Cose che non cambiano – X anniversario della scomparsa di Caterina Ricci

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Avevo tre anni, guardavo il balletto alla tv, ballavo e sognavo di ballare. Mia nonna mi aveva cucito un tutù col corpetto di raso celeste e il tulle bianco, rosa e giallo che si trovava solo da Fuà. Mio padre, da vicino l’Opera di Roma, mi aveva portato un minuscolo paio di mezze punte. E finalmente mi iscrissero a danza. Temevano fossi troppo piccola, la Signorina – perché così, per antonomasia, veniva chiamata la professoressa coreografa Caterina Ricci, allieva del maestro Lauri e di Liliana Merlo – rispose “Basta che conosca la destra e la sinistra”. Cominciò così una delle passioni più belle della mia vita. In una stanza di via Vidacilio, col pavimento di assi di legno rialzate, un enorme specchio davanti e “la Signorina”. Per me la Signorina era il sole. Amavo il balletto, amavo la lezione, amavo stare lì. La ammiravo, con quella massa di capelli scuri, quello stile, quel modo di intuirti, arrivare a te. Quel mondo rappresentava qualcosa di speciale che, poi, negli anni, ho cercato sempre, nei momenti meno facili. Ne ho sentito per anni la mancanza e quando, totalmente d’impulso, sono tornata, ho trovato un abbraccio, da parte della Signorina, e tanto tanto affetto e disponibilità. Io, purtroppo, non ho potuto conoscerla da vicinissimo come le sue allieve di sempre, ma conservo l’affetto che provavo e provo ancora e i miei piccoli ricordi. Ricordi felici, ricordi di una persona piena di passione, piena di talento, forse fragile (ed è un complimento) quanto forte. Una persona piena di idee, una persona troppo grande per una realtà come la nostra.

Le scrissi, quando morì sua madre. Ricordo quella sua calligrafia con cui mi segnò i suoi numeri, quanto tornai. Il suo biglietto, e il vaso lilla, quando mi sposai. Il 6 giugno del 2004, altro periodo di grandi cambiamenti nella mia vita, un incidente d’auto la portò via, dopo uno dei suoi balletti. Andai all’ospedale dove c’era la camera ardente. Pensai a tutte quelle volte che avrei voluto tornare, e, poi, invece, era andata così, era tutto finito, tutto strappato, lei non c’era più, non c’erano più neanche i miei sogni, le speranze. Un’amica mi disse che forse era così che quei sogni dovevano finire e bisognava cambiare.

Ma non era così. Cambiare non significa rinunciare a ciò che si ama. Continuavo a passare davanti a via dei Soderini ogni volta, chiedendomi se ci fosse lezione, come fosse, avendo paura, paura davvero, di rientrare là dentro, di emozionarmi troppo. Poi, un pomeriggio, decisi di tornare. Ed era come se lei fosse sempre rimasta là.

Da Laura, con l’affetto di sempre. Un grazie infinito.

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2 Responses to Cose che non cambiano – X anniversario della scomparsa di Caterina Ricci

  1. Pitipumpala ha detto:

    Caterina era un’amica di mia madre, anche lei non c’è più
    Caterina resta una grande donna!
    Grazie per questo post :***

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