28!

Stasera su Boing. La prima volta che andò in onda, ci rimasi male. Una violenza. Per me come spettatrice. Ero troppo bambina. Un’evoluzione troppo repentina. Dall’André scherzoso, ancora, nell’ep. 26 – ed ero appena passata per il 25: Oscar vestita da donna e con Fersen, per me uno schiaffo morale -, a questo. Silenzioso. Crepuscolare. Quasi violento. Neanche giustificato dal caratteraccio di Terence. No, il Grandier il caratteraccio non ce l’aveva. La sua ultima battuta era aspra, e l’aveva fatta l’episodio prima “A volte sono proprio un illuso”, aveva detto. Era il 1982. Partivamo per la Francia e la Spagna, per Pasqua. Mi feci accompagnare da nonno a riprendere il mitico Sanyo dalla riparazione, ricordo ancora che, poverino, dovette pagare 30.000 £ e la sua mano che, salda, stringeva la mia quando tornammo a casa. E così partii per il viaggio con l’episodio 28 registrato e tornai che Oscar era già coi soldati della Guardia. In quel viaggio portai il Corrierino con la cover con Oscar e André giovani, lo tenevo sotto il cuscino. Nella Ramblas un ladro ci entrò in camera e mamma commentò “Meglio un ladro che un fantasma”. Tornammo a casa, nonno ci venne a riprendere. E poco dopo si ammalò. E, con lui, camblò tutto, attorno a me.

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5 Responses to 28!

  1. Syd ha detto:

    Era un po’ difficile non capire che era amore, era il gesto disperato di chi non ha nulla da perdere. Qualsiasi età avessimo ci è rimasto dentro. Pur comprendendo la natura del gesto però quella scena è sconvolgente, dubito che non si possa sottolineare questo. E’ la linea d’ombra che viene oltrepassata. E’ un punto di non ritorno. Segna la storia e segna chi la segue. E tutto diventa indimenticabile. Non è un amore semplice da cartone, stiamo parlando d’altro e pure comprendendo non puoi smettere di pensare, tanto che ne parliamo ancora oggi.

  2. Donatella ha detto:

    Anch’io come Alessandra avevo 14-15 anni. Sognavo l’amore ma non avevo mai avuto un ragazzo. A differenza delle mie amiche che avevano già avuto esperienze, io mi innamoravo di personaggi di cartone. Forse era la paura di crescere, forse il mio rifugio da ciò che non mi piaceva e faceva male… insomma, mi ero ritagliata un piccolo mondo su misura per me, dove l’amore era immenso, smisurato, fedele fino alla morte. Era il mio guscio, la calda coperta di Linus, E in quella realtà surreale, io ero veramente innamorata di André, perché incarnava tutte le qualità che amavo di più in un ragazzo e avrei voluto essere amata allo stesso modo. Nel “28” ho sofferto e pianto con lui, perché tutto quell’amore andava sprecato, perché Oscar non lo meritava, perché aveva preso i suoi sentimenti e il suo cuore e li aveva stritolati (mi sentivo veramente così!). E le sue parole mi sembrarono lame affilate infilzate nell’anima… e la odiai.
    Per Terence, invece, era stato diverso. Quel bacio l’avevo atteso e speravo in una sua iniziativa, ma poi ci fu lo schiaffo e mi sembrò così violento che questa volta provai una grande rabbia!
    Ha ragione Alessandra, ognuna di noi potrebbe scrivere una lunga storia nella storia. Potrebbe dipingerla con diversi colori e sfumature. Ma leggendo i vostri bellissimi post, trovo che ci sia qualcosa che accomuna e lega i nostri racconti e va al di là di una passione, la supera e rimanda ai sentimenti teneri e fragili di noi ragazzine, al nostro profondissimo e imponderabile mondo interiore di allora e di oggi… *_ *

  3. alessandra ha detto:

    Io invece ero più grande, avevo quindici anni e passa (decisamente l’età giusta per una cosa del genere), e quella puntata mi sembrò perfetta, la capii e la sentii fino in fondo commovendomi come mai mi era capitato prima. La reazione di André mi sembrò disperata, appassionata, piena di dolore e d’amore, e umanissima, di un’umanità straziante. Il “Ti amo” finale liberatorio, da spezzare il cuore. Non ero mai stata sconvolta dall’amore come lo fui in quel momento. Non avevo idea di cosa fosse l’amore: personalmente non lo conoscevo ancora, davvero, sulla mia pelle, e, per quanto possa sembrare assurdo, fu quel giorno, davanti a un cartone animato, che per la prima volta in vita mia compresi che cosa fosse.

    • lauraslittlecorner ha detto:

      Oooops, forse mi sono spiegata male. A me dispiaceva per André e lo capivo. Molto bene. Anche perché lo avevo “adottato” da subito e lo sentivo molto vicino. Oscar lo liquidava e non capivo, mi pareva iniquo. Tutto precipitava, e capivo. Ma il “passo avanti”, il passaggio all’atto, non il bacio, ma il bacio violento (osculum), imposto, era difficile, per me. Con la mia “immaturità affettiva di allora”, ero ferita da Oscar prima e per Oscar dopo e, anche, per gli usuali protocolli di comunicazione dei cartoni, “coppie potenziali sublimate”, che per me erano Actarus e Venusia, Alcor (fedifrago Koji) e Maria (Sayaka? Misato?)… Ferita nel senso che Oscar poteva aver vissuto come un “tradimento” della evidente stasi e calma piatta che tra di loro si era instaurata, evidentemente non del tutto di comune accordo, ma che faceva comodo a (quasi) tutti. Ma che era stata lei per prima a rompere. Nel senso che quel (doppio) grido di dolore prima di Oscar “Vade retro, voglio star sola!”, poi di lui “No, io non ti lascio sola e non mi liquidi così!” rompeva tutto l’alibi. E creava un problema. Rompeva gli schemi usuali. In questo senso.
      E’ chiaro che un cartone come Lady Oscar era una spanna sopra gli altri, spingeva a porsi mille domande, mille problematizzazioni (e ancora oggi la mia vita reale dimostra quante domande, anche da allora, mi sia posta e mi ponga – se non altro, sono coerente anche se a caro prezzo -. Credo che mia madre, Andrea e Lady Oscar siano state le tre cose più influenti nella mia vita a livello di grandi temi); e che mi colpì non solo per come era realizzato graficamente – adoravo quei disegni e ho provato da subito a rifarli: ho un’agendina con gli appunti presi mentre andava in onda, una volta vi posto un vecchissimo disegno -, ma anche per un qualcosa di più profondo. Io capivo molto bene che tra loro ci fosse sintonia e amore (sì: per me era normale un amore dato e non espresso!!!) e tutto, ma era un passaggio molto “radicale” quello del 28 per una che “si rifiutava di crescere” come me. Questo non vuol dire che non lo comprendessi e non empatizzassi profondissimamente con André, anzi. La cosa più bella di quella cassetta che mi portai in Francia e in Spagna era proprio lui, la musica giapponese, lui che cadeva nelle stalle, lui che soffriva, la sua sofferenza, la sua voce, quello sbronzarsi disperato. Ma per come ero io, allora, una ragazzina che si rifiutava di crescere, che avrebbe voluto un’infanzia (una tregua, in fondo) un po’ più tranquilla e un po’ più lunga, mi traumatizzò pure il bacio tra Terence e Candy (anche quello imposto)… LOL Ripeto, non vorrei che fosse travisato il post, che non era quello di un’adulta quale sono ora, ma che era scritto – forse ho sbagliato a non specificarlo più chiaramente – in riferimento ai sentimenti della ragazzina infantile che ero allora. Tanto infantile no, se da allora Lady Oscar è stato qualcosa di molto di più che una bellissima storia. Ma non vorrei fosse equivocato quello che era un mio prezioso ricordo di allora (che forse avrei dovuto tenere per me) – e non un sentimento di oggi -. 🙂

      • alessandra ha detto:

        Ma no, avevo capito benissimo, si capisce benissimo quello che hai scritto, ed è anche molto bello. E’ che mi hai fatto ricordare il mio, di momento “28”, e venir voglia di raccontarlo. Penso che ognuna di noi potrebbe scrivere una lunga storia, su questo tema. Ehhhh… che emozioni…

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