da Elena: Oscar all’attacco

Laura mi ha chiesto di scrivere qualcosa sul fatto che Oscar, comandando l’assalto alla Bastiglia, si esponga in prima linea e di commentare questo anche in relazione ai comandanti famosi che fecero lo stesso.

Su Oscar alla Bastiglia abbiamo le due versioni, fumetto e cartone, entrambe sostanzialmente convergenti ed entrambe molto piacevoli. In particolare un applauso alla Ikeda, che ha creato una delle mie scene preferite! ^_^

Lì Oscar è veramente ufficiale fino alla punta delle unghie: niente eroismo di maniera, gratuito e fine a se stesso, niente teatrale agitar di sciabola. Al contrario, ordini brevi e semplici, in puro spirito “come facciamo ad aprire questa noce” (la Bastiglia). Il coraggio è implicito nella situazione e non sovrapposto ad essa, non so se mi spiego… Quasi quasi la preferisco alla versione cartoon che pure contiene sequenze azzeccatissime. Impressionante soprattutto, nella versione ikediana, la semplice efficacia dei comandi abbinata alla capacità di sostenere il morale dei suoi uomini con la voce.

E’ stato asserito che la partecipazione alla giornata della Bastiglia sia una scelta di morte. Tesi da rigettare, penso.

Il momento suicida è venuto prima (sia in manga che in anime). Oscar alla Bastiglia non appartiene a se stessa ma è parte di un tutto (le Gardes Françaises). Non può permettersi di scegliere la morte.

La sequenza più significativa in proposito la vedrei nel cartone, quando Oscar dice ad Alain “vengo, ma lasciami piangere ancora un poco”. Alain la lascia piangere… Se in quel momento indovinasse in lei follia suicida, penso, la spedirebbe in un canto con un ceffone e non sarebbe al suo fianco nelle scene successive. “Muori se vuoi.” Le avrebbe detto “Tua scelta che rispetto. Ma non trascinarci con te, non ne hai il diritto!”

Dando per appurato che Oscar alla Bastiglia non fosse una kamikaze, resta la constatazione che si espone molto. Troppo.

Si tratta di una situazione storicamente credibile e connaturata alla mentalità dell’epoca.

Solo che oggi non la capiamo più. Oggi che lasciar sporgere anche la punta del naso è garanzia sicura di essere uccisi, viene sentito come dovere del comandante NON esporsi, per non lasciare i suoi uomini in preda al caos. Il punto di transizione è dopo l’epoca napoleonica, nella seconda metà dell’800, con l’affermarsi del fucile a retrocarica a canna rigata (due innovazioni che lo resero micidiale). Contemporaneamente, si vede che cambiano le uniformi (da vistose e sgargianti a dimesse e comode, fino ad arrivare alla attuali “mimetiche” che ti fanno letteralmente sparire agli occhi del nemico) e cambia la mentalità (il comandante che si espone non è un eroe ma un pazzo).

Il fatto è che col fucile ad avancarica a canna liscia era molto più difficile per una pallottola “trovare il suo uomo”, e quest’uomo poteva permettersi di essere, ad un tempo, vistoso e audace.

E’ sempre un giocare alla roulette russa, ma c’è una certa differenza tra giocarla con cinque proiettili su sei camere di scoppio, o un solo proiettile su sei…

I vantaggi (dare l’esempio, trovarsi sul luogo dell’azione e poter decidere con sicurezza e rapidità) potevano valere il rischio. Soprattutto considerando l’arretratezza dei mezzi di rilevazione e comunicazione di allora, affidati a staffette a cavallo che potevano cadere, essere ferite, uccise, capire male la situazione o riferirla anche peggio…

Sono noti molti esempi di ufficiali che si assunsero questo “rischio calcolato”. Eccone qualcuno famoso:

– Napoleone al Ponte d’Arcole, così come immortalato dal pittore Jean Gros. Questo quadro ha avuto una notevole influenza sulla Ikeda (ha fatto da base di una sua celebre cover). E’ dubbio se l’episodio sia realmente accaduto, ma il quadro in sé costituisce perfetta sintesi di quel modo di “pensare” l’eroismo. Soprattutto la prima versione, dove lo sguardo dilatato e le labbra contratte esprimono un coacervo di sentimenti, dal terrore della morte imminente, alla dedizione alla causa, alla rabbia verso gli uomini che non lo seguono. Ripeto, è dubbio che Napoleone si sia realmente esposto in quel modo, da solo su un ponte spazzato dal fuoco d’infilata, ma il fatto stesso che l’episodio abbia potuto essere raccontato in questi termini è significativo.

– Joubert a Novi. 15 agosto 1799. Una battaglia decisiva per il controllo dell’Italia. Il generale in capo dell’esercito francese proprio all’inizio dell’attacco austro-russo si reca in ricognizione sulla prima linea, viene colpito da una pallottola e muore qualche ora dopo. Anche se il valente generale Moreau lo sostituisce e in qualche modo tampona la situazione, per i Francesi è un disastro.

– Desaix a Marengo. 14 agosto 1800. Desaix rimane ucciso mentre guida personalmente il contrattacco risolutivo. Questa volta, malgrado tutto, i Francesi vincono… forse anche perché, nella mischia, la morte del generale passa inosservata.

Nelson a Trafalgar. Nelson si espose volutamente in alta uniforme luccicante sul ponte della “Victory”, per incoraggiare gli uomini. Intervistato durante la prigionia, il marine francese che mise a segno il colpo disse, candidamente: “Beh… Potendo scegliere, ho tirato addosso a quello che brillava di più…”

– Napoleone (Ratisbona – Essling). Napoleone si avvicinò volutamente troppo alla prima linea durante l’assalto di Ratisbona, e riportò una leggera ferita ad un piede. Qualche tempo dopo, sul campo di Essling, di nuovo troppo esposto ebbe il cavallo ucciso sotto di sé. I suoi ufficiali minacciarono l’ammutinamento se non si fosse messo al riparo nelle retrovie.

– Moreau a Lipsia. Lo stato maggiore russo finì sotto il fuoco dei Francesi durante una ricognizione. Moreau rimase ferito a morte, ma un attimo prima al suo posto si era trovato l’imperatore Alessandro in persona.

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11 Responses to da Elena: Oscar all’attacco

  1. annalisa ha detto:

    Secondo le mie fonti erano 32 guardie svizzere e un’ottantina di Invalidi (non so se si intendono in senso moderno, cioè “siccome che siamo cecati” ). I fucili ce li avevano e avevano anche dei cannoni anche se alquanto arrugginiti. La Bastiglia era una prigione, ma nessuno si era mai preso la briga di far uscire i detenuti che erano praticamente dei dimenticati da Dio. E quindi non era in realtà attrezzata per difendersi. Addirittura credo che i detenuti fossero solo sette e uno di loro quando venne liberato se ne andò via tranquillamente come se niente fosse. In realtà credo sia noto che la fortezza venne assaltata perchè era il simbolo dei Borboni. Quasi tutte le prigioni di Parigi erano denominate Bastiglia. Pare che già da anni si era pensato di buttare giù quella che venne assaltata perchè come architettura era piuttosto ingombrante e non serviva più praticamente a nulla. Solo che Luigi XVI riteneva che appunto fosse il simbolo della propria dinastia e finchè ci fossero stati i Borboni la Bastiglia non si poteva toccare. E i parigini allora per fargli capire che loro non ne potevano più della famiglia reale decisero di assaltarla (non so se questa storia sia proprio così ma io l’ho trovata in un vecchio libro). Credo che Oscar sapesse benissimo che poteva essere colpita piazzandosi proprio davanti ai suoi soldati: aveva tutta l’esperienza e le conoscenze belliche per non immaginarlo. Tesi fantascientifica: se il suicidio fosse un reato (ma non lo è) Oscar sarebbe stata accusata a titolo di colpa (cosciente), non certo di dolo (eventuale). Chi ha studiato diritto comprenderà la differenza. Sottile ma la differenza c’è. Non credo neppure io che Oscar avesse intenzione di morire. Ma non ha fatto nulla per evitarlo. La spiegazione viene proprio dalla frase del manga: lei in fondo era già morta. A poco le sarebbe importato morire li, oppure dopo sei mesi per la sua malattia.

    • Shophy Zegarra ha detto:

      Hai ragione, anch’io avevo letto che Luigi XVI aveva dei piani per buttare la Bastiglia e fare lì una piazza, col suo nome come quella che aveva il nome del nonno… Infati, sono stati i lavoratori a finir di butare la Bastigilia, non i parigini. Ci sono nei Archives abbastanza documentazione a riguardo. Sembra che gli stessi rivoluzionari si siano sorpresi quando nel scrivere la storia, hanno trovato queste notizie, e poi non sapevano come raccontare la storia senza il mito. Eppure, è il mito ch’è arrivato da noi.

  2. Raffaella ha detto:

    Ah ah ah mi fai morire!! Effettivamente, però, se non sbaglio…i soldati presenti alla Bastiglia…non erano invalidi??? 🙂

  3. lauraslittlecorner ha detto:

    E se i fucilieri fossero stati tutti cecati, come il Grandier? ^_-; Metti che, assunti in stile Prima repubblica (o, anche, Antico regime) modello parente, di protetto di, chi astigmatico, chi miope, chi catarattico, per errore avessero accoppato De Launay? Grazie per i commenti, sempre interessanti, e scusate assenze e sottotono: ho un po’ di problemi coi miei parenti, come sa chi mi è vicino, triste e arduo privilegio.

  4. Raffaella ha detto:

    Finalmente qualcuno che la pensa come me!
    Anch’io penso che Oscar non sia andata sotto la Bastiglia per cercare la morte. Bensì per perseguire quegli ideali di libertà che lei ed Andrè avevano in comune e che erano l’unica cosa rimastale dopo aver perso lui. Quando Alain la trova in quel vicolo, lei all’inizio lo scambia per Andrè, ed è lui che lei sente esortarla a combattere ancora! Oscar va alla Bastiglia per proseguire la battaglia che loro due avevano iniziato insieme. E si comporta esattamente come fa un grande condottiero di quei tempi: si mette davanti ai soldati per guidarli ed incitarli. Ho letto anch’io che allora i comandanti si mettevano in prima linea. Come tu giustamente dici, lo fece anche Napoleone (che certo non aveva la benché minima intenzione di suicidarsi). Era un modo per fare coraggio ai soldati, che, vedendo che il comandante stesso si esponeva ai colpi del nemico, trovavano il coraggio per ingaggiare battaglia. Ed è vero che è un modo di fare che oggi non viene più recepito. In tutte le fan fiction e opinioni che ho letto su quella scena l’interpretazione che viene data è quella che lei si sia presentata appositamente lì per morire. No, non è vero. A parte che decidere di morire in quel modo è una scommessa. E se i fucilieri non avessero sparato al comandante? E se avessero mancato il bersaglio? Lei si è presentata lì proprio per prendere la Bastiglia, non per altro.
    Poi, il punto è un altro. Anch’io credo che in quel momento per lei vivere o morire non facesse differenza. E che lei sia effettivamente contenta di essere stata colpita a morte è un fatto indiscutibile. Lei in quel momento sorride, sta per raggiungere Andrè.

  5. Luana ha detto:

    “L’anime è bello perché non ci spiega mai queste cose, ce le consegna e basta…”
    Questa frase da sola è una melodia struggente ed emozionante… Ci sono condensati anni di pensieri e parole, pronunciate e scritte, da tutte noi… Grazie ad Elena per l’intervento così ricco di spunti e grazie ad Alessandra per… tutto! ^__^ Lu

  6. alessandra ha detto:

    P.S. La storia di Nelson e del soldato che gli spara perché è il più luccicante è memorabile!

  7. alessandra ha detto:

    Grazie per questo intervento così documentato e molto interessante. Verissimo – condivido in pieno ed è la storia stessa che lo testimonia – che il modo di “esporsi” in combattimento cambia moltissimo dai secoli scorsi alla moderna concezione della battaglia, e quindi che si deve tenere conto di questo pensando a Oscar durante la presa della Bastiglia. Però un dubbio su Oscar io ce l’ho. Naturalmente non mi sfiora nemmeno l’idea che potesse anche solo non accorgersi del rischio di coinvolgere in una scelta suicida i suoi soldati, per i quali manifesta sempre un responsabilissimo attaccamento. Appunto il fatto che siamo ancora in tempi in cui non è percepito il dovere del comandante di non esporsi, per non lasciare i suoi uomini in preda al caos, mi fa pensare che Oscar avrebbe anche potuto, senza pensare di mettere in pericolo i suoi, non dico proprio volersi suicidare con tutte le forze, ma forse non fare nulla per mettersi al riparo da un’eventuale pallottola. Di andare avanti per sé credo le importasse ben poco, a quel punto, sia nel cartone che nel manga (in cui dice alle guardie: “Sparatemi”, quando è morto André, e questa sì che è un’intenzione suicida, e poco dopo ribadisce nei suoi pensieri: “Sono morta anch’io”). Quel sorriso che nel cartone fa appena sente di essere stata colpita secondo me è sintomatico, e non credo che sia – come pure qualcuno più propenso allo spiritismo di me ha sostenuto – perché le è “apparso” in punto di morte André. Come vada interpretato poi è difficile dire esattamente: sollievo? consapevolezza che il suo dolore atroce sta per finire? pacata e serena consapevolezza di aver completato il suo percorso perché non avrebbe voluto andare avanti da sola? Chissà… l’anime è bello anche perché non ci spiega mai queste cose, ce le consegna e basta. Certo, che poi Oscar vada a combattere alla Bastiglia secondo me è una cosa del tutto appropriata al personaggio: è proprio da lei, e non ci va per suicidarsi ma per lottare, perché è solo così che lei sa pensare e vivere. Ma credo anche che nello stesso tempo, arrivata a quel punto, non le importasse affatto salvarsi, e anzi non le dispiacesse nemmeno tanto correre il rischio, perché motivi per vivere una lunga vita battendosi per la Francia credo ne avesse ben pochi, dopo tutto quello che aveva passato con André. Penso che queste due cose non siano incompatibili, data la situazione, per una come Oscar.

  8. Sonia ha detto:

    Interessantissimo, grazie mille 😀

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