Stalla o soffitta?

31 agosto 2012

Dubbio amletico. Da sempre consideriamo il luogo in cui, bambini, Oscar e André si rifugiano, nel film di Demy, la stalla. Complici la scena subito prima, e la paglia. Lì poi si svolge la scena d’amore.  Quando, la scorsa estate, Alessandra ed io scrivemmo i rispettivi essay sul film, non avemmo dubbi. A volte, però, mi capita di chiedermi se, invece, non fosse la soffitta. La mitica mansarda ante litteram! ^_-

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à tous les…

29 agosto 2012

A quelli che usano senza consenso i nostri disegni. Che ci invitano a “farci una vita” se ce ne lamentiamo. Vorrei rispondere: VERGOGNA! Prendereste senza permesso un oggetto dalle nostre case? Il file stealing senza consenso è la stessa cosa! Vorrei rispondere anche: altro che se ce l’abbiamo una vita!


Strategie e sensi di colpa

14 agosto 2012

Elena sostiene che la galoppata da Montmartre, per quanto impossibile, sia una bella trovata scenica. Io, da, tempo, penso da che Oscar come stratega sia un pelino scarsa. Praticamente incasina i soldati, li infila in una situazione senza uscita, André muore non dico per colpa sua ma quasi.

Non si sarà sentita in colpa? Sì, nella notte, si sente in colpa per non aver ricambiato prima il suo amore. Cioè salta la contingenza e va dritta alla radice del problema. E fa bene. Ma, a pensarci, non avrebbe dovuto farsi venire il dubbio che, comandando diversamente, non avrebbe fatto decimare la Compagnia B? Era troppo duro ammettere di essere stata incapace? Di aver sbagliato?

È diverso sentirsi in colpa come donna e come militare? È diversamente grave, ai suoi occhi?


Raccomandazioni

14 agosto 2012

Beh, che Oscar sia una raccomandata all’italiana ci è noto. Figlia di, protetta di, si arriva a stravolgere ed evolvere le norme per consentire a una donna di lavorare. Fingendosi uomo, va bene, ma tutti sanno, praticamente, che è una donna. Anzi, i nobili in questo senso si dimostrano parecchio più evoluti dei collerici e trogloditi Soldati della guardia, che, in questa versione, sarebbero da prendere a calcioni tutti, Alain in primis. Ma il Grandier? Lui no, non si potrebbe certo definire raccomandato. Eppure… nel film il generale prima lo scrittura come badante e compagno di giochi della figlia, indi, trascorsa l’utilità temporale del ragazzo, lo infila nelle scuderie reali. Lui non apprezza, ma il lavoro glielo trova. Due volte. Nel manga è il generale a spedire André, con tanto di raccomandazione, a far da balia ad Oscar in mezzo ai Soldati della guardia. Nel cartone, il Grandier si fa da sé, orgogliosamente. Dezaki l’ha reso la coscienza sociale di Oscar, ergo il nostro va, fa, disfa, apprende e trasmette alla nostra. E, appunto, dovendo farsi da sé, cosa fa? Si fa anche lui raccomandare, ma da Alain, anche lui ricorrendo all’italico metodo: amico di, figlio di falegname…


Silenzio

2 agosto 2012

A volte il web è il tempio del cattivo gusto. Alcuni di noi, stamattina, ep. 39 in onda, hanno taciuto, sospendendo le attività e i commenti sul web. Io ho preferito non vedere proprio l’episodio. Questione di scelte personali. Però devo ammettere che, al di là del mio riserbo, mi ha fatto impressione, stasera, rientrando, vedere che, in veloce rincorsa ad adeguarsi, erano spuntati banner o immagini del profilo prontamente adeguati all’episodio e a cotanta dipartita. Ho provato un senso di disagio, perché questa corsa celebrativa ad essere in linea con, ad “interpretare” il tema dell’episodio, una volta di più, mi ha dato il polso di un mondo fatto di apparire, poco profondo, di “mettiamo le foto di”, “adeguiamo alla puntata”, mentre, se si fosse davvero partecipi del senso del 39, diverso contegno sarebbe appropriato. Per carità, parliamo di un cartone, una roba finta, e queste sono le mie personali sensazioni, ma, proprio perché tanto amato ed apprezzato, andrebbe maneggiato con più cura. Io, di fronte al 39, a meno che, come Fiamma sa, non mi metta in testa di vederlo in modo goliardico, provo sgomento, tristezza, perdita; non il desiderio di celebrare. Perché per me è una perdita. Ancora oggi, dopo tanti anni.

 


Non ti deluderò mai – 37

1 agosto 2012

Ieri sera Fiamma, nella sua pagina Facebook poneva una interessante domanda a proposito dell’ep. 37 e, in particolare, come mai André, pur sapendo di non vedere, si ostini a descrivere il ritratto. Ci pensavo, stanotte, stamattina. La risposta ce la dà la Migliavacca, nel Romanzo di Lady Oscar. Sono gli altri a chiamare André, che se ne sta in disparte. È Oscar che, presente, silenziosa, quasi domanda. E lui, che non vuole deluderla, risponde. Azzarda una risposta per non deluderla, per esserci,per lei, per que ll’ennesima volta. Tanto, lo sa, più che il contenuto reale, conterà quello affettivo, quello che riuscirà, tra le parole, a far passare, l’affetto, immenso, lungo, per lei. Non credo sia voglia di tradirsi, di dire esplicitamente, sia pure per vie contorte, io non vedo quasi più (cito la versione “Insieme per sempre”). Perché, fino a quella mattina, lui continua a scrivere, nella penombra, il suo diario. Non vede bene a tratti… e, sempre in accordo alla Migliavacca, anche la morte di André si inscrive in questa testarda volontà di André di non mollarla e, soprattutto, di non deluderla, di essere sempre all’altezza. Morto per non averla voluta abbandonare, lasciare sola. Quanti degli amori, delle amicizie, deludono? Quanti scogli, normalmente, un buon rapporto, solido, consolidato, deve superare? Oscar da André non è stata mai delusa, neanche, a ben pensarci, nella scena del 28, strappo camicia. Perché, sia pure in un modo molto rude (ma se fosse stato con un bigliettino, con una rosa, ci avrebbe colpito così tanto?), lui, l’amico di sempre, è vero, tradisce un pezzo del sentimento che finora ha lasciato esistere tra di loro (o, meglio, del tacito accordo tra loro di non parlarne), ma quel pezzo, in realtà, lo sta scoprendo come ancora più profondo: le sta solo rivelando che non c’è nessun tradimento dell’amicizia, ma che è sempre stata, solo, amore.