Gli occhi di André

Mi ha sempre sorpreso che, col progredire della sua cecità parziale, André sembri sempre meno attento nei confronti di Oscar. Fatto salvo l’episodio di Harouncourt, in cui riesce ad afferrarle il polso nell’esplosione (e quanto mi sarebbe piaciuto vedere la scena del momento in cui lo fa), lo vediamo sempre più distante (dev’essere l’interpretazione dezakiana dello sguardo lontano della Ikeda), meno pronto. Di fatto è Alain che lo spinge a seguire Oscar, complice un calcio assestato, dopo l’episodio dell’Assemblea nazionale, cosicché André è presente e può aiutarla a fuggire. Tocca alla nonna far capire ad André che è il caso di controllare cosa sta combinando il generale con la figlia. E’ Alain che fa notare ad André che Oscar è pallida. Alain sembra molto più presente, segue Oscar, come un sostituto di André. E’ come se, nella scelta ,dell’anime, che si svolge tutto in tono minimale, minore, a livello dei sentimenti, André sia sempre più stanco, arrivi sempre più devastato, per la sua situazione personale, alla resa dei conti con Oscar, e, quindi, sempre meno attento, più perso dietro i suoi pensieri, le sue cose. Alain, in questi frangenti, gioca come gli occhi di André.
P.S. Mi scuso con tutti quelli che scrivono, ma sono in full immersion fumetto e, conseguentemente, ho poco spazio a disposizione. ^_-;

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5 Responses to Gli occhi di André

  1. lauraslittlecorner ha detto:

    Bella – e significativa – quella scena, vero? Venire con te. Pochissime parole. E via.

  2. Raffaella ha detto:

    Ti dirò, il comportamento di Andrè nei soldati della Guardia mi ha sempre destato delle perplessità.
    Anch’io lo vedo distante da Oscar e tra l’altro mi dispiace sempre un sacco vedere la scena di Alain che gli dà un calcio per incitarlo a seguire Oscar nell’episodio dell’Assemblea Nazionale.
    Mi chiedo quanto del suo comportamento sia dovuto alla progressiva cecità e quanto alla volontà di lei di non appoggiarsi più a lui.
    Perché Oscar in effetti gli dice questo, ce la vuole fare da sola. Ed io credo che lui rispetti questa sua volontà, la lasci agire come crede e intervenga solo nei momenti in cui la situazione si fa particolarmente pesante.
    D’altronde, se ci pensiamo bene Andrè la lascia andare da sola anche all’interno del convento di Saverne, da Jeanne. E accorre solamente quando “sente” che Oscar lo chiama.
    Poi, è perché gli ha detto qualcosa Alain che Andrè in una delle puntate finali le dice “Che cosa mi nascondi? Ho perso un occhio ma riesco ancora a leggere dentro di te…parla”
    Piuttosto, quando Andrè (dopo il calcio di Alain) raggiunge Oscar all’interno del comando, lei gli chiede cosa vuole e lui risponde “venire con te”. Lei non batte ciglio, si lascia seguire.
    Sperava che lui lo facesse? Immaginava che lo avrebbe fatto? O semplicemente lo accontenta?

  3. Michela ha detto:

    Sì è vero… ricordo bene la scena del calcio che Alain gli assesta perché André corra in soccorso di Oscar… e anche il suo fargli notare quanto sia pallida…. Anche io lo vedo, con l’avanzare della sua cecità, sempre più perso nei suoi pensieri, sempre più “devastato”, un termine molto azzeccato direi, Laura.
    Ma forse, come dice Silvia, gioca anche in questo il desiderio di Andrè di non pesare su Oscar, anche se – di fatto – la sua è stata sempre una presenza discreta, la sua ombra negli anni, ma prima vigile e accorta, ora non più.
    E questi suoi pensieri sembra di sentirli, di vederli: Dezaki è anche qui straordinario nel tratteggiare, episodio dopo episodio, un André macerato, sempre più consapevole di un ineluttabile destino di cecità, ma saldo al suo posto, accanto a lei, sempre, e comunque. Il cui unico vero terrore non è perdere la vista per sé ma per lei: non poterle essere più di aiuto, non poter essere più per Oscar quello che era sempre stato. Come tu Laura hai perfettamente raccontato nel tuo Alternate BK.
    Ed è proprio questo a rendere tanto struggente la sofferenza di André, a sottolineare una volta di più del suo immenso, assoluto e incondizionato amore per Oscar, e a rendercelo sempre più unico e caro.

  4. Silvia ha detto:

    Io invece l’ho vista (LOL…) diversa… secondo me è stato un espediente registico per concentrare l’attenzione su Oscar, per rendere “avvertibile” (anche visivamente/scenicamente) quanto lui fosse indispensabile per lei; e secondo me è anche una prospettiva molto umana a latere Andrei, che cerca di distaccarsi da Oscar o più probabilmente, di non pesarle; lei gli aveva detto che, entrando nella Guardia, non avrebbe più avuto bisogno di lui… e lui infatti sembra trovarsi al suo fianco “casualmente”; come se, da un’altro lato, fosse il destino a predisporre la sua presenza, anche tramite Alain o la nonna.
    Alain, poi, aiuta André a non sentirsi menomato, come un vero amico farebbe. A me piace molto l’Alain di Dezaki, guascone e leale; quello Ikediano, invece, mica tanto (mi pare sbruffoncello e immaturo)….

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