Un padre e una figlia (ep. 35)

Nell’episodio 35, Oscar resta, immota, vulnerabile, nelle mani di suo padre. Questa scena, che nel cartone è estremamente drammatica, colpisce forse ancora di più nel fumetto, dove, in realtà, il generale sa benissimo che la figlia non avrà conseguenze forti e, quindi, appare ancora più canaglia. Al di là di questo, che, comunque, la dice lunga sul retroterra del generale e sul fatto di percepire Oscar solo in quanto mero strumento nella realizzazione dei propri piani e aspettative, resta, però, una cosa terribile. Oscar non si difende. Non fa niente per difendersi. Parla, ragiona, dice cose pacatissime e sensatissime, ma resta lì, seduta, in posizione subalterna, indifesa e neanche quando il padre sguaina la spada fa qualcosa per difendersi. E’ una cosa terribile e, a pensarci, neanche tanto lontana dalla realtà.
Perché un padre arriva al punto di vedere la figlia solo come strumento? Quanta dose di egoismo occorre? Perché arriva a volerle fare del male se questa non si conforma ai suoi piani?
E, noi, figli, siamo davvero così scoperti, così fragili e vulnerabili, nelle mani dei nostri genitori? Di fronte a loro? Possono davvero volerci fare così enormemente male?

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6 Responses to Un padre e una figlia (ep. 35)

  1. lauraslittlecorner ha detto:

    LOL, sei ancora più cattiva di me, col generale!!! Praticamente gli fai fare ‘na carneficina!!! Pure la nonna!!!! ROTFLLLLL

  2. Shophy Zegarra ha detto:

    Hmmm… a mio modo di vedere, si potrebbe interpretare di molti maniere… Io ancora non ho letto per bene quella parte del manga, quindi scrivo dai riferimenti altrui.

    Come ricorda Elena, il Generale ed Oscar sono ‘un fallimento’ per il clan: il Generale non ha dato un figlio maschio al casato (e, come pensa di prolungare? Sposando Oscar con una donna, o con un uomo? E, chi avrebbe ereditato il cognome Jarjayes?). Oscar anche se buon militare, non è un uomo, allora come donna, è ancora sotto le mani del padre. Anche se ha i suoi soldi, lei non tenta mai vivere da sola, per comodità, o il buon nome, lei vive sotto il tetto dei genitori come farebbe una donna single.

    Nel manga, ho il dubbio se il Generale sarebbe andato fino in fondo. Sembra un riferimento a quel personaggio biblico che tenta sacrificare il figlio finchè arriva l’angelo a fermarlo. Per me, lui sa benissimo che non ci sarà punizione, ma vuole mettere alla prova Oscar: cosa farai? Vuoi morire con me? Ti fidi di me? Che legame hai con André? Dopo tutto, quando André entra in scena, il generale dimentica la sua punizione ed sputa la verità. Perchè non vuole uccidere André, se anche lui è un servo? Pero non ammazzare anche la nonna? Hmmm…

  3. Elena ha detto:

    Forse è un po’ eccessivo? Io li vedo entrambi vittime, entrambi proni di fronte ad un modo di pensare che li accomuna. La Famiglia – oggi diremmo, il clan – è infinitamente più importante dei singoli componenti. Lo pensavano i re… e infatti abbiamo visto fior di principesse – Maria Antonietta inclusa – educate all’accettazione del matrimonio/sacrificio, vittime rassegnate degli interessi della dinastia. Ma lo pensavano anche i loro sudditi, dai grandi aristocratici giù fino ai piccoli oscuri borghesi senza lustro. Si pensi alla famiglia Bonaparte, a quel clan così compatto e così chiuso che lo stesso Napoleone non era in grado di sfuggire alla sua logica, di non condividere con loro il potere nonostante la loro palese inadeguatezza. Nell’ambito della famiglia venivano consumati i destini dei singoli. Nella famiglia Talleyrand de Périgord erano ereditari una carriera militare e un rango ecclesiastico. Il giovane Charles Maurice aveva un piede deforme, per cui fu avviato senz’altro ad occupare il rango ecclesiastico. Se non fosse scoppiata la Rivoluzione, il lustro di famiglia sarebbe stato mantenuto, e il mondo avrebbe avuto l’ennesimo cattivo prete – genere di cui non c’era certo penuria.
    Anche tra i borghesi spesso i figli cadetti non si sposavano, in una tacita applicazione dell’istituto nobiliare del maggiorasco. Mi è capitato di leggere la storia di un mercante italiano il cui massimo delitto, il più nero tradimento, la fonte di tutti i suoi guai futuri, fu l’aver contratto matrimonio pur essendo figlio minore. Aveva osato spezzare la sua famiglia in due, creare un secondo nucleo rivale del primo. Giuda non avrebbe saputo fare di peggio agli occhi dei suoi contemporanei.
    E allora guardiamoli, questo padre e questa figlia. Questo padre che in fondo all’animo è persuaso di aver fallito, non essendo stato in grado di dare adeguata discendenza ai Jarjayes come sarebbe stato suo dovere. Questa figlia che sa di essere un fallimento vivente. Un fallimento esorcizzato – intendiamo temporaneamente rimandato – solo grazie ad un’infinita finzione.
    La figlia condivide il pensiero del padre?
    Forse no e forse sì. Forse entrambe le cose.
    Nella versione animata hanno entrambi le lacrime agli occhi, e non può esservi altro commento.
    Si tratta di quello stesso ordine di idee che Tolstoj ha stigmatizzato in una frase tanto più terribile quanto più artificiosa è la sua sintassi:
    Se non hai caro l’onore della famiglia, non sei tu che mi sei cara, ma l’onore della famiglia.

  4. Raffaella ha detto:

    Io sono d’accordo con Silvia. E’ una questione d’onore. I nobili in ancien regime basavano la loro esistenza su quello. Tanto che io credo che Oscar si aspettasse quella reazione da parte del padre e la comprendesse. Per questo non reagisce. Poi, sempre parlando del passato, fino a tutto l’Ottocento e credo inizi del Novecento (ma forse anche un po’ più in qua) i figli erano considerati effettivamente dai genitori come uno strumento e una proprietà. Ciò che veniva imposto dal padre era e doveva essere legge. Il controllo dei figli e delle donne di famiglia, in tutti gli strati sociali, era una questione di vitale importanza per il capofamiglia perché gli serviva per comunicare alla società un’immagine forte, autorevole, credibile, vincente. Nella mentalità comune si pensava che se un capofamiglia non riusciva ad imporre la sua volontà e a far rispettare le sue regole alla famiglia fosse un debole e un inaffidabile. In altre parole: se non sei capace di farti rispettare dalla tua famiglia, chi vuoi che ti rispetti nel resto della società?
    Credo che questo modo di pensare sia ancora vivo in società diverse da quella occidentale e in qualche testa molto ignorante (e probabilmente con problemi) all’interno della società occidentale.
    Noi figli sì, siamo veramente vulnerabili rispetto ai nostri genitori. Teniamo moltissimo al loro giudizio perché in fin dei conti loro sono stati i nostri modelli per lungo tempo. Ci hanno cresciuto, amato e un cambiamento di rotta rispetto a quello che loro si aspettavano suona sempre come un tradimento del loro amore.

  5. Silvia ha detto:

    La tua riflessione generale è corretta, ma nel caso di Oscar e suo padre c’è un elemento che secondo me è fondamentale, ed è il ruolo, l’onore – non la dignità – e la convenzione. Una cosa molto arcaica, a mio modo di vedere, ma innegabilmente tipica della mentalità aristocratica “non illuminata”. Noblesse oblige, si direbbe. (Di cui un’altro riflesso si scorge nel divario tra la mentalità di André e quella del Generale, riguardo al matrimonio). Per noi è incomprensibile che un padre sacrifichi a tali valori una figlia – una figlia, noterei, cui vuole bene (perché a modo suo, il Generale ama sua figlia, e amio parere è chiaro anche nel manga e nel cartone). Come, peraltro, ci è incomprensibile la mentalità che impone alle vedove indiane di gettarsi sulla pira del marito, o ai padri musulmani di uccidere la figlia che vive all’occidentale. Aggiungerei, inoltre, che nella scena che dici la Ikeda, e Dezaki, non hanno potuto evitare di aggiungere un pathos tutto “giapponese” che, sempre secondo il mio parere, era inevitabile trattandosi di “questione d’onore”.
    Poi c’è l’altro piano che tu poni. “Perché un padre arriva al punto di vedere la figlia solo come strumento?”
    A me piace giocare con le parole, perché trovo che spesso nelle loro radici ci siano chiavi utili a capire. Tra padre e padrone, in italiano, enigmisticamente, c’è una relazione di falso accrescitivo. Che significa che le due parole non sono semanticamente legate. Il padre non è padrone. Non sta nel suo significato. E’ una distorsione. Tra padre e padrone, poi, c’è un ON di differenza che suona come il “the one” inglese. The one, l’unico. L’unico che conta, è lui, nessun altro. Egoismo puro. E il motivo non è il figlio, ma lui stesso. Il figlio lo vede in rapporto a lui, come una sua estensione, una sua proprietà, di cui può disporre e che deve controllare. Il padre, invece, sa capire che i suoi figli non gli appartengono. La relazione tra padre e figlio non è di proprietà.

  6. annalisa ha detto:

    Post interessantissimo.
    Anch’io mi sono sempre chiesta, visto il carattere di Oscar, come mai lei in quell’occasione non si sia ribellata alla volontà di suo padre. Certo, lei sa che l’ira del genitore non nasce direttamente da lui ma dal fatto che lei ha disubbidito ad un ordine dei suoi superiori.
    Quindi, il fatto che sia Oscar ad aver commesso per prima un errore, potrebbe essere una sorta di giustificazione che lei da a se stessa per non ammettere che invece è proprio suo padre a volerla punire e a volerla uccidere. Credo che una cosa simile sia piuttosto difficile da accettare per qualsiasi figlio.
    Giustifica la rabbia di suo padre perchè sarebbe troppo doloroso ammettere che suo padre possa essere crudele al punto da volere la sua morte per non aver rispettato degli ordini.
    Non è suo padre che commette un errore quindi e lui può giustamente essere arrabbiato con lei. Per cui non si ribella, chiede solo di poter rimandare quella sentenza almeno per poter salvare i soldati della guardia che sono stati arrestati. E piange solo quando suo padre le dice che anche lui, dopo di lei, si toglierà la vita. Piange non per se stessa ma perchè lei sarebbe la causa della morte di suo padre.
    In tutti i casi sembra non voler ammettere con se stessa che è proprio suo padre che sta per ucciderla e che è proprio suo padre – che potrebbe benissimo non arrivare a tanto – ad essere così spietato con lei. Non solo non si ribella ma non si arrabbia neppure.
    E’ una questione insondabile per me il rapporto tra Oscar e suo padre.
    Quasi che il generale abbia due personalità: una è quella del generale, del militare fedele alla corona. In questa lui è inflessibile. Si accanisce contro Oscar ogni volta che lei cerca di non adeguarsi ad un ordine ricevuto (vedi l’ordine di indossare l’uniforme, oppure quello di restare confinata in casa a subire la finta punizione imposta dalla Regina Maria Antonietta, oppure ancora quando Oscar non esegue l’ordine di far uscire i delegati del popolo dalla sala dell’Assemblea Nazionale). Sono tutte occasioni “pubbliche” in fondo, in cui lei è un militare e lui, in quanto suo superiore – forse non diretto – vuole che non ci siano diserzioni di sorta. Poi però c’è l’altra personalità: quella privata. Non ricordo esattamente quale fosse la puntata ma l’episodio era quello in cui la principessa Maria Antonietta andava per la prima volta a Parigi. Il generale confida ad Andrè di essere preoccupato che la vita che ha imposto ad Oscar possa esporla a troppi pericoli e questa è la stessa preoccupazione che ha quanto tenta di farla sposare. In previsione di tempi burrascosi il generale prova a “salvare” sua figlia. Eppure non riesce ad andare fino in fondo di fronte alla sua ribellione. La lascia libera in un certo senso anche se poi è pronto ad ucciderla quando tradisce gli ordini ricevuti. Un vero rompicapo, oltretutto ancora più complesso se poi si va a vedere qual’è il comportamento di Oscar nei suoi confronti. Credo che le sue lacrime fossero sincere quando viene a sapere che suo padre era stato ferito. La disperazione era veramente palpabile. E questo significa che lei non solo non si ribella, ma gli vuole bene. Non credo si tratti di una forma di rispetto dovuta al semplice rapporto di parentela e in un certo senso è comprensibile…è stato lui a seguire la sua educazione, a decidere la sua vita. Nel bene o nel male non sono mai vissuti nell’indifferenza reciproca e in questo si sono condizionati a vicenda. Per quel che mi riguarda io mi sono rifugiata nella seconda personalità del generale. La prima è veramente troppo angosciante e mi chiedo se lui sarebbe andato fino in fondo se non fosse intervenuto Andrè.
    Quanto alle ultime domande, direi che le risposte sono aimè tutte affermative. Ovviamente qui parlo per esperienza personale. I genitori hanno il potere e la capacità di plasmare il carattere, le inclinazioni e i difetti dei figli. Nel bene e nel male. Sia amandolo sia odiandolo, non si potrà mai spezzare il legame che unisce un figlio ad un genitore e anche nel tentativo di emanciparsi da loro si finirà sempre per elemosinare uno sguardo, una parola o un gesto di approvazione. L’unica nota di ottimismo mi nasce dal fatto che dagli errori dei propri genitori si possa poi imparare a non farne come genitori e quindi a rispettare i figli in quanto persone e non come un prolungamento di se stessi.
    Ciao

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