Sei mesi fa

Ho un ricordo preciso delle sere di estate prima del 24 agosto – e della sera prima. – Avevamo iniziato a seguire Hell’s Kitchen con Cracco. Quella notte, quando Andrea mi ha svegliato, eravamo talmente avvolti dai rumori fortissimi (ho capito dopo che erano i nostri piatti, bicchieri, bottiglie che si spaccavano, i libri), e da questo lungo boato (una cosa grande come la Terra non si muove certo in silenzio), che ho pensato ci stesse franando addosso la collina. È stato Andrea a dire: “Il terremoto.” Una scossa lunghissima. 6.0 alle 3,36, seguita da 4.5 alle 3,37. Nero e rumore assordante, questi colpi, scuotimenti, fortissimi. Sei in una scatola chiusa che qualcuno scuote. E tu sei lì. Era buio, le nostre scale erano coperte di libri, per fortuna i vetri e cocci rotti non erano verso le scale o la porta. Siamo tornati a prendere i cellulari per farci luce, vestirci, la porta del piano di mezzo era bloccata e l’abbiamo invece ritrovata aperta dopo le scosse successive. Sotto, sblocchiamo il portone del rustico. Risaliamo e iniziamo a cercare di mettere a posto il casino, pulire. Venti minuti dopo, altra scossa 4.3. Alle 4,33 un’altra di 5.4, che, di nuovo, ci butta giù tutto, al che Andrea comincia a spostare le cose in altri posti. Stiamo lì, in piedi, attoniti, in attesa. Dalla tv arrivano le prime immagini e il Sindaco di Amatrice, che, per primo, dà voce alla gravità della situazione e dice “Il paese non c’è più”. Le immagini non danno idea. Buio, polvere. La giornalista di Sky si commuove quando ricorda la famiglia che abitava proprio lì accanto. Si comincia a parlare di 12 morti. Il bilancio finale sarà ben diverso. Le scosse proseguono: 4.1 alle 5,40, 4.4 alle 6,06.
Che non sia come le altre volte appare chiaro dalla mattina: a parte la maggiore magnitudo e la maggiore vicinanza, le scosse, tante anche sopra il 4, proseguono. 4.5 alle 13,50, 4.3 la notte dopo, e tante quelle minori, in una impressionante sequenza che molti, in vacanza, sottovalutano (sono tutti dati disponibili sul sito dell’Ingv). Il 26 agosto, 4.8 la mattina alle 6,28, tre forti il pomeriggio. È difficile. La casa non è più la tana. Ora fa paura. Quando Andrea non c’è, dormo in macchina.

Inizia così questo lungo tunnel. Settembre estenuante, pieno di scosse minori, ma la paura fisiologicamente tende a scemare, le ferie aiutano, pensi ai colori. Non è che non sei teso, è che il corpo tende a rilassarsi, non ti dà più retta… Per tutti questi mesi, il mio sentimento era di ribellione, accanto  un’enorme stanchezza. Non potendo lavorare al computer, gli acquerelli, gli olii anche, sono stati il mio rifugio. Ma li mettevo in macchina, in attesa di poterli scansionare. Ero tornata a danza, appena prima delle ferie con la promessa di rivederci al rientro. Avevo appena iniziato a riprendere in mano il mio studio, a quasi terminare un André il cui sketch attendeva da tempo, e ricordo perfettamente il pomeriggio del 26 ottobre. Alle cinque e un quarto circa sto lavorando al pc a questo disegno, sento una scossa, salvo, mi dico devo mettere in macchina questa roba (ci ho già trasferito varie cose, da agosto) e stacco. Esco. In una botta di fiducia chiamo Andrea e gli propongo il giapponese da asporto. Ho questo ricordo. Io, in macchina, che chiudo la telefonata passando davanti al ristorante. La prima scossa, alle 19,10, avevo fatto spesa e stavo comprando delle pentole per Andrea. La ragazza del negozio è spaventata. Le vetrine hanno tremato tutte. Mi dice di restare, che mi dice la magnitudo. Ci facciamo compagnia. Mi arrivano i messaggi di Serena e Miki da Roma, mi dicono è stata forte, si è sentita anche qui. La ragazza e Miki mi danno 5.4. Passo al giapponese e vedo le facce sconvolte. Per quelli che ad agosto non c’erano, questo è il primo impatto vero. Arrivo a casa, le persone mi chiedono come stanno le cose, ma io non lo so. I cellullari non funzionano. Sento Andrea. Rientriamo assieme, una crepa lungo la finestra delle scale, che peggiorerà con le scosse successive, libri e bottiglie da capo in volo… Io prendo le Karisma e le porto via definitivamente. Erano le preferite e finora avevo spostato solo le sostitute. Ma ora invece le metto via. E sposto anche gli hd di backup, anche quelli definitivamente. Le pentole per Andrea resteranno per mesi in macchina. La sera del 26 ottobre, stiamo iniziando a  mangiare e ascoltiamo le notizie. E arriva  la scossa delle 21,18. Nel tempo che noi facciamo le scale (a me vola tutto il contenuto della borsa tra le scale e l’erba incolta, carte, chiavi, pila, tutto), Alessandro e i figli urlanti sono già al sicuro vicino al mio susino che vogliono tagliare. Andrea recupera una pila, io cerco le mie cose sparse. Andrea, che è una persona positiva, commenta che è contento che le luci d’emergenza abbiano funzionato. Ormai è solo cronaca. La paura, le angosce con cui si convive, sono parte di noi. Rientriamo, raccogliamo le cose, e finiamo la cena. Il nostro sushi. Visso distrutta, Norcia con danni pesanti, la commozione per i luoghi dei nostri ricordi. Sono lutti, per noi. Ma non è finita. Alle 23,42 arriva un 4.5, la notte del 27 ottobre 4.0 e 4.1, la mattina dopo 4.3, il pomeriggio 4.2. Annoto che, per fortuna, la gente, allertata dalla scossa del pomeriggio, non era rientrata in casa, altrimenti il bilancio sarebbe stato peggiore. Si dice che a una scossa forte possano seguirne altre.

Il 30  ottobre, preceduto dal 4.1 alle 18,24 del giorno prima, la mattina, alle 7,40, la bomba da 6.5, immediatamente seguita, alle 7,41 da un 4.3, alle 7, 43 da un 4.0, alle 7,44 da un 4.6. Siamo sotto casa e la vediamo scuotersi violentemente. Il suocero di Alessandro pensa bene di tappare l’uscita della finestra piazzandosi lì in mezzo a fumare. Così, quando, alle scosse di poco dopo, dobbiamo portar fuori  nipoti, è un ostacolo. Alle 7,55 4.1, alle 7,56 4.2, alle 8,00 4.1, alle 8,01 4.0, alle 8,04 4.0, alle 8,05 4.1, alle 8,06 4.1, alle 8,07 4.2, alle 8,08 4.3, alle 8,13 4.5, alle 8,34 4.0, alle 8,38 4.0, alle 9,35 4.3. Prina che Alessandro sverni al mare, come già ad agosto, dalla sua tv sentiamo una stima di 7.1 Richter. Nel frattempo abbiamo messo Buffo nel trasportino e lo teniamo con noi in macchina. Gaia, come ad agosto, è schizzata sul tetto. Buffo si lamenta. Dopo un paio di ore lo riportiamo su. Alle 12,21 4.0, alle 12,58 4.0, alle 13,07 4.5, 14,34 4.1, 19,21 4.0. Noi andiamo in giro qualche ora, camminiamo a Grottammare, sulla spiaggia. È pazzesco, perché è una giornata bellissima  Andrea mi tiene stretta col braccio attorno alla spalla, sono sua, questa è la sensazione, come se mi voglia tenere, proteggere. Una signora sta raccontando che il figlio, geologo, collegato alle reti americane, conferma il 7.1. Ma qualche stazione ha registrato anche 7.4. Rientriamo e becchiamo l’ennesima scossa ma Andrea vuole un mobiletto per i blu ray in volo. I centri commerciali sono chiusi. Mi domando dove sia lo sbandierato (su Fbk n.b. – gli enti pubblici nell’epoca social -) piano del Comune per cui nelle aree parking di quei due centri commerciali ci sono le aree attrezzate. Io vedo il vuoto preumatico. E dire che il terremoto c’è da agosto. Arriviamo a Colonnella, che è aperto. Una ragazza ci dice che lì i sopralluoghi li hanno fatti la mattina alle 8 e tutto ok. Scegliamo il mobiletto, prendiamo sushi e soba per cena. Ricordo che io non riuscivo a mangiarli, a casa, metà li ho dati ad Andrea. Si vive in stato di allarme.

Le scosse proseguono. Qui ho elencato quelle sopra 4 per dare un’idea, ma ci sono state anche inferiori. Continuamente. Una sequenza di 4 dal 31 ottobre a metà novembre. Un 4.8 il I novembre alle 8,56, 4.7 il 3 novembre all’1,35. Un 4.3 l’11 dicembre.

Il 18 gennaio l’ho raccontato qui sul blog nel post Dopo. In ginocchio per gelo, mancanza di acqua, elettricità, neve, poi svariate scosse maggiori – senza contare le minori -. 10,25 5.1, 11,14 5.5, 11,15 4.7, 11,16 4.6, 11,24 4.0, 11,25 5.4, 11,39 4.1, 12,07 4.1, 14,33 5.0, 16,20 4.3, 20,32 4.2. I numeri parlano da sé. Alessandro riparte per il mare la mattina.

Il 3 febbraio abbiamo un 4.0 e un 4.2 la notte. Qui alcuni mi raccontano di essere stati svegliati dall’agitazione degli animali in casa. Comunque, i  >4 sono solo i dati più eclatanti, anche se mi impressiona dall’esterno la sequenza – e consideriamo che io ci vivo dentro -, ma c’è il resto. E la paura.

Ci ho pensato, in questi mesi, e, quando cerco o mi capita di spiegarlo, come si stia, come si conviva o, semplicemente, a chi mi domanda come sto, la risposta è che è difficile dirlo. È già difficile dire sto bene dopo una scossa, quando sai che possono arrivarne altre. Il terremoto non è più come prima. Ma, se devo spiegarlo, è proprio la percezione della precarietà che cambia. Forse perché la casa, che è la nostra tana, e in cui storiamo tutte le nostre cose, diventa essa stessa precaria, ci fa paura, non ci  protegge più. Allora, le nostre cose diventano i nostri “averi”, più preziosi perché a rischio, tenuti ancora più cari.  Sono, tipo, la canottiera buona,  fai la lavatrice e cerchi di farla asciugare in fretta, poi la riponi in una bustina, e poi assieme ad altre cose che speri di riuscire a portare via, di corsa. I caricabatterie. Non li lasci più in casa. Impensabile. Libri cari… Sei vulnerabile, ma lo sei più ancora quando fai la doccia, usi il bagno, lavi i capelli, dormi. Quei minuti sei tesissimo, anche se, coi mesi, arriva la stanchezza e tu, la tua mente dice al corpo (senti proprio la voce): “Sbrigati, sbrigati, sbrigati”, ma la realtà è che il corpo non ce la fa più a fare gesti sempre veloci. È come se il corpo, dopo un mese, dimentichi la paura, si rilassa. È come un tempo tecnico. Ma tu la paura la hai ancora. E ti senti vulnerabile. Il potersi prendere un’ora per il parrucchiere significa sperare che, quando sei coi capelli bagnati, non ci siano scosse forti e tutto regga e ci sia ancora la corrente, così possono finire di asciugarti. Lo stesso lavare i capelli a casa. A me si era rotto il phon, non avrei speso per ricomprare uno costoso, anche se ho i capelli lunghi (sono fatta così, sono una persona che non pretende per sé il meglio, forse  perché l’ho avuto, da bambina, quindi non sono ambiziosa – che non vuol dire che non persegua i miei obiettivi, semplicemente non ostento e non sbatto in faccia le cose, non ho bisogno di dire io, io, io -), ma stavolta era quasi necessario averne uno potente, che quei 10 minuti fa bene il suo lavoro. Allo stesso modo, le cose in casa non stanno più come prima, un mix tra quello che si è rivelato comodo (spioventi permettendo), negli anni, e lo stare bene messi lì in quel mobile. Il concetto ora è che le cose stanno dove si evita volino. La notte niente relax, dormi per sfinimento. Io ero Paperino in pectore, dormire era un’arte. Io adesso salto su relativamente presto e resto a fare la guardia. Non vado più a danza. Non corro più. Non cammino più quelle ore, a passo veloce. Adoravo il semplice gesto di camminare, ora ho paura le case mi cadano addosso E dopo lo spavento di gennaio, quando sono stata male in macchina, mi fa paura prenderla, temo succeda di nuovo, e questo è un problema ulteriormente limitante. Cerchi di non stare per le scale, pensi ogni momento a travi, pilastri. Non parliamo di stare nei posti chiusi, in alto… Controlli le crepe (questi giorni ne ho trovate di nuove). Liberi i percorsi di fuga. Cerchi di non lasciare cose libere di scivolare, non so spiegarlo… Abbiamo ancorato tutte le librerie, modificato il contenuto dei mobili e ancorato i televisori. Messo cose in cassapanca, cassetti e sportelli con chiavi o fermi, spostato mobili. Guardo le piattaie vuote, le ricordo prima, e mi viene un magone, ma anche la rabbia di ribellarmi. Ecco, non dico che tutti reagiscano così, ma io sì. Ora sto lavorando ad update, spero di caricarlo presto. Voglio che i testi in completamento possano essere pubblicati, per chi ha scritto e per chi legge. Almeno, poter andare avanti.

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6 Responses to Sei mesi fa

  1. Sara ha detto:

    Hai una forza interiore davvero grande. Non so come tu faccia: forse perché devi, non hai scelta, la vita non lascia molta scelta. Ma c’è modo e modo di farcela, e tu sei davvero forte.

    • lauraslittlecorner ha detto:

      Grazie, Sara.
      Alla fine, ci sei dentro. Magari vorresti andare via, cambiare tutto, ma non ci sono le risorse e le possibilità per farlo. Quindi, si sta. Però voglio finire l’update, voglio che si leggano i capitoli finali di Inside, le altre storie e traduzioni che ci sono. Voglio mandare avanti i disegni. Piccola vita, quella che vivo io, ridotta, ma, almeno questo, ci tengo. Abbraccio, davvero. Grazie per aver scritto.
      P.S. La vera forza interiore mi ci è voluta per scrivere il testo sul Kindle Fire, tastiera virtuale ed editor da delirio. Con mezzi del genere, produttività tende rovinosamente a zero. -_-

  2. Barbara ha detto:

    Cara Laura, io posso soltanto dirti di guardare avanti. “Il terremoto è un ladro che ci porta via le nostre cose, ma noi abbiamo il dovere di risollevarci e di ricominciare.”. Le disse il vescovo alla prima messa nel tendone e mi sono state di grande aiuto. Un abbraccio.

  3. MARIA ha detto:

    È generoso da parte tua condividere con noi questa pagina riservata del tuo diario di vita. Un coraggioso atto di amichevole condivisione del tuo percorso, che ci permette di comprendere più in sostanza il tuo statu quo ma che ci carica di impazienza nel sperare, con te, che tutto si risolva quanto prima.

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