Little Corner update 24 novembre 2011

25 novembre 2011

Ecco qui il nuovo update!

http://digilander.libero.it/la2ladyoscar/Updates/last_updates.htm


Il lungo addio – separazioni a confronto

19 novembre 2011

In realtà, il titolo è un ricordo di uno degli special di Creamy…

Fumetto e cartoni si avvalgono entrambi di disegno e parole, ma richiedono necessariamente una gestione diversa.

Se si pretendesse di renderli uguali, si otterrebbe il risultato di Berserk, noiosissimo, perché quello che funziona su pagina non sempre funziona su schermo.

In Lady Oscar, alcune situazioni sono gestite, e, ritengo, a ragione, diversamente nell’anime e nel manga.

L’addio di Oscar a Maria Antonietta nell’ep. 36 è uno dei punti più belli visivamente e più toccanti della serie. Ripensandoci, la musica che va a chiudere, una delle mie preferite, quel cielo che stempera nel rosso, le foglie che mulinano nel vento, la bellezza dirompente e triste di Maria Antonietta, quella Oscar sempre più sottile ed eterea in cui brillano ormai solo gli occhi, sono di una drammaticità e di una potenza impressionanti.

Nel manga, come Oscar si accomiati dai suoi cari (mi si passi) è una questione gestita a suon di tavole riassuntive. Una sorta di addio al padre, e sottolineo sorta perché, di fatto, non lo si può tecnicamente definire tale essendo anticipato, viene, appunto, anticipato al dissenso che sorge tra i due in occasione della questione di Girodel e all’ultimo confronto che i due hanno. Lì, Oscar, con un discorso fatto più a se stessa e realmente bello, si interroga sul tipo di vita che ha vissuto, sul senso di essa e giunge a concludere che va bene, le va bene di aver vissuto così, anzi, ringrazia il padre di averle dato quella opportunità di condurre un’esistenza non comune per una donna (sembrerebbe quasi di leggere frasi dell’autrice al proprio padre…).

Poi, al momento di andare alla battaglia, c’è una tavola riassuntiva in cui Oscar dice addio al suo mondo, alla regina del rococò, a Fersen, a tutte le convenzioni.

Lì, l’addio di Oscar è iniziato ben prima. Quando suo padre le spazza dalla scrivania i filosofi politici e urlando e chiudendosi dietro i diktat e nel non ascolto pensa di risolvere una marea in atto. La madre di Oscar tenta una sorta di mediazione, come talvolta fanno le madri, ma ovviamente la cosa non riesce.

Nel cartone, Oscar non dà l’addio al padre. Gli lascia poche righe, che il padre non legge da sé, ma si fa leggere dalla governante. Tocca, invece, ad André il saluto del generale. Come giustamente notava Fiammetta anni fa, nella versione francese la cosa si risolveva nel je te la donne, a cui si ricorre in queste situazioni, di passaggio di gestione LOL, giurisdizione, brutto dirlo ma si tratta di potestà, da paterna a maritale, tra uomini. Per fortuna la nostra versione ci ha risparmiato l’umiliante definizione, ma tanto era. Insomma, André, che è quello che è andato allo scontro diretto col generale nell’ep. 35, viene qui riconosciuto come antagonista e avversario, il maschio anziano cede nel branco il posto al maschio giovane, e in questo, simbolicamente, e nel biglietto di Oscar, e nel padre che, attonito, resta di fronte al quadro, si risolve l’addio.

Una regia che quindi sfrutta i simboli e la giustapposizione di situazioni.

Altri addii – coppie a confronto.

Se pensiamo a Fersen e Maria Antonietta, Dezaki svetta in maniera impressionante. L’episodio 18 dovrebbe essere il culmine drammatico tra i due. Il finale, ricalcato dal manga e anche molto ben disegnato da Michi Himeno, riprende la scena nel boschetto, compreso il capitombolo dell’incauta podista.

Ma come mai nella memoria restano, invece, impresse le ben più austere immagini dell’ep. 20, quelle iniziali, straordinarie – uno dei più begli inizi di episodio “Come mai il sole deve sorgere tanto presto?” –, i due amanti avvolti nella nebbia, disegni forse meno luccicosi ma molto più dritti al cuore, quasi scarni rispetto a quelli di appena due episodi prima (Fersen in quelli è bello come Actarus, che gli potete dire?, ma qui colpisce al cuore il loro dolore); e quelle finali, lei gelata su quella sedia, rigida, come se ogni movimento rischiasse di far esplodere dolore e lacrime e verità, lui, solo in mezzo alla folla (cito Capitan Harlock, grande filosofo dei tempi andati LOL), lo sguardo triste e vinto?

E come mai, in quello che doveva essere l’episodio dell’addio dei due amanti, quel genio di Dezaki inserisce, invece, il confronto parallelo con un’altra coppia, quella di Oscar e André, che non è nata e già esiste, e che, in realtà, per tensione drammatica, svetta sui due amanti regali?

Non esiste, nel manga, lo stesso confronto.

Non è neanche comparabile la pallida e scialba pseudo-confessione di André a Rosalie al ballo che giustamente Silvia ricordava. Niente parallelo, niente confronto, niente tensione drammatica. André nel manga vive tavole urlanti o preganti o avvelenanti, ma, ironia a parte, il genio di Dezaki ha di fatto messo la coppia anche sentimentale di Oscar e André di fronte al pubblico proprio qui, proprio in questo episodio che doveva parlare dell’amore di Maria Antonietta e Fersen, di quello di Oscar e Fersen. Invece, qui il regista, pur parlando di questo, ha agito per contrapposizione e ci ha posto realmente, drammaticamente, di fronte alle due vere coppie.


Sul film di Demy – breve articolo francese

17 novembre 2011

Decisamente impreciso ma almeno ricorda il film di Demy tra uno di quelli che raccontano la storia di Francia…

http://www.linternaute.com/cinema/film/dossier/revisez-l-histoire-de-france-en-50-films/lady-oscar.shtml

http://www.linternaute.com/cinema/film/24775/lady-oscar/

http://www.linternaute.com/cinema/magazine/la-bd-au-cinema/lady-oscar.shtml


da Elena: Oscar all’attacco

8 novembre 2011

Laura mi ha chiesto di scrivere qualcosa sul fatto che Oscar, comandando l’assalto alla Bastiglia, si esponga in prima linea e di commentare questo anche in relazione ai comandanti famosi che fecero lo stesso.

Su Oscar alla Bastiglia abbiamo le due versioni, fumetto e cartone, entrambe sostanzialmente convergenti ed entrambe molto piacevoli. In particolare un applauso alla Ikeda, che ha creato una delle mie scene preferite! ^_^

Lì Oscar è veramente ufficiale fino alla punta delle unghie: niente eroismo di maniera, gratuito e fine a se stesso, niente teatrale agitar di sciabola. Al contrario, ordini brevi e semplici, in puro spirito “come facciamo ad aprire questa noce” (la Bastiglia). Il coraggio è implicito nella situazione e non sovrapposto ad essa, non so se mi spiego… Quasi quasi la preferisco alla versione cartoon che pure contiene sequenze azzeccatissime. Impressionante soprattutto, nella versione ikediana, la semplice efficacia dei comandi abbinata alla capacità di sostenere il morale dei suoi uomini con la voce.

E’ stato asserito che la partecipazione alla giornata della Bastiglia sia una scelta di morte. Tesi da rigettare, penso.

Il momento suicida è venuto prima (sia in manga che in anime). Oscar alla Bastiglia non appartiene a se stessa ma è parte di un tutto (le Gardes Françaises). Non può permettersi di scegliere la morte.

La sequenza più significativa in proposito la vedrei nel cartone, quando Oscar dice ad Alain “vengo, ma lasciami piangere ancora un poco”. Alain la lascia piangere… Se in quel momento indovinasse in lei follia suicida, penso, la spedirebbe in un canto con un ceffone e non sarebbe al suo fianco nelle scene successive. “Muori se vuoi.” Le avrebbe detto “Tua scelta che rispetto. Ma non trascinarci con te, non ne hai il diritto!”

Dando per appurato che Oscar alla Bastiglia non fosse una kamikaze, resta la constatazione che si espone molto. Troppo.

Si tratta di una situazione storicamente credibile e connaturata alla mentalità dell’epoca.

Solo che oggi non la capiamo più. Oggi che lasciar sporgere anche la punta del naso è garanzia sicura di essere uccisi, viene sentito come dovere del comandante NON esporsi, per non lasciare i suoi uomini in preda al caos. Il punto di transizione è dopo l’epoca napoleonica, nella seconda metà dell’800, con l’affermarsi del fucile a retrocarica a canna rigata (due innovazioni che lo resero micidiale). Contemporaneamente, si vede che cambiano le uniformi (da vistose e sgargianti a dimesse e comode, fino ad arrivare alla attuali “mimetiche” che ti fanno letteralmente sparire agli occhi del nemico) e cambia la mentalità (il comandante che si espone non è un eroe ma un pazzo).

Il fatto è che col fucile ad avancarica a canna liscia era molto più difficile per una pallottola “trovare il suo uomo”, e quest’uomo poteva permettersi di essere, ad un tempo, vistoso e audace.

E’ sempre un giocare alla roulette russa, ma c’è una certa differenza tra giocarla con cinque proiettili su sei camere di scoppio, o un solo proiettile su sei…

I vantaggi (dare l’esempio, trovarsi sul luogo dell’azione e poter decidere con sicurezza e rapidità) potevano valere il rischio. Soprattutto considerando l’arretratezza dei mezzi di rilevazione e comunicazione di allora, affidati a staffette a cavallo che potevano cadere, essere ferite, uccise, capire male la situazione o riferirla anche peggio…

Sono noti molti esempi di ufficiali che si assunsero questo “rischio calcolato”. Eccone qualcuno famoso:

– Napoleone al Ponte d’Arcole, così come immortalato dal pittore Jean Gros. Questo quadro ha avuto una notevole influenza sulla Ikeda (ha fatto da base di una sua celebre cover). E’ dubbio se l’episodio sia realmente accaduto, ma il quadro in sé costituisce perfetta sintesi di quel modo di “pensare” l’eroismo. Soprattutto la prima versione, dove lo sguardo dilatato e le labbra contratte esprimono un coacervo di sentimenti, dal terrore della morte imminente, alla dedizione alla causa, alla rabbia verso gli uomini che non lo seguono. Ripeto, è dubbio che Napoleone si sia realmente esposto in quel modo, da solo su un ponte spazzato dal fuoco d’infilata, ma il fatto stesso che l’episodio abbia potuto essere raccontato in questi termini è significativo.

– Joubert a Novi. 15 agosto 1799. Una battaglia decisiva per il controllo dell’Italia. Il generale in capo dell’esercito francese proprio all’inizio dell’attacco austro-russo si reca in ricognizione sulla prima linea, viene colpito da una pallottola e muore qualche ora dopo. Anche se il valente generale Moreau lo sostituisce e in qualche modo tampona la situazione, per i Francesi è un disastro.

– Desaix a Marengo. 14 agosto 1800. Desaix rimane ucciso mentre guida personalmente il contrattacco risolutivo. Questa volta, malgrado tutto, i Francesi vincono… forse anche perché, nella mischia, la morte del generale passa inosservata.

Nelson a Trafalgar. Nelson si espose volutamente in alta uniforme luccicante sul ponte della “Victory”, per incoraggiare gli uomini. Intervistato durante la prigionia, il marine francese che mise a segno il colpo disse, candidamente: “Beh… Potendo scegliere, ho tirato addosso a quello che brillava di più…”

– Napoleone (Ratisbona – Essling). Napoleone si avvicinò volutamente troppo alla prima linea durante l’assalto di Ratisbona, e riportò una leggera ferita ad un piede. Qualche tempo dopo, sul campo di Essling, di nuovo troppo esposto ebbe il cavallo ucciso sotto di sé. I suoi ufficiali minacciarono l’ammutinamento se non si fosse messo al riparo nelle retrovie.

– Moreau a Lipsia. Lo stato maggiore russo finì sotto il fuoco dei Francesi durante una ricognizione. Moreau rimase ferito a morte, ma un attimo prima al suo posto si era trovato l’imperatore Alessandro in persona.


Ricordando “Il romanzo di Lady Oscar”

2 novembre 2011

Il lavoro di Marina Migliavacca che, per diverse di noi, è stato formativo o, perlomeno, ampiamente supplente.

Il libro, così come “Il ritorno di Lady Oscar”, corredato con le immagini che non erano state pubblicate nel fumetto, alcune proprio relative ai pezzi tagliati (un’altra ripresa pari pari dal fumetto del “Corrierino”).

Ci pensavo oggi, guidando.

Ci sono frasi che ricordo a memoria.

Altre, che so dove andare a cercare.

Frasi, comunque, che, in qualche modo, hanno anche esse fatto epoca. Che, tutte, abbiamo usato, scrivendo, volutamente o perché le avevamo profondamente assimilate. Assieme a quello stile. Uno stile che sembrava pensare indietro nel tempo, ricordare lentamente e quasi soppesando sensazioni, immagini, atmosfere.

Forse anche perché, allora, a parte l’album Panini, il “Corrierino” e il fumetto Fabbri (e l’orologio, l’agenda, le bambole), non beneficiavamo di molto.

O, forse, perché, non erano male, per quello che il volume doveva essere, anzi, decisamente migliore di tante operazioni editoriali simili.

Certo, anche la memoria rende tutto migliore.

Tra parentesi. Nel libro ho ritrovato l’adattamento per sceneggiatura a fumetti che io e Rita, la mia compagna di banco interinale, facemmo. C’erano anche le prove di tavole.

Andiamo a cominciare.

I capelli neri e folti, la risata contagiosa. Era un buon avversario, anche se mancava un po’ di stile. Qui entra in gioco André, che, così, viene presentato. André ridens, come Vlad, il nipote di Danglard. ^ç^

Quando lui aveva creduto di poterle finalmente parlare, di poterle dire tutto quello che nascondeva per pudore. Bellissimo. Sempre I episodio, la scena di André che vorrebbe chiudere la finestra.

André restò immobile, il bel viso serio. Gli occhi tristi. Qualcosa gli si era spezzato, dentro. Oscar decide di essere un soldato.

Sollevò la mano per asciugarsi un filo di sangue dalla fronte. Qui siamo nell’episodio in cui André viene condannato per le prodezze equine della principessa.

André dovette farsi forza per non mostrare i suoi sentimenti al conte svedese. Innamorato del capitano delle guardie del re! Innamorato di Oscar da sempre… da sempre condannato all’infelicità! Bellissima, questa. Sempre stesso episodio, Fersen scopre che Oscar non è un uomo. -_-;

André le sorrideva, incoraggiante, sulla soglia (…). Oscar lo guardò. (…) Ci era voluto il suadente, fedele,  ragionevole André per convincerla.

In fondo al salone, Hans alzò il bicchiere in un brindisi silenzioso. Episodio 20.

– Sono stato costretto a dirglielo. Ma è un giovane coraggioso.

(…)

Salutò il dottore ed entrò nella camera di André. Le imposte erano state accostate, la stanza rimaneva in penombra. Una spessa fasciatura candida copriva gli occhi di André, disteso immobile sul letto.

– Sei tu, Oscar?

Lei si sentì stringere il cuore. La riconosceva dal passo.

(…)

Oscar annuì, poi si rese conto che con quella fasciatura lui non poteva vederla.

(…)

Il capo chino, Oscar uscì dalla camera di André. Quale lezione (…). Oscar sapeva benissimo che André frequentava riunioni clandestine di radicali. André era un figlio del popolo, un uomo del suo tempo. (…) Era troppo onesto, troppo generoso per restare alla finestra a guardare, mentre la storia faceva il suo corso tumultuoso. Episodio Cavaliere nero.

Raggiunse lentamente le scale. (…) Anche lui, non dormiva quasi più. Chiudere gli occhi e abbandonarsi al sonno lo spaventava. (…) Lo spettro della cecità completa aveva cominciato a rodergli l’anima. Episodio 28

Una rabbia disperata gli vibrava nella voce. Sempre 28.

Addio, avrebbe voluto gridare. Addio! Addio di Oscar e Maria Antonietta.

E arriviamo al 37.

André entrò lentamente nella stanza, con la sua andatura un po’ incerta degli ultimi tempi.

(…) C’era come una nota d’ansia in quell’incitamento. Oscar ci teneva a sentire il suo giudizio; sembrava spaventata all’idea che quel ritratto non gli piacesse.

(…)

Oscar dovette farsi forza per non mettersi a gridare. Cieco! Stava diventando cieco e cercava disperatamente di nasconderlo! Gli occhi le si riempirono di lacrime. Ora comprendeva tante cose. La sua andatura esitante… il suo rifiuto a esercitarsi con lei in giardino con la spada e la pistola, come una volta…

(…)

André urtò l’angolo del tavolo e raggiunse in qualche modo la poltrona sulla quale lei era stata seduta a posare. (…) Strinse la spalliera della poltrona. (…) André non fiatò, ma le sue dita si contrassero sulla spalliera imbottita. Oscar se ne accorse (…).

Lui sembrò respirare più liberamente – questa la so a memoria, LOL. –

(…)

Lei lo guardava. Era molto bello, André. I capelli scuri gli incorniciavano il volto abbronzato. – Questa mi piace, anche se mi sono sempre chiesta dove mai si fosse abbronzato. Vita all’aria aperta? –

(…)

Se la strinse contro, e lei rispose con trasporto a quell’abbraccio dolce e disperato.

(…)

Lui scosse la testa, le labbra affondate nei suoi capelli.

Vorrei fermarmi qui. Ma ancora qualcosa.

André non rispose. No, non sarebbe rimasto al riparo mentre Oscar rischiava la vita.

(…)

Per non averla voluta lasciare sola. Mai.

Sulla collina, la lieve brezza dell’imbrunire spinse con dita invisibili la rosa di stoffa bianca. Il fiore di seta (…) scivolò sulle lettere incise nel marmo come se volesse carezzarle un’ultima volta. Poi i petali bianchi restarono immobili ad attendere le prime ombre della sera. Bellissimo…

E qui mi fermo.

Voglio solo ricordare, mi pare dal secondo libro, il viso di madonna nordica che la Migliavacca attribuisce ad Oscar, i lineamenti fini e cesellati. Che poi le madonne nordiche non erano così belle, ma è una bella immagine, in effetti.

E il grande assente, che godrà invece di fama forte e successiva. Alain.