Ricordando “Il romanzo di Lady Oscar”

Il lavoro di Marina Migliavacca che, per diverse di noi, è stato formativo o, perlomeno, ampiamente supplente.

Il libro, così come “Il ritorno di Lady Oscar”, corredato con le immagini che non erano state pubblicate nel fumetto, alcune proprio relative ai pezzi tagliati (un’altra ripresa pari pari dal fumetto del “Corrierino”).

Ci pensavo oggi, guidando.

Ci sono frasi che ricordo a memoria.

Altre, che so dove andare a cercare.

Frasi, comunque, che, in qualche modo, hanno anche esse fatto epoca. Che, tutte, abbiamo usato, scrivendo, volutamente o perché le avevamo profondamente assimilate. Assieme a quello stile. Uno stile che sembrava pensare indietro nel tempo, ricordare lentamente e quasi soppesando sensazioni, immagini, atmosfere.

Forse anche perché, allora, a parte l’album Panini, il “Corrierino” e il fumetto Fabbri (e l’orologio, l’agenda, le bambole), non beneficiavamo di molto.

O, forse, perché, non erano male, per quello che il volume doveva essere, anzi, decisamente migliore di tante operazioni editoriali simili.

Certo, anche la memoria rende tutto migliore.

Tra parentesi. Nel libro ho ritrovato l’adattamento per sceneggiatura a fumetti che io e Rita, la mia compagna di banco interinale, facemmo. C’erano anche le prove di tavole.

Andiamo a cominciare.

I capelli neri e folti, la risata contagiosa. Era un buon avversario, anche se mancava un po’ di stile. Qui entra in gioco André, che, così, viene presentato. André ridens, come Vlad, il nipote di Danglard. ^ç^

Quando lui aveva creduto di poterle finalmente parlare, di poterle dire tutto quello che nascondeva per pudore. Bellissimo. Sempre I episodio, la scena di André che vorrebbe chiudere la finestra.

André restò immobile, il bel viso serio. Gli occhi tristi. Qualcosa gli si era spezzato, dentro. Oscar decide di essere un soldato.

Sollevò la mano per asciugarsi un filo di sangue dalla fronte. Qui siamo nell’episodio in cui André viene condannato per le prodezze equine della principessa.

André dovette farsi forza per non mostrare i suoi sentimenti al conte svedese. Innamorato del capitano delle guardie del re! Innamorato di Oscar da sempre… da sempre condannato all’infelicità! Bellissima, questa. Sempre stesso episodio, Fersen scopre che Oscar non è un uomo. -_-;

André le sorrideva, incoraggiante, sulla soglia (…). Oscar lo guardò. (…) Ci era voluto il suadente, fedele,  ragionevole André per convincerla.

In fondo al salone, Hans alzò il bicchiere in un brindisi silenzioso. Episodio 20.

– Sono stato costretto a dirglielo. Ma è un giovane coraggioso.

(…)

Salutò il dottore ed entrò nella camera di André. Le imposte erano state accostate, la stanza rimaneva in penombra. Una spessa fasciatura candida copriva gli occhi di André, disteso immobile sul letto.

– Sei tu, Oscar?

Lei si sentì stringere il cuore. La riconosceva dal passo.

(…)

Oscar annuì, poi si rese conto che con quella fasciatura lui non poteva vederla.

(…)

Il capo chino, Oscar uscì dalla camera di André. Quale lezione (…). Oscar sapeva benissimo che André frequentava riunioni clandestine di radicali. André era un figlio del popolo, un uomo del suo tempo. (…) Era troppo onesto, troppo generoso per restare alla finestra a guardare, mentre la storia faceva il suo corso tumultuoso. Episodio Cavaliere nero.

Raggiunse lentamente le scale. (…) Anche lui, non dormiva quasi più. Chiudere gli occhi e abbandonarsi al sonno lo spaventava. (…) Lo spettro della cecità completa aveva cominciato a rodergli l’anima. Episodio 28

Una rabbia disperata gli vibrava nella voce. Sempre 28.

Addio, avrebbe voluto gridare. Addio! Addio di Oscar e Maria Antonietta.

E arriviamo al 37.

André entrò lentamente nella stanza, con la sua andatura un po’ incerta degli ultimi tempi.

(…) C’era come una nota d’ansia in quell’incitamento. Oscar ci teneva a sentire il suo giudizio; sembrava spaventata all’idea che quel ritratto non gli piacesse.

(…)

Oscar dovette farsi forza per non mettersi a gridare. Cieco! Stava diventando cieco e cercava disperatamente di nasconderlo! Gli occhi le si riempirono di lacrime. Ora comprendeva tante cose. La sua andatura esitante… il suo rifiuto a esercitarsi con lei in giardino con la spada e la pistola, come una volta…

(…)

André urtò l’angolo del tavolo e raggiunse in qualche modo la poltrona sulla quale lei era stata seduta a posare. (…) Strinse la spalliera della poltrona. (…) André non fiatò, ma le sue dita si contrassero sulla spalliera imbottita. Oscar se ne accorse (…).

Lui sembrò respirare più liberamente – questa la so a memoria, LOL. –

(…)

Lei lo guardava. Era molto bello, André. I capelli scuri gli incorniciavano il volto abbronzato. – Questa mi piace, anche se mi sono sempre chiesta dove mai si fosse abbronzato. Vita all’aria aperta? –

(…)

Se la strinse contro, e lei rispose con trasporto a quell’abbraccio dolce e disperato.

(…)

Lui scosse la testa, le labbra affondate nei suoi capelli.

Vorrei fermarmi qui. Ma ancora qualcosa.

André non rispose. No, non sarebbe rimasto al riparo mentre Oscar rischiava la vita.

(…)

Per non averla voluta lasciare sola. Mai.

Sulla collina, la lieve brezza dell’imbrunire spinse con dita invisibili la rosa di stoffa bianca. Il fiore di seta (…) scivolò sulle lettere incise nel marmo come se volesse carezzarle un’ultima volta. Poi i petali bianchi restarono immobili ad attendere le prime ombre della sera. Bellissimo…

E qui mi fermo.

Voglio solo ricordare, mi pare dal secondo libro, il viso di madonna nordica che la Migliavacca attribuisce ad Oscar, i lineamenti fini e cesellati. Che poi le madonne nordiche non erano così belle, ma è una bella immagine, in effetti.

E il grande assente, che godrà invece di fama forte e successiva. Alain.

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14 Responses to Ricordando “Il romanzo di Lady Oscar”

  1. Rosa ha detto:

    Oscar muore punto!! la Ikeda ha puntualizzato , insieme nella vita o insieme nella morte. Oscar non può rimanere sola, inoltre come può essersi salvata Oscar da tutti quei colpi al petto più la sua tubercolosi arrivata ad uno stadio grave e incurabile???!! Molti sono dispiaciuti e addolorati che Oscar muore, addirittura abbondano i quadretti familiari di Oscar e Andrè sposati con uno o due figli. Vorrei tanto un libro , un romanzo storico per adulti, con un quadro del settecento in copertina, senza censure e che racconta questa storia e che si concluda con Andrè e Oscar sono felici in paradiso, con il loro spicchio di paradiso , con la loro casa e che vivono il loro amore e i loro momenti spesierati: a parlare sulle rive del laghetto, Oscar che suona il piano , si addestrano con la spada, Andrè e oscar che parlano e scherzano davanti al camino ecc.

  2. lauraslittlecorner ha detto:

    Ciao! Nel sequel della Migliavacca Oscar finiva a insegnare musica, in cuffietta!!! Un’immagine agghiacciante!!! LOL

  3. Shophy Zegarra ha detto:

    Vorrei soltanto commentare un paio di cose. Per prima, io non ho letto i libri della Migliavaca, ma trovo interessante un riferimento a Simón Bolívar, che neppure è citato tra i fanfictions oscariani in spagnolo o sudamericani.

    Secondo, non sembra assurda l’idea di Oscar come professoresa / insegnante di scherma, infatti nella Rivoluzione ci sono state un sacco di donne che sapevano usare delle armi, che hanno imparato dal padre, fratello o marito.

    Infine, c’è un dessin animé chiamato ‘Les aventures de Marianne’, dove la protagonista (lo sfondo storico è il Direttorio, subito dopo la Rivoluzione, prima di Napoleone), ex nobile Marianne, insegna lo scherma in Inghielterra, ritorna in Francia a recuperare i suoi bene e tavolta viste da uomo, tavolta vista da donna… Ho guardato questo cartone francese alla tv. peruviana negli anni ’90, ma non ho trovato nessuna informazione su Internet a riguardo 😦

  4. Raffaella ha detto:

    Mi dispiace, ma proprio non ricordo dove ho letto la storia dell’Ikeda. Tra l’altro mi sembra che fosse un inciso in un discorso più generale. Fanzine? Internet? Ricordo solo che mi stupì molto.
    Sì, è vero, Oscar prova a “smarcarsi” dal mondo che la protegge e ad affermarsi da sola, riuscendoci. Il carattere non le manca! 😉 Però ho sempre l’impressione che l’essere nobile in quella società di ancien regime le permetta più libertà di movimento di quanto non avrebbe avuto da comune cittadina…

  5. lauraslittlecorner ha detto:

    Ciao, Raffaella! Grazie per questo interessante commento.

    La Ikeda tuonò e fulminò a riguardo del II romanzo? Voci dai fan? Fanzine? Dimmi, dove la trovo questa cosa? Sono curiosissima! Devo assolutamente scovarla!

    Per quanto riguarda Oscar, io credo che faccia stato a sé e, più che la corte come contesto, conti il tipo di educazione moderna, in un certo senso sperimentale, che ha ricevuto. E questo non lo cancella il fatto della corte o meno. Anzi, proprio tra i Soldati della Guardia, proprio in un ambiente distantissimo dalla corte, lei riesce ad affermare se stessa e a ottenere il rispetto dei suoi uomini. Certo, lottando più che a corte. Ma che soddisfazione! Quando il gioco si fa duro…
    Ma su questo, come sulla questione della formazione moderna e sperimentale di Oscar, non mi dilungo, avendo infinitamente scritto a riguardo ammorbando gli eventuali lettori coi racconti.

  6. Raffaella ha detto:

    “Alzò la testa, sbalordita. Si passò una mano sugli occhi. Stava sognando. Stava impazzendo. Era quel dolore atroce che la faceva farneticare, che suscitava visioni allucinate…
    – Andrè! – esclamò – Andrè!
    La Senna mormorava. La Senna aveva voce. Parigi si stava svegliando. Anche Parigi aveva una voce. Conosceva quelle voci, quella voce.
    – Andrè! – gridò ancora.
    – Và’…hanno bisogno di te…va’…a costruire un mondo migliore…
    – Andrè!
    Più nulla. Un sogno. Aveva sognato. Ma quello era il suo dovere. Quello che lui avrebbe voluto…
    Si staccò dalla spalletta del ponte, esitante. – Quello che Andrè avrebbe voluto… – mormorò.
    Era l’alba del 14 luglio 1789.”

    A me piace tanto anche questo pezzo.
    Ovviamente ho anche “Il ritorno di Lady Oscar”. Concordo con Alessandra, la Migliavacca ha sicuramente visto il cartone e lo ha amato perché ha cercato di trasporre esattamente e di entrare nella psicologia dei personaggi della serie. E lo ha fatto con molta partecipazione.
    Anche se…sembra un vizio comune, quello di dilungarsi sulla prima parte della storia e riassumere in poco tempo la scoperta dell’amore di Oscar per Andrè! Ma certo, il libro è un riassunto della serie…
    Per quanto riguarda il secondo libro, sì, la mancanza di Andrè si sente tantissimo e lui viene ricordato troppo poco. Oscar che sopravvive ad Andrè, poi, non ci si può pensare (e infatti a quanto pare all’uscita di questo secondo romanzo arrivarono fulmini dal Giappone da parte dell’Ikeda… 🙂 ) Tutto il secondo libro, secondo me è un’assurdità, lei che sopravvive, lei che si veste da cavaliere nero, il fatto che alla fine Oscar si imbarchi per le Americhe e incontri Simon Bolivar…Mah…
    Ecco, l’unica cosa per cui a suo tempo l’ho apprezzato è proprio quel diario, perché mi sembrava che mi permettesse, come ha detto anche Alessandra, di poter conoscere i pensieri di Oscar.
    A proposito di cuffiette e abiti femminili, non fucilatemi, ma a me onestamente non ha lasciato basita più di tanto. Ho sempre pensato che Oscar potesse comportarsi in un certo modo perché era incasellata in un ruolo preciso all’interno della società nobiliare francese del tempo, ma che nel momento in cui avesse abbandonato quel ruolo e quella società si sarebbe dovuta comportare come tutte le donne della sua epoca. Per intenderci: sarebbe stata presa sul serio nel Settecento una donna che insegnava scherma? Insomma, quella di crescerla e farla vivere come un maschio, secondo me, è stato il capriccio di un padre avallato dall’ipocrisia della corte di Versailles. Credo che una volta spazzata via quella corte e quella gerarchia, lei non avrebbe più potuto comportarsi “da maschio” e sarebbe dovuta rientrare nella normalità femminile del tempo…A dire il vero, io credo che già se si fosse sposata con Andrè avrebbe dovuto rientrare nei ranghi perché avrebbe significato ammettere di essere una donna davanti alla società.

  7. paola ha detto:

    In questo sito ci sono fanfiction scritte molto bene,che superano di gran lunga i 2 libri,anche perchè sono storie inventate e che storie……….sarebbe bello se venisse scritto,da una di queste persone,un nuovo libro di Lady Oscar.Con una storia di fantasia….magari sapessi scrivere come loro….l’avrei già pubblicato!Ciao……..

  8. alessandra ha detto:

    Ah, sicuramente il generale aveva bisogno di ripetizioni e corsi intensivi per capire la figlia, altro che diari squadernati! Poi qui è pentito e contrito, e soprattutto ci lascia abbastanza presto, e fa sempre piacere, lol!
    Belli i flashback con due Oscar, magari… mi fai venire l’acquolina in bocca… Ma evidentemente a quello ci abbiamo pensato noi in seguito 🙂

  9. lauraslittlecorner ha detto:

    LOL, come avrai intuito dalle mie parole, a me la cuffietta e la zona londinese lasciarono profondamente imbufalita. ^^ Lo sono ancora, se ci penso. Ah, già, il cavacava nero, l’avevo rimosso! E dire che nel fumetto mio e di Rita c’era appunto Oscar galoppans, in quegli abiti. Mi ricordo che doveva saltare un muro. Ingenuità dell’epoca. -_-;
    Sulle differenze Oscar ragazzina e adulta, sì, capisco, ma fu proprio l’espediente del diario che mi sembrò ingenuo in sé e come tentativo di far identificare le ragazzine affette da diariomania. Voglio dire, se una ha comprato quel libro, è chiaro che è già affetta e si identifica, diariomunita o no! ^_-;
    Penso che l’autrice avrebbe potuto rendere lo stesso effetto usando dei flashback, riportando la Oscar giovane, i suoi pensieri – e, allora, sì, avrebbe potuto sfruttare per bene ancora André -, mettere le due Oscar in parallelo relativamente ad alcuni ambienti, scene, stati d’animo, situazioni (non so, ho sfruttato questo escamotage in un racconto, l’estate scorsa, per dare l’idea di una sorta di parallelo, di legame). Comunque meglio che il diario, anche se, sì, l’idea di rendere il personaggio prima e dopo era buona. Però anche quel curiosare del padre nel diario, non so, doveva commuovere, a me però irritava anche, come se quello non fosse stato, rigido e impettito e marziale, capace di capire la figlia se non gliela squadernavano davanti.
    Simon Bolivar: concordo. -_-;

    • Rosa ha detto:

      Nel romanzo il ritorno di lady Oscar , Oscar conosce Napolene Bonaparte poco prima della rivoluzione e il romanzo inizia con Napoleone in carcere con il generale Jarjayes e leggono tutti e due il diario di Oscar e questo m’è piaciuto perchè c’è il racconto le sensazioni, le emozioni, gli avvenimenti e i personaggi . Di questo loro primo incontro, tra Oscar e Napoleone non se nè parla proprio, in questo romanzo si conoscono per la prima volta. Però nel manga della Ikeda Oscar incontra Napoleone quando si svolgevano gli stati generali , e c’è stato un breve incontro tra i due giusto il tempo di dire nome , grado e reggimento: Napoleone Bonaparte Tenente d’artiglieria assegnato al reggimento di artiglieria di La Fère! e poi a settantanni suonati Oscar incontra Simon Bolivar bhè !! la voglia di far conoscere Oscar ai grandi dell’epoca è troppo irresistibile . Nel cartone il generale sti stupisce che Oscar si faccia un ritratto cosa che lui ha cercato di convincerla ma ha sempre rifiutato , eppure nel manga Oscar non regala una collana a Rosalie ma un suo ritratto . Di recente ho immaginato che da poco comandante Oscar in costumi da gentiluomo e con i capelli legati decida di farsi un quadro per regalarlo poi a suo padre e Oscar va da uno dei maggiori pittori della sua epoca Jacques louis david, c’è posto anche per lui.

  10. alessandra ha detto:

    Grazie per questa splendida ed esaurientissima risposta.
    Sai cosa? Io penso che qualunque tipo di sequel senza André sarebbe stato impossibile da realizzare (in questo la Ikeda che non li volle mai separati aveva pienamente ragione). Semplicemente perché, dato il modo in cui la loro storia si è sviluppata, la vita che continua senza André per Oscar è impossibile. Era un’operazione persa in partenza, a chiunque l’avessero affidata. In fondo l’idea di Oscar che per dare un senso alla sua vita si traveste da cavaliere nero, ancora, ha un che di tristemente malinconico. Una struggente insensatezza, ecco. Fennevors non me ne parlare, l’avevo tanato alla prima sillaba: però è un personaggio tormentato che non mi dispiace nonostante tutto. Quello di cui possiamo essere grati alla Migliavacca è che aveva visto davvero il cartone e penso lo avesse anche amato, si capisce da alcuni particolari.
    La storia del diario invece mi era piaciuta (ed ero pure grande, mica una bambina) per questo motivo: che mi sembrava offrisse una possibilità di guardare le cose dal punto di vista di Oscar, di entrare nei suoi silenzi mai spiegati, di recuperare qualche goccia di disperata dolcezza nella memoria della sua vita con André. Cosa che in parte riesce, in certe pagine del diario, secondo me. Invece la parte inglese, la cuffietta e il resto lasciarono freddissima anche me: mi sembrò completamente fuori personaggio, così come tutta quella parte finale con Simon Bolivar che proprio non aveva senso. Il nome Rose: vero, prevedibile e poco adatto, non piacque neanche a me. Però, a pensarci bene, è un altro indizio della “preparazione” della Migliavacca e della sua partecipazione alla storia: la mitologia della rosa!

  11. lauraslittlecorner ha detto:

    LOL, per ritrovare quelle frasi, il libro bisogna averlo conosciuto e frequentato lungamente. ^_-;

    L’assenza di André nel II libro era devastante. E’ un personaggio talmente importante che non è bastato ricordarlo (e, secondo me, non a sufficienza e non col cuore). Non si può scrivere, dopo che Oscar ha scoperto di amare André, di loro due senza che siano insieme. E’ SEMPLICEMENTE impossibile.
    Io andavo a dormire e me lo portavo da rileggere e ricordo la sensazione di incredulità, di come qualcosa di mancante, anche a ritornarci sopra, anche ad abituarsi a quell’ipotetico svolgimento della storia. Senza André non c’era storia.

    Non mi piacque tanto, quel secondo libro, se non che, per forza, parlava di Oscar, non c’era altro, faceva parte del bagaglio di ognuna di noi.
    Mi piacque invece la citazione di Dante “Libertà va cercando, ch’è si cara, come sa chi per lei vita rifiuta”.
    A me non piacque, all’epoca, l’escamotage del diario di Oscar, lo trovai già allora un espediente meccanico, messo lì per forza, una roba da adolescenti che, appunto, tenevano l’agenda e leggevano quei giornali da teenagers (io sono sempre stata troppo critica, lo riconosco, e mi sono sempre rifiutata di leggerli), ma ricordo il confronto tra le due calligrafie, quella più tonda, quella più aguzza.
    Fennevors mi è sempre sembrato una tavanata colossale.
    Umiliante che Nanny non sapesse leggere, visto che nel cartone sapeva leggere eccome! Perché ricadere nello stereotipo?
    Allucinante Oscar smemorata che ovviamente si fa chiamare Rose e finisce a insegnare pianoforte. -_-; Con gli abiti lisi e tutto. E la cuffietta! Agghiacciante! Sarei potuta passare sopra ai vestiti, ma la cuffietta no! Ma, poi, perché non insegna scherma? °_°; Se i gesti sono meccanici e acquisiti, come si suona il piano, si infilza un pollo. ^^
    Cioè, come tanti sequel, rischiava di scrivere una marea colossale di ovvietà che facevano parte dei canoni dei romanzi per ragazzine. E toppò clamorosamente. A come scriveva lei, però, non si può dire niente.

    Brindisi, sì, lo usai in Bk. Ce lo copiarono anche, LOL.

    Il ponte. O, meglio, la spalletta del ponte a cui Oscar lascia che André si addossi. Ricordi? Mamma mia che impressione.

    Credo che la Migliavacca avesse un limite di pagine: tutti i romanzi che la Fabbri pubblicava dai suoi fumetti erano all’incirca di quella portata. Credo che lei abbia avuto direttive particolari su cosa scrivere e no. Se fosse stato per lei, che scriveva romanzi rosa, probabilmente avrebbe dato più spazio ai nostri. Ma era un romanzo pubblicato in una collana tratta da fumetti per ragazzine, preceduto dai tanti volumi di Candy, seguito da quelli di Georgie (col seguito, pure lei), e quindi era scontato che il target limitasse l’autrice.

    Per quanto riguarda le immagini, niente, riprendevano quelle del fumetto, con un tratto nettamente più appesantito, con la differenza che vennero usate anche immagini delle parti del fumetto cassate dalla Fabbri e questo vale sia per il I sia per il II romanzo. Esempio, nel I volume, le immagini della parte finale, prima dell’epilogo. O, ancora, se fai caso, il look di Napoleone nel II libro è quello di quando incontra Oscar agli Stati generali. Per quale altra mai ragione, se non il fatto che si trovò Napoleone ritratto nelle immagini prese dal fumetto, avrebbe la Migliavacca dovuto infilarlo nella storia?

    Ampiamente supplente, sì, perché ha fatto parte del bagaglio, ha creato un retroterra, perlomeno per me. Vedi BK, che dichiaratamente nasce dalle suggestioni di quella scena che ho citato, dall’atmosfera così rarefatta. Ma vedi anche quell’abbraccio dolce e disperato.
    E la bellissima chiusa. Che vai a dire, a una frase scritta così (soprattutto dopo che ho cassato l’inciso sulla regina ^_-;)?

  12. alessandra ha detto:

    “Girodel ti è devoto…”
    “Ma non lo amo”
    “Tu… ami un altro”.
    “E’ così. E’ esattamente così, André”.
    Sono andata a memoria. Quel momento mi piace molto, immagino Oscar che dice quella frase, a voce bassa e ferma, e serena.
    Certo che, a estrapolare così queste frasi, sembra quasi che la Migliavacca abbia fatto un capolavoro. Bisogna dire, e concordo con te su questo, che sapeva creare atmosfera. Anche nel secondo libro la trovata del diario di Oscar letto a posteriori, e tutto quel ritrovarsi da sopravvissuti, quel tempo passato insieme tra il generale e Napoleone a leggerlo, e Fersen che ritorna perseguitato da se stesso, sono cose suggestive. Però che senso di perdita la mancanza di André… E nel primo libro la scena d’amore cassata, e André che muore giusto sotto il ponte… Chissà, forse le cose che non ci piacquero, che erano così eclatanti, fecero passare in secondo piano quello che ci affascinò e ci restò dentro, che in effetti aveva delle cose buone.
    Sai che non mi ricordavo del brindisi silenzioso nella Migliavacca? Ma ora che l’hai detto lo riscopro nella memoria. Lo usasti in “Bk’s night”, vero? E se non sbaglio lo ripresi anch’io in “Un’altra stagione”. Ci sono davvero tante cose che quello che abbiamo letto, visto, ha depositato in noi negli anni (io comunque quando lessi la Migliavacca ero all’università, figurati).
    Mi delucidi sulla storia delle immagini?
    P.S. Bello quell'”ampiamente supplente”.

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