Un senso di offesa – ep. 40: le vite degli altri

Non so come altro descriverlo. Stavo lavorando alle illustrazioni di Fanworks, un Alain da lunghi mesi meditato, quando sono andata a riprendere le sue immagini del cartone e, ovviamente, quelle bellissime degli ultimi episodi. Così, per forza di cose, sono capitata in quelle di lui che incontra la premiata coppia B&R, altrimenti detti “i becchini”, quelli che seppelliscono tutti. Ebbene, ho provato un senso di offesa, a vedere quei due, sopravvissuti, che, come se niente fosse, si presentano bel belli e indenni da lui e pretendono di estorcergli ricordi, vita, passato, il tutto allo scopo di cannibalizzarlo e farne una storia, “raccontare la storia di Oscar e di André”. Come se la scrittura possa rimediare loro il lasciapassare di latrare le storie altrui, senza il rispetto che i ricordi meritano. Certo, è vero che quello è un mero éscamotage narrativo, magari romantico, così noi spettatori pensiamo “Ecco da dove è arrivata la storia”… ma a me fa tristezza il gesto in sé, l’arroganza di andare lì e rubare i ricordi di una persona, estorcerli – Alain non ha chiaramente voglia di raccontarli – e poi appropriarsene, farne un’opera propria. Sarò forse troppo sensibile, ma a me pare un abuso e mi fa tristezza. Che Bernard racconti e usi la sua vita, che strumentalizzi qualcos’altro, non i ricordi e le vite degli altri.

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