Fisicità e sentimento. Le ragioni dell’amore.

Giustamente nelle vecchie fanzine Yamato si ricordava come nel manga il sentimento che lega Oscar e André sia ben tratteggiato. È vero anche che la necessità di accorciare la serie dalle 52 puntate regolamentari alle effettive 40, visto lo scarso gradimento, comportò scelte e ci privò della possibilità di vedere una serie diversa, non solo nella seconda parte. Sapendo, infatti, di dover narrare con maggiore velocità, si sarebbe ancora scelto di soffermarsi così tanto su episodi inutili e “di cappa e spada” come il 2? O di indugiare troppo sulle beghe di palazzo e sulle collane strappate della du Barry?

Vale dal mio punto di vista, però, considerare che in effetti nel manga Oscar e André si mettono insieme al momento del giuramento della Pallacorda, per cui hanno effettivamente più tempo per stare insieme. E qui voglio considerare la enorme differenza del sentimento che Oscar sembra provare per Fersen e per André. Quello per Fersen è un amore quasi cavalleresco, tutto sentimentale, improntato ai canoni dell’amor cortese. Fersen è un po’ lo specchio dell’amore, per Oscar, che si accorge, attraverso la regina e il conte, coetanei, di un sentimento che la sorprende ma che vive nascosta e che sceglie di propalare solo nel momento in cui ha effettivamente deciso di rinunciarvi. Questo, perlomeno, stando allo script originale del cartone e al manga. Non c’è un trasporto fisico. Oscar non pensa a Fersen in quel senso. La fisicità si esprime in modo quasi fanciullesco: indossando un abito. L’abito, a sua volta, si fa metafora, velo e corazza protettiva. Nasconde anche l’identità, oltre che i sentimenti. Oscar, così, può giocare a fare la donna, e a tentare un primo approccio pratico, sia pure fanciullesco, sentimentale.

Ben diversi sono gli atteggiamenti e le parole che riserva per esprimere e descrivere il suo rapporto con André. Sono gesti, e sono parole fisiche. Parla di sguardo, di bellezza, di profumo. Ricorda più volte le sue labbra. Si lascia abbracciare, cerca gli abbracci, come conforto, come quiete, come rifugio. I corpi si cercano, si toccano. Restano lì. Si uniscono. Oscar comanda da par suo, ma appena dichiaratisi, richiama lui con uno sguardo, si baciano. Una scena bellissima. Oscar vive con André una relazione effettivamente molto più fisica, e lo ammette. “Innamorata con tutta me stessa”, dice. Se ne stanno in giardino, vicini. Mi colpì la traduzione Granata, ma anche le altre successive vertono su questo. Anche una volta perso André, Oscar ricorda l’ardore con cui l’ha amata. E non intendeva metaforicamente.

Oscar trova in André il sostegno, la tenerezza, la forza quieta. E glielo dice in più punti. È interessante valutare come la Ikeda abbia spesso ricordato come Oscar sia un po’ diventata la rappresentazione di se stessa e delle sue esperienze, avendo con questo personaggio più libertà narrativa che non con Maria Antonietta. Eppure, col tempo, le sue idee sono mutate e, in una intervista di anni fa, dichiarava come “Girodel (…) è l’incarnazione della classe e della raffinatezza della vera nobiltà francese, espressa soprattutto nel modo galante in cui consente di rinunciare a Oscar. Quando decisi che sarebbe stato André ad amarla, pensai che avrei dovuto eliminarlo dalla scena, perché un popolano come André non avrebbe avuto alcuna speranza di impedire il loro matrimonio.” Sono parole che sinceramente avrei preferito non leggere e non ricordare e che sottintendono una disistima del valore della persona in sé a favore di quello di averi e sovrastrutture. Mi direte, ma André non è un villico. E infatti, rispondo, non mi pareva proprio che fosse un tale buzzurro. Se lo fosse stato, Oscar non credo lo avrebbe sopportato. In più, che criteri di giudizio tali parole attribuiscono mai ad Oscar? Quelli di scegliere una persona in base al rango e allo status? Cioè se Girodel non si fa indietro, Oscar per insondabili ragioni di status dovrebbe per forza scegliere lui? Sinceramente, non capisco.

O, meglio, capisco l’autrice sovrastata dalla potenza della propria opera e dall’autonomia che essa ha assunto negli anni, anche grazie al cartone, per noi occidentali. Ma un po’ di rispetto per i lettori e per i personaggi amati… 😉

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5 Responses to Fisicità e sentimento. Le ragioni dell’amore.

  1. Alessandra ha detto:

    Concordo con chi afferma che, più passano anni, meno l’Ikeda sembra aver capito qualcosa della propria opera.La presunta schiacciante superiorità di Girodel non sta né in cielo né in terra.André sarà anche un popolano, ma l’educazione che gli è stata impartita per poter essere all’altezza del suo ruolo di”ombra”è quella di un nobile:è colto, atletico e conosce l’etichetta. Quindi l’unico svantaggio è quello di non possedere un titolo. Al contrario, io tutto questo fascino nobiliare in Girodel non l’ho mai colto: basti pensare a come nel manga su faccia beffe dei sentimenti di André, promettendogli “magnanimamente” di lasciarlo vivere con lui ed Oscar dopo l’eventuale matrimonio (“guardare ma non toccare!). Un vero signore, non c’è che dire! Penso che se Oscar l’avesse saputo, si sarebbe giustamente indignata, a prescindere dai suoi effettivi sentimenti verso l’attendente.

  2. lauraslittlecorner ha detto:

    Già. Pensa che ha dichiarato che, proprio grazie all’aver studiato tanto per scrivere le sue storie ed averle disegnate, sa bene come si narra una storia, come si racconta.
    E allora dovrebbe sapere che Versailles no bara, senza Oscar e senza André e il pathos aggiunto proprio da come i loro personaggi e la loro storia erano tratteggiati, con delicatezza, anche con reticenza (si sarebbe potuto narrare di più, no? Invece del nono volume dedicato a Maria Antonietta, uno tutto a loro due!), sarebbe stato un buon fumetto, ma non quel capolavoro che fu.
    Sarebbe rimasto come Eroica, come Jotei Ekaterina, un enorme affresco storico, con tavole sempre più ricche nella costruzione, personaggi sempre meno belli a livello disegno causa un tratto via via sempre più spezzato, scomposto, con personaggi alla fine sempre simili ai topoi che l’autrice aveva in mente, sempre nobili o rivoluzionari o musicisti bohémien, ma spesso senza cuore, destinati le donne a essere accoppiate con copie carbone di Fersen, e i maschi cloni di André regolarmente con ex prostitute (maddai!), perfida vendetta verso le fan. O cloni malriusciti di Oscar, come Julius, Rei, Claudine, Brunhilde…
    L’ho scritto tante volte e dichiarato. Alcuni cartoni e manga di allora furono superiori agli altri perché avevano un’emotività che traspariva dai personaggi. Non erano disegnati alla perfezione, non avevano la computergrafica e il 3d in ausilio, ma trasmettevano molto di più a livello di umanità. Oscar, André, Alain (ma soprattutto l’Alain del manga con quello di Dezaki) la conferivano a Versailles no bara.
    Senza quella Oscar, le sue parole, le sue scelte dirompenti, Versailles no bara non sarebbe stato esemplare e liberatorio per le ragazze del Giappone di allora, che sentirono finalmente incarnati in Oscar valori e sentimenti che, fino ad allora, erano stati soffocati e loro interdetti.
    Senza di loro, il capolavoro non ci sarebbe stato. Certo, gli altri personaggi ci sono, e contano. Ma non spiccano. E ha fatto bene la TMS a puntare su quei protagonisti e ribaltare la prospettiva della storia. Tanto, sarebbe stato solo un prodotto più lungo, ma i personaggi amati erano loro e, più ancora che amati, erano quelli che trascinavano avanti la storia.
    Quando la Ikeda ha ricordato che fece scandalo il fatto che André aggredisse Oscar, dopo averla baciata, e vi furono proteste, e la risposta della redazione e di molti lettori fu: voi non sapete cosa ha passato; quando ha ricordato il valore dirompente che ebbe la scelta di Oscar di fare sesso con André proprio nella casa di famiglia… ecco… queste cose, forse, dovrebbe tenerle a mente più spesso e riportarle alla memoria, quando decide di finire di distruggere i personaggi a cui deve una fama che va ben oltre i confini della sua patria.

  3. alessandra ha detto:

    Questa della Ikeda su Girodel è impagabile. Ma come le viene in mente, dico io. Mi sembra che l’autrice più parli e più dimostri di aver capito poco della propria opera. Il che non è una novità, certo, considerato che nel manga fa continuare a lungo la storia dopo la morte di Oscar e André, e considerato anche che adesso, dopo più di trent’anni, ha preteso (mi pare evidente) che il nuovo film Toei sia fedelissimo alla sua visione della storia, probabilmente bloccando con questo la sua realizzazione (mi piacerebbe conoscere qualche retroscena in merito). Forse a lei piaceva di più Girodel, e devo anche dire che quella scena di seduzione con Oscar nel manga è molto bella (se Dio vuole Dezaki ce l’ha risparmiata, comunque, perché il povero Grandier, dopo tutto quello che ha passato nell’anime, non meritava anche questa); ma da qui a dichiarare che quel buzzurro di André non avrebbe avuto alcuna speranza di conquistare Oscar battendo la concorrenza del nobile Girodel, significa non aver nemmeno capito bene il senso della propria storia. Ma come, scrivi una cosa sulla Rivoluzione francese, in cui – come in ogni buona opera che si rispetti – le vicende personali dei protagonisti sono lo specchio dei macroeventi che li sovrastano (e quindi è naturale che Oscar ami André, perché il suo amare André è collegato alla scelta di un mondo più giusto, in cui tutti siano liberi e uguali), e te ne vieni fuori dopo tot anni a dire che non è vero niente, che Oscar avrebbe amato la perfetta e squisita nobiltà francese di Girodel? Via, è francamente imbarazzante. Lo dico per lei, mica per noi, che abbiamo capito bene da un pezzo che madame Ikeda, quando parla della sua opera, dice la prima cosa che le viene in mente in quel momento, tanto per suscitare un po’ di scalpore. Ma a che prezzo per la sua credibilità? Mah… contenta lei…

  4. lauraslittlecorner ha detto:

    Ciao, Maria, benvenuta! 🙂

  5. Maria Torres ha detto:

    A priori detesto i cosplay con cui civettano l’immagine di Oscar e André ma ancor di più la distorsione che si possa dare alla scelta di Oscar eliminando il pseudo rivale di André (altrimenti deprezzato) e indurla ad incanalarsi verso l’ultima scelta propizia per sedare il suo bisogno d’amore.

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