Segno e significato

Mi è capitato di vedere disegnatori alla giapponese non molto dotati della capacità di disegnare a mano libera, di creare immagini o espressioni originali, se non copiando. Probabilmente alcuni pensano che il manga è semplificazione; altri che il lettore non noti la cosa. Penso che sbaglino entrambi. Il manga, nella sua forma originale, è velocizzazione, piu che semplificazione, perché nasce dall’esigenza di pubblicazione veloce degli episodi in Giappone. Quelli di maggior successo, poi, vengono rivisti, aggiunte vignette o figure laterali dove originariamente c’era pubblicità, e raccolti in albi. L’esigenza di disegni veloci, che là ha un senso, qui da noi lo ha meno. Eppure ho visto all’opera chi, pensando di “semplificare in stile manga”, tenta di ovviare alla carenza di base. Chi fa così, ragiona come se chi sta dall’altra parte, che sia lettore o collega, sia incapace di notare certe cose. Eppur, si nota. Sia chiaro: non sto parlando di documentazione fotografica, di documentazione di movimenti e simili. Tutti i disegnatori usano, per serietà professionale, immagini di riferimento, si documentano. Se devo fare uno sfondo con alberi e simili, devo avere immagini di alberi a cui ispirarmi. Lo stesso se devo fare uno scorcio di Parigi o di Versailles. E’ chiaro che devo avere un modello e poi starà a me come elaborarlo. Anzi, a proposito di documentazione, penso qualcuno si ricordi di quando mi lamentavo di non avere abbastanza foto di un luogo, di aver visto questo e quello ma non quell’altro. O la mia clamorosa e sconsolata costernazione per aver chiesto foto, immagini, documentazione fotografica e aver ricevuto solo un link di un’immagine minuscola, strausata e peraltro di un modellino! Per me invece è normale fare un viaggio e fare foto di riferimento, che poi invio e condivido con chi lavora con me, per esempio è successo nel 2009 quando feci diverse foto che poi dovevano servire per i successivi Liberté che in quelle zone erano ambientati. Ma anche altre volte, negli anni precedenti, scorci di vegetazione toscana, sarda,  trovando paesaggi o scorci plausibili, particolari. Una coppia di amici, che era stata in Alsazia, mi passò gentilmente diverse foto che io condivisi e che fecero (anzi, faranno!) da sfondo a diverse immagini. E, oltre questo, spesso i disegnatori, a volte, proprio in un gioco di rimandi col lettore, usano volutamente citazioni. E poi io parlo di disegno puro.  Un conto è la capacità di saper fare una citazione creativa, viva, renderla personale col proprio talento e la propria sensibilità, un conto è copiare. Per me sono cose completamente diverse. Copiare è un modo di arrivare dove non si potrebbe per difetto di capacità. Un fumetto, se buono, deve avere una buona storia, buona sceneggiatura (sono d’accordo con Syd quando definisce certo tipo di sceneggiatura da fumetto: “la retorica e la struttura dell’ovvio, gli elenchi esanimi”), aderenza ai personaggi e caratterizzazione profonda, buona scansione delle scene, buone ambientazioni (non meccaniche, non artefatte – a meno che non lo richieda il contesto, ovvio! -) e buon disegno (vero, espressivo). Tutto questo concorre a un equilibrio complessivo che rende il fumetto leggibile e non fa chiudere subito le pagine. Più facile chiudere per noia o disinteresse un fumetto che un libro, perché, paradossalmente, è più difficile leggere un fumetto, richiede più interazione, più volontarietà. Invece, l’abitudine è che il fumetto si consuma velocemente, il libro no. E – obiettano questi disegnatori -, quindi, a che pro? Beh, intanto, risponderei, per se stessi. E per altre ragioni, anche. Purtroppo è vero che un fumetto si sfoglia velocemente e un libro no. Ma penso sia un errore sfogliarlo solo di corsa per vedere come va a finire e non gustarselo. Un fumetto è come un film, ha spesso una lunga preparazione degli argomenti a monte, un lungo studio, lunga ponderazione: andrebbe letto, guardato, indagato, con attenzione e curiosità. Come un quadro di Van Gogh, che uno guarda l’insieme e poi guarda i particolari, gli arredi, le scelte, i colori e cerca di sapere in che anno fu fatto, il contesto. Ci va fino ad Amsterdam per vederlo dal vivo. Non che sia un quadro, un fumetto, per carità, ma un lettore dovrebbe considerarlo un genere più ampio, e tanto dietro c’è, tanto fuori il lettore dovrebbe riuscire a cogliere. I colori, le citazioni, gli oggetti, perché anche questo fa parte del protocollo di comunicazione dell’autore col lettore. Tornando però all’autore, penso che non sia giusto pensare di poter bypassare il disegno puro perché “si disegna alla giapponese”: chi fa così e non riesce a creare niente di originale dovrebbe porsi qualche domanda.

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7 Responses to Segno e significato

  1. Donatella ha detto:

    A volte mi capita di discutere con mio figlio adolescente. Profondamente appassionato, follemente innamorato, perennemente incantato della musica. Trascorre tutto il suo tempo libero ad ascoltarla, ma soprattutto a suonare la sua chitarra, scrivere testi, inventare, creare pezzi nuovi. Investe tutto lì, in maniera esclusiva e totalizzante, tempo, energie, risparmi. Non gli importa dell’ultimo ipad o del jeans firmato, il suo cuore è nella musica, in questa forma d’arte. E quando gli adulti che “ne sanno di più” (e a volte pure io), gli suggeriscono di fare un provino per qualche talent show, (che danno successo e visibilità immediati), storce il muso e risponde che non lo farà mai, perché quella non è musica, non è arte, e lui vuole essere un artista vero, fare musica sua, originale, non vuole fare cover, non vuole farsi “manipolare”. Io rispondo che a volte bisogna scendere ad un compromesso (bisogna pur mangiare!), che qualche scorciatoia può essere utile, che adesso è troppo giovane per capire, ma che un giorno…! Inutile insistere, lui è testardo, sa quello che vuole, e crede in quello che fa. Ma poi, quando mi siedo accanto a lui, la sera, e lo ascolto, mentre suona un pezzo di Bach o degli ACDC, rimango incantata. E in quegli istanti lascio scivolare ogni preoccupazione, ogni stanchezza. Su quelle note libero emozioni, le lascio uscire e poi rientrare, mi lascio commuovere di gioia o di tristezza, e riesco di nuovo a percepire quel bisogno di infinito che la vita mi ha fatto dimenticare. E allora penso che forse ha ragione lui, che è bello pensare che c’è ancora qualcuno che sogna e sa far sognare, che preferisce essere onesto e autentico, piuttosto che abbagliato dal successo veloce, che ci ricorda che l’arte, ogni forma d’arte, non è solo un mezzo, ma è possibilità di vedere e sentire ciò che normalmente non riusciamo a percepire, e ci restituisce il significato e il senso vero di ogni cosa.

    • Silvia ha detto:

      Che belle parole e che bei sentimenti! Hai proprio ragione, Donatella. Grazie per il tuo intervento.

    • lauraslittlecorner ha detto:

      Premessa: scusatemi se non rispondo molto, ma sto disperatamente cercando di riorganizzarmi il lavoro e tutto e faccio una fatica immane.
      Grazie, Donatella. Che bel rapporto che hai con tuo figlio! 🙂 Se poi penso a come ero io, soprattutto tra i 12 e i 17 anni, vivevo in una incomunicabilità quasi totale, che, leggendo 1Q84 I parte, mi ha molto ricordato come era Aomame da piccola.
      Forse è come dici tu, preferire essere autentico, ma certe volte non pensi, per un senso di giustizia, come posso dire, che tutto quello che lui ha, e sa trasmettere, sarebbe bello trovare il modo di farlo conoscere? Perché magari farebbe felici altre persone che amano cose simili, quel poterlo condivicere. 🙂

  2. Silvia ha detto:

    Riflettevo che quello che differenzia, ad esempio, l’artista da un pittore è l’idea, l’innovazione, l’originalità, il proprio contributo personale all’opera, l’interpretazione. Copiare le idee e il lavoro degli altri, senza dichiararlo esplicitamente, in contesti dove invece ci si aspetta l’originalità, non è corretto, verso gli altri in primis ma anche verso se stessi.
    Per me l’artista è l’insieme di idea, progetto, ricerca personale, originalità, creatività e di capacità manuale. Non parliamo poi dei tempi recenti dove spesso il peso dell’idea è preponderante rispetto alla capacità manuale! Comunque l’idea è fondamentale e, sarò tranchant, ma chi copia lo fa perchè è senza idee…. oppure perchè cerca una facile scorciatoia.

    • lauraslittlecorner ha detto:

      Se si trattasse di una ricerca, dichiarare le fonti sarebbe un atto di serietà. E’ sempre stato considerato così. Stranamente, a livello letterario, o scrivi un saggio, e allora sì (o, perlomeno, andrebbe fatto – io come lettore pretendo sempre di conoscere le fonti e apprezzo chi le dichiara) o molti non dichiarano di aver citato questo e quello. 🙂 Forse dovremmo fare lo stesso a livello di fumetti. Quando ho voluto citare un personaggio che Elena avea disegnato per un vecchio fumetto e poi mai usato, l’ho previamente avvisata, ho messo un asterisco sotto la vignetta, e spero i lettori l’abbiano notato! LOL, parlo di Liberté 1, per il militare che parla con Oscar ho voluto usare il charades di un personaggio che anni prima aveva creato Elena. O, in Liberté 2, siccome sul comodino di André, ho messo un lumino che aveva realizzato Elena, le ho messo la scritta “Elena Liberati fecit”. 🙂
      Su chi vuol fare pittura pensando di nascondere l’incapacità di disegnare, vabbè, quello che penso è abbastanza chiaro. Penso da tanto tempo che solo quando padroneggi a sufficienza la tecnica puoi saltarla o alterarla, perché sai come fare.
      Non so, forse io sono troppo severa e troppo sensibile. Pessima accoppiata! 😉
      Ps mi ripeto: scusatemi se tardo a rispondere o latito, ma sto tentando faticosissimamente di riorganizzarmi il lavoro e non è facile. :/

  3. syd ha detto:

    Temo che il problema maggiore sia proprio la mancanza di sincerità verso se stessi. Bisogna valutare il “contro” che deriva dal procedere in questo modo. Si ottiene un risultato immediato con poca fatica e questa può sembrare la soluzione ideale. D’altro canto senza sbagliare e correggere e riflettere un cospicuo numero di volte si resta là dove si era all’inizio: allo stato fetale!!! Capisco che non tutti possano ritenerlo rilevante, ma lo è.

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