Sei mesi fa

24 febbraio 2017

Ho un ricordo preciso delle sere di estate prima del 24 agosto – e della sera prima. – Avevamo iniziato a seguire Hell’s Kitchen con Cracco. Quella notte, quando Andrea mi ha svegliato, eravamo talmente avvolti dai rumori fortissimi (ho capito dopo che erano i nostri piatti, bicchieri, bottiglie che si spaccavano, i libri), e da questo lungo boato (una cosa grande come la Terra non si muove certo in silenzio), che ho pensato ci stesse franando addosso la collina. È stato Andrea a dire: “Il terremoto.” Una scossa lunghissima. 6.0 alle 3,36, seguita da 4.5 alle 3,37. Nero e rumore assordante, questi colpi, scuotimenti, fortissimi. Sei in una scatola chiusa che qualcuno scuote. E tu sei lì. Era buio, le nostre scale erano coperte di libri, per fortuna i vetri e cocci rotti non erano verso le scale o la porta. Siamo tornati a prendere i cellulari per farci luce, vestirci, la porta del piano di mezzo era bloccata e l’abbiamo invece ritrovata aperta dopo le scosse successive. Sotto, sblocchiamo il portone del rustico. Risaliamo e iniziamo a cercare di mettere a posto il casino, pulire. Venti minuti dopo, altra scossa 4.3. Alle 4,33 un’altra di 5.4, che, di nuovo, ci butta giù tutto, al che Andrea comincia a spostare le cose in altri posti. Stiamo lì, in piedi, attoniti, in attesa. Dalla tv arrivano le prime immagini e il Sindaco di Amatrice, che, per primo, dà voce alla gravità della situazione e dice “Il paese non c’è più”. Le immagini non danno idea. Buio, polvere. La giornalista di Sky si commuove quando ricorda la famiglia che abitava proprio lì accanto. Si comincia a parlare di 12 morti. Il bilancio finale sarà ben diverso. Le scosse proseguono: 4.1 alle 5,40, 4.4 alle 6,06.
Che non sia come le altre volte appare chiaro dalla mattina: a parte la maggiore magnitudo e la maggiore vicinanza, le scosse, tante anche sopra il 4, proseguono. 4.5 alle 13,50, 4.3 la notte dopo, e tante quelle minori, in una impressionante sequenza che molti, in vacanza, sottovalutano (sono tutti dati disponibili sul sito dell’Ingv). Il 26 agosto, 4.8 la mattina alle 6,28, tre forti il pomeriggio. È difficile. La casa non è più la tana. Ora fa paura. Quando Andrea non c’è, dormo in macchina.

Inizia così questo lungo tunnel. Settembre estenuante, pieno di scosse minori, ma la paura fisiologicamente tende a scemare, le ferie aiutano, pensi ai colori. Non è che non sei teso, è che il corpo tende a rilassarsi, non ti dà più retta… Per tutti questi mesi, il mio sentimento era di ribellione, accanto  un’enorme stanchezza. Non potendo lavorare al computer, gli acquerelli, gli olii anche, sono stati il mio rifugio. Ma li mettevo in macchina, in attesa di poterli scansionare. Ero tornata a danza, appena prima delle ferie con la promessa di rivederci al rientro. Avevo appena iniziato a riprendere in mano il mio studio, a quasi terminare un André il cui sketch attendeva da tempo, e ricordo perfettamente il pomeriggio del 26 ottobre. Alle cinque e un quarto circa sto lavorando al pc a questo disegno, sento una scossa, salvo, mi dico devo mettere in macchina questa roba (ci ho già trasferito varie cose, da agosto) e stacco. Esco. In una botta di fiducia chiamo Andrea e gli propongo il giapponese da asporto. Ho questo ricordo. Io, in macchina, che chiudo la telefonata passando davanti al ristorante. La prima scossa, alle 19,10, avevo fatto spesa e stavo comprando delle pentole per Andrea. La ragazza del negozio è spaventata. Le vetrine hanno tremato tutte. Mi dice di restare, che mi dice la magnitudo. Ci facciamo compagnia. Mi arrivano i messaggi di Serena e Miki da Roma, mi dicono è stata forte, si è sentita anche qui. La ragazza e Miki mi danno 5.4. Passo al giapponese e vedo le facce sconvolte. Per quelli che ad agosto non c’erano, questo è il primo impatto vero. Arrivo a casa, le persone mi chiedono come stanno le cose, ma io non lo so. I cellullari non funzionano. Sento Andrea. Rientriamo assieme, una crepa lungo la finestra delle scale, che peggiorerà con le scosse successive, libri e bottiglie da capo in volo… Io prendo le Karisma e le porto via definitivamente. Erano le preferite e finora avevo spostato solo le sostitute. Ma ora invece le metto via. E sposto anche gli hd di backup, anche quelli definitivamente. Le pentole per Andrea resteranno per mesi in macchina. La sera del 26 ottobre, stiamo iniziando a  mangiare e ascoltiamo le notizie. E arriva  la scossa delle 21,18. Nel tempo che noi facciamo le scale (a me vola tutto il contenuto della borsa tra le scale e l’erba incolta, carte, chiavi, pila, tutto), Alessandro e i figli urlanti sono già al sicuro vicino al mio susino che vogliono tagliare. Andrea recupera una pila, io cerco le mie cose sparse. Andrea, che è una persona positiva, commenta che è contento che le luci d’emergenza abbiano funzionato. Ormai è solo cronaca. La paura, le angosce con cui si convive, sono parte di noi. Rientriamo, raccogliamo le cose, e finiamo la cena. Il nostro sushi. Visso distrutta, Norcia con danni pesanti, la commozione per i luoghi dei nostri ricordi. Sono lutti, per noi. Ma non è finita. Alle 23,42 arriva un 4.5, la notte del 27 ottobre 4.0 e 4.1, la mattina dopo 4.3, il pomeriggio 4.2. Annoto che, per fortuna, la gente, allertata dalla scossa del pomeriggio, non era rientrata in casa, altrimenti il bilancio sarebbe stato peggiore. Si dice che a una scossa forte possano seguirne altre.

Il 30  ottobre, preceduto dal 4.1 alle 18,24 del giorno prima, la mattina, alle 7,40, la bomba da 6.5, immediatamente seguita, alle 7,41 da un 4.3, alle 7, 43 da un 4.0, alle 7,44 da un 4.6. Siamo sotto casa e la vediamo scuotersi violentemente. Il suocero di Alessandro pensa bene di tappare l’uscita della finestra piazzandosi lì in mezzo a fumare. Così, quando, alle scosse di poco dopo, dobbiamo portar fuori  nipoti, è un ostacolo. Alle 7,55 4.1, alle 7,56 4.2, alle 8,00 4.1, alle 8,01 4.0, alle 8,04 4.0, alle 8,05 4.1, alle 8,06 4.1, alle 8,07 4.2, alle 8,08 4.3, alle 8,13 4.5, alle 8,34 4.0, alle 8,38 4.0, alle 9,35 4.3. Prina che Alessandro sverni al mare, come già ad agosto, dalla sua tv sentiamo una stima di 7.1 Richter. Nel frattempo abbiamo messo Buffo nel trasportino e lo teniamo con noi in macchina. Gaia, come ad agosto, è schizzata sul tetto. Buffo si lamenta. Dopo un paio di ore lo riportiamo su. Alle 12,21 4.0, alle 12,58 4.0, alle 13,07 4.5, 14,34 4.1, 19,21 4.0. Noi andiamo in giro qualche ora, camminiamo a Grottammare, sulla spiaggia. È pazzesco, perché è una giornata bellissima  Andrea mi tiene stretta col braccio attorno alla spalla, sono sua, questa è la sensazione, come se mi voglia tenere, proteggere. Una signora sta raccontando che il figlio, geologo, collegato alle reti americane, conferma il 7.1. Ma qualche stazione ha registrato anche 7.4. Rientriamo e becchiamo l’ennesima scossa ma Andrea vuole un mobiletto per i blu ray in volo. I centri commerciali sono chiusi. Mi domando dove sia lo sbandierato (su Fbk n.b. – gli enti pubblici nell’epoca social -) piano del Comune per cui nelle aree parking di quei due centri commerciali ci sono le aree attrezzate. Io vedo il vuoto preumatico. E dire che il terremoto c’è da agosto. Arriviamo a Colonnella, che è aperto. Una ragazza ci dice che lì i sopralluoghi li hanno fatti la mattina alle 8 e tutto ok. Scegliamo il mobiletto, prendiamo sushi e soba per cena. Ricordo che io non riuscivo a mangiarli, a casa, metà li ho dati ad Andrea. Si vive in stato di allarme.

Le scosse proseguono. Qui ho elencato quelle sopra 4 per dare un’idea, ma ci sono state anche inferiori. Continuamente. Una sequenza di 4 dal 31 ottobre a metà novembre. Un 4.8 il I novembre alle 8,56, 4.7 il 3 novembre all’1,35. Un 4.3 l’11 dicembre.

Il 18 gennaio l’ho raccontato qui sul blog nel post Dopo. In ginocchio per gelo, mancanza di acqua, elettricità, neve, poi svariate scosse maggiori – senza contare le minori -. 10,25 5.1, 11,14 5.5, 11,15 4.7, 11,16 4.6, 11,24 4.0, 11,25 5.4, 11,39 4.1, 12,07 4.1, 14,33 5.0, 16,20 4.3, 20,32 4.2. I numeri parlano da sé. Alessandro riparte per il mare la mattina.

Il 3 febbraio abbiamo un 4.0 e un 4.2 la notte. Qui alcuni mi raccontano di essere stati svegliati dall’agitazione degli animali in casa. Comunque, i  >4 sono solo i dati più eclatanti, anche se mi impressiona dall’esterno la sequenza – e consideriamo che io ci vivo dentro -, ma c’è il resto. E la paura.

Ci ho pensato, in questi mesi, e, quando cerco o mi capita di spiegarlo, come si stia, come si conviva o, semplicemente, a chi mi domanda come sto, la risposta è che è difficile dirlo. È già difficile dire sto bene dopo una scossa, quando sai che possono arrivarne altre. Il terremoto non è più come prima. Ma, se devo spiegarlo, è proprio la percezione della precarietà che cambia. Forse perché la casa, che è la nostra tana, e in cui storiamo tutte le nostre cose, diventa essa stessa precaria, ci fa paura, non ci  protegge più. Allora, le nostre cose diventano i nostri “averi”, più preziosi perché a rischio, tenuti ancora più cari.  Sono, tipo, la canottiera buona,  fai la lavatrice e cerchi di farla asciugare in fretta, poi la riponi in una bustina, e poi assieme ad altre cose che speri di riuscire a portare via, di corsa. I caricabatterie. Non li lasci più in casa. Impensabile. Libri cari… Sei vulnerabile, ma lo sei più ancora quando fai la doccia, usi il bagno, lavi i capelli, dormi. Quei minuti sei tesissimo, anche se, coi mesi, arriva la stanchezza e tu, la tua mente dice al corpo (senti proprio la voce): “Sbrigati, sbrigati, sbrigati”, ma la realtà è che il corpo non ce la fa più a fare gesti sempre veloci. È come se il corpo, dopo un mese, dimentichi la paura, si rilassa. È come un tempo tecnico. Ma tu la paura la hai ancora. E ti senti vulnerabile. Il potersi prendere un’ora per il parrucchiere significa sperare che, quando sei coi capelli bagnati, non ci siano scosse forti e tutto regga e ci sia ancora la corrente, così possono finire di asciugarti. Lo stesso lavare i capelli a casa. A me si era rotto il phon, non avrei speso per ricomprare uno costoso, anche se ho i capelli lunghi (sono fatta così, sono una persona che non pretende per sé il meglio, forse  perché l’ho avuto, da bambina, quindi non sono ambiziosa – che non vuol dire che non persegua i miei obiettivi, semplicemente non ostento e non sbatto in faccia le cose, non ho bisogno di dire io, io, io -), ma stavolta era quasi necessario averne uno potente, che quei 10 minuti fa bene il suo lavoro. Allo stesso modo, le cose in casa non stanno più come prima, un mix tra quello che si è rivelato comodo (spioventi permettendo), negli anni, e lo stare bene messi lì in quel mobile. Il concetto ora è che le cose stanno dove si evita volino. La notte niente relax, dormi per sfinimento. Io ero Paperino in pectore, dormire era un’arte. Io adesso salto su relativamente presto e resto a fare la guardia. Non vado più a danza. Non corro più. Non cammino più quelle ore, a passo veloce. Adoravo il semplice gesto di camminare, ora ho paura le case mi cadano addosso E dopo lo spavento di gennaio, quando sono stata male in macchina, mi fa paura prenderla, temo succeda di nuovo, e questo è un problema ulteriormente limitante. Cerchi di non stare per le scale, pensi ogni momento a travi, pilastri. Non parliamo di stare nei posti chiusi, in alto… Controlli le crepe (questi giorni ne ho trovate di nuove). Liberi i percorsi di fuga. Cerchi di non lasciare cose libere di scivolare, non so spiegarlo… Abbiamo ancorato tutte le librerie, modificato il contenuto dei mobili e ancorato i televisori. Messo cose in cassapanca, cassetti e sportelli con chiavi o fermi, spostato mobili. Guardo le piattaie vuote, le ricordo prima, e mi viene un magone, ma anche la rabbia di ribellarmi. Ecco, non dico che tutti reagiscano così, ma io sì. Ora sto lavorando ad update, spero di caricarlo presto. Voglio che i testi in completamento possano essere pubblicati, per chi ha scritto e per chi legge. Almeno, poter andare avanti.

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Buon San Valentino

14 febbraio 2017

Con questo WIP

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Mr G contra se – Nemo tenetur se detegere

14 febbraio 2017

Nemo tenetur se detegere, ai miei tempi era questo il brocardo. Eppure, Mr G contra se fa, e non poco. Tralasciamo la questione del “Giuro che non ti farò mai più una cosa come questa” del 28, che, come abbiamo dimostrato in un post di qualche anno fa, ahivoglia se sarebbe stato meglio, per lui – e per tutte noi, Oscar compresa -, che non avesse mai giurato. Mr G, nel manga, durante il tentativo di cattura del cavaliere nero, quando Oscar dice “Ti farò quello che hai fatto al MIO André (watashi no Andore – scusatemi, vado a memoria dal 1999 –), che fa? Invece di approfittare del “mio – tuo – suo – nostro” Andore, pensa bene di fermare quell’intempestivo rigurgito di affettività, in Oscar, e ricordarle che un soldato non dà mai retta ai propri sentimenti. Cretino. Scusami, Grandier, ma sei immensamente cretino. Lasciavi la bionda massacrare quel demente (che tanto ci avrebbe pensato “Rosalie – AKA l’unica immortale”), lasciavi che prendesse un attimo più profondamente coscienza del fatto che eri il suo Andore – ci era appena appena arrivata a giusto giusto sfiorare il concetto -, poi, mentre lei si massacrava di sensi di colpa, saresti stato lì, accanto, bel bello (eh, vabbè, che bello non lo disegnano? Io sì, perlomeno), a farti sempre più vicino a lei. Ok, vi ho raccontato il plot di una fanfic, non provate a fregarmela che la scriverò io. A parte tutto, ma poteva starsi zitto? La cosa inquietante è che la frase ritorna. Oscar, è evidente, dà un peso speciale alle parole di Andore, da sempre. E viene il momento, tragico – diciamocelo, qui, sebbene siamo tutte edotte della storia, smettiamo di guardare manga e anime – del ferimento di Andore nel manga. Lui che fa? Canta. Non mi chiedete perché, visto che nell’anime canta, invece, nel 28. A posto del bellissimo “Quanto ho bevuto… quanti pugni ho dato e quanti ne ho presi…”, Andore giappo canta. Ma che cazzo ti canti? Di nuovo. Vabbè, canta di una certa Mylène (se mi sbaglio, mi corigerete, scusatemi, è una fase un po’ così) e noi pensiamo ma che cazzo, la versione italiana è molto più bella, che cavolo. Ma, attenzione, Andore-manga-wise ferito a morte, canta e ricorda a Oscar che un soldato non deve mai dare ascolto ai propri sentimenti, le dice di tornare a combattere. Stavolta Oscar non gli dà retta, anzi, dopo essersi resa conto che non ci vede più, nella versione Granata, che è quella che so a memoria (e che certe traduzioni ci fanno accoratamente rimpiangere, diciamocelo!), gli dà dello stupido. Povero tesoro. Queste parole deve sentire dalla sua amata, quasi le ultime. Ma, diciamocelo, se la piantava con la menata dell’ufficiale che deve fare il suo dovere, magari tutto era andato in un altro modo.


Da Hiromi – Mostra su Maria Antonietta in Giappone

12 febbraio 2017

Dal 25 ottobre 2016 al 2 febbraio 2017 si è tenuta a Tokyo, al Mori Arts Center Gallery, una mostra su Maria Antonietta, molto simile a quella tenutasi in Francia qualche anno fa e organizzata dallo Chateau de Versailles in collaborazione con NTV, in cui sono stati esposti dipinti relativi alle varie fasi della vita della  sovrana, assieme a oggetti d’arte, incisioni, e alla ricostruzione di ambienti, tra cui l’appartamento privato, in alcuni casi ricorrendo ai veri mobili, come dichiarato dai curatori, in altri, per la biblioteca, alla grafica 3d, essendo stato il mobilio alienato dai governi rivoluzionari tra il 1794 ed il 1798. Il 2 novembre, anniversario della nascita della regina, per due giorni,  è stata esposta, in collaborazione con la svizzera Bréguet (che è tra gli sponsor della mostra), la riproduzione della creazione n. 160, detta la “Marie Antoinette”, ordinata per la regina nel 1783, e anch’essa di particolare rilievo per i fan di Berubara, poiché un orologio Breguet semplice fu ordinato dalla sovrana mentre era reclusa alla Conciergerie, e la creazione 160 viene mostrata nel finale,  nell’ultima Gaiden in due parti sfornata dall’autrice, Riyoko Ikeda. Tra l’altro la creazione ha una storia avvincente.

La mostra è stata preceduta dall’uscita a settembre del manga di Fuyumi Soryo sulla giovinezza di Maria Antonietta, patrocinato dallo Chateau de Versailles, e di cui abbiamo già parlato nel blog. Nell’articolo di Le Monde, segnalato da Hiromi, c’è anche una interessante intervista all’autrice.

* grazie a Monica