San Martino

Ero quasi all’inizio del secondo Liceo classico (VI superiore, traduco). Avevo 16 anni. Sarebbe stato San Martino. Ora, io non sapevo cosa fosse. Quando riportai la cosa a casa, mamma, orgogliosamente, rivendicò “La festa dei cornuti. Qui non si festeggia”. Probabilmente riteneva di aver già dato in tema. Così, i compagni di classe decidono (decidono, la voce verbale non è a caso. Lo decisero in due o tre, forse cinque) di fare, col professore di latino e greco, loro contiguo – giocava a calciobalilla con loro -, che fanno finta di non aver fatto i compiti, la traduzione di greco, poi si vedrà. Non spiegano come e quando. Si vedrà. Magie del collettivo d’epoca. Io non so cos’avessero mai da festeggiare per cui non potevano passare mezz’ora del pomeriggio a tradurre greco, fatto sta che, la mattina dopo, il professore interroga e, inspiegabilmente, tutti sanno la traduzione. Ora, per chi non ha fatto il Classico, il greco non si traduce all’impronta (cioè, Andrea ed io lo traducevamo, ma quegli altri, no). Ma, inspiegabilmente, inziano a tradurre, come avessero tutti fatto i compiti. Quelli che avevano, collettivamente, deciso di non fare. Tutti, prima di me, tutti. Per spiegare il clima di quegli anni, io ero quella che guardava i cartoni, lo diceva e, nel caso, rispondeva ai professori. La maggior parte di quegli altri, era integrata. Tranne alcuni. Allora, dicevamo, i grandi grecisti, omaggiati di circa 12-14 all’orale, a fronte di scritti normalmente non particolarmente eccelsi, attaccano a tradurre. Dopo 5-6 persone, si arriva me. Che devo fare? Eccomi: “Professore, io ho tradotto…” e traduco, esattamente come loro, leggendo dal quaderno, dal posto. Apriti cielo. La classe si scatena alla fine della lezione. Il giorno dopo, sempre democraticamente (il concetto di democrazia mi sfugge, ma tant’è, a me pareva dittatura dei finti di sinistra), la classe decide di indire, tautologicamente, un’assemblea di classe (in effetti, cos’altro potevano indire?).  Contro me. Ricordo ancora il titolo, scritto col gessetto sulla lavagna, la finestra a sinistra della lavagna, che la illuminava: “Rapporti allievi professori – a capo – e allievi allievi”. Mi urlano contro per un paio d’ore. Le rappresentanti o i rappresentanti di classe, non ricordo se fossero sempre V. I. e A. C. o V. I. e F. P. C., sostengono che il mio comportamento va stigmatizzato in quanto non in linea con quanto deciso dalla classe. Loro. Possono due o sei persone rappresentare la classe? Posso io, avendo detto, come loro, “Professore, io ho tradotto”, aver fatto mai qualcosa di diverso da loro da meritare questo? Potrei aprire una parentesi su come questa gente si è comportata con me per anni, ma non lo faccio, perché mi interessa solo raccontare questo episodio. Io non ritengo di essermi comportata in modo tale da dover subire questo. Ricordo benissimo come mi sentivo. Non capita. Condannata. Camminavo davanti alla strada di casa, con la chiara consapevolezza che, tanto, avevano buon gioco a colpirmi. Io non ero come loro. Non ero conformista e non ero come la massa. Per di più, disegnavo e dicevo di guardare i cartoni, e poco importa che fossi qualcosa più di tanti di loro. Blasfemia. Insomma, mi fanno queste due ore di assemblea contro. Il professor Capitani, di Storia e Filosofia, che non mi ha mai apprezzato, ma, devo dire, col tempo, per alcuni atteggiamenti onesti, ho rivalutato, apre la porta, avendo sentito le urla. Domanda: “Cosa succede, qui?” Quelli non rispondono. Li tolgo io dall’imbarazzo: “Niente, professore. Mi stanno solo facendo un’assemblea contro”. Il professor Capitani chiude la porta. Torniamo nella classe. Nella scena assurda, io dico solo: “Ho fatto la stessa cosa che avete fatto voi.” Mi rispondono che, no, l’intenzione è diversa. Mentalmente dico ma vaffanculo. Solo due persone mi difendono. Una non so cosa faccia ora, ma è nei miei affetti. L’altra è vicina a me. Pierluigi dice: “Non ha fatto niente di male.” Andrea dice: “La democrazia della maggioranza non è vera democrazia. La democrazia è rappresentare le opinioni di tutti.” Io, ancora adesso, ringrazio, col cuore, queste due persone. Qualche giorno dopo, senza nessuna ragione apparente, smisi di mangiare.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: