Bionda senza averne l’aria – by Guccini

31 dicembre 2013

http://digilander.libero.it/la2ladyoscar/Gallery/Laura/ofun.htm

Sere incredibili! Giovedì 26 Roberto Bolle, stasera Guccini! La rai si ricorda di noi (in epoca canone). Hanno fatto ascoltare “Autogrill”, una delle mie preferite. Difficile dire quale sia la preferita, perché amo moltissimo anche “Farewell”, e che dire di “Lettera”. E insomma, ma “Autogrill” è qualcosa di speciale, come “Verranno a chiederti del nostro amore” di de André, speciale per l’epoca, gli amori, le tristezze. Quando la ascoltai per la prima volta mi rimase in mente perché per me era la descrizione di Oscar: “Bella, di una sua bellezza acerba/bionda senza averne l’aria/quasi triste come i fiori e l’erba di scarpata ferroviaria”. E quando feci il disegno in link, erano proprio quelle parole che avevo in mente.

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Site Update – Auguri di Buone feste 2013 e Buon compleanno, Oscar!

24 dicembre 2013

http://digilander.libero.it/la2ladyoscar/Gallery/Laura/auguri_di_buon_natale_2013.htm

Quando avevo 13 anni, quel Natale, ero in IV ginnasio. Mio nonno si era ammalato da un anno e mezzo. Le cose erano cambiate, non vedevo più tanto spesso i fratelli di mia nonna, che consideravo un po’ la mia “famiglia”. Vicino alla scuola, dove poi c’è stato un forno e, ora, una  banca, c’era una cartoleria. Quando ero piccola, le cartolerie erano per me un mondo incredibile: si vendevano temperini a forma di libri, piccoli mappamondi, le prime gommine profumate, i Giotto piccolini versione anche da 12, che ora non si trovano più. Quel Natale, la cartoleria vicino alla scuola vendeva anche cose natalizie, così, per nonna e nonno, presi un piccolo alberello rosso, con le palline argentate, pure quei serpentoni piumosi sempre argentati, lo portai a casa loro e glielo inflissi. Sul mobile principale della sala. Va detto che loro hanno sempre accettato le mie botte di creatività. Per esempio, non ho più fatto il presepe perché, mio padre, l’ultimo che feci, disse che faceva schifo. Va bene, era fatto sul mio piccolo pianoforte, tutto con la carta argentata, la caverna e tutto. Era un po’ creativo, ma si capiva che era un presepe. Anche perché che altro avrebbe dovuto essere un affare del genere nell’ingresso di una civile abitazione sotto le feste di Natale? Quindi, da allora, quando, di corsa, il 24, mia madre, santiando, nel mentre cercava di barcamenarsi tra le richieste gastronomiche di mio padre per la cena della vigilia, scendeva nel fondaco a prendere “lo scatolone” e ne riemergeva affranta e mio fratello, che ci teneva, produceva albero e presepe, io cercavo di stare alla larga. Di fatto, anche ora non faccio né albero né presepe (faccio il camino con oggetti che amici, colleghi e lettori mi hanno regalato negli anni) e, non appena ho potuto sottrarmi a quella situazione, sono fuggita. In realtà, anche il pianoforte ha una sua storia. Quando mia madre era piccola, aveva un pianofortino vero, di legno azzurro, verticale, che lei suonava nel cortiletto di casa sua. Mamma era una bambina molto bella e nonna la teneva come una bambola. Mentre mamma suonava, un militare tedesco, non propriamente conciliante, entrò nel cortiletto, protestando perché la bambina suonava canzoni contrarie al regime. Esce nonna, escono le ragazze del laboratorio di nonna, si chiarisce che, evidentemente, la bambina, sta giocando, fine della storia. Io sognavo quel pianofortino, chiedevo a mamma dove l’avesse messo (tanti suoi giochi erano rimasti, li ho usati anche io, sono solo recentemente spariti dalla casa al mare), ma lei non ce l’aveva più e non so, ancora adesso, quante volte me lo sono immaginato. E così mi regalarono il mio, sempre azzurro. Ma era brutto, di plastica, faceva un suono dissonante, tutto dling dling… alla fine, siccome sono sempre stata abbastanza pratica, diventò il mio comodino, fino a quando, a 13 anni, nonna non mi regalò la mia camera, quella che uso ancora. C’è poi un altro Natale, quello dei miei 16 anni. Nonno era morto quell’anno. Ricordo che ero in soggiorno con nonna e mamma, il pomeriggio, guardavamo “Luci della ribalta” (nonno adorava il tema del film, “Eternamente”), avevo un quadernino piccolissimo e dei mini colori giapponesi, e ovviamente tentavo di disegnare Oscar e André in stile realistico (e anche un gatto). C’è un altro Natale che ricordo, quello di undici anni fa. Scrissi anche ad Alessandra che mi sentivo particolarmente scossa, commossa, non riuscivo bene a spiegarmene la ragione, le raccontai che avevo anche rivisto, con mamma, “Il ponte di Waterloo”, le avevo regalato “Il signore degli anelli” – di questo ho un ricordo molto vivido -. Mi ricordo di quando preparai il disegno di Natale per il sito, di quel periodo mi ricordo tante telefonate con Elena per definire il fumetto, io che studiavo e disegnavo fortezze, mura sbeccate, esplosioni, cannoni. Certe cose dei mesi successivi me le hanno ricordate Fiammetta e Andrea. Io non mi ero neanche resa conto di averle rimosse. Però, stavolta, ho voluto ricordare quel piccolo alberello rosso di tanti anni fa.


Bambole, non c’è…

22 dicembre 2013

http://www.animeclick.it/news/35630-in-arrivo-le-pullip-doll-ispirate-a-lady-oscar

Ancora dolls per i nostri… 🙂


A Matter of Colours

13 dicembre 2013

Quando, parecchi anni fa, iniziai a disegnare in modo più organizzato e sistematico, venne il momento di comprare dei colori più professionali. Io ho sempre adorato le matite colorate, ma, fino ad allora, non ero andata oltre un pacco da 36 Giotto acquerellabili regalate da un compagno di scuola per i 18 anni (ci colorai un fumetto di Capitan Harlock che avevo fatto – tra parentesi una delle estati più deprimenti della mia vita, quella tra la fine della III liceo e l’iscrizione all’università) -. Prima di allora, d’estate andavo alla Upim e compravo le Faber-Castell da 24. I ritratti di Berger che sono su Vetrina li ho fatti con quelle. Erano durissime, ma i colori erano belli. E, insomma, comprai, con un mostruoso investimento, dopo un primo acquisto non soddisfacente, un altro primo pacco di Artist, con l’intenzione, poi mantenuta, di integrarle. Ad essere sincera, integrai quelle e molte altre, fino a trovare le mie predilette (non con tutte le marche mi trovo bene). Amo molto le matite colorate, come gli acquerelli, i pastelli morbidi e le matite pastello, anche se tra i 16 e i 19 anni mi ero data anche alla gouache – quella che trovavo qui, ovvio -. E’ colpa di Catriona se sono stata precocemente affetta dal tarlo del realistico. Lei è stata la prima che ho tentato di ritrarre, sul Guglielmino del ginnasio. Ovviamente i miei libri erano affetti da glosse disegnate e la mia caricatura SD che avete visto nel fumetto è nata allora. Tra parentesi. Ovviamente, con quelle Artist, mi si apriva un mondo, perché la cartella colori era per me un vero e proprio viaggio nell’immaginazione. Quindi cominciai subito a pensare quali colori per Oscar, quali per André. Negli anni, avendo poi cambiato marche, cercando sempre più qualcosa che matchasse bene con me, con la mia mano, con la mia idea delle tinte, tanti colori li ho cambiati, ma quello degli occhi di Oscar, e, credo, anche di André – e anche dei suoi capelli – è rimasto sempre lo stesso. Quando lavoro, tengo sempre presenti quei due di allora. 🙂


Ripensandoci… – era ep. 35

11 dicembre 2013

In effetti non sono i poveri maschietti ad essere stati devastati dalla magnificenza totale di Mr. G, ma noi povere fanciulline, così abbagliate da tanto splendore da riuscire a rintracciarlo, anzi, perfino speranzosamente coltivarlo, in quasi qualsiasi esemplare maschile con risultati talvolta buoni, talvolta ottimi, talvolta catastrofici. Finirà, dunque, che detesteremo il Grandier in quanto massimo responsabile di un’incomparabilità non dico oggettiva e radicale, non dico ontologica, ma quasi? ^_-; E che dire di quel bel tomo di Alain?


Spleen – quando qualcuno tiene a te

9 dicembre 2013

Ecco un altro esempio di come il Grandier ha rovinato la piazza ai poveri maschietti. Dopo una prova simile, cosa potrebbero mai inventarsi, loro? E’ chiaro che nessuno chiede qualcosa sul genere “La ballata dell’amore cieco” di de André – LOL, realismo, please, siamo donne, non carnefici! -, ma un minimo di attenzione, almeno non superare la soglia della negligenza o del dato per acquisito. Non necessariamente un essere umano ha bisogno di sentirsi protetto, ma, a volte, in situazioni pesanti, sotto determinate condizioni, di fronte ad atteggiamenti di certe persone – a parte che fa piacere -, umanamente fa bene sapere di non essere negletti, che c’è qualcuno per cui conti e che riesce a sostenerti, magari con uno sguardo, una parola, un gesto. O difendendoti. E non, semplicemente, aspettandosi che ti sostenga da sola.


6 dicembre di trentuno anni fa

6 dicembre 2013

Era il 6 dicembre 1982 e, per la prima volta, Italia 1 trasmetteva il 40° episodio di Lady Oscar, che, nella messa in onda di marzo-maggio, era stato escluso con il 38° e il 39°. Trauma anticipato dall’album Panini, che, uscito qualche tempo prima, raccontava la fine. Certo, restava ancora da capire come e quando e in che punto esatto, ma morivano, quello era. Non la presi tanto bene quella fine. Mettiamola così. -_-; Lady Oscar fu sostituito da Hello! Spank, mentre, a maggio, era stato sostituito da Belle et Sébastien (sempre cani, curiosamente). @_@

Qui c’è il post dell’anno scorso a riguardo. https://lauraslittlecorner.wordpress.com/2012/12/06/6-dicembre-1982/#comments