L’alba – ora disponibile

E’ disponibile da oggi L’alba, racconto illustrato di Laura Luzi (suoi testo e illustrazioni con la sorpresa di un’illustrazione con dedica di Marco Albiero). Si tratta di un volume di formato A5 di 92 pagine, con tredici illustrazioni a colori e due poster. Qui sotto alcune immagini. Sulla back cover info qui. Per informazioni laura.luzi@email.it

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15 Responses to L’alba – ora disponibile

  1. Sara ha detto:

    Ci tengo a lasciare un messaggio per dire quanto ho apprezzato L’Alba. A parte che ho rischiato l’invalidità, perché quando il postino ha suonato il campanello, sapendo cosa mi aspettava, mi sono precipitata giù dalle scale per ritirare il pacco e per la fretta sono capitombolata, per cui per giorni mi sono trovata due ginocchia come meloni ^^””… Mi sono innamorata dei disegni, soprattutto il poster di André seduto sul gradino (bellissimo!), e della storia, di come ne esce intenso, stratificato, vero, il loro rapporto. Del percorso che ognuno deve fare per ritrovarsi. Quando avevo un attimo di pausa proseguivo nella lettura: era come ritagliarsi una finestra di riflessione, in cui il tempo scorreva diversamente. Grazie a Laura per il suo lavoro, come sempre.

    • lauraslittlecorner ha detto:

      Grazie, davvero! Sono spompata e affaticatissima, sto lavorando ai fumetti, ma sono felice quando vedo che c’è ancora chi apprezza le cose fatte con impegno e non riduce il fenomeno di fanfic e fanart a immagini usa e getta da passare una dopo l’altra sullo smartphone o phablet e meri “come va a finire”, perché quello che uno ha da dire sta nei contenuti, che si costruiscono parola per parola, pensiero per pensiero. ❤ Quindi, grazie davvero, Sara! E… ^^ Ho qui borsa di ghiaccio affettuosa per le tue povere ginocchia!
      Grazie davvero!

  2. DonyeG ha detto:

    Si entra in punta di piedi nella casa dai tetti d’ardesia.
    Come quando si sfiora il punto più intimo e segreto del cuore di un uomo.
    Perché la casa non è solo il posto in cui vivere. Non sono solo mattoni sovrapposti, forme e colori. È lo spazio simbolico del nostro mondo interiore. La più antica e insondabile manifestazione dell’anima.
    Ma quante cose rappresenta quella casa, per André! E in quanti modi l’ha vissuta, percorsa, attraversata?
    È un luogo intimo e nascosto per ritrovarsi e ricostruirsi. Per rinascere e ricominciare.
    Come una gabbia toracica a proteggere il cuore.
    È stato, il suo, un lento viaggio dell’anima, prima attraverso il bisogno di casa e il voler tornare a casa, “Perché neanche a se stesso ha saputo spiegare quell’impulso di tornare…”. Anche se, all’inizio, gli sembra fredda e vuota, e avverte la solitudine e il dolore. Mancano, in quelle stanze, i rumori familiari, il brusio domestico e rassicurante, gli echi della vita quotidiana. Tutto sembra galleggiare nella mancanza “Non esistono i suoi passi. Non esiste la sua voce. Né il suono della sua musica”.
    Poi, piano piano, la casa sembra “riempirsi” di vita.
    Prendendosi cura delle cose, e attraverso i rituali e le abitudini, André trova nuovi punti di riferimento, e avverte la “percezione di stare costruendo qualcosa”.
    È come se stesse curando se stesso. Perché ciò che avviene nella casa, avviene dentro di lui.
    Pare di vederlo assorto nel lavoro e nel brusio dei suoi pensieri, con le braccia scoperte e le mani operose a toccare. Riparare. Dipingere.
    Mentre le cose attorno prendono forma sotto le sue dita, e impara ad amare ciò che crea, trova spazio l’ascolto, come accoglienza dei propri sentimenti, per riconoscersi e riconoscere cosa sente lei.
    Tutto questo matura nella distanza, nel silenzio. Più è lontano dalla donna che ama, più si avvicina a se stesso, e più forte è la sensazione di “essere a casa”, di “sentirsi casa”.
    Lasciando affiorare la nostalgia dell’infanzia, ritrova le sue radici, e percepisce, sempre più forte, il senso di appartenenza a quei luoghi.
    È una rivoluzione della sua identità: l’io conosciuto si modifica, dissolvendosi gradualmente in qualcosa di più grande e più forte, spingendolo ad affrontare una fase nuova della vita: abbandonare ciò che è familiare e dà sicurezza e protezione, per accogliere ciò che è ignoto e fa paura. Il cielo vela e disvela, e oltre le nuvole, riesce a intravedere un nuovo orizzonte, con le sue ombre e i suoi fili di luce.
    Il nuovo io, rinasce in armonia con il paesaggio, legato intimamente alla natura: il mare, il cielo, la pioggia, il buio e la luce. Sembra di essere lì. In quello scorcio di mondo quasi immacolato, attraverso le descrizioni e le immagini. Bellissime. Lievi pennellate di grigio e di luce. Il cielo gonfio e livido di pioggia e il mare che flagella gli scogli. Si può ascoltare il fragore delle onde, come furia degli dei. E il respiro e il cuore che si allargano per lo spazio e l’aria pulita e fresca e il silenzio… E i colori vivi e i verdi rinati dall’acqua che fanno apparire più chiari i pensieri, più dolce la vita. E poi la neve. Come a dire che dal fondo dell’inverno, tutto è promessa e attesa di una nuova rinascita.
    Anche Oscar ci racconta di un percorso, avvenuto tra le braccia della nonna e la stanza di André, dove si rannicchia, come fosse in un grembo materno, lasciando emergere i ricordi, il bisogno di tenerezza, le paure, comprendendo gli errori commessi.
    Quando poi, decide di cercarlo, di correre da lui, è come se avesse in parte elaborato il rimorso, e un po’ si fosse, segretamente, perdonata. Il perdono non cambia il suo passato, le scelte fatte, ma la libera, la fa sentire degna dell’amore di André e capace di aprirgli di nuovo il suo cuore.
    E quando alla fine apre la porta, ed entra nel soggiorno, è annuncio di una presenza. È come se tutta la casa l’avesse pazientemente aspettata.
    Nell’alba livida e fresca, dopo tanta pioggia, il mondo sembra, finalmente, pacificato.
    Me li vedo entrambi a percorrere, mano nella mano, muti ed emozionati, le stanze di quella casa solida e antica. E lui che indica e mostra fiero le pareti appena verniciate, le mensole con i libri affilati, la cucina in ordine.
    Lo immagino André, come un figlio lontano che torna dopo molti anni a presentare la sposa alla sua casa, e sembra dire: “Anch’io ho fatto qualcosa di buono, papà!”.
    E la casa, come un padre, con lo sguardo fiero, silenziosamente, approva.

    Cosa dire ancora di questo racconto bello e complesso, che mi ha fatto pensare, commuovere e anche sorridere? Cosa aggiungere a L’alba sognata da Laura?
    Forse solo il mio grazie, che ho voluto immaginare e dire attraverso le parole di Oscar…
    “Ricordi André, ricordi la nostra casa alla fine del mondo che tu avevi ricostruito per me?
    Vivevamo, in quei giorni, in una terra inviolata, tra il cielo abbagliato di luce, e il mare sconfinato che non bastava uno sguardo per imprigionarlo tutto. Insieme, respiravamo la stessa aria, e colmavamo gli occhi della stessa bellezza.
    Avevi dipinto la porta di azzurro, riparato le assi di legno, e riempito la cucina di odori.
    E in quella casa, ogni sera, mi spogliavi e facevamo l’amore, nel nostro letto che odorava di resina, mentre fuori pioveva e le fiamme nel camino accanto dipingevano d’oro i nostri corpi allacciati, e intanto ti domandavo, un po’ timida, un po’ spaventata, se domani mi avresti voluto sposare, con il respiro sospeso e l’emozione di chi sa che la felicità è dentro un dono inaspettato… ”

    • lauraslittlecorner ha detto:

      grazie.
      Non avevo visto il commento e mi ha commosso e toccato, in senso inglese.
      La casa ai confini del mondo… il Finistère… il Finis Terrae… ecco, siamo lì.
      Quando disegnerò il sequel, ti chiedo il permesso di usare queste tue frasi come introduzione… sarebbero splendide….

  3. Simona ha detto:

    Super complimenti a Laura per la cura che mette in ogni cosa che fa, in ogni piccolo dettaglio. Illustrazioni fantastiche (naturalmente).
    Brava…continua così

  4. alessandra ha detto:

    Nessun momento migliore delle vacanze di Natale per godersi in pace questo bellissimo racconto, reso ancora più emozionante dalle immagini che lo accompagnano, disegni originali, toccanti, struggenti, che si vede vengono dal cuore dell’autrice. E anche la storia, che tocca una tematica a lei carissima, quella della progressiva cecità di André e dei sensi di colpa di Oscar, ma in modo nuovo, in parte contaminato con le suggestioni di “Kitchen corner” e in parte proveniente dallo spazio delle tante letture e scritti dell’autrice sul tema dell'”angulus” (direi quasi di oraziana memoria, ci avevi mai fatto caso che i tuoi “corners” avessero tanto illustre antenato?). Un luogo dove ricorstruire, ricostruirsi e costruire qualcosa di nuovo, giorno per giorno, un posto che significa libertà ma anche scoperta e consapevolezza. Pare di percepirle coi sensi le tinte grigioazzurre del cielo, il verde dei boschi, la vita quieta e quotidiana del villaggio con le sue comari, ma, sullo sfondo e nella memoria, questa lontananza, questa relazione solo apparentemente irrisolta, ma che proprio nella distanza forzata ritrova lo spazio e direi quasi la spinta propulsiva per un contemporaneo e reciproco erompere. Bellissima la breve lettera di lui, veramente sprigionata dal cuore e con parole che raramente ho visto usare da Laura. Splendido il rapporto tra luce e ombra, non quello classico, ma un luce-ombra rivissuto e risemantizzato nel dentro-fuori dell’abitazione senza luce, degli spazi così diversi tra la notte e il giorno. L’idea dell’amore come dono di ciò che si ha, e la saggia e prudente cautela insegnata però dalla vita e dall’amore stesso, che spinge a volere che quel dono resti di proprietà di chi dona, in perfetta sintonia e armonia.
    Un’atmosfera rarefatta, a tratti quieta e a tratti con soprassalti emotivi inattesi, qualche immagine più prosaica qua e là che serve solo a evidenziare il contrasto con l’atmosfera delicata e con la pace che emanano da molte di queste pagine, seppur nel tono trattenuto e mai definitivo nelle sue note che è così tipico dei racconti di Laura. Insomma, un insieme veramente splendido, cui i due poster, autentici capolavori, aggiungono un’ambientazione e un sentimento emozionante. Bravissima, mia cara, e fallo ancora.

    • lauraslittlecorner ha detto:

      Grazie, davvero! Lo sai che proprio non mi ero resa conto che il Corner del sito, assieme al mio antro protettivo, in cui mi sono ritrovata in questi anni, e all’angulus oraziano fossero lì, in linea, anche se Orazio e il suo mood li ho sempre sentiti vicini, e credo di averlo citato in BK, se non ricordo male. 🙂 Qui tra l’altro è un posto di quiete da cui recuperare se stessi e, potendo, ripartire… quindi grazie! P.s.: spero che in Kitchen tu abbia apprezzato la citazione del cacciatore-raccoglitore di vargasiana memoria (e la sua identificazione, a furor di fan, in Chris Hemsworth). 😉
      Mi piacerebbe farlo ancora, certo.
      Non mi piace far passare tempo senza disegnare Oscar e André.
      E io sono una persona rimasta coerente. Tu, chi mi conosce, lo sai, lo sapete.

  5. Milena ha detto:

    Ho ricevuto “L’Alba” il mattino della Vigilia ed è stato un regalo tra i più graditi, una carezza per l’anima.
    “L’Alba” è un racconto intenso e delicato al tempo stesso. Un racconto “diverso”, dove i protagonisti si muovono con un sincronismo perfetto, in un alternarsi di pensieri ed emozioni che sembrano seguire il ritmo di una danza.
    E poi c’è la pioggia che: “Fa sentire soli. Eppure avvolge. …. Che confonde i contorni e nasconde. Che sfuma la realtà, quasi a renderla irreale … Come anche la neve …” La pioggia che fa da ‘trait d’union’, influenzando non soltanto i colori del paesaggio, ma anche le sensazioni dei personaggi e, inevitabilmente, le emozioni del lettore. Quella stessa pioggia che c’ era “sulla strada per Fersen”, in uno dei momenti più belli ed emotivamente coinvolgenti dell’anime.
    Bellissimi anche i dialoghi, fatti di poche parole … ma importanti! Parole che hanno un grande valore e perciò vengono soppesate. Parole scelte accuratamente, non sprecate e buttate al vento come oggi capita spesso di fare.
    “L’alba” mi ha emozionato moltissimo, ricordandomi uno dei miei dipinti preferiti: “Neve a Louveciennes”, un meraviglioso olio di Alfred Sisley e, a proposito di dipinti, le illustrazioni contenute nel volume sono tutte splendide!!!

    • lauraslittlecorner ha detto:

      Grazie, infinitamente. Quando un lettore è così attento e sensibile è qualcosa di incommensurabile. Grazie.
      E sono contenta che tu abbia colto il tema della pioggia.
      E’ vero che l’ho trattato e usato come co-protagonista ambientale in tanti scritti, quella pioggia, quei grigi, verdi, rossi… ma è bello che tu l’abbia sottolineato, perché, anche quanto alla scelta dei colori di qualche immagine in particolare, ha avuto un peso voluto, cercato. Volevo dei grigi, volevo rendere quell’atmosfera. Volevo far sentire quell’aria diversa, quella luce diversa. Volevo far sentire la stanchezza di André, che si appoggia alla porta, si lascia andare, in un momento normale si guarderebbe attorno, invece a volte la luce non c’è più, ma, appoggiandosi a quel muro, a quella porta, dopo tutta quella pioggia, trova un po’ di pace.
      Grazie, cara Milena. Grazie. E anche per il pensiero del quadro. #_# *BLUSHIN’*

  6. Claudia ha detto:

    Bellissimo! Bellissimo! Bellissimo! Bel regalo di Natale!

  7. mlleG. ha detto:

    Già dalle foto si vede la cura che metti in tutti i tuoi lavori, Laura! Complimenti :*

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