Da Alessandra e Laura (emendatrix dei testi ^_-;) Tra gli epigoni del niveo stallone – viaggio nel panorama pseudo-oscariano

Ad Alessandra sono capitati tra le mani i tomi di un autore, poeta e critico, altresì attivo nel panorama della scrittura fucsia, che si è pregiato di rifarsi ai nostri personaggi, per scrivere diverse opere delle sue, presto pubblicizzate tra i suoi pari e presto raccolte nei suddetti tomi. Alessandra ha recensito e inviato a Laura, la quale si è rifiutata vieppiù di leggere i tomi suddetti, ma si è offerta di emendare, scopo blog, riducendo ad italica recensione il pensiero della nostra inclita autrice Alessandra e mantenendone i memorabilia, LOL.
La temperie da cui scaturiscono esse, delle what-if, è la più dotta, essendo l’autore addentro al ben noto sistema universitario italiano e non solo, anche editoriale! Quindi egli vanta, a suo credito, ricerche storiche dalle quali sostiene di essersi dipanato per esercitare, nella sua mente, quella imprescindibile opera della fantasia necessaria a creare una storia legata alla Rivoluzione la cui protagonista sia una donna che veste da uomo in ciò costretta dal papi e amata e amante di popolano gonadicamente super-munito e ovviamente cecato.
Sì, e i nostri vi vengono vieppiù descritti in modo cripto-riconoscibile, quale solo la profonda arte della scrittura saprebbe!
Chi non riconoscerebbe l’epigono di mille fanfic da noi recensite nell’Andrè l’aperto, anzi, laperto (non André, quello del francese corretto, con l’accento acuto e la e chiusa -__-), il moro con gli occhi verdi che, cieco, vede, guarda, balla, immancabilmente non vede però bene la geografia perché si sorprende che in Svezia faccia freddo (no, non ha letto né Larsson né Mankell), che, ad una ispiratissima e accorata frase della sua lei (afferma che le viene una stretta allo stomaco), che non si chiama Oscar ma ha lo stesso cognome, però col patronimico con la maiuscola, per la grandeur, si sa, prontamente contropropone di venirle (non una stretta allo stomaco, ma) in bocca. Per la serie: “Poche chiacchiere e veniamo al dunque”.
E come si fa a non riconoscere lei, la nostra amata, che, stavolta figlia unica e in marina (vi ricorda più di una fanfic ispirata ad una frase di Oscar dell’ep. 28? In particolare quella del baby-doll?), proprietaria di un unico vestito da donna, oramai cinquantenne, scambia la menopausa, inopinatamente presentatasi come svenimento involontario, per qualcos’altro e, scornata, si lamenta di restare sempre (???) ingravidata nei momenti meno opportuni (???)…

E come non si può non riconoscere la nostra, la colonnella, nella signora che, alla Bastiglia, ci informa l’autore, forte delle fonti storiche consultate, comandava un cannoncino; o in quella generosa amante che, colta, stavolta, tardivamente dalla tisi e dagli scrupoli, si reca dal cerusico che, elargendo con pacatezza e gentilezza consigli su sintomi e terapie, vorrebbe analizzare quanto ella sputa e, anzi, consiglia, di evitare che Andrèaperto tocchi ciò che è stato bagnato dal liquido che ella emette. Si colma, qui, l’importante vuoto di come la nostra non abbia attaccato la tisi ad André nella storia originale.
Eppure, anche qui, tristemente, in due righe nette di intensa, condensata drammaticità, la nostra diparte, lasciando Andrè l’aperto, l’innamorato, novello vedovo, che, pure, quale ineffabile arzillo papi, mostra indicibili doti di recupero nel mentre si trova, dopo pochi mesi, un’amante! Daje col pasticcone blu!
E Alain, come non riconoscere la vulgata alainiana nell’uomo invitato a venire tra le braccia, nel mentre la gentile invitante spalanca immancabilmente le gambe? L’uomo il cui sesso troneggia entro le cavità o labbra, qualsiasi esse siano (il dubbio sorge lecito, a leggere la frase), delle gentili protagoniste?
L’uomo le cui mutande (sic!) sono le più frequentate del panorama, tra mani e affini, e che intenerisce la gentile metà con la descrizione della propria incapacità di resistere, a tali frequentazioni, poiché l’attrezzo troppo gli si ingrossa. Povero caro… Per non parlare dell’uomo il cui arnese troneggia, nel momento del suo massimo esponenziale, ristretto nelle suddette mutande.
Che dire, infine, degli incalzanti e succulenti dialoghi, costellati di virgole che marcano copiosamente il vorticante cambio di soggetto grammaticale entro la stessa frase o separano il soggetto dal predicato (come a dire “Alessandra virgola è un’autrice” e, ferocemente, il relativo dal suo antecedente; delle particelle pronominali, insomma, di uno stile che rispecchia pienamente il tenore delle odierne produzioni analoghe.
Del resto, a usare in modo artistico la punteggiatura avevano cominciato Proust e Joyce nel secolo scorso.

In fede, Alessandra (et emendatrix Laura).

PS. Se volete scambi sull’argomento, anche al di fuori del blog, scriveteci.

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5 Responses to Da Alessandra e Laura (emendatrix dei testi ^_-;) Tra gli epigoni del niveo stallone – viaggio nel panorama pseudo-oscariano

  1. lauraslittlecorner ha detto:

    Secondo me può benissimo essere che l’autrice abbia fatto lo stesso con altre storie tratte da cartoni o simili. Non conoscendo la sua produzione, non possiamo sapere se non abbia prelevato tale giovane rampollo Granchester e infilato in qualche disavventura, idem tale Lowell con Abel e Arthur come rivali, tutti dietro alla figlia di un deportato o ripreso Jeanie dai lunghi capelli (di cui hanno fatto l’orrendo remake diversi anni fa) o Isabelle de Paris…

  2. lauraslittlecorner ha detto:

    Ognuno è libero di leggere ciò che crede. Penso solo che di certe cose non è opportuno parlare, anche se – ha ragione Elena – esiste un diritto di cronaca nel riportare tot notizia e, – ha ragione Alessandra -, esiste un diritto di critica, perché si finisce per far loro pubblicità.

  3. annalisa ha detto:

    Io ne avevo pescata un’altra girovagando in rete. L’autrice è una donna e il c.d. romanzo è ambientato durante la Rivoluzione Francese. Qui i riferimenti sono apertamente ai nostri: André si chiama Andrè (aperto!!!! troppo carica questa precisazione) mentre lei – ossia “l’innominata” – ha un nome differente, femminile, ma comanda la Guardia Nazionale e nel 1793 sarebbe stata reintegrata niente meno che…in “Marina”! Evidentemente il fascino del mare attira, però mi pare che gli scopiazzamenti a questo punto siano alquanto monotoni! O l’esercito o la marina…Che fantasia. Ci sono anche personaggi realmente esistiti e la storia prosegue fino al periodo napoleonico. Non ho idea di come sia scritto il romanzo, io ho letto solo la recensione. Se l’autore di cui dite circola negli ambienti dell’università, mi viene da pensare…povera università e poveracci gli studenti che dovessero avere a che fare con certi autori… Mi sa chi ci vorrebbe un bel Comitato di Salute Pubblica, magari con dei nuovi Saint Just che facciano piazza pulita di tutti gli attentatori alla lingua italiana, la sintassi, la grammatica, la storia ecc. ecc. Io chiedo scusa fin da ora ma posso sapere che cos’è la scrittura fucsia? Grazie

  4. Silvia ha detto:

    °_°
    liceat citare Manzoni, “cecidere manus”…
    parvemi che anziché risciacquare i panni (rectius, le divise, evidentemente tolte ^^) in Arno, l’inclito autore innominato (e tal rimanga, per quanto mi riguarda!) abbia abbondantemente immerso la lingua (eh beh ^^) nella cloaca massima…
    in sintesi: ma come si fa a scrivere certe stronzate? e peggio: come fanno i suoi lettori a leggere queste cose?? (quesito che, sinceramente, mi pongo anche per i libri di Moccia e Fabio Volo ^^).
    Non è questione di ortodossia per la storia, ma di buon gusto… -___-
    LOL, sono drastica, io più che il recensore di codesto autore farei il censore (Delenda virgola oportet)….

    • lauraslittlecorner ha detto:

      Propongo il Dash, l’Amuchina concentrata, il Lysoform – oggi mi sento di pulizie ^^ -. Anche io mi chiedo come possano trovare lettori certe robe, Lady Oscar o meno. Certo, ognuno è libero di leggere ciò che crede. E noi di farci una sana risata. ^_-;

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