The Amazing Giro-Vampyr

WARNING: SPOILER

Nella seconda metà della Gaiden su Rosaile, François, Sophie Piper, Girodel e Fersen, in uscita il 5 febbraio, scopriamo che Girodel è ormai senza tempo. Anzi, al di là del tempo.

Mrs Ikeda, infatti, in un crossover omaggio con “La famiglia Poe”, “Poe no Ichizoku”, di Moto Hagio, storia di vampiri, fa sì che Victor, pardon, Florian, nel suo girovagare in  Gran Bretagna, finisca in un villaggio, pieno di rose, in una vallata nebbiosa, i cui abitanti non invecchiano.

Rosalie, dunque, considera che Girodel è ormai una persona che vive in una prospettiva temporale differente. Tanto che nelle immagini si vedono i protagonisti di “The Poe Family”, Edgar e Marybel. Ecco, dunque, spiegati i continui riferimenti all’età dimostrata da Giro nel volume precedente.

Recentemente, anche Mrs Moto Hagio ha festeggiato il quarantennale del suo fumetto con un nuovo volume, ambientato però negli Anni quaranta del Novecento.

Grazie a Hiromi e Monica. Se usate questa notizia, citate questo blog.

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38 Responses to The Amazing Giro-Vampyr

  1. lauraslittlecorner ha detto:

    Fiammy, scusa se ti rispondo da una nuova risposta al post, ma, altrimenti, incolonnato ormai a un cm, non si legge più niente. 🙂
    Hai ragione sui diversi mezzi narrativi. Lo abbiamo visto nei siparietti della Ikeda, che nell’anime sarebbero stati incongrui, nel manga funzionavano benissimo, e io stessa, ispirandomi a Eva Villa, ho ripreso in Liberté 2, quando Oscar commenta ironica il Grandier o la disegnatrice (in quel caso ero io) interviene.
    E’ vero anche (geniale!) che Peline Story non ha lasciato questi strascichi. Era pure disegnato in modo poco accattivante. Ha lasciato la sigla di Giorgia Lepore. Fine.
    Sicuramente una complanarità io ho insistito ci fosse, tra anime e Liberté, e si richiamava proprio al parlato. Al bellissimo doppiaggio. Per esempio, ho cercato (e lo faccio anche quando scrivo testi per il sito) di far parlare i personaggi come siamo abituati ad ascoltarli, in modo che il lettore si trovasse subito “a casa”. Ovviamente, questo ho sempre potuto farlo, anche nei testi miei dei racconti, perché la sceneggiaura dell’anime era molto profonda e l’adattamento italiano, pur perdendo qualcosina ogni tanto, era fatto in un italiano molto bello.

    Il primo anime di Berserk non funzionava, laddove era una mera riproposizione del manga. Non so questo nuovo, ma fu autoevidente. Per Evangelion, infatti, il manga, che veniva dopo, fu modificato. Ma su questo tu sai più di me. 🙂

    In effetti, hai ragione: Girodel, prima di apparire e proporsi, non ha nessuna giustificazione che ce lo renda, in qualche modo, vicino. Non ha storia. Viene preso e infilato lì in un modo utilitaristico ma che, fin dal principio, te lo rende inviso. Un intruso. E mo questo che vorrebbe? Questo lo valuto sia per l’anime sia per il manga. Sicuramente la sintesi violenta, invasiva, dell’anime funziona benissimo per rendere l’impatto della notizia, quei colori da tramonto alterato. Nel manga ad André cade la spada – metafora? -, nelll’anime sempre la nonnina si occupa gentilmente di tramvarlo, poi ci pensano i colleghi.
    La scena delle lacrime di André è trasposta in modo diverso, ma sempre lacrime scorrono. Prato, corsa, erba, frasi disperate (traduzione Granata più fedele di tutte) nel manga, botte da orbi, Al, poi Oscar nell’anime.
    Urla contro silenzio. Eppure, lacrime.
    Ma, almeno, Andore una motivazione, fortissima, ce l’ha. Quella di chi, per tutta una vita, ha amato – e si ama in mille forme -. Come scrissi in un saggio, quei due erano coppia già prima di mettersi insieme, e funzionavano alla perfezione.

    D’altra parte, se non c’è stata, a monte, una sia pur breve, ma utile costruzione narrativa, che invitasse al party in una maniera appetibile anche Victor, anche ti domandi perché mai Giro si accontentasse, avendo Oscar come comandante, e poi la voglia, una volta che:
    a) lei lascia il lavoro quindi non può più stare a contatto frequente;
    b) lei non è più il suo superiore.
    Cosa avrà contato di più?

    Fazio domanderebbe Montalbano in matrimonio, se Salvo si ritirasse a Boccadasse? ^^

    • fiammy ha detto:

      Probabilmente in Victor il fatto di non vederla più tutti i giorni è stata la spinta propulsiva. L’assenza come mancanza, e quindi come ricerca, e consapevolezza del proprio sentimento verso di lei. E conseguentemente l’azione= richiesta di matrimonio. Inconsciamente, forse, c’è anche il fatto che lui non abbia più lei, figura forte e ammirevole e diversa dal’ordinario, moralmente più elevata rispetto al 98% dei componenti del proprio Stato (inteso come Nobiltà, Clero, Terzo Stato), come suo superiore. Ma quest’ultima motivazione, con tutte le implicazioni psicologiche che ne conseguono, rimane probabilmente inconscia, inconspevole. La maggior parte degli uomini (Girodel compreso, probabilmente) ragiona a livelli più semplici. La vedeva tutti i giorni, ora non la vede più. Non sono più in rapporto di subordinazione diretto. Gli manca, si accorge che l’ammirazione e il rispetto è divenuto amore, passione, e prova a fare quello che è onorevole fare , in quel contesto, prova a chiederla in moglie. C’è chi ne avrebbe molto più diritto di lui (Andrè) e lui lo sa, ma lui è in una posizione di diritto legale, e di quello si fa forte. Il suo amore deriva da una forma di sofferenza diversa, più sottile e più comune rispetto a quella di Andrè, e anche per questo narrativamente meno interessante per molte fan (per me, da vecchia fan sicuramente meno interessante e più “ma che vuole questo qui, ora?” ^_^;;;;). Grazie per la tua risposta, Laura, così ricca di stimoli e spunti.

      • lauraslittlecorner ha detto:

        Nella tua analisi un Victor domestico, insomma, semplice, in un certo senso, immediato nel sentire/reagire. Non lo dico per semplificare. E mica per colpa sua, porello, ma dell’autrice.
        Bello, l’assenza come mancanza, quindi come ricerca, richiesta (di lei, essere umano, e del matrimonio), raggiunta consapevolezza. Un attimo prematura, ma i tempi scenici, si sa…

        Quanto ci vuole a comprendere che ammirazione e rispetto siano divenuti amore?
        Oscar, dal 32, al 37, un fracco di tempo. Adultissima, severa, sempre presente a se stessa, e, ferocemente, veramente, sentimentalmente immatura.
        Il Grandier, più solerte emotivamente, poco e lì permane e conserva il mood (ragazzo fantastico, che gli puoi dire?).

        Poi, mi domando, ma che vuole, Giro? Lui ha tutto.
        Andore ha solo lei. E se stesso e il suo amore, e la convinzione che anche lei gli voglia bene, solo che, ancora, non l’ha visto. Colto. Il Grandier è avanti.

  2. lauraslittlecorner ha detto:

    Stasera mi linkano articolo che trae notizie da questo post. Ovviamente non cita la fonte. Si sa, son giornalisti.

  3. fiammy ha detto:

    Grazie per la succosa anteprima, davvero, è già straordinario poterne osservare alcune scene già da ora. Il tratto mi sembra molto felice e sicuramente la storia si leggerà con piacere. Girodel vampiro è di per sè un tema facilmente prevedibile, un pò per la facilità del tema generale vampiro , la sua infinita popolarità (e trasversalità attraverso molte culture nel mondo) e la sua ciclica riproposizione in letteratura e nelle arti (con declinazioni leggermente diverse ad ogni ciclo di re-narrazione, rifacimento, riproposizione a seconda del momento storico che in quel momento si vive). E’ un tema adatto al personaggio, o meglio adattabile (è giovane, ha una bellezza classica, è elegante etc etc etc) anche se probabilmente è una semplificazione oltre che rielaborazione “alternativa” rispetto a come la Ikeda aveva in testa il proprio personaggio Girodel negli anni 70 e proprio per questo era facilmente prevedibile dal pubblico. Questo crea aspettativa, fantasia, pensiero. E’ un confermare una aspettativa possibile, ma in modo intelligente e con più chiavi di lettura. Il vampirismo, la giovinezza eterna, la vita eterna sono sempre e comunque temi attuali. E probabilmente era questo che aveva in testa la Ikeda, riproporre il personaggio in un modo prevedibilmente piacevole e “atteso”. Lo ha fatto però in modo elegante e con citazioni letterarie interessanti, come fai notare, Laura. E non è cosa da poco, per un prodotto artistico e commerciale. E di nicchia. Insomma, la Ikeda ci viene incontro più di quanto sembrerebbe, pur mantenendo la prerogativa di scegliere lei di chi “parlare” e da quale punto di vista farlo. Girodel potrebbe essere, senza quasi fatica, un perfetto Dorian Gray, per gli stessi elementi, per esempio. E non stonerebbe. Ma sarebbero comunque semplificazioni, o etichette appoggiate temporaneamente, forse anche dei clichè narrativi (ma più accessibili anche al pubblico europeo, teniamolo presente, la Signora Ikeda vende qui, e vende lì, e lo sa), ad un personaggio poco popolare qui ma che nella testa di Madame Ikeda aveva tutt’altra importanza. Ma la Signora convive tutto sommato serenamente (come tanti autori fanno, in ogni campo) con il fatto che i propri personaggi sono divenuti nel tempo e nella fantasia proiettiva dei lettori altro rispetto alle sue intenzioni e desideri.”E’ il fumetto, bellezza! “

    • lauraslittlecorner ha detto:

      In effetti, c’è parecchio di interessante, nella tua analisi.
      Il tema del sangue, della potenza, della vita che non termina. Tema che Bram Stoker conosceva benissimo, addirittura legato al ritrovamento del corpo incorrotto della moglie di Dante Gabriel Rossetti, suo amico.
      Mi fa venire anche in mente Un luogo incerto, di Fred Vargas, incentrato sul tema di una vendetta tra vampiri o creduti tali, che continua nel tempo, in una sorta di ricerca ripetuta in eterno. Un gran bel libro, denso di notizie e credenze.
      E’ in un certo senso anche il riprendere una moda di romanzi, film (mi sono chiesta se incontrerà i belli della serie di Anne Rice) e serie, e, dichiaratamente, un omaggio al fumetto La famiglia Poe, di cui l’autrice è fan.
      Il tema del personaggio dandy, che, effettivamente, si adatta a Girodel. E che richiami in Dorian Gray. Quindi, il tema dell’eterna giovinezza, dell’eterna bellezza. L’aura di raffinatezza, che la nostra autrice, immancabilmente, collega alla nobiltà, che circonda il personaggio, assieme ai merletti e ai capelli. 😉
      Se il tema, in Oscar, era la nobile bellezza votata al sacrificio, simboleggiata nelle rose portate dal vento nella sigla (sia immagini sia testi), nei petali di ciliegio nel I episodio, come un bel saggio Yamato sottolineava, qui perdiamo il dramma del protagonista che muore giovane e passiamo al tema della vita che non sfiorisce, ma che condanna alla solitudine. Girodel vede le esistenze trascorrere dinanzi a sé. Dramma della solitudine? Vedremo.
      C’è anche che era un tema già trattato nella prima gaiden. Diciamo che c’erano tante cose possibili e questa è un po’ sorprendente, ma, a quanto scrive l’autrice, è nata come idea e fatta col permesso dell’altra autrice, compreso il richiamo e l’uso del villaggio in cui si opera il miracolo.
      Come dici tu, l’autrice sembra, insieme, convivere con le pretese di noi fan, e dire la sua, a volte rifacendosi proprio al fandom, a volte svoltando energicamente.
      In fondo, questo éscamotage potrebbe essere solo un dichiarato omaggio alla storia della collega o, anche lasciarle campo libero per far viaggiare il suo personaggio nel tempo, magari in crossover con altre sue storie.

      Non so se in effetti fosse una svolta attesa – sicuramente, guardando la parte precedente, ci era venuto il forte dubbio, più che altro perché, se io non trovavo strano che un protagonista non fosse troppo rugoso (non dimentichiamo gli stereotipi del manga/cartone d’epoca: babbi col baffo, rughe scolpite, poi, fai un paio di conti, e scopri che le rughe le hanno sottratte a Oscar, André, Fersen e MA, dal momento che Alain, ultimo episodio e più giovane dei nostri, le ha dopo pochi anni, Luigi XVI le ha alla fuga di Varennes, idem Jarjayes addirittura nel I episodio, dove doveva avere più o meno quanto Oscar alla fine) -, era, invece, quantomeno strano che Rosalie e François si interrogassero sullo stato di scarso invecchiamento di Giro. Io, molto sportivamente, avevo pensato si conserva bene e basta.

      I personaggi sono i suoi, suoi i diritti, il fatto che Andore sia più azzeccato per una mentalità europea e moderna pare lasciarla parecchio indifferente – forse non si rende conto di che personaggio ha creato; o, forse, le dà fastidio l’anime; – io sono già contenta che ci lasci fare doujin purché rimangano insieme, vivi o morti. 🙂
      Una utente giapponese, vedendo un mio disegno, mi ha domandato di disegnare Oscar con Girodel e con Fersen. Per amor di pace non le ho risposto. Ma sinceramente, racconti alternativi a parte, alla larga. Lo dico non per essere autoreferenziale, ma per dare un’idea del fatto che in Francia, in Giappone, Giro non è così disprezzato.

      • fiammy ha detto:

        Diciamo che più che una svolta attesa, era una svolta possibile, per cui crea una sorpresa “relativa”, cioè non sconvolge e quindi non aliena il lettore potenziale. Su tutti i riferimenti che aggiungi, ci possono stare tutti, assolutamente. Concordo. ^_^ Su Andore: io credo che sappia bene che personaggio ha creato, e anche quanto è stato trasformato e valorizzato nella fantasia europea, e quanto il personaggio stesso le si stava trasformando sotto le mani già quando lo disegnava all’inizio. in fondo è il passaggio (anche linguistico) da Andore ad Andrè come lo chiamiamo noi in Europa, prende una componente più decisa, più maschile anche nel suono. Un uomo. Un uomo gentile (e non che Giro non lo sia, ovviamente, ma a noi “suona” meglio lui. Chissà se con un doppiatore “foneticamente” diverso, in Italia ci sarebbe piaciuto di più? Secondo me,no, perchè, e faccio riferimento al fatto che la nostra generazione ha visto prima l’anime doppiato e poi ha letto il fumetto tradotto, Nell’anime, Girodel rimane narrativamente nell’ombra, figura di contorno, più o meno fino a quando -improvvisamente- e in un momento delicato per Oscar, lui si dichiara .Dovremmo leggere in questo la forza del suo amore (e la costanza, e una consapevolezza della personalità di Oscar, nella decisione di proporsi come marito), ma l’effetto sorpresa ce lo fa leggere di primo impatto come forza si, ma del suo potere/opportunità in quanto nobile rispetto ad Andrè che non può proporsi, per nulla. Ma a quel punto della narrazione sono successe già troppe cose ad Andrè e si è già schierate da molte puntate prima con l’amore di Andrè per Oscar e non c’è posto (almeno per una percentuale alta del pubblico europeo) per altro, per Girodel, appunto. A quel punto che lui sia gentile, e che ami Oscar, passa in secondo piano. L’effetto imprinting. Che ne pensi?. Pensieri, così, in libertà ovviamente, per dire ^_^. Abbraccio

        • lauraslittlecorner ha detto:

          Molto di corsa (oggi va così), perché la tua analisi merita e vogilo tornarci con calma, dico che, per citare il Grandier, ep. 38 (le ultime parole famose), hai ragione. In pieno. Ps: in effetti, anche nel manga Giro non fa praticamente altro di notevole finché non decide di proporsi.

        • lauraslittlecorner ha detto:

          Vero, giusto sottolineare l’apporto dell’anime e del team che curò gli scenari e le sceneggiature nel rendere André più moderno, più forte, lo dico semplificando. Ma, in effetti, anche l’André del manga è molto moderno e sorprendente, a pensarci, più di quello che siamo abituati a valutare. E’ vero che l’André dell’anime passa per Barry, ma quello del manga non è solo uno zerbino isterico. E’ un personaggio forse rappresentato per bene come può piacere a una donna, ma con pensieri molto profondi. Certo, un po’ ossessivi, a tratti, ma profondi. Il momento in cui queste due rappresentazioni si uniscono è quando lui difende Oscar dal padre. Il tipo di discorso che fa lì è notevole. Se, in fondo, ci ha fatto sempre storcere un po’ il naso che lui non sbotti “eccerto che voglio sposarla”, il suo discorso tiene molto più conto della libertà sia di Oscar sia propria. Il concetto è “non sono libero di amare?” Quindi, più a monte ancora. E penso si riferisca anche ad Oscar, libera di rifiutare Giro, di amare chi voglia. Lo sposare è una cosa che va dopo, semmai. Lui vuole fissare un punto più alto, più nobile, quello della libertà dell’animo.

          C’è anche una cosa molto bella nel manga. Mrs Ikeda, pur prediligendo, almeno per certe affermazioni, i nobili come espressione alta, diciamo così per semplificare, in realtà si pone su un punto di vista neutrale.
          Da una parte c’è la sua Oscar, veramente una rivoluzionaria, André, l’unico non nobile positivo; dall’altro c’è la sua storia di Maria Antonietta.
          Alla fine, quello che vediamo, è che lei riesce a mantenersi come un narratore neutrale, pur avendo inventato lei due personaggi così straordinari – e avendoli resa così, con caratteri in effetti molto belli, ma anche con difetti, quindi realistici, più vicini al lettore -, e pur volendo lei raccontare la storia tragica di una regina. Che l’abbia fatto perché tanto erano Oscar e André quelli amati, quelli che le hanno dato una popolarità immensa in un Giappone in cui le donne erano tappate in casa, e dove Oscar rappresentò un elemento dirompente, quindi, facendo buon viso a cattiva sorte, o per una scelta da narratrice esperta di storia, resta comunque una cosa notevole, molto alta, in un autore. Una lezione da romanzo sociale.

          Bello quello che noti, sia sulla consapevolezza di Giro dei possibili stati di Oscar in una fase di transizione (addio a Fersen, cambio di lavoro), e bello che dici che, però, lui ritiene di avere una opportunità, mentre André no. E, in realtà, lui sa benissimo che André ha più titoli di lui, e nel manga lo dice, però sa di potere, lui, mentre l’altro no, per i diritti feudali.
          In realtà, la Ikeda stessa disse di aver infine scelto André perché lo riteneva il più adatto, conoscendola fin dall’infanzia. Si vede che, all’epoca non aveva ancora rivisto la cronologia delle età e Giro era ancora più vecchio, perché altrimenti avrebbe dovuto anche ricordare che lei fa dire ad Oscar che non le interessano gli uomini più giovani (lo dice ai Soldati della guardia che l’hanno sequestrata), il che scarta Al, Bernie e, a questo punto, anche Giro.
          In più, come giustamente dici, anche André è gentile (vedi sera del 12 luglio, discorso di Oscar ad André), anche lui la ama – e l’ha ampiamente dimostrato – mi viene sempre in mente una canzone di de André -. Dove mai vorrebbe presentarsi, il nostro Giro, di fronte a una situazione simile? Mangia i petali e abbozza. Effetto imprinting sì, di sicuro, e, se posso azzardare, non solo per noi pubblico, ma anche per Oscar, cresciuta col Grandier, educata emotivamente da lui, per Giro, che deve ritirarsi di fronte a una cosa così forte da fare muro alle leggi e, in fondo, anche per Jarjayes, che non può che accettare la cosa, pur recalcitrando.
          Abbraccio, grazie per questi bei pensieri!

          • fiammy ha detto:

            E’ vero che Andrè anche nel manga ha tutta una serie di sfumature e di caratteristiche che ne fanno conunque un personaggio a tutto tondo, il suo amore non è banale, il suo modo di amare e la sua idealità e coraggio non sono banali e lo rendono tutto tranne che uno zerbino isterico, tutto quello che scrivi è sacrosanto, e sono tanti elementi in più di riflessione. Credo che, al di là delle intenzioni iniziali dell’autrice, dichiarate e non, intuibili e non, ci sia anche una questione legata al mezzo che si usa per raccontare una storia, uno o più personaggi. Ricordi, ne parlavamo questa estate: in un racconto scritto si hanno a disposizione opportunità diverse da quelle possibili in un fumetto, diverse ancora in un anime, in un film, in uno spettacolo teatrale. Es: in un racconto si può descrivere comportamento e pensieri di un personaggio molto in esteso, in un fumetto si hanno pochi balooon per descriverlo, ma si hanno elementi visuali per farlo, in un anime hai a disposizione più dialogo ma un tempo e uno spazio limitato da varie logiche e allora aiuta sceneggiatura, montaggio, disegno, voci etc etc etc. Ogni medium finisce per aggiungere o sottrarre o modificare qualcosa ai personaggi e al modo in cui li vediamo, che sono così multistrato, multilivello, prendono profondità ulteriore. Andrè, come Oscar, o Girodel etc sono tutto quello che si è scritto e detto e visto di loro, e si sono sedimentati nel corso degli anni e delle verie versioni, e anche, di come le fans di generazioni diverse li hanno vissuti e di cosa hanno prioiettato, creato e pensato su di loro. Ovvero, niente esclude niente. E’ geniale e saggia la tua osservazione sul “punto di vista” scelto dall’autrice sui personaggi e la sua importanza. Conta tantissimo, E’ una regia. E’ la regia di una storia.E’ una bussola, intenzionale, di come l’autore vuole raccontarci una storia edi a che cosa vuole che prestiamo attenzione, interesse, piacere, La Ikeda, Dezaki, Demy, anche le registe dei vari Takarzuka etc etc raccontano la stessa storia ma cambiano intenzionalmente il punto o i punti di vista su una storia in comune, in parte sulla loro sensibilità e interesse verso personaggi e storia, e in parte perchè così dichiarano così la loro intenzione narrativa e artistica verso Oscar , gli altri personaggi e le loro vicende- Ci aprono una finestra e ci indicano dove guardare ( o dove vorrebbero che guardassimo) e come sentire una storia. Dunque, quante Oscar (o Andrè, o Girodel) esistono? tante quante sono gli autori che raccontano la storia?, tante quante sono le fans nel mondo? Sicuramente stiamo parlando di personaggi con una complessità tale che è possibile, intanto, discuterne ancora dopo tanti anni con passione, e per i quali non vale semplicemente l’effetto nostalgia e basta. Te la vedi la stessa discussione su Peline Story? Evidentemente no, e non che Peline Story non avesse riferimenti narrativi e culturali alle sue spalle banali, così per dire. Su Girodel e il fatto che nel manga ci sia ma non faccia nulla di interessante fino al momento in cui si propone: vero, Fa la sua parte ma non lo vedi soffrire prima del momento della rivelazione, si vede/legge soffrire Maria Antonietta per amore, Fersen per amore, Oscar per amore, Andrè per amore, prima ancora che la dichiarazione dei loro sentimenti e la successiva delusione per l’amore non corrisposto/respinto/ impossiblle/illecito il lettore conosce già ( o ha gli elementi chiari per intuirlo /sospettarlo) i suoi sentimenti e si dispiace, o prende le sue parti (di nuovo, è il punto di vista dell’autore che sceglie di mostrarci o dirci determinate cose su quel personaggio in quel dato momento e non è casuale) prima ancora che il personaggio dica “io amo, io desidero, io voglio” o agisca in tal senso. Girodel dichiara quello che sente e quello che vuole (con le prerogative del suo ruolo sociale e politico) in maniera inaspettata e questo non facilità una identificazione del lettore con quell’aspetto del personaggio, in quel momento narrativo . Voler sposare Oscar di per sè è un atto di amore (e un amore non da poco, per tanti motivi) ma anche un atto di coraggio, qualcosa che sfida apertamente e coraggiosamente il pregiudizio, la diceria, anche. Ce lo vedi Girodel che argomenta alla propria famiglia che vuole sposare una donna come Oscar, con tutte le implicazioni del caso. Girodel nel manga dimostra di avere una comprensione apparentemente maggiore della psicologia di Oscar nel proporsi come compagno di vita (e infatti teme Andrè, che si, ha un valore morale più alto del suo) rispetto all’anime, ma forse è solo un problema di sintesi, di uso del mezzo, di un tempo contato a disposizione, di nuovo di punto di vista ( o più punti di vista da tenere in considerazione contemporaneamente o l’uno dopo l’altro in successione: quello di Oscar – te la ricordi l’inquadratura magnifica di una Oscar sconvolta, persa, alla notizia della proposta di matrimonio- poi, quello di Andrè, quello del Generale, quello dello stesso Girodel etc). In fondo se ci pensi è proprio una scelta registica che orienta la visione ( e la nostra percezione). Quell’inquadratura di Oscar, con la voce della nonna di Andrè che dice in pochi, fondamentali secondi tutto quello che c’è da sapere, in modo allegro ma dirompente che Girodel l’ha chiesta in sposa (inaspettatamente) e il padre di lei ha già sostanzialmente detto di sì, e di seguito la musica vibra di drammaticità ti da già una chiave di lettura precisa (ed è l’imprinting per la nostra generazione, che ha visto prima l’anime) di cosa significa quella svolta narrativa. E’ un cliffhanger drammatico, ovviamente, volutamente drammatico, non è una opportunità per Oscar. E’ un ostacolo, un colpo di scena, è un cosa farà ora Oscar, come reagirà. Di per se la scena immediatamente precedente potrebbe essere interpretata (e probabilmente è) un modo per mostrarci la riservatezza, la ,modestia e la timidezza e l’imbarazzo di un uomo innamorato (Girodel) di fronte alla donna amata che ha appena chiesto in moglie (quindi, altri livelli di comprensione interessanti per il personaggio di Girodel), ma viene messa da parte subito per costruire il colpo di scena, il cliffhanger e soprattutto il punto di vista di chi è più importante. Oscar. E Oscar sta già soffrendo, ha già sofferto e chi vede è già dalla sua parte. Allora Giro, con tutta la sua gentilezza e imbarazzo e riservatezza diventa in pochi secondi solo un elemento di disturbo, di attacco, qualcosa che scuote un equilibrio nelle sue fondamenta con poche parole (e nell’assenza di quelle stesse parole nel dialogo immediatamente precedente tra lui e Oscar). Come si fa a parteggiare per lui? Si può, anche, ma non a primo impatto. Imprinting, emozione. La ragione viene dopo. ^_^;;;

  4. serena ha detto:

    Comare grazie per l’anteprima! Sei sempre sul pezzo 🙂 Giro al Ikeda può riesumarlo e vampirizzarlo quanto vuole, non sarà mai André. Fortuna che riguardo alla storia originale qualcuno le aprì gli occhi, perché non sarebbe stata la storia che ha appassionato milioni di lettori.

    • lauraslittlecorner ha detto:

      Super Comare! Ode all’editor salvifico.
      Siamo abituate alle eterne mutevolezze della nostra Autrice. Che peccato. Eppure, Oscar, André e Alain sono personaggi così moderni.
      Jarjayes anche, nella sua gaiden, quando incontra Al, commovente, vero.
      E in quella con Louise la Nouvelle Georgette, impetuoso, così simile e così distante da Oscar…
      Speriamo che le passi la bizza di avercela coi fan, e che faccia tante belle storie coi nostri, senza sorprese.
      Qui ci vuole il cornetto.

  5. M.lleG ha detto:

    Ovviamente, grazie Laura per le immagini e per averci raccontato di questa nuova uscita!

  6. M.lleG ha detto:

    Insomma, si pensava che fosse Rosalie l’immortale e invece 😉 Non mi dispiace ritrovare qui e là i personaggi, anche Vic ehm Florel, anche in queste vesti particolari! Lo vedremo mai in Italia?

    • lauraslittlecorner ha detto:

      Invece, è lui il prescelto!
      Vampiro. Veramente, l’aria da vampiro la aveva Mr Nobel, nella parte precedente, e commenti in proposito c’erano stati. 😉 Sembrava il padre di Ransie. Poi i continui riferimenti a Giro che dimostrava meno…
      Come dicevo ad Alex, qui sotto, secondo me all’autrice piace stupire i fan. 😉 E così, povera Rosalie… 😉
      So che qui dovevano pubblicare la traduzione del XIII tankobon già a dicembre, ma ancora niente. Però, a questo punto, sarebbe illogico, se non per fare eccessive economie, che non acquistassero i diritti del successivo, che, con le storie rimaste, più o meno dovrebbe comporsi.

    • Mo’ ha detto:

      Così di corridoio non confermate parlano del tredici slittato per forza maggiore a febbraio. Altri dicono maggio.
      Ormai è chiaro che ci sarà in Giappone un 14, il materiale esistente è già oltre le duecento pagine medie di un tankobon (secondo me vedendo i volumi precedenti azzarderei una uscita già per l’estate) e l’idea è che se Goen è riuscita a ‘strappare’ il 13, avrà sicuramente una prelazione se si farà avanti per il 14.
      Ci avevano abituato relativamente bene, con le uscite ben entro la media della loro periodicità altalenante… ora languiamo. Povere noi.

  7. Alessandra ha detto:

    È ormai chiarissima la predilezione di Ryioko Ikeda per Girodel. Fosse stato per lei, lui sarebbe stato il protagonista maschile della storia, a discapito di tutte le fan adoranti di Andrè..e adesso si può sbizzarrire 😏

    • lauraslittlecorner ha detto:

      E in realtà, sono anche storie che si leggono bene, in un’epoca in cui i canoni del manga sono tanto cambiati. Lei, pur non usando effetti e colori, e pur avendo non recuperato il suo tratto, sa raccontare e sarà che uno le compra perché hanno a che fare con Oscar, ma si leggono e neanche male. Le ho lette con piacere, nonostante Bernard e Rosalie… ho detto tutto.
      Lei ha dichiarato, tu lo sai, di apprezzare Giro in quanto nobile. Per fortuna l’editor e i fan ci misero una pezza. Che lei continua a togliere. 😉
      Nel casting del film di Demy, Martin Potter era stato scelto per André. Fu lei a volerlo per Girodel.
      Ama contraddire i fan e smentire cronologie e scene/testi esistenti per riappropriarsi dei suoi personaggi. Abbiamo sempre pensato che Rosalie sarebbe sopravvissuta a tutto, invece, guarda là, tocca a Giro.

      • chieko sato ha detto:

        Ciao, Laura, io sono un giapponese e il tuo fan. Volevo solo farti sapere il tuo commento per Alessandra, “Non è stato scelto il film di Demi, Martin Potter era stato scelto per Andre, era lei che voleva Girodel” ———— In realtà, Martin Potter era per Fersen. Sono un vecchio fan del berbara dal 1972, quindi ricordo l’intervista della signora Ikeda all’epoca. Potrebbe non essere importante però ….

        A proposito, non mi piacevano i nuovi episodi di ikeda (l’originale era troppo bello).

  8. Valentina D'Amato ha detto:

    Una sorta di riferimento velato ai gaiden gotici di mamma Ikeda. Ci può stare questo tocco,attesa anche l’epoca in cui si svolgono i fatti, in cui il genere letterario del romanzo gotico la faceva da padrone. Quel che non ho digerito e continuo a non digerire è la questione dell’inopinato cambio nome. ma ormai…

    • lauraslittlecorner ha detto:

      E i baffoni.
      E le superocchiaie.
      Il generale ottuagenario sopravvissuto lo ha disegnato molto più giovanile.
      Ne farò una versione emendata, da inserire tra le pagine.

      Ps. A questo punto, meno male che i nostri li ha accoppati… non avrei retto…

    • lauraslittlecorner ha detto:

      Nella Gaiden della Contessa aveva inserito un automa, più la vampira. Ci stanno, i riferimenti a Hoffmann e ai suoi Racconti fantastici…
      Li riprende e fa un omaggio a Moto Hagio disegnando addirittura i due protagonisti de La famiglia Poe.
      Come dici tu, che senso ha cambiare nomi ed età?
      Per tutto il manga, Girodel non sembra più giovane, anzi, nella sua primissima rappresentazione, appare ben più adulto di Oscar.
      Se riguardiamo il primo episodio dell’anime, come possiamo dire che sia più giovane di Oscar?
      I nomi. Se prendi la figura della madre di Oscar, che era una delle femme de chambre più amate da Maria Antonietta, e che fu lei, nella realtà, a introdurre il (secondo) marito a corte, a che pro cambiarle il nome?
      Stessa storia per Girodel, nome dichiarato da inizio anime. Immagino che, all’epoca, abbiano consultato l’autrice in proposito.
      Go Nagai, ricordava Araki, aveva sempre lasciato molta libertà a chi disegnava le serie tratte dai suoi manga, a differenza di altri. Mah…
      D’altronde, in Giappone e qui siamo avvezzi a queste smentite.
      😉
      In fondo è un peccato, smentirsi così.

  9. alessandra ha detto:

    Ahahahah! L’ho detto prima io! Qui http://digilander.libero.it/LittleCorner/Essays/Alessandra_film_Demy_rev.htm lo chiamavo Vampirodel, ben prima della gaiden ikediana! Ora chiedo i diritti a mamma Riyoko… 🙂

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