Site updates settembre 2016 e mostra illustrazioni Laura Luzi

http://digilander.libero.it/la2ladyoscar/Updates/last_updates.htm

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26 Responses to Site updates settembre 2016 e mostra illustrazioni Laura Luzi

  1. lauraslittlecorner ha detto:

    Appena riesco rispondo, ma intanto ci tengo a dirvi che, nel nostro piccolo, considerato che non siamo un sito generalista, anzi!, siamo a 220 visitatori! Grazie a tutte le autrici e ai lettori!

  2. Sara ha detto:

    Ad Alessandra non posso che dire quanto io sia soddisfatta del fatto che ultimamente l’ispirazione abbia colpito ancora, e spero che questa fase creativa si protragga più a lungo possibile, a gioia e gaudio di noi lettori! Ho apprezzato moltissimo Moonlighter, un po’ perché sono un’appassionata delle storie dall’impronta marcatamente narrativa come questa, in cui gli eventi si concatenano in una trama serrata, un po’ perché mi è piaciuto tanto l’esperimento dei due binari paralleli, mi sono divertita a leggerli e poi a confrontarli, a decidere quale mi sembrasse più realistico, più coinvolgente, quale mi convincesse di più. Capisco e condivido la scelta di farne due storie: da un piccolo particolare le trame divergono radicalmente, stile sliding doors, ciascuna con un’interessante prospettiva, e ognuno dei due racconti merita di essere narrato, ha una sua autonomia e coerenza e pezzi meravigliosi: di Moonlighter versione original, chiamiamolo così, mi piace molto il finale sobrio e realistico, mentre del Crossover ho adorato il pezzo centrale, così movimentato, con Andrè che si fa prendere dal gioco di guardie e ladri e dal gioco della seduzione al contempo, e la passione trascinante dei due. Bellissimo questo pezzo, veramente bellissimo: “Nei loro incontri appassionati, dopo aver fatto l’amore fino a sfinirsi, si raccontavano da capo le loro vite dal primo giorno, non lasciando nulla d’inesplorato tra quelli che erano stati i pensieri segreti di ogni circostanza, le parole che avrebbero voluto e non avevano potuto dire”. Interessante poi “Il rossore diffuso dell’aurora”, che indaga un tema finora rimasto pressoché inesplorato, un what if su una figura che rimane totalmente nell’ombra nell’anime, la madre di Oscar. Brava come sempre!

    • alessandra ha detto:

      Ciao! Grazie per questa graditissima recensione. I miei ritorni d’ispirazione sono più che altro estivi e spesso a distanza di anni l’uno dall’altro, ma la passione oscariana, come ho spesso sostenuto, è intermittente e ricorrente come una febbre malarica. Quanto alla storia su Madame Jarjayes, è la prima che scrivo anch’io (credo anzi sia la prima volta proprio che parlo di lei), e il motivo è che non ho mai creduto in questo personaggio, sia per il modo in cui l’aveva inserito la Ikeda nel manga che per come è trattato nell’anime (infatti Dezaki l’ha subito soppresso quando è arrivato alla regia). Ho avuto modo di parnarne anni fa, nella postfazione a Nelle mani. Ma appunto per questo, scrivendone oggi, mi è venuta voglia di esplorare una strada possibile, ritagliando alla madre di Oscar un ruolo che potesse risultare credibile, e facendone, anzi la regista sotterranea di trame benefiche che aiutano Oscar a mantenere la sua identità femminile nonostante tutto.

  3. Sara ha detto:

    Finalmente, dopo un tempo vergognoso, trovo del tempo per lasciare qualche commento. Per Laura, di Lezioni le avevo già scritto, ma qui ripeto quanto mi colpisce positivamente questa storia: è dissacrante, controcorrente, osa molto, ma mai gratuitamente. E’ un racconto di scoperta, di formazione francamente adulta, in cui Oscar prende coscienza delle proprie pulsioni e del proprio potenziale in quanto donna, e questo è un capitolo cruciale, con un Girodel abilissimo e sensuale e un Fersen francamente e realisticamente odioso, è talmente insopportabile che è quasi un piacere leggerlo per prendersi la libertà di insultarlo nella propria testa LOL! Poi, è molto interessante ma anche per certi versi inquietante il nuovo “tema” che subentra in Christine, l’idea di una possibile maternità di Oscar. Andrè vuole un figlio da lei e lei prova irritazione per il fatto che lui lo desideri, perché è come se lui in qualche modo la tradisse desiderandolo, come se non la accettasse veramente per come lei è, eppure c’è anche una parte di lei che è quasi commossa del fatto che lui lo voglia, perché in fondo questo desiderio è un’altra dimostrazione, profonda e viscerale, di quanto lui la ami. Oscar che si sente braccata, un po’ in trappola, quasi in colpa, di fronte a questa alleanza padre-figlio che la costringe in minoranza, lei che in minoranza lo è quasi costitutivamente perché unica, diversa da tutti, e quanta forza dimostra e ha sempre dimostrato, in questa storia, nell’aver sempre voluto essere fedele a se stessa, soprattutto a fare un confronto con l’altra figura femminile della storia, la sventurata Christine, che invece ha seguito binari già tracciati e apparentemente più facili e che alla fine si è scoperta in trappola, quando invece Oscar si è ritrovata dove con le sue forze ha fatto in modo di essere. Non è chiaro, alla fine, se lei lo voglia o meno, un figlio, se lo faccia solo per lui. Per quel che ne penso io, dopo quel che André ha combinato in questa storia dovrebbe guardarsi dal dar voce a briglia sciolta a certi desideri, eppure un po’ lo capisco, ed è chiaro come il sole che la ama, e che non vorrebbe imporsi, anche se finisce per farlo, e Daniel assieme a lui. Vedremo come procede. Temo, temo fortissimamente!

  4. lauraslittlecorner ha detto:

    Recensione a Sara.
    Va verso una soluzione forse inattesa una storia dalle tinte sempre più cupe, ma che era iniziata con toni scanzonati e immagini piene di vita e luce.
    Oscar che indaga sulle frequentazioni del Grandier nascondendosi maldestramente dietro la nonna, quella risposta di lui, quasi triste e laconica “Sono solo”, scavavano dentro.
    Non so quanto ci ho ripensato, da che le ho lette.

    E poi giunge la catastrofe, impersonata in parti eguali da un Fersen freddo (tipicamente svedese, a quanto mi dicono), a cui fare stronzate pare non bastare mai, da una Oscar che si incasina come pochi e che non trova né se stessa, né requie, né una soluzione che non sia soffrire e far soffrire, incapace di dipanare la matassa, da un André Barry-wise, anche lui aggrovigliato nelle spire dei casini mentali di Oscar, che si impunta ma nel contempo cede, tenta di gestirsi ma non ce la fa.

    C’è la Oscar che gli chiede se è andato dal medico, una gentilezza inattesa e sorprendente da leggere, ma che poi lo massacra massacrando se stessa e lo porta sul precipizio.
    C’è la sorprendente rivisitazione, quasi cruda, del 28, e quel finale.

    Sono due personaggi che Sara racconta, come le ho scritto in privato, in modo molto suo, non trovo – e non ho trovato neanche dopo tempo – altro modo per definire l’effetto che mi fa leggere il racconto.
    Che è scritto con uno stile molto bello, veramente, scelte lessicali e stilistiche notevoli, e che probabilmente, me ne rendo conto ora, che il titolo originario “Essere una donna” (Inside era stato proposto da me) prende di senso, acquisisce una circolarità dolorosa ed è stato scritto per arrivare proprio lì, un dolente racconto di tarda formazione di questa ragazza che non riesce ad allungare la mano oltre il velo e a neanche toccare, non dico afferrare, la soluzione.
    Oscar qui è una ragazza che non sente di avere scampo, che trascina in questo chi ha vicino, ma che non è neanche aiutata da un André che, a differenza dell’anime, dove le fa da specchio e da consigliori, qui la aiuta, con certi atteggiamenti (questo della puntata 13 è eclatante ma non l’unico e comunque il Grandier avrebbe potuto restare ad affrontare le conseguenze del proprio agire), a isolarsi, a trovarsi sola e senza soluzioni. Beninteso, soluzioni probabilmente non ce ne sono, lui sta diventando cieco e sarà in mezzo a una strada, ma la cosa che emerge dal racconto è che l’autrice, in modo molto interessante, sceglie dì raccontarci due che non riescono a trovarsi, a costruirsi, come coppia, a starsi vicini, a esserci.
    Quando Oscar pensa alla coppia con lui quasi si nasconde dietro il discorso figli sì figli no, discorso che lui bypassa affermando che preferirebbe lei. Ma Oscar non riesce evidentemente a pensarsi – e forse non si sente abbastanza rassicurata in questo da André – come elemento fondante di un legame di coppia.
    Forse in questo, qui, nel racconto, c’è anche che lei evidentemente non sente André come possibile partner, a differenza di Fersen. Non vede un possibile futuro con lui loro due soli. Magari per status sociale e cecità. Cioè Oscar stessa fatica a considerare come possibile partner uno che non ha lo status ma ci vedrebbe Fersen, nobile. In linea con i legami sociali dell’epoca, e non solo.
    Non lo vede neanche lui, che, invece se ne esce con un ironico ma poco rassicurante (per il contesto in cui è espresso e per il senso di nichilismo intrinseco sotteso, come a dire: non ho nessun futuro se non la strada) con il mitico “posso dar via il culo”. Lui graffia e cercherebbe in lei rassicurazioni che lei non sa dare a lui perché non sa dare a se stessa.
    Se solo Oscar riuscisse a pensarsi come essere umano dotato di valore suo proprio e non solo pensare che lui la vuole in coppia e con figli (quando lui in fondo ci starebbe senza e lo afferma)… se solo Oscar desse un segnale che non fosse di persona ferita e sul chi vive… lui non la aiuta, lei non riesce ad avere fiducia fondante in lui, ma la storia qui rimane dentro proprio per come racconta personaggi che non riescono a toccarsi e trovarsi umanamente e come coppia, come innamorati. Non riescono ad esserlo.
    Ecco, sono queste le riflessioni che la storia mi muove. Mi ha profondamente toccato.

    • Sara ha detto:

      Cara Laura, grazie per questo commento non bello, bellissimo, che mi ha dato così tanto da pensare in questi giorni e che mi ha aperto nuove prospettive sulla storia, spingendomi a guardarla con un’altra ottica. E’ vero quel che dici, ho descritto una Oscar e un Andrè feriti e intimamente fragili, che cercano entrambi rassicurazioni nell’altro ma che non ne trovano perché l’altro a sua volta ha bisogno di ricerverne e non ha la forza sufficiente per sostenere entrambi. Nessuno dei due riesce a districarsi abbastanza da rendersi conto di questo circolo vizioso, ciascuno immerso in un dolore privato e personalissimo, non condivisibile, lei nel casino in cui si è ficcata mentre cercava di conquistare quel che credeva di volere (ossia Fersen, ma il miraggio di Fersen, non la realtà) e affogata in un mare di dubbi sulla sua identità che le è stata imposta e che ora sta demolendo, invece di comprenderla e accettarla e farne un motivo di forza, lui vulnerato e quindi indebolito sia fisicamente, per la cecità, sia moralmente dal comportamento di lei e incapace di capire fino in fondo la confusione in cui lei è piombata. Leggere le tue parole, meditarci sopra, trarne conclusioni mi ha fatto capire che forse avrei altre cose da dire, e una storia molto diversa da raccontare. A questo punto, il problema diventa che non ne ho il tempo, sigh. Grazie ancora. Abbraccione!

  5. lauraslittlecorner ha detto:

    Recensione a Moonlighter (versione principale) di Alessandra.
    Scrivo così, leggendo.

    Il suo sorriso sempre contento di rivederla – bello.

    Al punto che sembrava strano perfino per due come loro, che passavano la vita insieme. – bello, qui.

    Metterei mi sono comportato come un ragazzino.

    Bello il primo dei baci di quella notte.

    Bello qui Fu come se volessero recuperare tutto in una volta il tempo che avevano perduto, come se volessero imparare a conoscersi sotto ogni aspetto, completamente. Nei loro incontri appassionati, dopo aver fatto lamore fino a sfinirsi, si raccontavano da capo le loro vite dal primo giorno, non lasciando nulla dinesplorato tra quelli che erano stati i pensieri segreti di ogni circostanza, le parole che avrebbero voluto e non avevano potuto dire. Cos’hai pensato quando sono fuggita al galoppo e tu volevi che diventassi una donna? Cosa avresti fatto se quella notte…
    e poi come finisce, un po’ come in Rain quando è André davanti a Fersen a circondare Oscar col braccio.

    Bella anche la citazione dalla Migliavacca, di André che combatte per difendersi e non per attaccare.

    Quando André cadde in ginocchio e Oscar vide la sua mano insanguinata premuta sul viso, quando lo vide a terra, la mano destra contratta in uno spasmo di dolore, levata in aria quasi a cercarla, si sentì morire. Non contò più nulla fare quella cattura, sfruttare il vantaggio della pistola, arrestare il cavaliere nero: lo lasciò fuggire e si gettò su André avvolgendolo in un abbraccio disperato, prendendogli la mano nella sua, rispondendo alla sua voce che la chiamava e stringendolo a sé nella notte, come se esistesse soltanto lui.

    ***

    L’alba sarebbe spuntata presto e lei lo aveva riportato a casa. Stava disteso sul letto, quasi assopito dal dolore, unampia fasciatura

    Bello qui, anche per come descrivi la mano, poi il riportarlo a casa… bello e poi citazione ampia fasciatura (manca candida LOL) Migliavacca.

    Dopo essersi preso qualche secondo per contemplare la scena. L’avevo notato anche l’altra volta. 😉 Forte!

    La frase è notevole ma con quella conclusione più ancora: André dimenticò la sua ferita e impazzì d’amore, insieme a lei.

    I pettegoli di professione! Lol

    Adorata, dopo lunghe peripezie, alla fine sono riuscita a recensire ufficialmente, sebbene tanti casini si siano frapposti! Ma ho tenuto duro! A quanto pare pure Grandier. 😉

  6. lauraslittlecorner ha detto:

    Commento breve sul softcore di Alessandra.
    Adorata!!!!!!!!!! E qui ci vuole la hola!!!!!!!
    Ma sei sicura che non l’abbiano fatto, i nostri due? 😉
    Comunque, ora l’amica affetta dal complesso dell’editore ti commissiona la versione hard-issimo core! A grand(ieriana) richiesta!!!!!

  7. lauraslittlecorner ha detto:

    Qualche commento sui racconti: Alessandra e Madame J.
    Premetto che senza tastiera pc fatico molto a scrivere.
    Mi ha colpito per molti aspetti, per la dinamica tra i due, tante cose, i nostri O&A bambini…
    Forse mi ha toccato così tanto perché ci ho ritrovato temi che avevo trattato sia in Christine sia in Alba, relativamente alla madre di Oscar e al loro rapporto, come una sua vita autonoma, a tratti inattesa, come scelte più libere entro le scelte forzate, ma anche aspetti di loro due bambini, per tacer della bambina pestifera (vedi il piccolo Grandier nell’incipit di Alba, ma anche Bees and Floweers di Sydreana) Bello lo sguardo di André bambino e come lui risponde ad Oscar. Bella la scelta di alleanze e sottolinearla. Mi ha fatto sorridere Madame che apprezza sorniona il fisico di lui e la figlia abbarbicata, poi li chiude dentro e passa la chiave; anche la scena di lui alla fontana, lei alla finestra e la mamma, tutta la costruzione del gioco di rimabdi e sguardi, e questa versione; e, a questo proposito, mi è proprio piaciuto come hai gestito i rapporti elettrici tra i due coniugi. Un disincanto realistico, una rassegnazione, sana cattiveria a tratti, ma neanche cattiveria, stanchezza, la propria dimensione, rassegnazione.
    Le parole che la mamma dice ad Oscar sono state quelle – e la cosa mi ci ha fatto ripensare con tenerezza – che tu hai detto a me su alcune situazioni mie.
    E poi è stato anche una sorpresa perché sulle mie parti di Liberté 3 -, io avevo lavorato, in altro modo, anche su spunti analoghi, tra gennaio e febbraio, citando le nuove storie della Ikeda.

  8. lauraslittlecorner ha detto:

    No, seriamente, ma scusatemi: io, grafomane, senza una tastiera sottomano, sono dimidiata al cubo.

  9. lauraslittlecorner ha detto:

    Scusatemi, io ho commentato in privato e lo farò qui non appena mi sarà possibile. E ovviamente risponderò anche. Solo che adesso è ancora un po’ complicato.
    Ora sono impegnata a far mettere le luci di emergenza.
    Abbraccio!

  10. alessandra ha detto:

    Christine. Sappi che io trovo molto simpatica l’alleanza-Grandier. Il comitato pro-sorellina incontra la mia incondizionata benevolenza, anche se questo non vuol dire affatto che pensi che Oscar deve cedere per sfinimento o perché si sente in dovere di farlo, sarebbe un disastro. Ma questo tu lo sai già, vero, donna perfida? Cosa stai complottando ai danni dei nostri già molto provati eroi? Vedremo, ma non sono ottimista. Bella, però, la scena del piccolo Daniel col quasi-nonno, veramente incredibile, come giustamente commenta Oscar. E anche il momento d’intimità tra i coniugi Jarjayes e quel loro dialogo, le notazioni che lo precedono, l’affezione del generale per la moglie e il suo desiderarla. Quel: “Non vorrai privarla di questo” di lei, e, ancor più, la risposta “No, certo” di lui. Però! Notevolissimo, inaspettato, e molto umano, nel senso che lo umanizza molto e illumina un risvolto nei rapporti dei genitori con la figlia e nelle loro attese su di lei che non era ancora stato esplorato. Poi c’è Alain, e sai che ho una predilezione per l’Enorme: il solo vederlo comparire mi mette di buon umore, anche se qui gioca in un ruolo abbastanza scomodo, devo dire, ed è difficile coniugare l’amicizia con la memoria dei trascorsi (soprattutto da un punto di vista maschile) e con la probabile, comunque, brace che cova sotto la cenere, ci siamo capiti. Non fare troppi scherzi al mio povero cuore. Attendo paziente e vado a rileggere. Brava.

  11. alessandra ha detto:

    E queste lezioni proibite sono sempre più una sorpresa. Non me l’aspettavo davvero! Direi anche che ci siamo contagiate tutte l’una con l’altra con le situazioni sensuali, è una specie di delirio erotico collettivo! Scherzi a parte, e a parte anche la riprovazione morale 😉 (come ben si sa io faccio il tifo per il Grandier), rifletto sul fatto che in questo racconto si approfondisce anche un lato della storia che, in fondo, era presente, ben presente nell’originale. La Oscar del manga è molto più consapevole della propria sessualità di quanto non lo sia quella dell’anime, quella scena della Ikeda con Girodel è veramente molto bella e credibile: nonostante io parteggi per André (ovviamente) ho sempre trovato molto intenso quel momento di confusione di Oscar, e molto comprensibile, anche per le ottime doti di seduttore del Giro e, in fondo, per la sua sincerità. Sincerità che cogli anche tu in questo racconto, in fondo, e che, invece, non riconosci a Fersen.
    ——– SEMI-SPOILER———–
    Così ne viene fuori una scena molto erotica, affascinante e intensa, anche divertente (Grandier, tappati le orecchie!). Sì, datemi un Girodel, ne voglio uno anch’io, lol! E invece è estenuante la scena con Fersen, perché volutamente costruita in questo modo, anche con quell’esagerare negli atti preliminari, in qualche modo freddo e convenzionale perfino in un momento come quello, come qualcosa che “si deve fare” e si sa eseguire con competenza, ma senza vero coinvolgimento. Molto ben descritto, questo. Anche molto fine la notazione del pensare di Oscar ad André, quasi paradossale, “e contrario” rispetto alle condizioni di partenza. Anche tu ci lasci con un atroce interrogativo, cui darà risposta (spero negativissima!) la prossima puntata. Quell'”è il mio turno” pronunciato in senso metaforico è di una crudezza involontaria notevole, date le circostanze, quasi grottesco. E, diciamo così, Oscar questa sera è in preda a una girandola, a un vortice di passioni e di emozioni, è in una vera esplorazione, alla scoperta senza freni di se stessa e delle proprie pulsioni. Ma basta, insomma, con questi sensi di colpa! Essere multiorgasmiche non è un delitto! Che la Nostra si goda questa notte di follia e la faccia godere a noi, senza menate romantiche fuori luogo 🙂
    Tanto, per consolarsi, c’è l’Alba, che già conoscevo ma che ho riletto deliberatamente per contrasto, per i suoi toni dolci, per le frasi accennate, per quella lettera spedita d’impulso, per lei che lo cerca… per tutto il mondo che da sempre costruisci intorno a loro due, che è talmente, esclusivamente, di loro due, da lasciarti con la dolcezza e con un senso, sereno, di appagamento. E mi ci voleva, dopo la scorpacciata erotica! Ma parlo io…

  12. alessandra ha detto:

    Ragazze, ora capisco quello che mi diceva Laura sul fatto che questo update sarebbe stato impegnativo. “Strenuamente impegnativo”, per citare il suo racconto (impagabile, mi sono cappottata dalle risate, seppur nel contesto ansiogeno per il povero Grandier… ma ci ritorneremo).
    Prima di tutto Sara, con la sua bellissima e avvincente storia, che adesso ci lascia con il fiato sospeso. Oddio… anni? Anni, ho letto bene? Poveri noi…
    Capitoli veramente tosti, tutti e due, capisco anche il warning angst. Oscar che crede di avere in mano la situazione e invece viene spiazzata un’altra volta. Odio la sua debolezza in questa storia, eppure adoro il modo in cui la caratterizzi, in cui motivi le sue reazioni. Commette errore dopo errore, anche il modo in cui risponde a Girodel è sbagliato… eppure così comprensibile, dal suo punto di vista. E Fersen che le fa un discorso del tutto inatteso (ma solo per lei, ovviamente, come poteva pensare che l’avergli detto di aver ripreso la sua relazione con André nella puntata precedente non innescasse in lui delle riflessioni, non avesse delle conseguenze?) è, da una parte, un uomo di mondo consumato, un cortigiano da manuale, un egocentrico egocentrato (copyright A.A,), ma dall’altra anche un uomo molto più adulto, meno immaturo di questa Oscar che alla sua età non più da fanciulla si comporta però come un’adolescente irrazionale (penoso e perfetto, per come è consapevolmente descritto, il modo in cui reagisce alle parole di lui: è un personaggio quasi dannunziano, questa Oscar, un Andrea Sperelli al femminile, ma ha anche qualcosa degli inetti sveviani, e perfino degli indìfferenti di Moravia), e si dibatte inutilmente in un groviglio di passioni dolorose senza saperene uscire. La sua psicologia è complessa e quasi contorta, ben diversa da quella Oscar lineare e coerente cui ci ha abituato il cartone: eppure questa complessità è così ben spiegata, rappresentata, da essere assolutamente credibile, e quasi quasi viene da pensare che, per quanto possa farci soffrire, potrebbe essere più che giustificata una serie di reazioni simili, in una vita e in una condizione come la sua, dell’in fondo idealizzata visione consegnataci dall’anime.
    Ma veniamo al clou delle due puntate, e mi sforzerò di non spoilerare per chi non ha letto. Quando ho letto la frase della nonna che interrompe André con la mani nella credenza e gli chiede di portare il vassoio a Oscar mi si è gelato il sangue: “Eccoci”, ho detto. E infatti. Come pensavo. Peggio di quel che pensavo. Sequenza molto forte, intensa, a tratti anche cruda ma che trasmette benissimo la sfrenata e distruttiva passione del momento. Bellissime alcune frasi: “non aveva mai avuto nulla da lei, soltanto questo, questo era il suo unico modo per sentirla vicina e senza non riusciva più a vivere, ormai sarebbe stato capace di uccidere per l’odore della sua pelle”; “era la sua vita, la sua vita era tutta lì ormai”; quel tentativo, comunque (tentativo abortito, però), di trattarla con amore, quell’ “umile, operoso”, scelta lessicale originalissima. Quello che ne consegue. Dolore su dolore, sbaglio su sbaglio, fino all’irreparabile sbaglio, in una catena di motivata sofferenza, con personaggi arrotolati sul loro dolore, sull’impossibilità di comunicare, sulla vita che rende tutto così difficile. Questa Oscar la piglierei a schiaffi eppure è così maledettamente credibile. Maledettamente proprio anche nel senso che ha qualcosa del “maledetto”, e, come una secie di Re Mida al contrario, trasforma in piombo tutto quello che tocca, compresa se stessa. Brava davvero, attendo (con terrore) sviuppi.

    • lauraslittlecorner ha detto:

      cazz… recensione fantastica!
      Io mi sono espressa in pvt ante sisma alla lettura complessiva e lo farò soon appena recupero tastiera shakeless. Ovviamente spoilerless, anche perché spero in ravvedimenti operosi. 😉
      Posso dire brevissimamente che i due sono fortemente, sentitamente, dolorosamente molto personali e solidali con la visione “di vita” espressa fin dalle prime battute dall’autrice e qui svolta alle estreme conseguenze.
      Fersen diecimila legnate sono ancora poche. Ma è stato importante riflettere su di esso (passim).
      Scusatemi se sono breve ma qui ora tutto sincopato, dalle docce ai commenti.

    • Sara ha detto:

      Ho letto tutto l’aggiornamento ma non sono riuscita a trovare il tempo di lasciare i commenti che vorrei, soprattutto su Christine e su Moonlighter, che più di tutti mi hanno colpita: arriveranno a breve. Mi fermo però a ringraziare e a rispondere ad Alessandra, che mi ha dedicato questo commento così generoso. Che dire! Da una parte spero di non aver calcato troppo la mano con i toni cupi (avevo il terrore che venisse accolta male l’ultima scena, l’ho anche detto a Laura), dall’altra mi auguro che la mia Oscar, pur essendo un’interpretazione molto personale, risulti comunque sovrapponibile al personaggio di partenza a cui mi sono ispirata, che non ci sia stato un completo snaturamento. A mia discolpa mi sono detta: è vero, nell’anime Oscar ha un carattere retto e coerente, quasi ammirevole, eppure una persona che da anni ama un’altra e non è mai riuscita ad ammetterlo neanche con se stessa (perché non prendiamoci in giro, secondo me Andrè l’ha sempre amato) e si è anzi convinta di amare il terzo incomodo qualche inceppamento interiore ce l’ha, ed è più che comprensibile, considerando la vita che ha fatto: da qui sono partita. Fersen da un lato non lo reggo, dall’altro mi rendo conto che è probabilmente quello che ci ha capito di più, in tutta questa storia, e alla fine ha preso la decisione più giusta: l’ha presa lui, quando avrebbe dovuto prenderla lei. Andrè è completamente in balia degli eventi: con le sue azioni irrazionali lei gli ha fatto perdere la fiducia che ha sempre avuto in loro due (quella che nell’anime lo porterà a dire: “Io l’ho sempre saputo”), e perdendo quella ha perso tutto, non riesce più a interpretare quel che succede, sbanda, si perde. Per il finale (sì, siamo alla fine, alleluia!) Laura sa che covavo indecisioni, ma poi ho preso la direzione che mi sembrava la più coerente. Non è detto, però, che non ci ripensi: mi allettava l’idea di un seguito, anche se non so se sia il caso di ammorbare ancora i lettori con questa roba e questi personaggi! LOL Grazie ancora 🙂

      • alessandra ha detto:

        Ma ti prego, ammorbaci quanto e come ritieni più opportuno, è un piacere! E quindi siamo verso la fine? Questo mi rende ancora più ansiosa e curiosa, e d’altra parte anche contenta, perché mi piacciono le storie nette, che, pur nel susseguirsi di mille colpi di scena come la tua, non allungano il brodo per catturare il lettore a tutti i costi e seguono una loro coerenza interna. Cercherò di immaginare quale sia per me il finale più coerente e lo confronterà col tuo: naturalmente il mio cuore tenero (la vecchiaia…) mi farà propendere per una soluzione rassicurante, ma l’angoscia al momento resta! Bella comunque questa cosa che hai detto, che André è destabilizzato dalla perdita della fiducia in loro due. Credo anch’io che sia possibile, e che se davvero Oscar nell’anime lo avesse tradito così, lui avrebbe perso ogni coordinata e si sarebbe comportato in modo molto diverso. E su Fersen… be’, ti dico che anch’io credo che abbia preso la decisione più giusta, e non riesce a starmi antipatico. Anzi, paradossalmente, lo trovo il più “adulto” in questa storia, forse perché più vissuto, perché già disilluso, e quindi più capace di chiamare le cose col loro nome e fare ciò che va fatto senza troppi fronzoli. Sì, egoista, anche, come spesso lo sono gli uomini. Eppure vedo anche una forma di rispetto per lei in questo. In fondo se fosse stata un’altra avrebbe anche potuto sposarla infischiandosene del male che le faceva. Con lei invece non lo fa, e questo è comunque apprezzabile. E’ Oscar che non lo capisce, piena di dolore e di frustrazione com’è. Su quello che dici, che amava André da sempre, penso che la cosa meriti una riflessione profonda e anche che ci si scriva qualcosa (prendilo come un invito, uno spunto, una “provocazione” al narrare). E mi è piaciuto molto anche, nella parte finale, quell’André spezzato che però, prima di commettere l’irreparabile, spera ancora che nonostante tutto ci sia la possibilità, in qualche modo, di rimettere insieme i pezzi, e che è disposto, pur nel dolore, a provarci. Purtroppo lei lo spiezza in due, ed eccoci qui, sigh… Vedremo cosa ci proporrai, per venirne fuori… 🙂

        • lauraslittlecorner ha detto:

          Sempre dalla cattività – e scusatemi: finito di montare luci di emergenza ma stanchissima perché pulito tutte le trapanature e scorie -: la provocazione a narrare l’ho proposta anche io, Sara lo sa, e sa relativamente a cosa, ma mi unisco anche io a questo tuo ulteriore invito per “narrare oltre” questo racconto!!! Bella idea!!!

        • Sara ha detto:

          LOL, mi diverte molto leggere le diverse reazioni sui personaggi e sulla storia, vedere chi tende a essere più critico verso Oscar, chi verso Fersen ecc. Tendenzialmente, dovendo fare un confronto fra i due, io tendo a simpatizzare più con Oscar, per il semplice motivo che lei si rende conto e soffre del dolore che provoca negli altri, mentre invece lui, in forza della sua esperienza di vita (leggi cinismo) e forse anche del suo carattere, è capace di distaccato e riesce in un certo senso a fare quel che va fatto, a sbattersene delle conseguenze e a uscirne relativamente illeso. Eppure mi rendo conto che proprio per questo Fersen è in grado di capire meglio la situazione e di agire in un certo senso nel modo giusto, mentre lei, torturata dalla sofferenza e dai suoi sensi di colpa, non è capace di acquisire un’ottica distaccata e fa solo più danni per colpa di questa sua empatia. Ad Andrè invece non si può dare colpe, sempre che di colpe si possa parlare in questo macello LOL, se non quella di essere fragile, ferito nel corpo e nell’animo, e quindi di non riuscire a trovare la forza per trarre in salvo lei e se stesso, come nell’anime fa, cocciuto, testardo, ammirevole, ripetutamente. Comunque sì, siamo alla fine, Deo gratias, e grazie soprattutto a te per i bellissimi commenti, che mi hanno gratificata alquanto 🙂

  13. alessandra ha detto:

    Wow che bello, ogni volta che c’è un update è una festa e corro a leggere (le cose degli altri, ovviamente :-)) come se ci fosse un regalo da scartare. Grazie a Laura per essere riuscita a fare un update e a farci questa bella sorpresa in un momento difficile e pieno d’ansia come questo. Sei meravigliosa!

    • Maria Rosaria ha detto:

      Condivido ocn Alessandra il pensiero che quando arriva l’update di Laura è come scartare un regalo anzi i lregalo tanto desiderato e lo apri e tocchi, lo apri poco per volta per non sciuparlo. Io leggo avidamente le storie, questa volta, caus aimpegni lavorativi mi osno messa di sera e ho fatto le quattro di mattina per poi alzarmi, morta, alle sette, ma devo dire che ne vale sempre la pena.le sorie poi le rileggo ocn calma durnte la settimana, per assaporare tutto, per coglier eogni sfumatura e poi le rileggo ogni tanto quando ho voglia di legger euna bella storia.Partiamo da Alessandra: è sempre un piacere leggere tutto quello che scrivi, adoro tutte le tue storie e questa Moonlighther nno è da meno delle altre, non vorrei sbagliare ma trovo la storia molto più dolce,non che questo non mi piaccia anzi, ma io sono una fan della conflittualità tra i nostri due che si chiude con il lieto fine. Lezioni proibite, Cristine e L’alba le seguo sempre con grande attenzione, questa oscar di lezioni molto disinibita mi piace, il fessoempre più fesso e arrogante. E veniamo a sara:essere uan donna l’ho adorata dal ptimo capitolo, l’avro’ letta dieci volte, è una di quelle storie che vado a riprendere quando voglio leggere qualcosa di ben scritto, ora siamo ad un punto cruciale ho quasi paura di scoprire i ldolore di Andrè in questi ann idi lontananza, ma soffrodi più nell’aspettare il prossimo aggiornamento, fors el’ultimo visto che mi dici che siamo in conclusione, ma una cosa ti chiedo non smettere assolutamente di scrivere di loro, non ci ammoeberemo mai e poi mai.Un caro saluto a laura e a tutte le bravissime autrici cui fare solo dei complimenti, mi pare davvero riduttivo, atteso tutto l’impegno e il cuore che mettone nelle loro splendide storie.
      Maria Rosaria

      • Sara ha detto:

        Cara Maria Rosaria, ti ringrazio molto per il commento, che mi conferma con mio sollievo che il mio timore di tediare i lettori è infondato! Vedremo allora se dopo questa storia avrò estro e tempo per scrivere qualcos’altro, non si sa mai…

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