Il lungo addio – separazioni a confronto

In realtà, il titolo è un ricordo di uno degli special di Creamy…

Fumetto e cartoni si avvalgono entrambi di disegno e parole, ma richiedono necessariamente una gestione diversa.

Se si pretendesse di renderli uguali, si otterrebbe il risultato di Berserk, noiosissimo, perché quello che funziona su pagina non sempre funziona su schermo.

In Lady Oscar, alcune situazioni sono gestite, e, ritengo, a ragione, diversamente nell’anime e nel manga.

L’addio di Oscar a Maria Antonietta nell’ep. 36 è uno dei punti più belli visivamente e più toccanti della serie. Ripensandoci, la musica che va a chiudere, una delle mie preferite, quel cielo che stempera nel rosso, le foglie che mulinano nel vento, la bellezza dirompente e triste di Maria Antonietta, quella Oscar sempre più sottile ed eterea in cui brillano ormai solo gli occhi, sono di una drammaticità e di una potenza impressionanti.

Nel manga, come Oscar si accomiati dai suoi cari (mi si passi) è una questione gestita a suon di tavole riassuntive. Una sorta di addio al padre, e sottolineo sorta perché, di fatto, non lo si può tecnicamente definire tale essendo anticipato, viene, appunto, anticipato al dissenso che sorge tra i due in occasione della questione di Girodel e all’ultimo confronto che i due hanno. Lì, Oscar, con un discorso fatto più a se stessa e realmente bello, si interroga sul tipo di vita che ha vissuto, sul senso di essa e giunge a concludere che va bene, le va bene di aver vissuto così, anzi, ringrazia il padre di averle dato quella opportunità di condurre un’esistenza non comune per una donna (sembrerebbe quasi di leggere frasi dell’autrice al proprio padre…).

Poi, al momento di andare alla battaglia, c’è una tavola riassuntiva in cui Oscar dice addio al suo mondo, alla regina del rococò, a Fersen, a tutte le convenzioni.

Lì, l’addio di Oscar è iniziato ben prima. Quando suo padre le spazza dalla scrivania i filosofi politici e urlando e chiudendosi dietro i diktat e nel non ascolto pensa di risolvere una marea in atto. La madre di Oscar tenta una sorta di mediazione, come talvolta fanno le madri, ma ovviamente la cosa non riesce.

Nel cartone, Oscar non dà l’addio al padre. Gli lascia poche righe, che il padre non legge da sé, ma si fa leggere dalla governante. Tocca, invece, ad André il saluto del generale. Come giustamente notava Fiammetta anni fa, nella versione francese la cosa si risolveva nel je te la donne, a cui si ricorre in queste situazioni, di passaggio di gestione LOL, giurisdizione, brutto dirlo ma si tratta di potestà, da paterna a maritale, tra uomini. Per fortuna la nostra versione ci ha risparmiato l’umiliante definizione, ma tanto era. Insomma, André, che è quello che è andato allo scontro diretto col generale nell’ep. 35, viene qui riconosciuto come antagonista e avversario, il maschio anziano cede nel branco il posto al maschio giovane, e in questo, simbolicamente, e nel biglietto di Oscar, e nel padre che, attonito, resta di fronte al quadro, si risolve l’addio.

Una regia che quindi sfrutta i simboli e la giustapposizione di situazioni.

Altri addii – coppie a confronto.

Se pensiamo a Fersen e Maria Antonietta, Dezaki svetta in maniera impressionante. L’episodio 18 dovrebbe essere il culmine drammatico tra i due. Il finale, ricalcato dal manga e anche molto ben disegnato da Michi Himeno, riprende la scena nel boschetto, compreso il capitombolo dell’incauta podista.

Ma come mai nella memoria restano, invece, impresse le ben più austere immagini dell’ep. 20, quelle iniziali, straordinarie – uno dei più begli inizi di episodio “Come mai il sole deve sorgere tanto presto?” –, i due amanti avvolti nella nebbia, disegni forse meno luccicosi ma molto più dritti al cuore, quasi scarni rispetto a quelli di appena due episodi prima (Fersen in quelli è bello come Actarus, che gli potete dire?, ma qui colpisce al cuore il loro dolore); e quelle finali, lei gelata su quella sedia, rigida, come se ogni movimento rischiasse di far esplodere dolore e lacrime e verità, lui, solo in mezzo alla folla (cito Capitan Harlock, grande filosofo dei tempi andati LOL), lo sguardo triste e vinto?

E come mai, in quello che doveva essere l’episodio dell’addio dei due amanti, quel genio di Dezaki inserisce, invece, il confronto parallelo con un’altra coppia, quella di Oscar e André, che non è nata e già esiste, e che, in realtà, per tensione drammatica, svetta sui due amanti regali?

Non esiste, nel manga, lo stesso confronto.

Non è neanche comparabile la pallida e scialba pseudo-confessione di André a Rosalie al ballo che giustamente Silvia ricordava. Niente parallelo, niente confronto, niente tensione drammatica. André nel manga vive tavole urlanti o preganti o avvelenanti, ma, ironia a parte, il genio di Dezaki ha di fatto messo la coppia anche sentimentale di Oscar e André di fronte al pubblico proprio qui, proprio in questo episodio che doveva parlare dell’amore di Maria Antonietta e Fersen, di quello di Oscar e Fersen. Invece, qui il regista, pur parlando di questo, ha agito per contrapposizione e ci ha posto realmente, drammaticamente, di fronte alle due vere coppie.

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3 Responses to Il lungo addio – separazioni a confronto

  1. lauraslittlecorner ha detto:

    A me colpiscono tra l’altro due cose. Gli sguardi tra Maria Antonietta nella carrozza e Fersen, travestito da cocchiere, nell’ep. 40. La regia di quel momento. Le inquadrature. I volti, lividi, tesi.
    E, nell’ep. 20, come ho scritto, il fatto che la coppia Oscar/André svetta sul dramma di tutti. Non si amano ancora (lei non ama ancora lui), eppure, il perno drammatico sta lì: senza quel dolore di André, senza i suoi contrappunti (commenti, sguardi), quell’episodio non sarebbe così splendido. Secondo me è davvero il più bello di tutta la serie.

    • Beralia ha detto:

      La puntata delle mele, ed io l’ho dedicato un saggio, ah!! Sè, di tutti gli episodi, quello è ‘perfetto’, perchè c’è di tutto, e poi si da qui, i personaggi sono più belli, adulti…

  2. Shophy Zegarra ha detto:

    Hai ragione… anche se ancora non arrivo nella lettura del manga a quelle scene… dell’anime, ricordo che nel doppiaggio in spagnolo messicano, il Generale dice ad André qualcosa come: “sai? Se fossi nato nobile, ti avrei donato la mano di Oscar in matrimonio, e non solo, ti avrei donato tutti i miei complimenti. Per questo, devi tornare in vita. Torna André.” E lui sorride. Non ho controlato col dialogo originale, ma io l’ho interpretato come che il Generale voleva che Oscar tornase, sa che lei non lo accontentarà, e allora fa leva nel desiderio di André di essere visto come un uomo digno agli occhi del padre. Dopo tutto, lo stesso André, orfano, vede nel Generale il padre che ha perso, è il suo ‘modelo maschile’ (per dire così). Visto che lui deve tornare, Oscar non vuole lasciarsi manipolare ne dal padre ne da André, e trovo sia per questo che vuole farlo tornare da solo.

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