Buon 2012

31 dicembre 2011

http://digilander.libero.it/LittleCorner/Gallery/Laura/felice%20anno%20nuovo.htm

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Little Corner Update – Auguroni!!!

23 dicembre 2011

LUZI_auguri_per_il_natale_2011_e_il_n.htm


Cambiare il destino

21 dicembre 2011


Oscar subisce, nel cartone, diverse evoluzioni. Parte come adolescente intransigente e giustamente critica sulla vita di corte. Vorrebbe stare fuori dalle beghe. André, tutto sommato, è più disincantato, forse osserva con distacco un mondo di non cui si sente, magari con sollievo, parte, ma, a lungo andare, finisce per indignarsi di fronte agli sperperi della corte. Oscar, invece, sa di appartenervi, sebbene la cosa non la aggradi. Tuttavia, la grazia ingenua di Maria Antonietta, che, prima, Oscar guarda con disapprovazione, per quella principessa pigra e inconcludente, le entra nel cuore, fa nascere in lei sentimenti che si trasformano, in seguito, in comprensione per la sua solitudine, la disaffezione che le porta il marito, e quei riempitivi assurdi, non ultimo Fersen, balocco nordico.
Oscar arriva a bastonare Fersen, a rivolgergli parole dure ma, in breve, ciò che vede, da relativamente vicino, la porta ad un’ottica per cui, da un’iniziale disapprovazione, arriva a cercare di capire e, anche, probabilmente spinta dalla vicinanza di età e dalla necessità di proteggere la regina da se stessa e dai suoi capricci, coprire i due amanti.
“Che vuoi dire a due che si amano?”, si domanda, sugli argini, nella versione originale.
Eppure, questa grande, umanissima comprensione che Oscar aveva mostrato per l’amore di Maria Antonietta e Fersen, proibito, non la mostra per il proprio. Lei e André non sono reciprocamente impegnati e non hanno altri legami. Non sono vittime della ragion di stato. Solo di un padre. Eppure, Oscar, che capisce Maria Antonietta e, quasi, la giustifica, anche se, poi, arriva a porle un freno, Oscar che è disposta a fare da messaggera d’amore alla regina, finché “res non est redacta ad scandalum”, per se stessa esita e attende più di un anno, dopo aver capito di essere innamorata – anzi, avendo ammesso di aver saputo da lungo tempo dell’amore di André, colpa ancora maggiore, riflette amaramente con se stessa a bocce ferme (ove la boccia è il Grandier accoppato) –, prima di risolversi, pressata dalla malattia, dalla cecità di André e dal precipitare degli eventi, a dichiararsi.
So che noi ff-writer la risolviamo sempre altrimenti, ma, a volte, mi domando se e quanto ancora in lunga Oscar l’avrebbe tirata, prima di decidersi, se non avesse saputo di essere in fin di vita e che André stava perdendo la vista.
È vero che, nello script originale, lei dice e ripete “Con te posso continuare a vivere”, come se si stia illudendo che, finalmente, avere accanto André, vivere con lui, condurre la loro personale lotta contro le avversità e vivere giorno per giorno, liberi, possa davvero farla guarire. Cambiare le carte in tavola e cambiare il destino.
Anche Oscar, in fondo, come noi, pensava di cambiare il finale.


La prospettiva Grandier

11 dicembre 2011

Non ha grosse prospettive, André Grandier, quanto al proprio futuro. Non si aspetta di sposarsi, sa di non poterlo pretendere da Oscar, nel senso all’epoca tradizionale del termine, e, però, ama. Metodicamente. In silenzio. Come fosse una condizione connaturata e vada come vada. Si è innamorato della sua compagna d’infanzia, gli sta bene così e così continua, come può.

Abbiamo sempre notato come la coscienza politica di André sia forte, nel cartone, ma anche nel manga, in effetti, esiste, in nuce. La percepiamo proprio quando, al momento di decidere da che parte stare, André, dopo la notte insieme e nonostante essa, continua egualmente ad interrogarsi sul perché Oscar non dica niente, perché non parli. E, quando Oscar, finalmente, erompe con la propria scelta, è come se André riesca finalmente a scrollarsi di dosso un peso enorme. Non è un caso. Da quella scelta, ne dipendono molte altre. Non è del tutto alieno dalle istanze politiche, questo André. Certo, la Ikeda ne ha fatto un paladino dell’amore ingiusto, ma, attraverso la necessità di risolvere il suo amore, anche l’André della Ikeda, in fondo, si prepara ad una rivoluzione silenziosa. Non è un caso neppure che la Ikeda metta proprio nelle sue mani “La nouvelle Éloïse”, non essendo così diffuso che chi non apparteneva alle classi più abbienti sapesse leggere, e, addirittura, rivolgesse la propria scelta a romanzi filosofici di formazione.
Quando Oscar, poi, gli propone di sposarla, cadono le ultime barriere. L’espressione sorpresa (ho sempre detto da cazzotto nello stomaco) che, non a caso, André ha sia quando Oscar gli si dichiara, sia quando Oscar gli fa la proposta di matrimonio, non sono per l’impossibilità di un amore, anzi!, sono, credo, per tutte quelle sovrastrutture che, attorno a lui, a loro due, in quel momento lui vedeva crollare. In quel momento, le sue prospettive, finalmente, iniziavano a combaciare con le sue speranze.


29 anni fa – 6 dicembre 1982

6 dicembre 2011

Lunedì 6 dicembre 1982 finiva Lady Oscar su Italia 1, con la messa in onda dell’ultimo dei tre episodi inediti che nella primavera precedente non erano stati trasmessi.
Non si trattava di una totale novità, quanto al finale.
Se i giapponesi non ebbero sorprese, alla messa in onda della serie e degli ultimi episodi, se non nei cambiamenti dello storyline rispetto al manga, per noi, che la serie a fumetti non la conoscevamo, la sorpresa fu amara e dura da digerire. Ma, dicevo, non fu una sorpresa completa. Di fatto, il 22 ottobre era stato commercializzato l’album di figurine Panini (io lo terminai il 6 novembre) e lì il finale c’era scritto.
Ora si sta più attenti agli spoiler, all’epoca questa cosa forse non fu considerata, o, forse, sì. Ma, mentre a maggio gli ultimi tre episodi erano stati saltati e noi ci aspettavamo, chissà, forse una seconda serie alla Candy Candy, stavolta gli episodi nuovi erano, invece, proprio i tre finali, quelli in cui tutto andava verso la rovina. Probabilmente si era scelto di non trasmetterli per creare aspettative e favorire il grande merchandising attorno a Lady Oscar, e per non deprimere il mercato (e il pubblico) con il catastrofico finale. A parte Zambot 3, in effetti, e la morte di Musashi in Getta Robot (vabbè, ma non era propriamente l’eroe bello e amato…) all’epoca nessun cartone era andato a finire particolarmente male (se vogliamo escludere la sfiga amorosa di Candy visto che in Italia tutti tifavano per Terence e nessuno vedeva i pregi di Albert).
A quel punto, a noi lettori e telespettatori, non restava che sapere come sarebbero morti, esattamente, i nostri protagonisti. Già, perché l’album non ci diceva il momento esatto, il timing anche dei giorni. Ci diceva solo che “gli avvenimenti incalzavano. Era il 14 luglio 1789, quando una folla straordinaria…” Quindi, noi, rimasti all’episodio 37, potendo al limite collocare al 20 giugno i fatti dell’ep. 35, non avevamo idea del come e del quando la tragedia sarebbe avvenuta. E, quindi, vedendo quegli episodi, il senso di sospensione, di attesa, rimase. Ogni momento poteva essere quello del ferimento. Ovviamente, gli sceneggiatori, scelsero di collocare gli eventi in fine episodio e di riprenderli al successivo.
Ricordo come mi sentivo in quei giorni. Ricordo la tristezza. Perché, certo, dovevo crederci, c’erano le figurine, ma vederlo su schermo era diverso. Non nascondo che fu bruttissimo. Lady Oscar, per me, era diventata qualcosa di speciale, più ancora di Goldrake.
E ricordo il senso di straniamento di fronte alla metà dell’ep. 40, quando, per me, finita Oscar, non c’era niente più davvero da dire.
Anche se ero abituata agli episodi riassuntivi delle serie, che da noi venivano trasmessi, penso che avrei visto e però trovato irritante, offensivo, il 41. Per me, ogni cosa senza Oscar e André era insensata. Quei due erano i protagonisti, coppia fin da subito, che stessero insieme o no, e, senza di loro, niente più funzionava. Si trascinava un guscio vuoto, inutile, un contorno insulso.
Stranamente, mentre ho sempre ricordato benissimo le figurine relative al ferimento e alla morte di André, ho come un vuoto su quelle di Oscar. Ho ripreso l’album e, sì, me le sono ricordate, ma quelle che ho sempre avuto in mente erano le altre.
Forse perché è la morte di André quella che innesca la tragedia. Senza di essa, forse, tutto non sarebbe precipitato.
E, forse, perché, negando anche il ricordo della morte di Oscar, è come se, in qualche modo, io voglia negare che la storia possa chiudersi.
Più avanti farò un post sul testo dell’album Panini, che era anch’esso, in alcuni punti, molto bello e ha fatto storia (a parte l’errore su quale fosse l’occhio ferito di André).
Ma oggi vorrei ricordare quei giorni, quell’anniversario di 29 anni fa, che, in fondo, ha segnato un po’ tutti noi.


So long, and thank you, Shingo

1 dicembre 2011

http://lecomptoirdelabd.blog.lemonde.fr/2011/12/01/shingo-araki-rejoint-les-etoiles/
http://www.animeland.com/news/voir/3153/Deces-de-Shingo-ARAKI

http://vitadigitale.corriere.it/2011/12/01/da-actarus-a-lupin-e-morto-il-disegnatore-shingo-arachi/

La notizia mi è stata data da Annalisa e Shophy qualche ora fa, ma WordPress non funzionava e così la posto ora.
http://www.apollodoro.it/articolo/morto-shingo-araki-addio-al-character-designer-di-goldrake-dei-cavalieri-dello-zodiaco-e-di-lady-oscar/3733/

Per me Shingo Araki significa gli episodi più belli delle serie storiche, quelli più importanti che venivano affidati al suo staff, soprattutto prima che il suo stile cambiasse, ingentilito da Michi Himeno.
Significa un Actarus bellissimo, Maria, Tetsuya, Hiroshi.
Significa quel primo, bellissimo, disneyano episodio di Lady Oscar, che mi ha sempre ricordato tanto il primo di Lulù.
Significa Bia, e altri ancora, perché ha prestato la penna, anche in seguito, ad altri personaggi che non erano nati in mano a lui.

Grazie, allora, per averli resi tutti un po’ più belli e aver donato loro quella scintilla in più.