A questo punto

Sono stanca. Mi manca una tastiera reale, mi mancano i computer. Anche se non ho più voce. Forse, neanche parole. Non è la stessa cosa. Voce non l’ho spesso avuta, perché me la negavano, ma, quando, dentro, anche la voce interiore si spegne, quando i pensieri non trovano più la forza di formarsi, poi formalizzarsi, nelle parole della mente, allora è troppo. Ero orgogliosa della tavoletta grafica che ero riuscita a comprarmi. Dei monitor. La mia postazione di lavoro era scomodissima e avevo iniziato a lavorare per migliorarla, assieme a tutta la nostra situazione. Come ogni volta, mi sono trovata di fronte un muro di gomma, parole su parole il cui unico scopo era ammansire, tentare di manipolare per far passare il tempo, per, poi, violarmi e costringermi a ingoiare l’ennesimo abuso, l’ennesima violenza a me, ai miei diritti, alla mia esistenza. Mi dispiace. Anche per mio marito, che subisce anche lui e, invece, non ha niente a che fare con costoro. Mi hanno e ci hanno tolto anni, tempo, denaro, gioie, serenità. Anni durante i quali ci hanno fatto vivere male, sottoposti a violenze morali, abusi, dispetti, prevaricazioni gratuiti. Con una prepotenza, una cattiveria, un astio ingiustificabili, da un lato, e, dall’altro, in chi lo consentiva, un menefreghismo e una ignavia assoluti. Sono schifata. I problemi che avevo, a livello logistico, per il mio studio e la mia attività, restano. Non si sono risolti di un micron. Sono costretta a restare in una stanza minuscola o a traslocare in un luogo insalubre per la salute e  dannoso anche per i componenti elettronici. Senza servizi. Senza poter collegare una caldaia e usare l’impianto. Che utilità e valore ha un luogo senza servizi? Che ci sarebbero, mi spetterebbero, ma, invece, no. Sulla vergognosa situazione creatasi, poi, col terremoto, la cosa si commenta da sé e grida vendetta, vorrei dire al cospetto della giustizia e della coscienza. Ma sono tutte e due cose che ho sempre visto vanificarsi, nella mia vita.

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3 Responses to A questo punto

  1. Isotta Fraschini ha detto:

    Ciao Laura, sono Barbara da Pisa. Sono diversi mesi che non passavo di qua e scopro che stai convivendo con il terremoto.
    Non mollare! Io ho dei ricordi vaghi del “mio” terremoto, ma perché ho deciso che doveva uscire per sempre dalla mia vita e dai miei ricordi. Tutto passa, amica! Tutto.
    Un abbraccio grandissimo immenso
    Ps ho perso il tuo numero

  2. Maria Rosaria ha detto:

    Cara Laura comprendo che nella situazione in cui ti trovi il tuo amaro sfogo [ pi\ che comprensibile, la situazione per te credo non sia facile ed i lterremoto amplifica tutto, ci; che fino ad agosto riuscivi a sopportare, ora con la terra che trama di ocntinuo, non riesci pi\ a tollerarlo, sei stanca, ed [ comprensibile, e sei sul punto di mollare ma non lo devi fare!Devi essere pi\ forte di loro della loro prepotenza,se cercavi la loro cosceinza non la troverai, cosi come giammai troverai giustizia ( lo sai, sei una giurista anche tu, la giustizia non esiste se non la divina, per chi crede) ma sii ancor pi\ forte se tu molli loro la vivranno come una vittoria, e non devi dargli soddisfazione. Ti siamo vicine. Un abbracico
    Maria Rosaria

  3. Giovanna Calice ha detto:

    Cara Laura, ti direi che nella vita prima o poi verità e giustizia trionfano, ma anche io sono piuttosto scettica..Vedo le persone furbe, scaltre e opportuniste, oltre che malvage, andare avanti , e chi non è come loro rimanere indietro..Capisco benissimo la tua sensazione di impotenza, il tuo voler reagire a questa ingiustizia, a questo sopruso..capisco benissimo a chi fai riferimento..Sappi che io, a causa di prevaricazione da parte di una persona, e menefreghismo da parte di un’altra, non posso neanche andare a Natale giù a Rionero a casa dei miei..Prevaricazione da parte di fratello e menefreghismo e ignavia da parte di padre..Quindi, ripeto, riesco benissimo a calarmi nei tuoi panni.. Per il resto..io ci sono, quando vuoi..Ti abbraccio..

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