Update 22 luglio – in corso

4 agosto, quarta tranche di aggiornamenti on line. Sempre nella pagina di updates.

https://digilander.libero.it/la2ladyoscar/Updates/last_updates.htm

A partire da oggi, compatibilmente coi miei impegni, inizierò a mettere on line i testi e le illustrazioni che compongono questo update. Aggiornerò via via nei giorni successivi, poiché i materiali sono molti e richiedono parecchio lavoro da parte mia. I link non attivi devono ancora essere caricati.

Grazie alle autrici che hanno inviato contributi.

Laura

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15 Responses to Update 22 luglio – in corso

  1. Stellato ha detto:

    “Il prequel alla pubblicazione del sequel di Autunno” vuole che tra i vari inneschi che portano un’autrice a decidere di condividere qualcosa nel cassetto da molto tempo ci possano essere: i casi del destino, lo zeitgeist, coincidenze astrali, amiche insistenti.
    Io mi fregio di rientrare nell’ultima categoria, e ringrazierei il cielo, se non fossi atea, di aver tirato in ballo l’argomento ‘Autunno’ con Laura, quella sera in cui poi ho scoperto l’esistenza di questa storia. Che aspettava. Stagionava, aggiungendo altri autunni all’ultimo del titolo.
    Come un brandy, di quello buono che André ruba da Oscar nell’immagine che raccoglie il sentimento di questa continuazione. Che era una partenza e ne diventa la chiusa, avanti al camino, piena di un romanticismo domestico che i nostri due hanno ampiamente meritato.

    Io avevo amato tantissimo il racconto da cui questa storia è partita. Mi aveva commosso tanto e ne avevo apprezzato il coraggio, il modo in cui la narrazione torna indietro e rivela le scelte che portano a quel pomeriggio, poi sera senza candele e poi a quel “Posso restare qui?” che per me è un capolavoro (e ho un debole tutto autobiografico per il concetto di “restare”, che sovrappongo all’amare e ho aneddoti sul tema, ma questa è un’altra storia e la si dovrà raccontare un’altra volta)
    E non posso che apprezzare – dolorosamente, perché questa straziante attesa del ritorno mi consuma – che l’introduzione della prima parte suggerisca uno spunto imponente della continuazione, che si chiude ad anello. La guerra è finita davvero, poi.

    Ma prima, hanno dovuto ritrovarsi. A sprazzi, mancandosi. Perché proprio le cose semplici no, ‘sti due, le incomprensioni di ordinanza accresciute dagli eventi e spiegate con una grazia dolorosa che fa crescere un magone tale…
    Ma io apprezzo sempre le spine da chi mi sa raccontare le rose, Laura.
    E c’è una tensione nel racconto che sa di profezia, che fa paura e che è sintetizzata nella frase “Sei tornata per morire?” che è diventata lo spunto per la fanart ghiacciata, disegnata a mille gradi centigradi percepiti sulla pelle e meno dieci nel cuore.

    Ma fammi come al solito partire da tuoi spunti, che qui tra la bionda Ulisse (!!!) e André Penelope (e ricordiamo Rosalie in versione procia, anche se risbuca inoffensiva) mi mandano ai pazzi con il loro volersi bene pieno di dolore.

    “e tu mi proteggeresti da tutto – ma non da me stessa –.”
    Perché la bionda e la vita domestica vanno certo d’accordo finché non ci si mette un fronte, uno spirito battagliero che fino ad anni recenti sottovalutavo e forse solo nelle ultimissime volte che mi è ricapitato di vedere l’anime ho riconosciuto (quello sguardo che si carica nel momento in cui, nell’episodio 38, André conferma che dovrebbe essere proprio lei a continuare a comandare il reggimento dei soldati della guardia. Per quanti anni mi è sfuggito ed è così importante.)

    “Si può stare con qualcuno ed essere così soli?”
    Ecco, André è il latore di tutti i passaggi DILANIANTI. Forse perché ha avuto molto tempo per pensare, con la paura addosso di saperla al fronte, oltretutto, e la paura fa pensare cose strane.
    Ma fin dove si spinge!

    “L’amore sarà pure un atto di egoismo, non lo nego. Il volere per sé qualcuno che è autonomo. Il reinventare insieme percorsi pensati per solo. Ma a volte l’amore è saggezza. E la saggezza ti dice di non farti ammazzare al fronte…”
    Ecco, qui magari è più pratico che dilaniante, ma amo l’idea di reinventare assieme i percorsi.

    “Eppure, non ti basto. Sei meravigliosa, è straordinario quando siamo assieme. E non ti basto.
    Vaffanculo.”
    “Vorrei poterti dimenticare.
    Vorrei cancellarti dal mio cuore. Dalla mia mente. Da ogni parte di me che conserva ogni tua memoria – e, credimi, sono tante. Non troppe, però. Di te non ne ho mai abbastanza. E, soprattutto, di te non ho mai avuto abbastanza. Ci sono amori che ti stancano. Non era questo. Ma sono stanco, infinitamente stanco.”
    “Vorrei provare, a volte, una vita parallela. In cui non ti ho mai conosciuto e tu, chissà, o non esisti, o vivi la tua vita, anche tu, senza conoscermi. Liberi, finalmente. Senza, ammettiamolo, il problema che siamo stati, reciprocamente, io nella tua e tu nella mia vita. Perché, altrimenti, sarebbe stato diverso. Tu, senza nessuno che ti proponesse mai la variabile impazzita nella strada disegnata per te. Io, senza quel continuo confronto che è stato averti di fronte. Non è questione di innamorarsi. È una cosa diversa. È che sia tu sia io siamo stati per l’altro un’alternativa che dall’esterno non era stata prevista. E, alla fine, quell’alternativa l’abbiamo scelta e percorsa, deviando dal cammino usuale. Sempre che il concetto di usuale abbia un senso. Perché per me la normalità sei tu. È quello che abbiamo insieme. Noi due.”

    Questo, più della prospettiva di lei morente e lui solo e cieco lasciato a se stesso, mi ammazza. Il fatto che André arrivi a percorrere questo dolore, questa possibilità, mi distrugge. Ed è scritto benissimo, dannazione, vorrei contestare qualcosa, appigliarmi ad un impossibile, ma è perfetto nel suo essere contorto e tornare alla vita. Dopo avermi uccisa strappandomi il cuore dal petto, chiaro.
    Paradossalmente, è forse il punto che mi fa più male, ma anche quello che preferisco.
    André, quanto ti sento vicino, e quanto è vera e assoluta la tua solitudine.

    “Parla con lei silenzioso tutto il santo giorno, a volte si domanda se a lei arrivino quei suoi messaggi ininterrotti. A volte pensa di sì, tanto ognuno di loro sa leggere nell’altro. C’è chi si annoia di questa mancanza di novità. Lui la trova straordinaria. Non è strano, quando si vive così, alla giornata, distanti, ad aspettare solo che torni. Non puoi fare altro.”

    Quanto è André, quanto è Penelope tutto ciò. <3


    “Alain le vive accanto. Lavora con lei. Organizzano ed a lui Oscar si affida. È qualcosa che ha dovuto accettare, André, ma non era certo questo che sperava. Stare con lei, vivere con lei, ma fare ancora parte della sua vita e non essere relegato in un’area teoricamente protetta – questo, nell’idea di Oscar –“

    E qui io credo venga suggerito, o almeno lasciato intendere, che Oscar e Alain si somiglino. André è un'altra cosa, non è che non abbia gli stessi ideali, ma ha strategie diverse. A questo punto, credo penserebbe ad alternative all'assedio anche se avesse la vista e conseguentemente potessero essere insieme al fronte. Non solo per proteggere lei, ma sì, soprattutto, forse.
    E la gelosia per il suo migliore amico va ad aggiungersi al corollario di pensieri, che lo tormentano.
    Quanto diventa nobile la figura di lui ad amare appassionatamente nonostante tutto questo?
    E’ che non può farne a meno:


    “… odio non essere con te. Eppure, esisto, e vado avanti. Dicono che quando non ci sei, sono diverso. A me pare di non essere, di esistere come dimezzato. Anche se vivo.
    Esiste il tuo lavoro, così come esiste la tua vita. Ed esiste la mia solitudine.
    Non è meno reale delle esigenze di chi ti spedisce al fronte a farti ammazzare.”

    Io la penso esattamente come te, André.
    Più coccole e brandy, meno eroi.
    Perché gli fai questo Oscar? Ma mi passa immediatamente la voglia di prendermela con lei:

    Quel ridursi a vivere in parallelo. Poi a perdersi. Ritrovarsi, vivere a distanza. E abituarsi. Forse è soprattutto questo, che risponde poco alla norma. Ma non può portarlo con sé. Davvero non può, riflette, o è che non vuole? È che si realizza talmente tanto in quella dimensione sua propria, che non lo vuole spettatore, neppure cieco. È che quella è la sua vita e non ne vuole turbamenti? Non saprebbe dirlo, realmente. Se anche ci si arrovella, trova solo che è stata una combinazione di casi ed eventi. E non un piano studiato a tavolino. Anche se a volte capita che la casualità segua, misteriosamente, le vie delle aspettative. Non sempre. Di solito, quando lo temi. Non quando non lo vuoi. Il caso è un gran stronzo.

    Questa vivisezione del sentimento della lontananza in Oscar mi ha fatto soffrire e chiedere di non chiedere. "Ti prego Oscar, fidati del tuo istinto, non arrovellarti. Hai detto “ridursi”!

    "può trovare l’attenzione, la curiosità per notare l’impeto della natura, e piccoli, infinitesimi scorci, che la commuovono. Sempre"
    Bello.

    "ti trovi vivo senza averlo chiesto, e se va bene campi ignaro, se no vieni a patti con l’idea della morte"
    SDANG.

    "Ma, a guardarsi indietro, le sembrerebbe – ciò che era -, in fondo incompleto, se comparato ad ora. E chissà come le sembrerà, comparato, nel futuro. Ancora più incompleto. Anche il presente.
    Quel presente fatto di assenza. Reciproca."

    con un pugnale mi avresti fatto meno male, Laura.

    “Preferisco tornare qui, a casa…”
    “Anche se è un paio di settimane ogni qualche mese?”
    “Sì.”

    Frustrazione.

    “Il piantone di guardia lo osserva. “Sareste?”
    “Suo marito.”
    S’intenerisce al ricordo, nell’attesa.
    “Sposami…”
    Aveva alzato gli occhi su di lui, in quell’anno lontano, un giorno lontano.
    Quasi imploranti. Sorpresi.
    “Mi vuoi ancora?”
    Allora, l’aveva abbracciata forte. Se l’era stretta contro.
    “Certo…”
    “Certo che ti voglio…”

    Era andata così.”

    Capolavoro. La sorpresa inserita a questo punto, il com’è che era andata raccontato in questo modo, perfetto. Le rose.

    "Quella notte l’enormità di quel passato non condiviso le aveva rubato le parole"

    Pari merito con il pezzo segnalato prima per l'incommensurabile devasto collegato.

    "Non ha mai rimpianto la sua scelta, di rischiare la vista. Ma oggi sì, perché forse, vedendo, avrebbe potuto esserci, aiutarla, e forse tante cose non sarebbero accadute."

    Persino! Sono analisi che vanno lontanissimo!

    “Mentre lui cerca di non avvelenarla confondendo le medicine”
    LOL ok, ho riso molto.

    “Siamo felici. Sembra una lunga vacanza. Finalmente possiamo cavalcare insieme, senza nasconderci se ci baciamo. Lei mi abbraccia. È bellissimo essere amato così, da questa donna straordinaria.
    Camminiamo felici lungo la spiaggia, e in certi momenti mi pare di vedere ancora… chissà, forse è perché questi luoghi li conosco. È quello che non abbiamo mai potuto avere. Tutto quello a cui abbiamo dovuto rinunciare. Ed è reale.

    La stringo tra le braccia. Facciamo l’amore. Sempre. Sempre. Sempre, perché ho paura del tempo che passa, del tempo che me la ruba. Mi ha già portato via la vista. Non voglio arrendermi e consegnarle anche lei. Alla malattia, quando torna.”

    Questo passaggio dolceamaro che rimanda alle immagini di loro due a cavallo sulla spiaggia dell’anime e alla paura per questa malattia di ritorno (e qui devo specificare che nell’oggetto di una mail di prima lettura il mio commento immediato e indignato era stato: MA. LEI. ERA. GUARITA!) la prima volta l’ho letto scuotendo la testa, spaventata. Ripetevo No, no, no. Un tantino coinvolta.
    Perché le righe successive mi facevano paura.
    Perché il crescendo sembrava un addio, ma di addio devono essersene detti così tanti da prenderci l’abitudine; sopravvivere, ricominciare. Ecco che abbiamo trovato cose che gli riescono ancora meglio di complicarsi l’esistenza.

    "Prima che completa ora.
    Prima, che mi fa abbassare gli occhi e non voler guardare negli occhi lui che non mi vede.
    Prima, era ieri."

    Questa è poesia, Laura.

  2. lauraslittlecorner ha detto:

    In questo update abbiamo dei ritorni. 🙂 Stellato e Martinique. Martinique mancava da sei anni, ma è normale. Siamo un sito molto selettivo, ma non siamo scrittori professionisti, è giusto che ognuno di noi abbia i tempi per scrivere, vivere, studiare, lavorare. E, d’altronde, se l’ultimo traduttore dell’Ulisse di Joyce ha impiegato sei anni a tradurre (e l’autore sette a scrivere) un’opera complessissima, anche per la pluralità di linguaggi, registri e musicalità impiegate, ma esistente, ci sta tutto che una scrittrice, che disegna anche, e non solo, abbia bisogno di tempo, anche perché Martinique è una delle cose più originali che io abbia mai letto in tema LO. C’è un contesto storico culturale che si allontana da quello europeo/americano noto. In alcune ff francesi era stato affrontato in modo ridicolo il tema pirati/avventura, almeno ai tempi, ma si finiva immancabilmente in André figlio segreto di qualche ricco, e sinceramente il gusto per le storie alla Angelica, io non ce l’ho e preferisco leggere cose meno patetiche. Torna Martinique, dunque, con i tre episodi che costituiscono il finale della I serie. Ha fatto bene, Stellato, a gestire la cosa in questo modo, perché si tratta di una storia complessa. Ricordo ancora quando me ne parlava. E, ricordando, riparlandone ora, le cose hanno assunto una piega ulteriore, ed è giusto avere una serie successiva per annodare e sciogliere i fili ulteriori che si sono mostrati, in questi anni. In effetti, da quello che mi scrive Stellato, il materiale potrebbe, me ne rendo conto ora, contemplare una terza serie.
    Come dice Alessandra, l’editore che è in me. 😉
    La storia, in questi tre episodi, si sospende, si inteccia, si apre.
    Alain è sempre più presente. E affascinante. Spiazzante quando se ne esce con la zia. Fa da contraltare sia ad Oscar, sia ad André, mentre la loro presenza, disgiunta poi congiunta, contribuisce a condire di dubbi la sua esistenza, scardinando non tanto certezze, quanto assunti non mai messi in dubbio. Memorabile il dialogo tette-manutenzione-trasporto tra lui e l’André modernista, che è una vita che è di fronte allo scardinamento dei ruoli, badiamo bene, in salsa generale Jarjayes – perché poi, quando vorrebbe accasare l’ultimogenita, i ruoli li rivuole tradizionali -. E a me richiama uno dei pezzi più belli di Eroica, un Alain che, di fronte al festante e illuso Bonaparte, in silenzio, ripensa. Da brividi.
    Alain bufalo, fantastico, subito accostato a persona affettuosa, tenera, avrebbe azzardato, poi infaticabile come un’ape. E poi la frase, spiazzante, successiva.
    E tutto il pezzo in cui André annuisce, comprensivo, ma alieno al desiderio. Un pezzo bellissimo, tenero, toccante, quando André, bendato, gli dà la palla in testa, con una precisione da vedente, di grande etica e pieno di ironia. Bertrand Russel non avrebbe fatto di meglio.
    E le sfumature di Alain che inizia a percepire la gelosia di André e cerca di correggere il tiro dai suoi previ parametri di machismo e quel mozzafiato che tace, nel pensare a lei, la donna di un amico, le basi, si ripete.
    E poi si va ancora avanti ed è nella testimonianza di Alain che i due vengono inquarati insieme: “continuava ad armeggiare a caso con la frutta nel cesto, spostando pomi dal colore ambrato – di cui ignorava nome, gusto e consistenza – per poi rimetterli esattamente dov’erano, senza aprire bocca. L’atmosfera era carica di irrisolti e pesava; l’unico che pareva non accorgersene era il medico, che con il suo sorriso impenetrabile o era un fesso o si fingeva tale, rifletté.”
    E, ancora, bellissime queste distanze che si riavvicinano ma non si uniscono ancora, restano soffuse, sospese: ““Qualcuno sa…” Di noi, avrebbe detto. Ma non vedere la sua espressione lo rendeva cauto. “ …che ci conosciamo?”
    “…Ho parlato di te all’ammiraglio e a Camille.”

    Una pausa prima di rispondere. Una nota di imbarazzo. Quel nome.
    André rimase in silenzio, con le labbra piegate in una smorfia di impercettibile disappunto, prima di tornare a sorridere, con un sospiro.”

    “Stordita dalla sofferenza, spaventata dal non poterlo rassicurare, rimasero così, lei muta e lui cieco, per quello che sembrò un intervallo lunghissimo. Lui doppiamente in svantaggio per non poterla leggere – come sempre era stato tra loro – e per il semplice fatto di trovarsi lì, al suo cospetto, nelle Antille, che di per sé era una dichiarazione che lei non voleva o non sapeva interpretare.”
    Qui il mio commento privato era stato Eccheccazzo! Giuro, ho l’email notturna, ma in effetti è un pezzo bellissimo. Ci racconta tutto il rapporto tra quei due. Soprattutto versione anime. Ma la frase finale è talmente potente… quel lei non voleva o non sapeva. Assurdo e bellissimo. Tutta Oscar, tutta la sua incomunicabilità, la sua meravigliosa capacità da un lato di prendersi cura degli altri, dall’altro di rendersi sorda e nascondersi ai sentimenti, quelli troppo scomodi, perché, evidentemente, quello per Fersen non lo era così tanto quanto questo. La scena che segue, dialogo, gesti, descrizione, è bellissima, parlano i gesti delle mani, quel palmo a richiamarla.

    Ancora “lo pensarono entrambi ed entrambi immaginarono lo sapesse anche l’altro, ma non lo dissero.
    Un esemplare di non detto in più nella loro infinita collezione di incomprensioni che differenza poteva fare?”
    Da manuale.

    E qui, bellissimo:
    “Ma perché non me ne hai parlato?”
    “Ho pensato che fosse momentaneo!” ripeté rassegnato.
    “Dovevi comunque parlarmene!”
    “E per cosa, Oscar?”
    “Perché ti avrei aiutato, in ogni modo!”
    “Ma non avrei più potuto… starti accanto.”

    Ossignore. Hai creato emozione riportando in effetti il dialogo. Ma ci sta così bene… ossignore!

    Non aveva più nulla da perdere. Eccolo qui, il suo soldo di verità per la fontana del destino. Come se avesse lanciato se stesso assieme a quelle parole, per la prima volta in quell’oscurità si sentì leggero, senza peso: poteva diventare i suoi pensieri, essere solo voce trasparente. Dopo così tanti anni.

    “È tutta la vita che sono sempre al tuo fianco, in ogni occasione. Non potevo… non volevo rischiare che…”

    Ma questi due, questi due in mano a te…
    Vorrei averti qui per dirtele live queste cose così emozionanti…

    Un singhiozzo lo interruppe.
    Poi un altro.
    E poi era in piedi, cercandola a tentoni, incredulo.
    Da qualche parte avanti a sé la sentiva sgretolarsi in un pianto disperato, come volesse dar fondo a tutte le lacrime che si era negata negli ultimi anni.
    “Ehi tu, ehi… non piangere. Oscar?”
    Gli si accartocciò contro, nascondendo i singhiozzi inarrestabili nella fasciatura della sua spalla. Era calore, confusione, angoscia e capelli. Lo strinse con furia; dimentica dei suoi acciacchi si aggrappò a lui come per trascinarlo in un abisso (e se questo fosse stato il caso André non si sarebbe certo tirato indietro) afferrandogli la camicia, tremante.
    Non capiva, ma in quell’abbandono gli sembrò di poterla di nuovo proteggere, l’istinto gli disse che andava bene, che non c’era da avere paura anche se il cuore gli batteva fin nelle orecchie. Le accarezzò la schiena tirandola a sé colmo di tenerezza, lasciandola sfogare.
    “Va tutto bene, Oscar, non devi sentirti in colpa di nulla, è stata una mia scelta.”
    Sì beccò due pugni poco convinti tra le scosse del suo pianto.

    Chiarezza nel descrivere, la frase, LOL.

    E lui non capì, sopraffatto da questa vulnerabilità di lei, tutta insieme dopo ventitré anni di sporadiche, brevissime concessioni.

    E, tornando indietro di due righe

    “Sei un pazzo” articolò lei. “Sei… un pazzo!” e aggiunse ancora un pugno.
    “Ehi! Ahi! Ma la smetterai mai di usare sempre le mani?”

    Capolavoro tutto.

    Delicatamente, raccolse il viso di lei nelle mani, lo sfiorò, lo ricompose nella sua mente.”

    E qui abbiamo Oscar e Alain che si fronteggiano. Che dire?
    “L’unico posto verso cui nutro qualche desiderio è casa mia: lì sì che vorrei andare!”
    Era una visione agli antipodi da quella di Oscar, che suo malgrado sentiva scalpitare la voglia d’avventura nei recessi della sua razionalità, nel nucleo selvatico e libero che le sembrava di aver tenuto a bada tutta la vita.
    “E non sei neppure curioso di vedere questa terra? Un posto completamente diverso da ciò che conosci, dopo aver viaggiato così lungo?”
    Lui scosse la testa piano e le restituì uno sguardo amaro.
    “La curiosità è un lusso. L’adattamento è l’unica virtù contemplata dai poveracci come me, comandante.”
    Lei non provò a ribattere banalità rassicuranti o salottiere. Lo osservava a braccia conserte e rifletteva su quella risposta, forse intrigata da un’opinione così inaspettata, da un’esistenza completamente diversa dalla sua.
    Alain intravide dietro quegli occhi agitati una mente vasta e aperta, un essere umano così particolare, unico, che non riusciva ad inquadrare o a prevedere. Non si poneva nei discorsi con la protervia del proprio titolo nobiliare, né come esponente del gentil sesso. Contraddicendosi nel pensiero, nasceva in lui il desiderio di esplorare quel territorio sconosciuto, che pure confinava nel proibito, nello sbaglio, in così tanti modi.” Nel proibito, nello sbaglio, in così tanti modi. Fantastico!

    Che dire di André impacchettato nei bendaggi visto con gli occhi di Camille? Una sensualità nella scena che, descritto da Oscar, non si sarebbe percepita. Qualcosa di trascendentale che andava al di là di tutto il resto e che consentiva di trascurare la mancanza di un occhio o due, la barba leggera, l’iinsieme equiliibrato che interagiva gentilmente con il mondo. E, di seguito… bellissimo, geniale renderlo attraverso Camille.
    E, di seguito “Se e si disse SE aveva resistito al suo charme per così tanti anni senza cascargli tra le braccia, Oscar doveva essere dotata di una rara forza di volontà. O forse questo aspetto non le interessava?
    Come doveva essere particolare la questione del desiderio per una ragazza simile, con una tale rettitudine da risultare quasi ottusa e senza nessun tipo di figura a cui rapportarsi per un confronto. In fin dei conti questi due erano finiti con l’essere le pietre di paragone l’una della vita dell’altro, con il loro rapporto unico e interdipendente. Una roba molto complicata, davvero.” Ecco, tutto questo è davvero uno spunto molto interessante e visto da un personaggio esterno. Poi arrviamo alla citazione da BK. E vabbè, il Grandier in mezzo ai suoi ammiratori, nelle loro mani, letteralmente. Oltre che nelle loro lame.

    E poi di nuovo un pezzo bellissimo tra Alain e André, che quasi sfocia nella paranoia per come Al pronuncia comandante. Ma è talmente in crisi, qui.
    E quasi ad un certo punto del racconto André è non pervenuto. Stellato lo spegne per un po’, ai fini della storia, che va avanti su Alain, soprattutto, superstar di questi episodi. Alain cresce sempre più e i due coprotagonisti originali di Stellato aiutano nell’impresa.

    Se i precedenti episodi di Martinique erano molto letterari, nel tipo di narrazione, questi ultimi tre sono decisamente teatrali. Ci sta tutto, d’altra parte. Nei precedenti la storia doveva essere necessariamente descritta e raccontata. Qui siamo maggiormente nell’azione, nel compimento (parziale) dei fili distesi nelle puntate precedenti.

    Qui, bellissimo: “La disperazione ha un suono sordo, una nota che non si spegne, un trampolino di lancio verso la follia a lasciarla andare. I pensieri possono rimbalzare contro le quattro pareti del cranio come una pallina impazzita, ripetendosi nell’ossessione, sfuggendo alle reprimende della ragione, arrivando a squarciare dall’interno il contenitore incauto.
    L’insonnia, sorella e compagna di questo stato, affliggeva André nell’ultima notte di attesa prima del resto della sua vita.”
    L’ultima notte prima del resto della sua vita. Magnifico. E poi “I luoghi in cui non era mai stato e che mai avrebbe visto.” Bellissimo.

    Qui, poi, l’apparizione notturna di Oscar, che arriva in soccorso da quella disperazione terribile, da quella paura ingestibile di André. E’ bellissimo sia che lei vada, ci voglia essere, sia che comprenda la di lui paura, quindi lo faccia per lui, ma anche per se stessa, perché anche lei ha paura per lui. Un po’ una madre consolatrice, un po’ un’amica, un po’ la ragazza innamorata. Bellissimo, soffuso, tutto lunare… lui che resta in dubbio, al risveglio, lei che, zac, la troviamo appena fuori.

    E poi la libertà di quella sentenza. Bellissimo, mi aveva colpito moltissimo, e poi è arrivato il disegno “bende”, dai toni essenziali.
    E tutto il fllm di questo pezzo:
    “Fu grato per gli azzurri, grato per i rosa, e grato sopra ogni altra cosa per quel profilo ritagliato dai raggi radenti dell’alba che avrebbe riconosciuto fino alla fine dei suoi giorni, senza possibilità di errore. Affacciata alla prua, parve avvertire la sua presenza, si voltò e lo vide.

    Oscar.

    Rimasero immobili, nessuno dei due osò fare un passo in quell’istante cristallizzato.
    Gli bastò annuire alla domanda muta e inutile che lesse nei suoi occhi e vide il viso di lei trasfigurato dalla gioia, il suo sorriso emozionato riflettersi nel proprio come il più bello degli specchi” e la chiusa.

    FANTASTICO e poi bellissimo Orfeo riemerso senza pendenze. 🙂 E lei con la coda, che a lui piace, e abbronzata, coi capelli schiariti. Immagine fantastica che l’acquerello a corredo rende.

    E ancora “Il plurale, ma che bella idea il plurale, chi mai l’avrà inventato?”

    E, insomma, la prima parte della storia si chiude qui, piena di mille possibili – e accennati – sviluppi.
    I due comprimari originali spumeggianti attorno al terzetto principale che funziona anche in questo contesto diverso, pure con gli spunti di manga e soprattuto anime. Funziona fin troppo bene e poi sono bellissime le descrizioni di Alain, tanto che, ad un certo punto, il Grandier era sparito dai radar e Stellato ha fatto bene così. Il lettore se ne accorge. Si preoccupa. Nel mentre Alain cresce e va in pari col peso come personaggio del Grandier. Va molto bene.
    Si resta incollati alle scene. A fare il tifo, a incuriosirsi. Ci si domanda, fuori dal canovaccio degli episodi, come interagiranno nel nuovo contesto. O ripartiraranno, nei vari dubbi disseminati nel racconto.
    E, comunque, sono bellissimi, quei due adolescenti in ritardo.
    La scena in notturna è bellissima, soffusa, e poi un’inquadratura…
    Quel cielo immenso stellato, quel mare infinito, eppure in uno scorcio, nel disegno in notturna.
    Ci sono punti bellissimi. Analisi, intendo, ma anche immagini. Mi sono vista il fim, letteralmente. Martinique è proprio bello.

    E poi, egoisticamente, mi piace questo fatto di interagire, con Stellato, di incuriosirmi, di un qualcosa, non so dire, di reciproco che c’è, di molto entusiasta, di smuovermi anche dalla sedia a cui mi costringo legata, per finire i disegni e di rimettermi in gioco anche io talvolta (le date nei miei testi testimoniano tanto, compreso il fatto che devo stare sui disegni che richiedono tantissimo tempo).

    Questo è quello che ho scritto a Stellato, quando mi ha mandato i testi. In realtà ho scritto anche altre cose, via messaggi ed sms. Questo spero renda cosa ho provato leggendo. Una gran bella lettura, davvero. Una gran bella lettura.
    Grazie, Stellato. Spero di non aver dimenticato niente!!!

    Una cosa.
    Mi dispiace che, quando arrivo al completamento dell’update, sono colta dallo spleen del corridore, sono sfranta, e, qui sul blog, pare che commento meno di tutti e sembro parca. Ma non lo sono, quando ricevo i testi. Quando arrivano testi così, io sono entusiasta! E tengo molto ancora al sito, con grandissimo orgoglio di quasi vent’anni di lavoro, anche se, per stare dietro ai disegni, ai fumetti, che sono quasi il mio principale lavoro, devo essere più lenta di prima negli update. Ma spero le autrci capiranno.

    Grazie ancora, Stellato!!! Grazie anche per il disegno che hai fatto per me!!! Che bello che qualcuno mi faccia disegni!!! 🙂

    • Stellato ha detto:

      inizio dalla fine, per amor di illogica:
      ma che faccia da culo ho a fare io un disegno a te??? Ma sono giustificata, è a causa di quanto mi ha stesa L’Ultimo Autunno (evento traumatico verrà narrato in separata sede, se wordpress è d’accordo visto che tende a mangiare le mie parole con la stessa voracità con cui io mangio pizza, in questi giorni).
      Ciò detto, MI HAI SCRITTO UN RECENSIONE DA PAURA!
      Le Littlecorneriane lo sanno, c’è un vivo supporto nella stesura dei testi e quello che arriva alla fine come commento sul blog è spesso la summa di un lavoro di editoria della webby, né più né meno, anzi nel caso specifico di Martinique – per le amiche Marti – diecisamente più, perché c’è anche un supporto psicologico di contorno, dietro. 😀 Questo per dire che l’entusiasmo lo condivido e lo pratico come esercizio quotidiano, se possibile. Ed è contagioso.
      Ribadisco che questa storia che va dall’altra parte del globo non esisterebbe né sarebbe andata avanti senza il tuo zampino, sostegno, vento nelle vele della Mistral e colori negli André immaginati a cantar storie.
      Quindi, riconoscendo del puro affetto nel citare l’Ulisse a paragone del lavoro a singhiozzo su questi capitoli che nell’ombra, per anni, hanno detto la loro non vedendo la luce, ti ringrazio all’infinito per l’occhio attento con cui hai osservato questa storia e con cui hai saputo riderci sopra con me, anche.

      E adesso, come dicono ad Oxford, sono cazzi.
      Nel senso che sono terrorizzata dal salto nel buio che è questa continuazione isolana, che allontanatasi fisicamente e staccata dal cordone ombelicale dei parallelismi originari, ho paura sfilacci quel minimo di coerenza che ho sempre sperato mantenessero i personaggi con l’anime (e il fatto che tu avverta quell’Oscar lì nel racconto è una soddisfazione grandissima, davvero).
      Ma ormai li ho portati fino alle Antille, hanno fatto questi passi avanti di consapevolezza sentimentale non da poco; posso mica lasciarli a bere cocchi (…) ad oltranza?
      No, dai.
      Qualcuno diceva di desiderare l’avventura, chi sono io per negargliela?

  3. lauraslittlecorner ha detto:

    Aggiornamenti del 4 agosto on line! Mancano sette contributi alla chiusura dell’update.

    Il suono dei rintocchi – di Jessica

    https://digilander.libero.it/la2ladyoscar/Fanfics/Jessica/ll_suono_dei_rintocchi.html

    The Next Sunset – illustrazone d Laura per il suo racconto L’ultimo autunno

    https://digilander.libero.it/la2ladyoscar/Gallery/Laura/LUZI_The_Next_Sunset.htm

  4. Stellato ha detto:

    Non so quale sia la netiquette sul tema “ciao sono tornata dopo tanti anni”. Sento un vago… imbarazzo chiamiamolo, ad aver perso passaggi del Little Corner, a non aver partecipato attivamente pur continuando a seguire, cosa che per altro è stato il mio atteggiamento da principio; prima di scrivere Martinique ho letto molto, per anni, e commentato nulla. E non saprei spiegare altrimenti questa sensazione che provo se non con una sorta di timidezza.

    Però che emozione commentare un update sul blog. 🙂

    La webby è ancora al lavoro e mancano dei pezzi importanti a potersi dire concluso l’aggiornamento, ma comincio a portarmi avanti su ciò che è già stato pubblicato, nello specifico L’alba, che io ho recuperato quasi per intero solo adesso che se ne pubblica il finale.
    Addirittura, ne conoscevo meglio le immagini che la storia!
    Su queste apro una parentesi, perché abbiamo a che fare con la mia nuova fanart di Laura preferita, quella di loro due che si tengono per mano a ridosso delle onde, che va a piazzarsi nello scomparto mentale delle cose belle e felici, con loro due e quelle risate e quel tornare bambini. Ancora non ho “L’alba” cartaceo, ma sospetto che un’altra illustrazione che ho intravisto tra quelle esposte al comicon a cui ha partecipato Laura faccia parte della serie, li ho intravisti più giovani ma con la stessa felicità e dei mantelli simili. Dubito riesca a scalzare questa di loro con il mare dal posto più alto del podio, ma resto curiosa.

    La storia (e qui c’è da aspettarselo perché credo di aver usato più volte il termine per parlare della scrittura di Laura) è struggente. In linea di massima lo dico più spesso per testi più duri, ancora più introspettivi, ma è qualcosa che accade indipendentemente da ciò di cui si parla nella trama, che ha a che fare con il modus operandi dell’autrice di prendere i personaggi e passarli su uno spremiagrumi immaginario per recuperare il succo più concentrato delle loro emozioni.
    Che sono la componente astratta più concreta che esista, nel caso della sua narrazione.
    La immagino una scrittura molto istintiva, dove il non detto e il suggerito viene ottenuto più per scrematura che per giustapposizione, soprattutto in quelli che sono i commenti non vocalizzati dei nostri due incompresi preferiti, che fanno davvero di tutto per complicarsi il pane, anche quando le cose potrebbero essere facili come la gioia, le coccole, il sesso. Cose che fanno capolino velate da una vaga inquietudine, dalla separazione, dalla sentenza sulla vista di lui – e qui un applauso a parte per il rimando alla scuola di Hauy – e poi riemergono in questo punto del finale che siiiiì, abbiamo capito, mi piace tanto illustrato 😛

    “È possibile essere felici, in un’oasi, fuori dal mondo? Sarebbe bello se il tempo della vacanza durasse all’infinito.

    L’irrealismo di tutta quella situazione li ha calamitati in quel microcosmo. Vivere lì è come un gioco. Come quando, da bambini, si chiudevano nella soffitta polverosa, e costruivano con la fantasia. Ne sono consapevoli, eppure, come sospesi, non ne parlano.

    André si gode ogni attimo. Forse perché, quando la cerca, stendendo le dita in una richiesta di lei, trova la sua mano che lo stringe forte, lo rassicura. Forse perché nell’amore si annulla nei suoi abbracci, nei suoi capelli. In lei. Forse perché svegliarsi, la mattina, ora, non è solo riemergere dalla nebbia per cercare la luce. Ora, ogni mattina, ritrova lei.

    E lei sta a quel gioco. È raggiante, appagata dalle sue attenzioni. Si industria a tenerlo impegnato. Se deve finire, quel periodo vuole renderlo intenso, vuole che sia bello. André è felice. Ogni attimo è solo loro. Passeggiate, abbracci. Parole. Sguardi. Forse mancano solo i progetti. Ma quelli, per loro due, sono troppo oltre. Intanto, costruiscono ricordi insieme. Che non è poco.”

    Non è affatto poco, ecco.

    • lauraslittlecorner ha detto:

      Bentornata, Stellato!!! 😘 Grazie di queste cose bellissime che mi scrivi, non ho parole e sono sorpresa ed emozionatissima!!! Grazie di essere tornata! Il disegno nevoso no, e neanche un altro che in fondo avrebbe potuto esserci. Ma quello dell’onda che s’infrange sugli scogli era “di André, di loro due”. Ricordo alcuni momenti di quando scrivevo, disegnavo e impaginavo Alba. Ad un certo punto, mi feci dare lezioni del programma di impaginazione richiesto dalla tipografia, da una casa editrice locale e il risultato fu un miglioramento, anziché a quel programma, al… Photoshop!!! E un grafico molto espansivo. ^^ Omg. Ricordo le sensazioni di quando scrissi di Oscar bambina che aspetta che arrivi André e parla con sua madre, i suoi dubbi, i colori di Rosalba Carriera alla madre brava in disegno, perché ho sempre amato i pastelli morbidi, ci ho sognato tanto, e la mia sorpresa, anni dopo, quando nelle nuove Gaiden di LO, viene fuori che la Mom di Oscar era brava in disegno. Mi sono detta che era proprio vero, come mi dicevano ai miei inizi, ormai venti anni fa, che Mr Ikeda seguiva il fandom italiano (e d’altra parte, la Maryse della storia di André tratta dal Takarazuka nella Gaiden era diventata Christine). Ricordo di quando ho scritto le scene col piano. Immaginavo André che verniciava i mobili, è stato un po’ un film e avrei voluto fare tantissimi altri disegni. Ma magari sì, perché no? Perché non altri, a parte il tempo per disegnare, che è sempre poco… Grazie, Stellato, per questa ars maieutica che hai esercitato. Mi hai emozionato. Quando hai citato il mio pezzo, alla fine, io neanche ricordavo di averlo scritto, pensavo stessi commentando tu. Grazie. Io, a parte correggermi all’infinito prima, dopo, non mi rileggo mai. E neanche fumo una sigaretta. 😉 😘 ❤️ ❤️ ❤️

  5. Elisabetta ha detto:

    Che bello Laura, per me è come ritrovarti. Sto leggendo le ff😍

  6. Maria Torres ha detto:

    Che dirti???? Sono nuovamente scossa. I tuoi update sono elettrici

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