Buon onomastico!

30 novembre 2013

Al nostro mr. G! 😉


Site updates & Liberté 2

28 novembre 2013

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http://digilander.libero.it/la2ladyoscar/Updates/last_updates.htm


da Laura: Fanworks in Progress

25 novembre 2013

Tre lavori in corso. Fuori, nevica dal pomeriggio. Postazione di lavoro rimediata in soggiorno visto il freddo nello studiolo.

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Un senso di offesa – ep. 40: le vite degli altri

23 novembre 2013

Non so come altro descriverlo. Stavo lavorando alle illustrazioni di Fanworks, un Alain da lunghi mesi meditato, quando sono andata a riprendere le sue immagini del cartone e, ovviamente, quelle bellissime degli ultimi episodi. Così, per forza di cose, sono capitata in quelle di lui che incontra la premiata coppia B&R, altrimenti detti “i becchini”, quelli che seppelliscono tutti. Ebbene, ho provato un senso di offesa, a vedere quei due, sopravvissuti, che, come se niente fosse, si presentano bel belli e indenni da lui e pretendono di estorcergli ricordi, vita, passato, il tutto allo scopo di cannibalizzarlo e farne una storia, “raccontare la storia di Oscar e di André”. Come se la scrittura possa rimediare loro il lasciapassare di latrare le storie altrui, senza il rispetto che i ricordi meritano. Certo, è vero che quello è un mero éscamotage narrativo, magari romantico, così noi spettatori pensiamo “Ecco da dove è arrivata la storia”… ma a me fa tristezza il gesto in sé, l’arroganza di andare lì e rubare i ricordi di una persona, estorcerli – Alain non ha chiaramente voglia di raccontarli – e poi appropriarsene, farne un’opera propria. Sarò forse troppo sensibile, ma a me pare un abuso e mi fa tristezza. Che Bernard racconti e usi la sua vita, che strumentalizzi qualcos’altro, non i ricordi e le vite degli altri.


Corriere.it: Oscar, la più bella

22 novembre 2013

http://www.leiweb.it/beauty-cartoon-401770126109.shtml?intcmp=bellecartoon_vasc_211113_corriere_in


Epopea lavanderina – computer, spese e affini

20 novembre 2013

La vendetta del decreto 30 aprile? >_< Non voglio neanche pensarci! Un incubo! Aggiornamenti sull’epopea lavanderina. °_°;
Allora, ripararla costa 200 euro, devono cambiare il motore (rotta l’elettropompa), ma il tecnico dice che, vista la media di una rottura all’anno (calcolata sui foglietti di intervento lasciati, ma è capitato che non li lasciasse perché erano re-interventi dopo il primo e quindi le rotture sono di più), conviene cambiarla, anche perché a loro poi costa lo smaltimento.
A meno che io non mi armi di muratore e idraulico e faccia creare uno scarico per l’acqua sulla parete opposta e portar dentro, da fuori, l’attacco acqua e gas, e quindi compri una free standing, i prezzi sono di quelle da incasso da 45 cm.
Ho sentito per una Bosh, preferisco non ricomprare della marca della precedente che mi ha dato tanti problemi (e la caldaia pure). Ovviamente una Miele sarebbe WOW, ma vabbè.
Più che altro, queste sono spese vanno a impattare su una situazione già calda.
Dall’estate non ho ancora potuto ricomprare un computer, non dico decente per la grafica (che, si sa, richiede più risorse e potenza), ma che sia qualcosa di più del Pentium IV datato 2004 che al momento ho in mano, che spesso non vede l’hd (di Maxi), che non legge i dischi masterizzati durante i backup del fumetto e a cui, delle 6 usb presenti, ne funzionano solo 4 (e incrociamo tutto). E’ una spesa schedulata il cui margine si assottiglia e la sua urgenza anche. Diventa l’emergenza minore, anche se, chiaro, a me un computer nuovo serve. Ma probabile che, se ci sarà, e non so quando, non sarà un mostro per la grafica, sarà solo un computer di risulta.
C’è, e non è prorogabile, l’assicurazione auto che scade il 26 novembre. Altra botta.
Concomitante il tagliando auto e lì si sa come va. La macchina va benissimo, ma tirano fuori l’impensabile.
A dicembre ci sarà l’Imu – o come diavolo si chiama ora – II rata. Più altre tegoline che preferisco non citare per privacy ma rischiano di caderci su next time.
Bolletta acqua, gas, Enel e Telecom.
Altro che computer nuovo! -_-
Non parliamo di tavolette grafiche. La mia, di II mano, me la faccio durare. Ovvio che quelle nuove sono tutta un’altra cosa e si pena molto di meno. Il disegno è immediato, non devi stare, come tocca a chi usa le vecchie, come me, a correggere continuamente il tratto a ingrandimenti folli. Ma tant’è. Costano, quelle più economiche, quanto stipendi che persone normali non hanno visto quasi mai o mai. E quelle meno economiche non stiamo a dirlo. Quando volli fare il dottorato, sapevo cosa rischiavo anche se allora mi sembrava la cosa più bella del mondo. Ed eccoci qui.
In fondo, è il manico che conta. E la passione e i sentimenti che, nel disegnare, si sanno trasmettere.


André aveva ragione…

17 novembre 2013

Mi ha sempre lasciato un po’ così, nel manga, quando André dice di Oscar (vado a memoria dall’edizione Granata, as usual) “Poverina… perché una donna deve stancarsi tanto?”. No, perché, in fondo, noi donne ci sentiamo potenti, siamo abituate a gestire questo e quello, ciotola compresa, come dice Luana, per due e più zampe, e quindi, come sarebbe che il nostro beniamino si preoccupa che una donna – come Oscar, per giunta! – si possa stancare? A me dava fastidio. Sembrava un pensiero un po’ paternalista. Come a supporre una presunta debolezza della donna. Ora, però, sinceramente, sto quasi quasi pensando che il nostro non avesse poi tutti i torti. Sarà che la lavastoviglie è rotta da venerdì 8 (dopo avermi allagato l’angolo cottura pulito appena qualche ora prima) e non c’è accenno a sostituirla, dopo una media di una rottura all’anno, con anni in cui le rotture sono state anche di più, una scheda logica sostituita, il tecnico che, la terzultima volta, ha sostenuto che i piatti vi si mettono sporchi – senza passarli sotto l’acqua – e mi ha invitato a lasciare lo sportellino del detersivo aperto così circola meglio -. Sarà che col glorioso elettrodomestico, in altri tempi, fare una pizza era uno scherzo: infili farina, sale, zucchero, lievito, olio e acqua nel food processor scegliendo quello tra i vari che preferisci, premi il tastino, dopodiché travasi nel recipiente aiutandoti con la spatola, copri con panno, metti in forno preriscaldato a 50°, sapendo che, tanto, avresti infilato tutti i giocattoli nella lavastoviglie e via (incrociando tutto: mica sempre funzionava, appunto…). Ora, invece, tiri giù un empireo di vari credi ad ogni pezzo in più che, lo sai, ti toccherà lavare (pure la spatola, maledetta!) e rimembri il voto radicale e femminista di tua madre e di tua nonna e ti domandi dove mai il femminismo sia finito. Lui e la lavastoviglie perduta, in buona compagnia, mentre immagini di rivoluzionare (appunto -_-;, in tema) tutta la cucina per metterne una nuova dall’altro lato e sfruttare, perennemente in debito di spazio, il vuoto che al posto della vecchia si creerebbe. Sarà che io detesto tutti i lavori di casa, in genere, e fare i piatti peggio (anche se uso i guanti, mi si spacca la pelle). Sarà che negli ultimi mesi vari oggetti si sono rotti e ancora devo ripristinarli (che vogliamo dire di due computer esplosi?). Ecco, forse ci vorrebbe qualcuno che, come Mr. G, capendo come ci si sente a smazzare piatti, cibi, zozzo, differenziata, gatti, ragnatele, allagamenti vari, a finire un fumetto facendo i salti mortali, ragionasse sul fatto che una donna si stanca. Anche se, lo ammetto, questi pensieri sono poco “oscariani”. ^_-;


Da Sydreana: L’arte della guerra

12 novembre 2013

    E finalmente ci siamo deliziate con le immagini di Liberté II ed abbiamo rivisto i nostri amati compiere nuove gesta in un luogo differente dalla nostra fantasia!
    Quante di voi fanno la hola? Vi vedo, siamo nella cosiddetta nicchia ma ‘sta nicchia è grossa!
    Perdonatemi il regime colloquiale – so che sarete magnanime e lo farete! – ma sono in vena di estendere le mie discettazioni sulla nostra materia preferita alla platea, senza limitarmi ad ammorbare la sola Comare Laura.
    Là fuori incombe la guerra, André è ferito non può accompagnare Oscar in missione, Oscar non può mollare, non è nella sua indole tralasciare di portare a termine un incarico, ma deve anche pensare al suo uomo. Il resto lo conoscete, se avete letto il fumetto e, se ancora non lo avete fatto – ma lo farete! perché siete gente di buon gusto – di certo non sarò io a spoilerare. Mi sono molto arrabbiata quando mi hanno spoilerato il finale de “I soliti sospetti”, giusto per citare un atto che reputo imperdonabile.
    Quello di cui voglio parlare parte da questo: là fuori incombe la Guerra, con la “G” maiuscola, come nelle missive e nelle opere di epoca vittoriana, a me, donna dall’anima decrepita, molto care. La maiuscola serve a immaginare un’enorme devastante figura retorica, giusto per sentirla incombere un po’ su di noi con il suo fiato stantio di denti marci, la puzza di sudore e di sangue rappreso. Che dite, ho reso l’idea? Se non l’ho resa continuo con le schifezze… profumo di decomposizione e effluvi di feci, giusto per essere sicura di aver dato della cosa l’immagine che ho intenzione di dare.
    Nella Guerra una parte decide a tavolino il modo migliore per annientare, tramite morte gratuita e distruzione sistematica, la propria controparte. E viceversa. C’è qualcosa che giustifichi questo e le cose schifose sopraccitate?
Non credo.
    Ma la situazione politica era tale che…
Non credo lo stesso.
    Era impossibile giungere a una mediazione…
Non credo idem.
    La soluzione non poteva risolversi diversamente…
Non credo parimenti. Cambio solo l’avverbio e per ora mi fermo perché non mi va di andare a ravanare altra roba nella lessicografia dell’Accademia della Crusca.
    Il fatto che non bastino giustificazioni al riproporsi dell’enorme devastante figura retorica di cui sopra, non impedisce certo che essa esista. Di questo prendiamo atto fra le tante cose che non è un bene che esistano, come l’idiozia ad esempio. Esiste e non accenna a crepare, poiché l’uomo non impara dai suoi errori, ma qui mi si spalanca di fronte l’abisso delle ovvie ovvietà (anche se mi chiedo: se ‘ste ovvietà sono davvero tanto ovvie, perché ad esse non segue mai un’azione coerente?) Mi limito a ricordare che il progresso ha solo modificato le modalità della Guerra, senza liberarne l’uomo che si crede tanto intelligente. Stop.
    Allora la domanda sorge spontanea: ma noi che ammiriamo Oscar ed il suo coraggio stiamo smaniando forse per una storia di Guerra? Perché questo mi preoccuperebbe!
    Ci ho pensato, perché la cosa mi lasciava un po’ sgomenta, riflettendo su quale responsabilità senta Oscar riguardo al portare a termine la sua missione, che è una missione da militare. Lei è un militare, seppur arrivata fra i militari per un percorso deviato.
    Considerate che questi pensieri solo saltati fuori poiché recentemente mi sono gingillata con “L’arte della Guerra” di Sun Tzu. Non voglio dichiarare guerra a nessuna nazione e a nessuna minoranza etnica, lo giuro! Ero solo intenzionata ad approfondire questioni puramente culturali e strategiche, visto che è un testo apprezzato anche in settori in cui non sono richiesti sgozzamenti o sparamenti, tipo il marketing (che magari fa altri danni, dentro il portafogli di solito, ma non comparabili).  
   Approfondendo l’argomento ho apprezzato il fatto che perfino lo stesso Sun Tzu, eminente esperto in materia di belligeranza, saggiamente consigli: “Sconfiggere il nemico senza combattere è la massima abilità”.
   Di Oscar cosa ci affascina?
   La sua integrità che le fa rifiutare barilotti d’oro, che la lega responsabilmente alla parola data a rischio della propria vita, di lei si ammirano il coraggio e la determinazione nel perseguire un obiettivo e nel procedere sulla strada che, a rischio di molte certezze, si è reputata dopo un lungo travaglio giusta.
    Non la propensione a tagliare qualche gola altrui e qualche garretto qua e là.
    Lady Oscar è una storia di Coraggio, un Coraggio che dà Battaglia per la difesa dei propri Diritti. Diritti di Donna e di Cittadino.
    Una Battaglia per essere quello che si è, indipendentemente dal fatto che si abbia in mano un fioretto o uno schioppo o una penna o il ventaglietto di piume per andare al gran ballo.
    Una Battaglia per i Diritti dei più deboli e dei dimenticati, quelli di cui canta il mio adorato mendicante, quelli di cui Oscar si accorge progressivamente nella sua crescita, mentre esce dal bozzolo dorato della sua condizione di nobile, anche grazie ad André.
    Sì è questo che mi ammalia ed ipnotizza ogni volta che lo ritrasmettono e becco un fotogramma e resto incollata! E dico “Ok, guardo un pezzo” e poi me lo vedo tutto. Mi ipnotizzano la Coerenza, il Coraggio di affrontare il nemico, ma anche di cambiare idea dopo che si è toccato con mano, di dar Battaglia per creare qualcosa di migliore. Non la valorosa guerriera che stupisce tutti con scatto felino ed agile mossa, che fa effetto, ma distrae molto da quello che in realtà è: chi sceglie alla fine di un processo interiore cercato volontariamente e sa di aver scelto consapevolmente.
    Questo io lo sento fortissimo nella cupa poesia del cartone, meno nel fumetto in cui i personaggi sono più nervosi e dove la Ikeda è più impegnata a far scorrere la Grande Ruota della Storia, che appiattisce ogni uomo o cosa su cui scivola, fino a ridurlo a nulla.
Anche voi sentite questo?
Vi colpisce più il cuore del fioretto?


Site updates: Liberté 2

11 novembre 2013

Scrivi qui i tuoi pensieri… (opzionale)

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http://digilander.libero.it/LittleCorner/Maindoujinshi.htm

Disponibile dal 30 settembre 2013, 68 pagine, dedica di Massimo Rossi

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Amico mio, mia giovinezza (Il mio miglior amico)

9 novembre 2013
Oscar parla di André come suo miglior amico. Fersen contraccambia con Oscar usando la stessa espressione.
André e Giro, invece, che sembrano più diretti nei sentimenti, sia pure contorti, di amicizia non parlano. Anzi, se ne guardano bene. Alain neppure.
André, Giro ed Alain sono i tre che si dichiarano.
André vive per vent’anni e passa accanto ad Oscar. Il suo imprinting infantile dev’essere stato con lei, la dispotica ma affettuosa figlia del capo. Cosa avrà provato nei suoi sentimenti? Amicizia, sicuramente, ma allora perché non si esprime definendola “La mia migliore amica”? Forse perché la consapevolezza del sentimento di amore verso di lei ingloba da molto presto il sentimento dell’amicizia.
Amicizia, complicità, condivisione tendono a far parte del sentimento d’amore. Forse per questo, dunque, André non sente il bisogno di specificare che Oscar è la sua miglior amica. L’amore lo ingloba e, dunque, forse lo dà per scontato.
Forse.
Siamo tentati a supporre di sì. André viene rappresentato come un personaggio riflessivo che, perlomeno nell’anime, va a mitigare il focoso carattere di Oscar. Meno riflessivo, più verboso certamente, ma ugualmente mitigatore (la scena della carrozza con Oscar che fa letteralmente fuoco e fiamme di fronte all’omicidio di Pierre) anche nel manga, con i suoi pensieri su di lei (belli, peraltro). Eppure non sente il bisogno di affermare una scala di valori nell’amicizia.
Forse è vissuto solo in un giro ristretto e le amicizie latitano.
Forse ha confuso amicizia ed amore ed ecco spiegata la sua più che ventennale super-infatuazione.
E se, invece, una miglior amica l’avesse avuta? Al di là di Oscar?
O un miglior amico (perché siamo sempre portati a suppore che, essendo il miglior amico di Oscar, debba per forza avere un’amica donna e non uomo)?
Agghiacciante scenario. Soprattutto in prossimità di San Valentino.
A noi, non è dato saperlo, anche se immaginiamo (siamo onesti: immaginare non è esattamente il termine giusto, diciamo piuttosto scongiurare) tutti di no.
 
Tra parentesi: che belle quelle puntate di Capitan Harlock da cui prendo spunto per il titolo. Perché le realizzazioni successive non sono riuscite ad eguagliare quella malinconia, quei personaggi, quelle musiche, quel doppiaggio?