29 anni fa – 6 dicembre 1982

Lunedì 6 dicembre 1982 finiva Lady Oscar su Italia 1, con la messa in onda dell’ultimo dei tre episodi inediti che nella primavera precedente non erano stati trasmessi.
Non si trattava di una totale novità, quanto al finale.
Se i giapponesi non ebbero sorprese, alla messa in onda della serie e degli ultimi episodi, se non nei cambiamenti dello storyline rispetto al manga, per noi, che la serie a fumetti non la conoscevamo, la sorpresa fu amara e dura da digerire. Ma, dicevo, non fu una sorpresa completa. Di fatto, il 22 ottobre era stato commercializzato l’album di figurine Panini (io lo terminai il 6 novembre) e lì il finale c’era scritto.
Ora si sta più attenti agli spoiler, all’epoca questa cosa forse non fu considerata, o, forse, sì. Ma, mentre a maggio gli ultimi tre episodi erano stati saltati e noi ci aspettavamo, chissà, forse una seconda serie alla Candy Candy, stavolta gli episodi nuovi erano, invece, proprio i tre finali, quelli in cui tutto andava verso la rovina. Probabilmente si era scelto di non trasmetterli per creare aspettative e favorire il grande merchandising attorno a Lady Oscar, e per non deprimere il mercato (e il pubblico) con il catastrofico finale. A parte Zambot 3, in effetti, e la morte di Musashi in Getta Robot (vabbè, ma non era propriamente l’eroe bello e amato…) all’epoca nessun cartone era andato a finire particolarmente male (se vogliamo escludere la sfiga amorosa di Candy visto che in Italia tutti tifavano per Terence e nessuno vedeva i pregi di Albert).
A quel punto, a noi lettori e telespettatori, non restava che sapere come sarebbero morti, esattamente, i nostri protagonisti. Già, perché l’album non ci diceva il momento esatto, il timing anche dei giorni. Ci diceva solo che “gli avvenimenti incalzavano. Era il 14 luglio 1789, quando una folla straordinaria…” Quindi, noi, rimasti all’episodio 37, potendo al limite collocare al 20 giugno i fatti dell’ep. 35, non avevamo idea del come e del quando la tragedia sarebbe avvenuta. E, quindi, vedendo quegli episodi, il senso di sospensione, di attesa, rimase. Ogni momento poteva essere quello del ferimento. Ovviamente, gli sceneggiatori, scelsero di collocare gli eventi in fine episodio e di riprenderli al successivo.
Ricordo come mi sentivo in quei giorni. Ricordo la tristezza. Perché, certo, dovevo crederci, c’erano le figurine, ma vederlo su schermo era diverso. Non nascondo che fu bruttissimo. Lady Oscar, per me, era diventata qualcosa di speciale, più ancora di Goldrake.
E ricordo il senso di straniamento di fronte alla metà dell’ep. 40, quando, per me, finita Oscar, non c’era niente più davvero da dire.
Anche se ero abituata agli episodi riassuntivi delle serie, che da noi venivano trasmessi, penso che avrei visto e però trovato irritante, offensivo, il 41. Per me, ogni cosa senza Oscar e André era insensata. Quei due erano i protagonisti, coppia fin da subito, che stessero insieme o no, e, senza di loro, niente più funzionava. Si trascinava un guscio vuoto, inutile, un contorno insulso.
Stranamente, mentre ho sempre ricordato benissimo le figurine relative al ferimento e alla morte di André, ho come un vuoto su quelle di Oscar. Ho ripreso l’album e, sì, me le sono ricordate, ma quelle che ho sempre avuto in mente erano le altre.
Forse perché è la morte di André quella che innesca la tragedia. Senza di essa, forse, tutto non sarebbe precipitato.
E, forse, perché, negando anche il ricordo della morte di Oscar, è come se, in qualche modo, io voglia negare che la storia possa chiudersi.
Più avanti farò un post sul testo dell’album Panini, che era anch’esso, in alcuni punti, molto bello e ha fatto storia (a parte l’errore su quale fosse l’occhio ferito di André).
Ma oggi vorrei ricordare quei giorni, quell’anniversario di 29 anni fa, che, in fondo, ha segnato un po’ tutti noi.

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11 Responses to 29 anni fa – 6 dicembre 1982

  1. lauraslittlecorner ha detto:

    E quindi da voi mandavano in onda due episodi per volta? Era il doblaje mexicano?

    • Beralia ha detto:

      In questa parte del mondo, il doppiaggio si fa in: Venezuela, Argentina, Cile, Messico e tavolta, il sud degli USA. Il migliore doppiaggio, è quello messicano. Detto questo, il doppiaggio di Lady Oscar che abbiamo visto in Latinoamerica, è stato fatto in Messico.
      La prima messa in onda peruviana era un episodio per giorno da lunedì a venerdì alle 18:30 ore. Eppure le due ultime episodi, sono stati condensanti un solo giorno. Allora, tutti crepano venerdì 1 settembre 1989 XD

  2. Shophy Zegarra ha detto:

    Oh, proprio trauma infantile! Che bello poter condividire con gente che può capire. Da me, invece, il giorno fatale fu il 1 settembre 1989. Anche se proprio quell’anno ci avevano insegnato la storia della Rivoluzione Francesa, io non avevo collegato quel’avvenimento con la storia di Oscar, che per me era mera fantasia storica. Non riuscivo a credere la morte di tutti… ah sì, le due ultime puntate sono state messi in onda proprio quel venerdì, poi il mio zio non voleva lasciarmi vederle…

    Allora il lunedì quando ho capito che davvero non c’era più, ho pianto… la mamma non sapeva perchè, ed io non volevo raccontare. Per me Oscar era una storia tutta per me, da non parlare con nessuno, tranne che fosse in grado di capire quel senso d’identificación con la storia… e nella scuola nessuno la vedeva, quindi non ho trovato vero sfogo finchè ho trovato voi 😉

  3. lauraslittlecorner ha detto:

    Ciao, Alex! Bentrovata e buon anno!!! Non dirlo a me, io anche nel manga arrivo fino ad un certo punto, poi passo. -_-;

  4. Alex ha detto:

    Ciao Laura, anche io come te scoprii tutto tramite l’album delle figurine, ma ino all’ultimo speravo in una finale “alternativo”, perchè quello che avevo intravisto era per me inaccettabile. E così invece fu. Inaccettabile. Ricordo la morte di Andrè…un dolore indescrivibile e non esagero..e come la maggior parte di voi, quella di Oscar, pur avendomi ferito molto, passò in “second’ordine” se così possiamo dire. Ricordo mia madre che dopo qualche giorno di “lutto”, voelva portarmi dallo psicologo O.O Ancora adesso faccio fatica a guardare gli ultimi episodi, pur essendo, a mio parere, di una bellezza struggente.

  5. lauraslittlecorner ha detto:

    Anche a me piace moltissimo quell’ultima parte del finale. “Le rose bianche…” Straordinario. Semplice.
    E’ vero, Raffaella, è un senso di profonda ingiustizia, quello che io provai all’epoca. E di ribellione: non era così che finivano i cartoni… Certo, il finale di Goldrake era stato molto malinconico (ma, se ci pensiamo, come altro poteva terminare?), idem quello di Daitarn, ma qui io non me l’aspettavo: avevo passato tutta l’estate a sognare un seguito vero, non tre scarne puntate perdipiù una più triste dell’altra. Fu un brutto inganno. Aggiungiamo che io ero molto solitaria, molto chiusa, per cui non c’era quasi nessuno con cui condividere questa cosa, anzi, tutto quello che succedeva era che mio fratello, per dispetto, mi massacrava le copertine dei giornalini con Lady Oscar, perché sapeva che mi piaceva… tutto quello che provai allora, rimase dentro.

  6. Raffaella ha detto:

    Beata te che ti ricordi così bene le date! Io non avevo l’album di figurine e non sapevo neanche che esistesse. Ricordo solo che quando finì l’ultima puntata mi precipitai in cucina da mia madre, arrabbiatissima, urlando “L’hanno fatta morire!” e chiudendomi poi in camera per tutto il pomeriggio (era pomeriggio vero?).
    Ricordo anche vagamente cosa pensai dopo la morte di Andrè: come avrebbe fatto lei da sola? Io, bambina di 8 anni fanaticamente attaccata all’idea del lieto fine, cercavo freneticamente nella mia mente tra i personaggi maschili qualcuno che potesse sostituire o quantomeno fare da surrogato ad Andrè (un’eresia vero?) La conclusione fu che non c’era nessuno, non poteva esserci nessuno a parte lui. Fu in quegli attimi che mi venne in mente un sospetto atroce: vuoi vedere che muore anche lei? Perché già sentivo che Oscar non era Candy, sostanzialmente la single che passa attraverso diverse vicende amorose continuando però la propria vita in autonomia (a proposito, io da piccola tifavo per Terence, da adulta ho preferito Albert). Oscar era la metà di un uno costituito da lei e Andrè. Indissolubili, coppia da sempre e per sempre.
    Non ricordo come presi il seguito della puntata. Oggi posso dire che a me quella puntata piace. Trovo molto breve la scena della morte di Oscar, però mi sembra coerente che abbiano fatto vedere le vicende e la morte di Maria Antonietta: lei è l’altra figura femminile di spicco della serie, e l’ultima rosa che cade sotto i colpi della rivoluzione (Cito dai dvd Yamato: “Questa è la storia delle rose di Versailles e del vento che le travolse”). Poi per me è impagabile la scena in cui Rosalie chiede ad Alain quale fosse il colore delle rose preferito da Oscar: “Non lo so, ma Andrè avrebbe sicuramente risposto le rose bianche”. Mi fa sempre venire i brividi!

  7. lauraslittlecorner ha detto:

    Alessandra, Silvia, grazie di cuore per questi commenti così belli. Ci sono varie vostre frasi che sottoscrivo totalmente, per il senso e per come avete saputo dirle. Ps ma che vogliamo dire di “Scarpette rosse” di Andersen? °_°;;; A quei tempi eravamo in pochi a fare outing in classe sui cartoni. Io ero una di quelli. E così, figuriamoci come ero guardata. Ricordo benissimo le domande degli insegnanti, dei compagni, perché, in effetti, stavo “strana”, come colpita… e allora vai a spiegarglielo che ti hanno accoppato i tuoi personaggi prediletti, una cosa che ti ha già segnato per quanto sono belli e perderli ti segnerà, in qualche modo, per la vita, e cercherai, in ogni cosa, di ritrovare qualcosa di loro (avete presente “Il nostro concerto” di Bindi? E troverai un po’ di me… – scusate, sono nostalgica -) e cercherai, in qualche altro modo, di ricordarli, di non dimenticarli, di onorarli, farli tuoi… tu sai che non sarai mai Oscar, ma cercherai per tutta la vita di rintracciare il tuo André, col lanternino o no. Ti sentirai tutta la vita abbastanza troppo poca quanto era molta lei, e comparerai sempre quanto sarebbe stato lui… 🙂 LOL, non voglio farne questione di misure, perché poi scadremmo, e non voglio scadere, è che questa storia, che abbiamo avuto la fortuna di conoscere prima come cartone (lo ripeto e lo credo fortemente), io, davvero, penso ci abbia marchiato.

  8. Silvia ha detto:

    come sei precisa con le date… ti invidio!
    per me è stata una cosa strana: non rimasi “male” del finale. Lo shock fu la morte di André, ma non tanto per la morte, ma per la morte a quel punto, proprio quando erano finalmente insieme. La fine di Oscar l’ho sempre sentita “naturale”, perché (allora istintivamente, oggi anche razionalmente) sentivo che Oscar non sarebbe sopravvissuta a tale perdita (anche io sono contraria all’idea del suicidio, ma sicuramente a quel punto Oscar non aveva più niente da perdere, aveva già perso tutto).
    Mi fece sgomento il fatto del destino bastardo che negava loro ciò che finalmente avevano conquistato – quel senso “mitologico” dell’invidia degli Dei, in certo qual modo.
    Però, anche se avevo neanche dieci anni, ricordo il sentimento di “vicinanza” di quei due eroi che sentivo proprio “miei”, forse proprio perché così reali anche nella fine. Purtroppo la morte esisteva sempre, e i lieti fini raramente. [Per me Lady Oscar arrivava dopo La capanna dello zio Tom, libro che veramente mi aveva shockato (probabilmente avrei dovuto leggerlo più grandina; certo che anche La piccola fiammiferaia aveva messo del suo ^^); e dopo Remi, dove, più piccolina, avevo pianto per la morte di Vitali. Oltre che dopo la morte di Anthony, in Candy (odiatissimi sia lei che Terence, LOL, che lo guardavo a fare ho da capirlo…), e pure carambolato da cavallo (andare a cavallo era il mio sogno)].
    Ma torno a Oscar: da piccola ero triste soprattutto che fosse finito e senza possibilità di seguito. Ma la fine mi parve, subito, l’unica possibile, per due persone che erano nate per vivere insieme.
    Oggi, da adulta, ferma restando quella convinzione, ammiro anche il realismo della storia, plausibile anche storicamente.
    “Però se questa storia fosse una canzone/con una fine mia/voi non andreste via….” … ecco, la conclusione la lascio parafrasando Vecchioni 🙂

  9. alessandra ha detto:

    Se per te fu bruttissimo sapendo già il finale (e non stento a crederlo) tu pensa a me che ero del tutto ignara, perché l’album non sapevo neanche che esistesse e, anche se lo avessi saputo, ero troppo grande per comprarmi le figurine. Praticamente, quando spararono ad André, fu come se avessero sparato a me dallo schermo: rimasi sotto shock per 24 ore, e nei giorni seguenti anche di più. Non ci potevo credere che morisse, cercai di illudermi che potesse guarire con una pallottola in petto… e che mazzata tremenda fu, il giorno dopo, quel titolo “Addio André”! Marò, mi viene il magone al solo pensiero ancora adesso. La scena della morte però fu straziante e bellissima, e quel vagare disperato di Oscar nella notte, quel suo rimproverarsi pensando a lui, raggiunse delle vette di pura arte.
    E’ vero che il ferimento di André è l’inizio della fine, e anche per me quello è il fulcro drammatico di ogni cosa. Infatti quando colpirono Oscar la presi con rassegnazione, ormai, e lo trovai perfino giusto. E il senso di vuoto di quella puntata finale, con l’inutile sfilare dei deputati francesi, il racconto della storia seguente… non me ne poteva fregare di meno… è vero: la parola è “irritante”. Anche se, col senno di poi, devo dire che aver costruito quel vuoto così pieno di cose fu una scelta molto felice della regia, e certemente fu intenzionale e stupendamente realistico. Il dolore atroce e lo straniamento della vita che va avanti, della storia che continua anche se tu non puoi più continuare, il senso di assoluta vacuità di tutto quanto, perfino di eventi importanti come quelli della Rivoluzione francese. A pensarci, anche questa è un’altra perla che ci fu regalata, anche se amarissima. Quel sole su Alain, Bernard e Rosalie nella scena finale, che non dà alcun calore, anzi, accentua il senso di tragico e di perdita… mai vista una bella giornata più atroce… La poesia dell’assenza, l’assenza come poesia. Credo che questa cosa diede una vera e propria impronta al mio modo di intendere l’arte, e anche la vita.

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