Harlock in salsa Takarazuka – Il vuoto dell’epica

Sarà che ho tante pretese in campo fumetti e animazione. Sarà che consiedero Evangelion I serie l’ultimo grande lavoro giapponese di sceneggiatura e caratterizzazione dei personaggi, assieme a 5 cm per Second, mentre ho trovato il cuore sempre più assente nei via via più perfetti prodotti giapponesi.  Sarà anche che di film d’aninazione, 2 e 3d, ne ho visti tanti, e fatti bene. Sarà sicuramente anche che sono ipersensibile quanto ai vecchi personaggi dei cartoni e alle rivisitazioni. Sarà, eppure ho trovato godibile Astroboy (ma forse perché meno coinvolta dal personaggio).
Insomma siamo andati a vedere Capitan Harlock 3d.
Premessa. Capitan Harlock ha goduto di tante riletture negli anni, che mi sono sorbita, assieme al fumetto originale. Il problema di tutte queste riletture è sempre stato che, sia pure tecnicamente molto belle e ben realizzate, non riuscivano né trasmettere né, a monte, a cogliere, le suggestioni che avevano reso il personaggio della serie originale così affascinante, imprimendolo nei nostri ricordi. Quello che rimaneva impresso per i toni malinconici di voce, per l’etica, per la bellissima colonna sonora, per i non detti, per quelle immagini struggenti di lui e Mayu, la loro lontananza, i silenzi alcolici di Meet, per non parlare del drammatico personaggio di Kirita e di Namino Shizuka, non sono solo “di stile”. Erano un capolavoro che era riuscito e frutto di tanti equilibri. Io, da allora, non l’ho più ritrovato.
E non si può dire che non abbia rivisto la serie, che il mio ricordo sia appannato dal mito della memoria. L’ho rivista varie volte, anche di recente.
Già Arcadia of my Youth e la serie SSX tradivano alla grande questo equilibrio, tecnicamente bellissimi, charades di Araki, eppure vuoti.
Doppiaggio a parte. Va detto che mi manca l’interpretazione di Gianni Giuliano, che non ho ritrovato nell’Harlock di Marco Mete. Che, invece, ho ritrovato nell’Harlock di Massimo Rossi di Galaxy Express e Addio, Galaxy Express, di cui questo nuovo film qualche tematica riprende.
In questa bella sinossi tante informazioni utili se volete approfondire su Capitan Harlock http://web.cheapnet.it/magenta/the-dark-universe-of-harlock/harlockfilmografia_html.html È tratta dal sito The Dark Universe of Harlock di Nik Guerra.
Quindi, eccoci al cinema.
Mio cognato mi aveva parlato di un documentario previo, non l’hanno trasmesso. Iniziamo quindi col nostalgico marchio Toei, qualcosa che, da Ufo Robot contro gli invasori spaziali, mi emoziona! E infatti. Solo che l’impressione, fin dalle prime scene, non è il massimo. Aleggia un senso diffuso di delusione come per tutti gli altri remake. Innanzitutto, i modelli umani 3d molto molto simili a quelli del film Final Fantasy. Ci somigliano proprio tanto come pelle, denti (pure il colore: ma gli attori se li sbiancano! °_°), le espressioni e pure le movenze. È un peccato, perché proprio le scene iniziali, quelle che, in fondo, devono coinvolgere lo spettatore e farlo entrare dentro la storia, affidate a una crew realizzata abbastanza malamente, lasciano una cattiva sensazione di schiene rigide, di pose un po’ meccaniche, di espressioni innaturali. E di già visto, appunto, perché il ricordo di Final Fantasy è proprio forte, anche nelle citazioni di Gaia. Peccato sia un film del 2001 e sono passati tanti anni da allora!  È vero che all’epoca avevano realizzato l’attore digitale, capace di interpretare vari ruoli, ma possibile che, in tanti anni, non sia evoluto niente?
Proseguendo, la sensazione è che la cura per le parti meccaniche e le relative animazioni, come per le ambientazioni, sia molto più forte e che, invece, i personaggi secondari o diciamo terziari siano stati affidati a staff minori o con minori risorse tecniche, perlomeno. Va detto, invece, che una buona resa c’è nella pesantezza dei corpi.
I personaggi principali sono realizzati con qualche cura in più, ma sempre con effetto Final Fantasy. Per esempio, è abbastanza innaturale come le teste risultino rispetto ai colli e ai tronchi. Tanto da evocare, sì, la posa-cartone, ma da risultare fastidiose visto che si fa animazione 3d per ottenere un effetto non-cartone. Stessa storia per le spalline che finiscono per risultare comicamente imbottite. I gomiti non ci sono.
Il film è volutamente epico, e quindi, niente, te lo devi sorbire così, con i voli, le battaglie, le scenografie delle architetture e dei seggi che ricordano, come si è scritto, La guerra dei cloni. Ma volutamente epico non è che debba significare per forza assenza di umanità, di capacità narrativa ed introspettiva. Eppure, da ormai troppi anni, l’animazione giapponese la scrittura, l’introspezione psicologica, sembra averle proprio dimenticate. E quindi una grande occasione persa. Tecnicamente sulle astronavi  no, ma tecnicamente sui personaggi e a livello di scrittura sui personaggi, sì.
Ovviamente c’è una storia interessante dietro, c’è tanto di narrazione alla giapponese, non dico che sia male, non lo è, ma ha tutti i difetti che questo tipo di narazione può avere, senza averne però quei pregi particolari. Certo, non è fatto male, ma se si pensa che dietro c’è la Toei Animation, l’idea è di occasione un po’ sprecata, soprattutto a livello pathos, caratterizzazione personaggio principale, e di introspezione psicologica. Le musiche vogliono essere epiche, e, per carità, lo sono anche, ma non riescono a dare quell’emozione della splendida prima colonna sonora.
L’arte del riciclo, per cui vedevamo ripetutamente in SSX il muso con teschio dell’Arcadia, qui è giustificata dal funzionamento dell’animazione 3d, che consente di riprendere la stessa animazione da più camere. Quindi stavolta ci becchiamo tre o quattro Arcadia che escono dalla nube da diverse angolazioni, e due speronamenti, il secondo cambiato di lato.
Harlock è veramente bello. Ma finisce lì. Il nostro personaggio, sfruttato come nome e charades, emerge solo in due punti, guardacaso due confronti con Yama, il giovane coprotagonista, per il resto, ha ragione chi ha scritto, commentando, che “sta in posa”. In un caso è particolarmente comico – e peccato, perché siccome è un momento del film pure drammatico, la comicità involontaria spezza il pathos, già difficile da raggiungere per una storia così arzigogolata e cervellotica – niente di nuovo per noi avvezzi ai voli di Matsumoto, ma sempre un po’ meccanica –. Per il resto, è in bilico tra il vuoto, il grottesco e il triste – per noialtri –. Il tentativo di evocare il personaggio, tutto affidato all’atmosfera delle scene, non riesce, se non a tratti. Tutto questo spiegamento di scene, atmosfere, ambientazioni, non basta ad evocare l’atmosfera speciale della prima serie e quell’aura che caratterizzava quell’Harlock. Manca la scrittura dietro il personaggio, manca la caratterizzazione psicologica. Non necessariamente questo deve estrinsecarsi in verbosità, ma uno script dovrebbe riuscire a farlo passare. Qui, invece, non ci si riesce e si tenta di ovviare alla carenza di scrittura con tanta spettacolarità o con le ambientazioni e le luci. Senza riuscirci.
Una menzione particolare merita la plasticissima falcata di Yuki, per la quale probabilmente si sono spese parecchie energie. Molto realistica anche la corsa dei personaggi. Ma, ad esempio, sempre Yuki, che somiglia alla nostra Monica Vitti, ha ciglia imbarazzantemente ipertrofiche.
I protagonisti sfoggiano dei parrucconi in stile Catrioscar o, anche, Takarazuka, incredibili, lucidi, cotonatissimi. Vorrebbero fluttuare al vento e quindi singole ciocche lo fanno, ma il resto sta lì, cioccoso, stopposo, rigido e innaturalmente luminoso, tipo Barbie. Yuki, appunto, tra viso, criniera e i ciglioni, somiglia a Monica Vitti. Incredibili attaccature di capelli tra i consiglieri, in stile Guerra dei cloni. Dopo i capelli di Rapunzel e di Rebel, è dura, per quanto io ami gli anime… -_-;
La chiccha per noi oscariani. Ad un certo punto, nella parte della storia in cui deve comparire Ezra, vediamo un corridoio in puro stile Versailles, pare proprio la galleria degli specchi, con gli specchi sulla sinistra sostituiti dalle finestre di destra ribaltate! Mi sono chiesta se sia uno degli scarti di lavorazione del famoso film Toei su Lady Oscar.
Menzione speciale: le bocce fluorescenti di Yuki. Non sfigurerebbero su Venus Alpha. Tenere presente in caso di riciclo. E, dimenticavo!, il suo tanga affiorante sotto la tuta, a cui vengono dedicate quasi più inquadrature che al protagonista, pur perennemente in posa!

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6 Responses to Harlock in salsa Takarazuka – Il vuoto dell’epica

  1. alessandra ha detto:

    Bellissima recensione! Non ho visto il film ma il trailer al cinema mi aveva abbastanza emozionato e mi ripromettevo di andarci. Ora chissà… Per me la mancanza di approfondimento psicologico e di caratterizzazione dei personaggi dell’animazione di ultima generazione è proprio un problema
    internazionale, di cui evidentemente risente anche l’animazione giapponese. Ma è una cosa che si vede ovunque, ormai: tutto si sposta sul lato tecnico, sugli effetti speciali, sulla capacità di creare immagini grandiose attraverso la tecnologia. Però manca sempre quel qualcosa, quella scintilla in più, che nessuna tecnologia e nessun effetto speciale ti potrà mai dare: è la cosiddetta “humanitas”, e oggi non va più molto di moda anche perché non vanno più di moda (tranne che da noi in Italia e in qualche remota landa d’Europa, forse ancora per poco) gli studi umanistici. E allora stanno tutti lì a inseguire la scena grandiosa (forse anche da questo la scelta dell’epica: ma in realtà la vera epica, quella di Omero e Virgilio, costruiva la grandiosità con la grandezza dei sentimenti umani), l’effetto memorabile, senza ricordare che invece sono le sfumature, le reazioni minime, gli effetti d’immagine appena percettibili e suggeriti in modo apparentemente incidentale, ma in realtà pensatissimi, a fare la grande poesia di una storia. Penso al momento in cui, nella puntata 37, Oscar prende la mano di André e gli chiede di accompagnarla a casa dicendo: “Voglio che stavolta tu venga con me”. L’occhio di lui che si apre impercettibilmente in un’espressione di stupore che dura un microsecondo (e si fa fatica anche a cogliere)
    e poi ritorna all’espressione normale. Che poesia straordinaria! Ci pensi cosa sarebbe un anime fatto con le tecniche odierne e la capacità di suggerire, di costruire, di adattare l’animazione alla sceneggiatura
    che avevano gli anime di una volta? Le espressioni di Alain che abbassa il viso sorridendo, di Oscar che si lascia cadere all’indietro sul letto pensando a Fersen… Anche in Candy, seppure abbastanza teatralizzata, c’era molta più poesia, e personaggi indimenticabili. O in Gundam, che pure non seguii moltissimo. I cartoni di una volta erano, sì, dei
    prodotti, ma venivano fatti da gente che aveva studiato certe cose, che aveva letto certi libri: era un patrimonio culturale internazionale. Anche i film di Hollywood di una volta, ormai vecchissimi sul piano
    tecnico, avevano delle sceneggiature e dei dialoghi superbi, che quelli di oggi se li sognano, ridotti come sono all’espressione dell’elementare, e che ne fanno ancora delle cose godibilissime a distanza di quarant’anni. Penso ad esempio al bellissimo “Appartamento al Plaza” e a quel primo episodio con Walter Matthau e il fittissimo scambio di battute
    ironiche davvero memorabili tra marito e moglie di mezza età, una commedia sulla coppia con un retrogusto amarognolo reso impareggiabile dalla brillantezza dei dialoghi. Perfino i vecchi sceneggiati Rai, pur rigidi com’erano e lenti nel ritmo, avevano dei contenuti e dei modi che davano loro spessore. Altro che le fiction di oggi, che sono veramente demenziali. Sarò decrepita, ma io ricordo (vabbè che allora ero una
    bambina) di essermi emozionata assai per cose (che pure non erano ‘sti capolavori immortali) come “La baronessa di Carini”, o “Ritratto di donna velata”, per non parlare di “Uova fatali”! Certo rivedendoli adesso mi sembrerebbero sorpassatissimi, ma c’era una storia, c’erano delle motivazioni psicologiche, c’era la capacità di creare suspense… E certo, questa roba era scritta da gente che aveva letto Tolstoj e la tragedia greca, e che sapeva piuttosto bene chi era Dante: vaglielo a chiedere agli sceneggiatori di oggi dell'”Onore e il rispetto”! Quelli a malapena sanno chi è Al Capone, e le storie di mafia le hanno imparate guardando il Padrino (che comunque sarebbe ancora un gran bel guardare) e non dai libri di Sciascia. Secondo me è proprio un problema di impoverimento culturale, quello di oggi, che è diffuso a livello mondiale: americano, giapponese, italico ecc. ecc. Anzi, ti dirò che, se ancora qualcosa di buono viene fuori, viene fuori sporadicamente proprio
    da scuole che hanno ancora una tradizione umanistica: la Francia, la Germania, anche l’Italia nelle sue cose migliori (penso al primo Montalbano di cui abbiamo in passato discusso, prima che gli stereotipi di genere lo inchiodassero, come inchiodano ormai ogni film americano e ogni serie commerciale giapponese). Gli anime antichi che vedemmo noi, al primo esplodere del fenomeno, erano, sì, dei prodotti commerciali, dove
    spesso si riciclavano spezzoni d’animazione nelle scene di massa, o pezzi di colonna sonora: però erano fatti da gente che, pur nella pressione delle esigenze del mercato, non poteva proprio prescindere dalla
    formazione che aveva ricevuto, perché quella formazione era la sua carne e il suo sangue. E quindi, anche nei prodotti minori, si sentiva uno spessore, un perché che li rendeva godibili, perché c’era dietro a
    tutto qualcuno che aveva PENSATO a qualcosa. Oggi sono strepitosi nella tecnica, fanno cose mai nemmeno immaginate prima, creano quadri visivamente superbi, ma tutto resta lì, in superficie, epidermico e
    destinato a morire tale, ed essere rapidamente dimenticato. E allora anche la soluzione tecnica, la prospettiva innovativa, resta estemporanea e fine a se stessa, e presto sorpassata. Mi spiace assumere la postura del laudator temporis acti, anche perché sono convintissima che il fenomeno riguardi noi tutti, e quindi anche noi e anche me, e che anche chi crede di avere una buona cultura sia sempre più portato, oggi,
    a un approccio superficiale con le cose che gli stanno intorno. Ma credo che, al fondo, quello che ho espresso sopra sia il motivo fondamentale, proprio la ragione di fondo per la quale, tra le mille altre cose
    che non ce l’hanno, oggi gli anime non abbiano più un’anima.

    • lauraslittlecorner ha detto:

      Se pensavi di andarci, non devi rinunciare solo per questo. A mio cognato è piaciuto, ha detto che è molto spettacolare. Andrea s’è quasi addormentato, LOL. Io avevo letto altre recensioni e l’ho guardato coi miei criteri ugualmente. A livello di scrittura, non lo so. A parte quei casi che citavo nella risposta a S., penso alla scrittura della serie di Branagh Wallander, penso alla scrittura di The Good Wife, Sherlock, Downton Abbey… sono casi in cui l’introspezione c’è, si intuisce, gli autori sono molto bravi a renderla, ma la bravura c’è perché non è che dicono “adesso facciamo capire che il personaggio mumbla ed è interiormente tormentato o vivo”, no, LOL, è tutto intrinseco, naturale, dosatissimo. Ci sono bei prodotti, è che forse io, che ho altissime pretese anche nel campo cartoni prendendoli fin troppo sul serio, pretendo troppo. 🙂 A livello spettacolare è un film visivamente bello. Lui è molto bello, davvero. Se ricordi, nel blog pregresso, Ylenia ci disse che era molto bello Kyashan versione realistica e mi piacerebbe vederlo, perché era un altro bel personaggio introspettivo e malinconico, (altra vittima del remake del 1993 tecnicamente bello e psicologicamente inesistente). Dai, se vai a vederlo magari me lo riabiliti! 🙂

    • lauraslittlecorner ha detto:

      Dimenticavo di stra-quotare questo: “ma in realtà la vera epica, quella di Omero e Virgilio, costruiva la grandiosità con la grandezza dei sentimenti umani”. Hai perfettamente ragione! E’ che certa gente dimentica o ignora questo lato dell’epica. La famosa epica per sentito dire…

  2. S ha detto:

    Ah, Laura, la libertà è la cosa più importante della vita. E io, che frequento varie persone che si raccolgono sotto l’etichetta (imho costruita da media e moda) di nerd*, mi trovo in condizione di non potermi esprimere liberamente senza calarmi nella parte della snob-acculturata-che-però-vive-in-borgata, che se la tira, la più vecchia che si atteggia a secchiona e che fa l’asociale. Il punto è che negli ultimi mesi la mia asocialità sta veramente toccando vette prima sconosciute. E quindi, quando devo muovere una critica, devo prima calmarmi.
    Io ho pianto quando è apparso il Capitano la prima volta. Ho pianto d’emozione e commozione e mi sono sentita due anni dentro.
Ho pianto anche perché il mio coetaneo seduto dietro di me s’era portato al cinema il pargolo di due anni che scorreggiava. E mi sono detta: “Sì, i miei coetanei sono invecchiati”.
Io no.
Io avevo di nuovo due anni e, come allora, davanti al Capitano, portavo la mano sul cuore e trattenevo tutto, dal fiato a scendere. Non ci sono più i duenni di una volta ^^;;;
    Non ho competenze per dare un giudizio tecnico sulla realizzazione grafica, non ho nemmeno visto Final Fantasy (non sapevo nemmeno ci fosse il film, vedi che sono proprio la snob de borgata?) e al cinema vado molto poco, quindi sul 3D i termini di paragone sono scarsi. Però mi è sembrato un 3D più riuscito di altri: l’ho visto con due paia di occhiali – quelli da vista con gli occhialoni appositi sopra – e non ho avuto il minimo fastidio, a parte il peso sulle orecchie…
    Per la trama… nì.
    Vado di SPOILER, probabilmente…
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..
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    – l’idea del ritorno alla Terra che, però, non è come sembra mi ha ricordato un po’ Fondazione e Terra di Asimov. Questo può essere un punto interessante.
    – Citazioni di Star Wars come se non ci fosse un domani: Giove come la Morte Nera, l’animalone roccioso su Tokarga (però non puoi chiamare un pianeta così impunemente, ma mi rievochi tanta commozione per una delle puntate memorabili della prima serie) come l’abitante dell’asteroide in Empire Strikes Back e gli animaletti deficienti che fanno impazzire i biologi, figli dell’ultimo Lucas, quello che mette il robottino coglione anche nel duello letale tra Anakin e Obi Wan tra la lava (dell’Etna, se non sbaglio).
    – Richiami ad Endless Odissey, che tra le varie riletture di Harlock mi era piaciuta.
    – Tutta la storia tra Yama e Isra è molto orientale. Diciamo che un po’ mi faceva pensare a Jin e Sun in Lost e i loro triangoli così non detti da essere surreali. No, a parte gli scherzi, è molto “loro” come trama. Punto. Non la metto tra i punti “no”, sarebbe poco onesto perché, appunto, può piacere o meno.
    – la doccia di Yuki. Pardon, di Key. Che non c’azzeccava nulla con alcun pezzo della trama ma ha fatto esclamare ai maschi un “oh!” trattenuto. Una sorta di verso emesso quando ti accorgi che, parcheggiando, qualcuno ha toccato il tuo paraurti.
    – Il finale non l’ho capito. Mi sembra sia saltato qualche passaggio.
Harlock incarica Mime di dare fondo all’energia della materia oscura (darkk matttterrr pronunciato così non si può sentire) che solo lei può manovrare. Prima di farlo farlo, lei parla estinzione – cosa della quale non ha più paura – ed eternità. Poi spicca il volo e viene circondata di luce.
Dopo poco con Harlock vulnerabile a morte e ferite e Arcadia spiaggiata, arriva Mime come se nulla fosse e l’Arcadia riparte senza problemi. Ecco, mi sono persa qualcosa? Parlando così di sacrificio, sembrava che sarebbero morti sia Mime che l’Arcadia, o almeno i motori.
Magari sono io che non ho capito qualcosa.
    – E dov’è l’amico che Harlock invoca sempre? Dillo, cacchio! E’ la cosa più bella dell’Arcadia. Lo tieni lì sulla punta della lingua…
    Che dire? Sono contenta di aver vinto la pigrizia ed essere andata al cinema. Ho letto tantissimi elogi della trama ma non mi ha convinta, manca di slancio. E non sono andata aspettando di trovare l’Harlock della mia infanzia: ormai sono vaccinata alle riscritture più o meno riuscite. L’indifferenza, però è un atteggiamento che non mi piace riservare al mio Capitano.
    In realtà un ultimo commento ce l’avrei. Tutte le produzioni, ormai, stanno diventando sempre più esteticamente curate e più piatte di trama. Le tre dimensioni si sono spostate dalla narrazione alla grafica.
I prodotti di nicchia posso permettersi approfondimento e durezza. Ma troppe volte, negli ultimi anni, vedendo qualche film “per nerd*” o per il grande pubblico che si presume essere plasmato dalle mode, mi sono trovata a fare il puffo rompiscatole alle prime scene: “Lui diventerà il nemico… ah, lui ha fatto quest’altro… e lei farà questo…” A volte hanno provato a smentirmi, invano. Puffo Quattrocchi vince.
Insomma, oh spettatori: non definitivi, se no il cinema vi si inc..a
    * nerd: nulla di male ad esserlo, anzi! Io ce l’ho con la definzione. Che adesso è cool e di tendenza e quasi codificata per gusti e regole ma, in realtà, il nerd è l’antitesi della moda. Ma, appunto, i media commettono tanti crimini e spesso noi spettatori ci offriamo come vittime.

    • lauraslittlecorner ha detto:

      🙂 Infatti! Il 3d astronavi e ambientazione era bello. Come corrono i soldati durante l’assalto è bello. Yattaran è forte! 🙂 Il 3d del fisico di Yuki è curatissimo. Sparluccicante.
      Da noi c’era poca gente, quindi commenti alla sua doccia niet, ma in effetti era evitabile. Si vede che pensavano che ci fossero più maschietti che femminucce. Io, lì per lì, ho pensato “Toh, la famosa doccia di Marin in versione femminile”. -_-;
      Molto orientale (vedi giustamente il rapporto tra i fratelli) – con pregi e difetti, appunto, solo che avrei preferito più spazio per i pregi -. Hai ragione a scrivere quello che scrivi.
      A me non è dispiaciuto ma avrei preferito uscire dal cinema “più convinta” e doveva convincermi proprio vedere il film. Uno, davanti a noi, è uscito dicendo “Mai più!”, LOL.
      Resto a chiedermi come mai, in epoca di remake, gli americani investono oltre che in effettoni in script, ravanano nei personaggi, regalando profondità anche dove non c’è, spesso ricorrono all’ironia anche (penso alle riscritture ampiamente creative di Iron Man, Sherlock Holmes, penso al geniale Loki di Thor affidato al Martinsson del Wallander di Branagh – e infatti la serie Wallander ci ha perso, senza un tale coprotagonista impegnato altrove! -), e la Toei, che aveva in mano un personaggio notevole, non è riuscita a sfruttarlo a fondo? Guarda caso, personaggio piuttosto riuscito nella versione 3d è Yattaran, che forse era più libero degli altri per il suo aspetto. Anche Toshiro, nelle poche scene in cui lo si vede.
      E’ vero che dal II Harlock in avanti, il problema c’è sempre stato. E hai ragione tu che Endless forse si avvicinava. Ma io non ero andata lì volendo “rivedere la sigla” fatta pari pari e magari cantata dai musici di Guccini; o ravvivando i fasti del glorioso I episodio, quando, stagliato contro il sole al tramonto, stanno per giustiziarlo (anche se qui…) e… Insomma, ero attrezzata, sono anni che prendo batoste su Capitan Harlock, sono anni che guardo l’intro di Queen Emeraldas dicendo “che meraviglia” e poi resto delusa dal seguito. Non si può dire che non fossi corazzata contro l’attendermi qualcosa di diverso, andandolo a vedere. Con Harlock siamo abituati alle riscritture. Lo siamo anche con Go Nagai. E con Hideaki Anno. Infatti il problema non è la riscrittura, e da quel punto di vista si tratta, come scrivevo, di una storia interessante e complessa. Il problema è semmai saper recuperare e lasciar emergere l’aura di Harlock. E questo secondo me non è un problema tecnico, ma un problema di scrittura. A questo proposito devo fare ammenda: anche 5 cm per second ha una scrittura bella e potente, ed è recente. Mi è piaciuto proprio tanto. 🙂
      Il motivo per cui sono rimasta male nella resa 3d degli avventori all’inizio è che ho fin troppo presente la taverna di avventori di Rapunzel. Pose, atteggiamenti, e tutto. 3d contro 3d. Penso che l’incipit di una storia sia molto importante, perché serve a buttare lo spettatore/lettore dentro, a farlo interessare oltre l’aver preso il biglietto. Avendo negli occhi quelle rese, forse ho preteso troppo, ma in buona fede: in fondo, pensavo, c’è dietro la Toei, non uno studi di animazione qualsiasi.
      ****SPOILER***
      A me il finale è parso come se, nonostante tutto, l’Arkadia e la dark matter continuino a tenere in vita tutti loro. Oltre che la presenza di Toshiro nel computer dell’Arcadia. Mime quindi ritorna. Più che altro mi è parso facciano confusione quando ci infilano L’ombra della morte (astronave) e poi l’Arkadia, quando raccontano dell’escamotage di Harlock. Appro, bella la scena, riproposta due volte, di Toshiro e Harlock.

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