Spleen – quando qualcuno tiene a te

Ecco un altro esempio di come il Grandier ha rovinato la piazza ai poveri maschietti. Dopo una prova simile, cosa potrebbero mai inventarsi, loro? E’ chiaro che nessuno chiede qualcosa sul genere “La ballata dell’amore cieco” di de André – LOL, realismo, please, siamo donne, non carnefici! -, ma un minimo di attenzione, almeno non superare la soglia della negligenza o del dato per acquisito. Non necessariamente un essere umano ha bisogno di sentirsi protetto, ma, a volte, in situazioni pesanti, sotto determinate condizioni, di fronte ad atteggiamenti di certe persone – a parte che fa piacere -, umanamente fa bene sapere di non essere negletti, che c’è qualcuno per cui conti e che riesce a sostenerti, magari con uno sguardo, una parola, un gesto. O difendendoti. E non, semplicemente, aspettandosi che ti sostenga da sola.

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14 Responses to Spleen – quando qualcuno tiene a te

  1. Donatella ha detto:

    C’è un’immagine che adoro, in Libertè 2: André sofferente, appoggiato alla parete, con il braccio proteso e la mano aperta, che chiede. E le sue parole, “Oscar… per favore, aiutami…” E’ la prima volta che parole così esplicite come queste, escono dalla sua bocca (oppure non ricordo). Una scena forte, tenera e toccante allo stesso tempo, perché lui non ha mai chiesto niente per sé. Invece Laura gli fa fare questo “salto”, gli permette questa libertà. La loro relazione è cresciuta, si appoggia su basi solide: sulla reciprocità. Perché in un rapporto è bello sentirsi protetti, accolti, sostenuti, ma è altrettanto rassicurante poter chiedere, sentirsi liberi di esprimere un bisogno. Non è facile, ci fa paura, perché ci sentiamo fragili, nudi, vulnerabili, e richiede un grande atto di fiducia, affidamento, coraggio, nell’altro e nella relazione. Ma anche questo è amore: aprire la mano per chiedere, e attendere che la presenza dell’altro la riempi, e poi accogliere quello che finalmente può e vuole offrirci. Ancora una volta… uno spunto e un’emozione da Libertè!

    • lauraslittlecorner ha detto:

      Che bello, quello che hai scritto, Donatella! Grazie, davvero. In effetti, di fatto, nel cartone lui non osa chiedere, non apertamente. Lo chiede (in absentia ^^), come supplica, come grido di disperazione, nel 28, scena in cui crolla, prima di fuggirsene nelle scuderie e poi a bere. Ma lei non c’è. O, ancora, quando, entrando nelle scuderie, passando dalla luce al buio, non vede più all’improvviso, e vorrebbe il suo aiuto e pensa a lei, ma lei non se ne accorge… tremendamente realistico. Tutti noi facciamo dentro noi stessi tanti discorsi, ma non tutti i discorsi che nascono, trovano voce concreta. A volte si ha paura di essere giudicati, nell’esprimere un disagio. Di essere considerati deboli. E’ come dici tu, quando la coppia funziona, non si dovrebbe aver paura, timore di esprimere un sentimento, di chiedere accoglienza. *_*

      • Donatella ha detto:

        Mai piaciuto “l’uomo che non deve chiedere mai”. Per André è diverso, è figlio di un altro tempo, di un’altra cultura… e poi era un servo, come avrebbe potuto osare…? Ma sono sicura che se l’avesse fatto, Oscar sarebbe stata capace di accoglierlo e incontrarlo nelle sue fragilità, e forse si sarebbe accorta prima di amarlo… chissà!

  2. Michela ha detto:

    Già, è proprio così: ricordo perfettamente “la mia prima volta del 35” e credo di non essere stata più la stessa, dopo.
    Ripensandoci, avevo solo 13 anni, eppure qualcosa cambiò da quel momento. Riuscii a captare, forse per un attimo, cosa volesse dire un sentimento così totalizzante, un amore così (s)travolgente da farti compiere i gesti insani e coraggiosissimi del nostro Mr G. in quella notte buia e tempestosa ….
    Sempre ripensandoci, quello che non capii invece, all’epoca, è che di André ce n’è uno solo, e che se lo è aggiudicato la nostra bionda, per l’eternità. E che quel che tu dici, Laura cara, è terribilmente vero: “….magari con uno sguardo, una parola, un gesto. O difendendoti.”
    Magari.

    • lauraslittlecorner ha detto:

      Già… sarebbe bello.
      E’ bello anche pensare ce la faccio io, è una cosa mia e basta.
      Ma, a volte, il sostegno dell’altro aiuta. Ti dà più forza.
      Quando me lo dicevano snobbavo la cosa e mi rifiutavo di crederci, eppure è vero. Quando il tuo compagno effettivamente lo senti accanto, solidale; quando senti che tu conti davvero, hai molta più forza. Io l’ho negato, fino ad un certo punto, poi mi sono resa conto, le volte che mi è capitato, che era vero. E, ovviamente, vale al contrario, quando quella mancanza la senti e, invece, ne avresti bisogno… non dico che sia sempre così, ovviamente, ma ci sono momenti in cui si è più esposti, più fragili, e servirebbe.

  3. Silvia ha detto:

    Hai ragione: Andrè ha rovinato la piazza a tutti i maschietti. Nessuno può reggere il confronto con lui ma noi donzelle siamo sagge e mica pretendiamo gesti eclatanti e salvate di vita una volta al mese! Un giorno che avrò poco a cui pensare mi metterò contare quante volte Andrè salva la vita ad Oscar. E conto anche l’episodio della sua morte, perchè preferisco che muoia per salvare la vita alla sua donna, come nel manga, piuttosto che ucciso stupidamente da una pallottola vagante. E questa scena dell’episodio 35 la conto due volte. Perchè Andrè rischia la vita una prima volta, quando si frappone tra Oscar e il desiderio del padre di recuperare un malsano onore agli occhi del mondo. Ma rischia anche una seconda volta, perchè, una volta che sono entrambi salvi grazie al messaggio della regina, il generale avrebbe potuto ricordarsi di quel “la donna che io amo” e come minimo bandire il poveretto dalla Francia, se non peggio.
    Andrè lotta per la donna che ama, lotta per loro due, perchè sa già quello che loro due sono insieme, anche se insieme non stanno ancora.
    Capisco il tuo spleen…. A volte non servono gesti eclatanti come questo: sono sufficienti due braccia che ti stringono, uno sguardo gentile 🙂 e la voce che ti dice “Non preoccuparti, ce la farai, andrà tutto bene, sono con te e sono pronto a dimostrarlo se servisse.”
    Non è questione di essere donna o uomo: chi tiene al proprio compagno di vita, alla coppia dovrebbe sostenere l’altro nei suoi momenti difficili e viceversa. Ma, come ho detto, Andrè è fuori dai giochi come termine di paragone.

    • lauraslittlecorner ha detto:

      😉 E per fortuna noi lo teniamo fuori dai giochi e ben riparato nell’irrealtà, altrimenti poveri fanciulli! ^_-; Il povero Mr G aveva solo la nonna a carico, e la nonna giocava pro Oscar (certo, poi il generalepazzo faceva per quattro ^^). I nostri miserrimi fanciulli sono molto più corcati di pesi e parentami vari, ma noi non pretendiamo mica una pistola bella carica o, nel caso del manga, il coltellino, no? ^_-;

    • alessandra ha detto:

      A proposito della pallottola vagante, posso essere un po’ sfacciata e autocitarmi? E’ che invece a me quella scelta dell’anime piace molto e l’ho scritto in un essay, dove mi ero sforzata di spiegare con precisione cosa intendevo, così trovo più comodo, se posso, riportare quelle parole:

      “Realistico e toccante è l’anime, ed è davvero commovente – lo credo anch’io – la scelta di far morire Oscar e André come due persone qualunque, come due soldati anonimi. Soprattutto André. Penso a quanto mi abbia colpito il fatto che la sua morte, diversamente che nel manga, non sia avvenuta “eroicamente” nell’atto di difendere Oscar, ma così, quasi per un “incidente”, per una pallottola vagante non destinata al lui, senza alcun preavviso, in un momento qualunque che diventa invece, da quel momento, il fulcro tragico di tutta la serie, il punto di non ritorno. Assurda e sconvolgente come la morte reale di qualcuno che amiamo e perdiamo all’improvviso. Aver costruito André in questo modo, averlo spogliato di una fittizia dimensione eroica per dargli invece, silenziosamente, l’eroismo della fedeltà e del coraggio non ostentato credo che sia stata una delle cose più belle e vere che abbia prodotto la gestione Dezaki. La morte di André non è ammantata di un alone epico: non è fissata nel bel gesto, nella battaglia, nel furore della prima linea nel divampare di Ares. Un proiettile improvviso lo colpisce in seconda fila, non ha in mano una pistola e non sta combattendo: niente lo ha preparato e niente può consolare di tanto assurdo. E quando si spegne su un letto da campo non muore dicendo “banzai” e nemmeno “addio”. Muore con una straziante dichiarazione d’amore per la vita sulle labbra, per la felicità che ha appena conosciuto e che sta perdendo: “Non posso morire adesso, proprio non posso”.

      Sniff… sniff…

      • lauraslittlecorner ha detto:

        Ti ricordi? 🙂 Dezaki spiegava di averli voluti ritrarre come due persone comuni, quindi anche quella pallottola, così, per caso. In realtà neanche poi tanto per caso, visto che lui è intenzionalmente subito dietro Oscar, che uscendo, è la prima ed è armata, ma scoperta. Lui le è subito dietro, ma non vede più, quindi… e viene mirato e centrato. Molto triste. Ma decisamente un bersaglio scoperto. E molto molto poco eroico, perfettamente dezakiano.

  4. Silvia ha detto:

    ….che c’è qualcuno per cui conti e che riesce a sostenerti, magari con uno sguardo,…..

    “Essere uomo non significa soltanto avere sangue caldo o appellarsi alle armi. Qualcuno ha detto che, quando ci si accorge che solo un uomo dal cuore gentile e premuroso è l’unico a cui affidarasi, quasi tutte le donne sono invecchiate nel frattempo. Sono felice di non essermi accorta troppo tardi che un uomo sta vicino a me e mi sorregge con il suo sguardo gentile.”

    🙂 Pensavi a questo mentre hai scritto il tuo nuovo post? lol
    Io ci penso spesso a queste frasi e penso che siano attuali anche oggi, non solo 40 anni fa.

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