momento della giornata la luce lentamente si spegne per lasciare posto al buio, dove però nemmeno le ombre in fondo sono definite. Oscar resta quindi senza la sua ombra e anche lei, come luce si sta in fondo spegnendo. Quale ruolo avrebbe mai potuto avere Rosalie? Quello di una candeluccia che al primo alito di vento si sarebbe spenta. Rosalie non avrebbe avuto la forza di arginare lo strazio che animava il cuore di Oscar. Non è personaggio così potente per poterle attribuire quel ruolo. Non sarebbe stata in grado di fare nulla. Ne credo nessun altro. Concordo con Laura. Oscar è sola. Perchè solo nella sua solitudine si può consumare sia il dolore per aver perso Andrè ((e praticamente appena aveva scoperto di amarlo) sia il senso di colpa per non essersi accorta prima dei “propri” sentimenti (non di quelli di Andrè che lei già conosceva: e questo secondo me da ancora più spessore alla tragedia). Amaramente mi viene da dire che l’unica “gentilezza” che mamma Ikeda ha riservato alla sua Oscar è stata quella di farla sopravvivere solo poche ore dalla morte del suo Andrè.
    Ricordo solo un’altra occasione in cui mi imbattei in un film a dir poco straziante: non ricordo il titolo ma i protagonisti erano se non sbaglio Nicole Kidman e Brad Pitt. I due si erano a mala pena conosciuti prima che il ragazzo partisse per la guerra (credo di secessione americana). Lui passa tutto il film a cercare di tornare da lei. Finalmente si incontrano e stanno insieme (una notte) e il giorno dopo lui viene ammazzato da dei balordi. Tragico. Sono rimasta così male e mi è venuta in mente l’analogia con la storia di Oscar e Andrè.
    Ringrazio per la “consulenza” sugli zoccoli. Mi ero scervellata per trovare una soluzione “dignitosa”. Alle volte invece le cose sono così semplici ed immediate.
    Grazie e ciao a tutte.

  9. lauraslittlecorner ha detto:

    Secondo me Rosalie, come dici tu, si è fatta una tale sua idea (idealizzata) di Oscar che non ha nessun interesse a conoscerla realmente, primo perché è un’egoista che vede solo il suo particulare, secondo perché non le fa neppure gioco scoprire una Oscar un pelino differente da quella che le fa comodo costruirsi nella testa – e dunque essere costretta ad interrogarsi, a mettersi in gioco -.
    Se poi quella ferale sera stesse a pelare le verdure (cipolle, ovvio, più consone e funzionali alle scene interpretate e interpretande), a lustrare le armi dei rivoltosi o che, la mattina dopo è lì, pronta di fronte alle telecamere, fazzoletto alla mano, ad intonare le giaculatorie per la malcapitata. Non l’hanno ovviamente inquadrato, ma c’era anche il gobbo per i suggerimenti casomai s’impappinasse. ^_-;
    In Eroica la trovo peggio ancora. Tutte le scene con lei e Bernard mi danno un fastidio enorme, perché penso che lui è disegnato uguale ad André (e vabbè, è difficile che i personaggi non si somiglino, nello stile manga: è noto che si contano i ricci, LOL) e, fin dalla versione giapponese che ebbi in mano, ovviamente immaginavo scene di casa, di interni, con André e Oscar, non certo con quei due. Poi di Eroica mi dà fastidio che la Ikeda inserisca quasi doverosamente Oscar, sempre rigorosamente di spalle, ma MAI MAI MAI André. Non credo sia un caso.

    • Raffaella ha detto:

      LOL Rosalie che legge il gobbo mi fa morire! Anch’io pensavo che in Eroica ci fossero scene con Andrè e Oscar, ci sono rimasta malissimo quando ho visto di cosa si trattava! Ma per fortuna che Oscar è sempre di spalle! Con il tratto che la Ikeda ha messo assieme la fa sembrare un uomo (mi riferisco ai Gaiden…e anche le donne di Eroica…beh..è perchè hanno il rossetto altrimenti….). Sembra che la Ikeda voglia rimarcare solo il lato eroico di Oscar, non quello intimo e personale. D’altronde ho sempre trovato il modo in cui è tratteggiato Andrè come estremamente ambiguo. Mi spiego: da un lato dovrebbe essere, come dice la Ikeda, una sorta di uomo creato apposta per la donna lavoratrice, quindi, come dicevi tu altrove, l’uomo oggetto? Però dall’altro è l’autrice stessa che mette in bocca ad Oscar frasi del tipo “Lo so che posso muovermi come voglio perché tu mi segui sempre come un’ombra. Io da sola non so fare nulla”. Si è pentita della “dipendenza” della sua eroina da Andrè? Troppo debole lei ed in un certo senso troppo forte lui?

      • lauraslittlecorner ha detto:

        Ahh, mo ho capito! Il problema è tra André modello Sofficino e André modello Bastoncino (Findus)!
        Scherzi a parte, a me queste discrepanze di sceneggiatura piacciono, perché riflettono l’evoluzione del personaggio e anche la normalità dei rapporti umani.
        Per di più, quando Oscar dice ad André che può sempre fare come vuole perché lui la copre, è un momento molto particolare, in cui inizia, nel manga, l’ammorbidimento di Oscar verso André, guardacaso proprio dopo il ferimento… Oscar vuol fare una concessione, fargli sapere che sa che può fare come vuole proprio grazie a lui. E’ molto bello, quel momento, tra loro.

        • Raffaella ha detto:

          Pensa che io invece l’ho sempre letta come un’ammissione di fragilità. Anche perchè da lì in poi Oscar ammette sempre di più, a se stessa e ad Andrè, di avere bisogno di lui. Ovviamente anche a me piacciono quelle scene. Lei è molto umana 🙂

  10. Raffaella ha detto:

    Con i tuoi post mi dai sempre nuovi spunti per pensare!
    Anch’io mi sono chiesta dove fosse Rosalie in quella notte. Perché Oscar fosse sola.
    Forse quella sera Rosalie non ha osato avvicinarsi al suo dolore per il timore reverenziale che Oscar le ispira? Forse perché ne conosce la riservatezza? Forse perché Oscar (come tu ben fai notare) ha innalzato un muro che solo Alain osa valicare?
    Rosalie è raffigurata sia nel manga che nell’anime come l’eterna bambina bisognosa di aiuto e in eterna adorazione di Oscar, che però lei non sembra vedere come un essere umano, bensì come un mito, un essere perfetto da innalzare su un piedistallo.
    Si direbbe che, in realtà, non la conosca per niente nonostante ci abbia convissuto molti anni.
    E’ Oscar che non le ha permesso di conoscerla? O Rosalie era talmente presa dal suo ideale da non accorgersi che dietro quell’immagine c’era una donna tormentata?
    Ecco, oltretutto quella di Rosalie è una visione accettabile nel bambino o nell’adolescente che guarda con ammirazione una donna adulta, idealizzandola.
    Ma Rosalie cresce e sembra che la sua visione non cambi di una virgola. Se vogliamo, è un personaggio immaturo e di scarsa sensibilità. Persino anni dopo, in Eroica (non so se l’hai letto) sembra ripensare ad Oscar sempre nella stessa prospettiva.
    Ma poi? Possiamo definire Rosalie “amica” di Oscar? In un’amicizia le due persone coinvolte si confrontano ad uno stesso livello e c’è disponibilità reciproca, scambio di pensieri, confidenze. Non so se riesco a spiegarmi. Oscar per Rosalie è più una madre. Rosalie è una figlia sempre bambina.
    Certo, in quella notte, lei avrebbe dovuto essere la persona su cui contare e sì, quell’assenza è forte. Triste. E purtroppo realistica. Sono d’accordo con te.

  11. Sonia ha detto:

    Quante Rosalie mi si sono sedute sulla schiena a piangere, lasciandomi poi consolate loro ma a vertebre doloranti io? Realismo apprezzabilissimo quello che citi…

    • lauraslittlecorner ha detto:

      Più che sedertisi (che sarebbe ancora civile) addosso, certa gente ti spiana… -_-; passa come un tornado, ti sconquassa la vita, ovviamente a suo comodo, poi sparisce. Si rifà pure viva, stessa modalità. Très sympa.

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