Oscar bullying

I episodio anime.

Oscar, ribellandosi al padre e al sovrano, prende su di sé il proprio destino, rifiutando la scelta di vivere come uomo o donna, ma come essere libero. Si tratta di un percorso di autodeterminazione. Di crescita. Questo viene incarnato nel suo duello “libero” con Girodel, affrontato in un bosco e non di fronte alla Corte, teatro prescelto per l’evento-rappresentazione.

Siamo tutti col fiato sospeso. Quel giovane è chiaramente più adulto di lei e di André (il suo charades non cambia, a differenza del loro, negli episodi successivi  – il loro si modifica già dal II -).  Gli daremmo  diciassette, vent’anni (fate mente locale alla prima apparizione di Giro nel manga. Anche più di venti, adulto adulto). Oscar lo affronta, in abiti civili. Lui è in uniforme e più alto, spalle larghe, è già un ragazzo adulto.

Ok. Adesso, rivediamo la scena nella prospettiva imposta dalle nuove gaiden della sig.ra Ikeda, in cui Giro è un tapperello di un anno più giovane di Oscar. Badate bene che le date di nascita fornite dalle pubblicazioni giapponesi sui vari personaggi non sono mai date ufficiali: si tratta di pubblicazioni di appassionati controfirmate a volte dall’autrice. Quindi, dove si legge “Girodel 1756” non credeteci come oro colato. Evidentemente, l’autrice, sempre solerte (fino all’autoincoerenza) nello smentire uno degli anime classici più belli degli anni d’oro dell’animazione giapponese, nonché trampolino che l’ha resa famosa nel mondo, ha sentito il bisogno di sottolineare appunto che siamo in presenza di un “nanerottolo”, così lo chiama Oscar, che ha un anno mendo di lei. La Ikeda riscrive la scena, è Giro che sfugge alla sorveglianza domestica, sfida  la nostra, che mica sta sola, è scortata da André.

Qual è l’inevitabile (e scarsamente educativo) corollario di tutto questo? Non più una Oscar ragazzina che sfida un alto giovane cavaliere, simbolo del sovrano, e si svincola da chi il destino glielo vuol legare addosso, in quanto donna e in quanto nobile. Non più quello che avvinceva lo spettatore. ll coraggio. La forza. La disperata ribellione. La presa di coscienza. Il dolore. Lo scacco. L’impotenza. Il fallimento. La rinascita. Non è più la coraggiosa crescita, attraverso la ribellione nei confronti delle decisioni paterne e del sistema (un tema, questo, che Oscar porta su di sé da subito e, poi, a Corte, non conformandosi mai, ragionando, sceverando, mettendo in discussione, criticando). Non più una crescita interiore, la decisione di assumere su di sé la responsabilità del proprio futuro, della propria vita, del fare da sé, con le opportunità che vengono offerte (accademia militare, studio, esercizio, cultura, lavoro), il proprio destino di essere umano. No. Il risultato, agghiacciante e straniante (immagino, non voluto dall’autrice, almeno spero), è una stangona che mena un ragazzetto più giovane e molto più piccolo di lei. Ovviamente la vince facile. Da qualche tempo a questa parte, questo si chiama bullismo.

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