da Elena: Oscar all’attacco

8 novembre 2011

Laura mi ha chiesto di scrivere qualcosa sul fatto che Oscar, comandando l’assalto alla Bastiglia, si esponga in prima linea e di commentare questo anche in relazione ai comandanti famosi che fecero lo stesso.

Su Oscar alla Bastiglia abbiamo le due versioni, fumetto e cartone, entrambe sostanzialmente convergenti ed entrambe molto piacevoli. In particolare un applauso alla Ikeda, che ha creato una delle mie scene preferite! ^_^

Lì Oscar è veramente ufficiale fino alla punta delle unghie: niente eroismo di maniera, gratuito e fine a se stesso, niente teatrale agitar di sciabola. Al contrario, ordini brevi e semplici, in puro spirito “come facciamo ad aprire questa noce” (la Bastiglia). Il coraggio è implicito nella situazione e non sovrapposto ad essa, non so se mi spiego… Quasi quasi la preferisco alla versione cartoon che pure contiene sequenze azzeccatissime. Impressionante soprattutto, nella versione ikediana, la semplice efficacia dei comandi abbinata alla capacità di sostenere il morale dei suoi uomini con la voce.

E’ stato asserito che la partecipazione alla giornata della Bastiglia sia una scelta di morte. Tesi da rigettare, penso.

Il momento suicida è venuto prima (sia in manga che in anime). Oscar alla Bastiglia non appartiene a se stessa ma è parte di un tutto (le Gardes Françaises). Non può permettersi di scegliere la morte.

La sequenza più significativa in proposito la vedrei nel cartone, quando Oscar dice ad Alain “vengo, ma lasciami piangere ancora un poco”. Alain la lascia piangere… Se in quel momento indovinasse in lei follia suicida, penso, la spedirebbe in un canto con un ceffone e non sarebbe al suo fianco nelle scene successive. “Muori se vuoi.” Le avrebbe detto “Tua scelta che rispetto. Ma non trascinarci con te, non ne hai il diritto!”

Dando per appurato che Oscar alla Bastiglia non fosse una kamikaze, resta la constatazione che si espone molto. Troppo.

Si tratta di una situazione storicamente credibile e connaturata alla mentalità dell’epoca.

Solo che oggi non la capiamo più. Oggi che lasciar sporgere anche la punta del naso è garanzia sicura di essere uccisi, viene sentito come dovere del comandante NON esporsi, per non lasciare i suoi uomini in preda al caos. Il punto di transizione è dopo l’epoca napoleonica, nella seconda metà dell’800, con l’affermarsi del fucile a retrocarica a canna rigata (due innovazioni che lo resero micidiale). Contemporaneamente, si vede che cambiano le uniformi (da vistose e sgargianti a dimesse e comode, fino ad arrivare alla attuali “mimetiche” che ti fanno letteralmente sparire agli occhi del nemico) e cambia la mentalità (il comandante che si espone non è un eroe ma un pazzo).

Il fatto è che col fucile ad avancarica a canna liscia era molto più difficile per una pallottola “trovare il suo uomo”, e quest’uomo poteva permettersi di essere, ad un tempo, vistoso e audace.

E’ sempre un giocare alla roulette russa, ma c’è una certa differenza tra giocarla con cinque proiettili su sei camere di scoppio, o un solo proiettile su sei…

I vantaggi (dare l’esempio, trovarsi sul luogo dell’azione e poter decidere con sicurezza e rapidità) potevano valere il rischio. Soprattutto considerando l’arretratezza dei mezzi di rilevazione e comunicazione di allora, affidati a staffette a cavallo che potevano cadere, essere ferite, uccise, capire male la situazione o riferirla anche peggio…

Sono noti molti esempi di ufficiali che si assunsero questo “rischio calcolato”. Eccone qualcuno famoso:

– Napoleone al Ponte d’Arcole, così come immortalato dal pittore Jean Gros. Questo quadro ha avuto una notevole influenza sulla Ikeda (ha fatto da base di una sua celebre cover). E’ dubbio se l’episodio sia realmente accaduto, ma il quadro in sé costituisce perfetta sintesi di quel modo di “pensare” l’eroismo. Soprattutto la prima versione, dove lo sguardo dilatato e le labbra contratte esprimono un coacervo di sentimenti, dal terrore della morte imminente, alla dedizione alla causa, alla rabbia verso gli uomini che non lo seguono. Ripeto, è dubbio che Napoleone si sia realmente esposto in quel modo, da solo su un ponte spazzato dal fuoco d’infilata, ma il fatto stesso che l’episodio abbia potuto essere raccontato in questi termini è significativo.

– Joubert a Novi. 15 agosto 1799. Una battaglia decisiva per il controllo dell’Italia. Il generale in capo dell’esercito francese proprio all’inizio dell’attacco austro-russo si reca in ricognizione sulla prima linea, viene colpito da una pallottola e muore qualche ora dopo. Anche se il valente generale Moreau lo sostituisce e in qualche modo tampona la situazione, per i Francesi è un disastro.

– Desaix a Marengo. 14 agosto 1800. Desaix rimane ucciso mentre guida personalmente il contrattacco risolutivo. Questa volta, malgrado tutto, i Francesi vincono… forse anche perché, nella mischia, la morte del generale passa inosservata.

Nelson a Trafalgar. Nelson si espose volutamente in alta uniforme luccicante sul ponte della “Victory”, per incoraggiare gli uomini. Intervistato durante la prigionia, il marine francese che mise a segno il colpo disse, candidamente: “Beh… Potendo scegliere, ho tirato addosso a quello che brillava di più…”

– Napoleone (Ratisbona – Essling). Napoleone si avvicinò volutamente troppo alla prima linea durante l’assalto di Ratisbona, e riportò una leggera ferita ad un piede. Qualche tempo dopo, sul campo di Essling, di nuovo troppo esposto ebbe il cavallo ucciso sotto di sé. I suoi ufficiali minacciarono l’ammutinamento se non si fosse messo al riparo nelle retrovie.

– Moreau a Lipsia. Lo stato maggiore russo finì sotto il fuoco dei Francesi durante una ricognizione. Moreau rimase ferito a morte, ma un attimo prima al suo posto si era trovato l’imperatore Alessandro in persona.