Questioni di genere

23 ottobre 2020

Qualche tempo fa, parlando con un’autrice del sito, è venuto fuori il problema della resa della traduzione. Lei notava che in un sottotitolo Yamato, parliamo dell’anime e dei dvd, dunque, André diceva “Il mio Oscar” al maschile e, dunque, si poneva dei dubbi, nello scrivere. Stesso interrogativo veniva fuori leggendo la più recente traduzione del manga targata Goen, che non poche polemiche aveva causato, infarcita di improbabili scelte lessicali, per non parlare dei bellimbusti, ai quali ho dedicato qualche anno fa un post. A ben guardare, la cosa non era esattamente così, nell’episodio 25 dell’anime André dice 俺のオスカルOre no Oscar = la mia Oscar ed era arbitraria la traduzione al maschile. Infatti おれのオスカル ore no Oscar, usualmente non ha distinzione tra maschile e femminile. Di fatto, nella conversazione quotidiana, gli uomini tendono ad usare おれ俺 ore o ぼく僕 boku, nel caso dei più giovani, mentre quando usano わたし watashi lo fanno in situazioni più formali: ad esempio, André si riferisce al genereale usando わたし invece di 俺 ore, mentre, quando parla con Oscar usa sempre 俺 おれ, ore.

Nell’anime Oscar, nel I episodio, usa per se stessa la prima persona singolare, 俺 おれ, ore, forma colloquiale di “io”, ma pù usata dagli uomini. A seguito dello sconcerto causato, a partire dall’episodio 2, si riferisce a se stessa usando 私 わたし, cosa che fa, invece, sempre nel manga. 

Quanto al linguaggio, le frasi di Oscar nel manga suonano più maschili, mentre nell’anime suonano molto più neutre.


ベルサイユのばら41周年 Anibara 41th

9 ottobre 2020

Ricorre il 10 ottobre il 41° anniversario della prima trasmissione dell’anime di “Lady Oscar” in Giappone e ho pensato di fare questo omaggio, con uno dei poster del II volume della mia doujinshi “D’Après – Arras”. La serie fu trasmessa dal 10 ottobre 1979 al 10 settembre 1980, se ricordo bene. Il 3 settembre 1980 andò in onda l’episodio conclusivo, il 40, mentre il 10 settembre, esattamente undici mesi dopo l’inizio, l’episodio riassuntivo (e non soltanto riassuntivo, ma ridoppiato e con un montaggio diverso di scene importanti, come abbiamo spiegato nei due post dedicatigli), il 41. Dopo l’interruzione, con la trasmissione, il 26 marzzo 1980, dell’episodio 24 bis in varie aree, come anche Nagasaki e Kumamoto, nel Kyushu (tranne la prefettura di Fukuoka), mentre nel resto del paese andava in onda il 24 originale (il motivo fu che la Nippon Television, che, a quel tempo, trasmetteva Anibara, era anche una filiale della società editrice di giornali Yomiuri Shimbun, che aveva una squadra di baseball professionale, chiamata Yomiuri Giants e quindi si preferì seguire quello sport molto amato), a partire dall’episodio 26 la cadenza settimanale non fu più rispettata. Fin dal principio, i produttori avrebbero voluto affidare la direzione ad Osamu Dezaki (il cui fratello, Satoshi, era stato regista, oltre che autore degli storyboard, di alcuni episodi de “La stella della Senna” del 1975 – tentativo di sfruttare la popolarità del manga “La rosa di Versailles” di Riyoko Ikeda e di convincerla a cedere i diritti per un anime), che, però, era già impegnato. A causa soprattutto di dissidi con Reiko Tajima, la doppiatrice di Oscar nell’anime, il regista Tadao Nagahama fu rimosso durante l’episodio 12. In una recente intervista, Reiko Tajima ha spiegato che il regista le richiedeva un’interpretazione che a lei appariva eccessiva. Tadao Nagahama aveva diretto “Vultus V”, una storia sul conflitto sociale che, a livello grafico, ricorda il ‘700 e la Rivoluzione francese, e, per questo, era stato ritenuto adatto. Dopo l’abbandono, per alcuni episodi, (circa tre, ricorda Osamu Dezaki), lo staff andò avanti da solo. L’ingresso ufficiale di Osamu Dezaki, che accettò solo a patto di avere carta bianca, avvenne dall’episodio 19. Dezaki, dopo aver riletto il manga, iniziò la riscrittura e, conscio dell’enorme potenziale di Shingo Araki, con cui aveva lavorato in “Ashita no Joe” (in staff con Michi Himeno, qui), gli chiese di liberarsi dai topos tipici dello shojo manga, di fare un lavoro diverso, di spingersi oltre, di rinunciare alle stelline e ai luccichii di un prodotto per ragazze. Ed è per questo che, spesso, in “Lady Oscar”, il tratto di Shingo Araki è confuso con quello di Akio Sugino e si è creata la leggenda di una partecipazione di quest’ultimo all’anime. Di fatto, pur senza modificare il character design, il disegno era cambiato, il modo di raccontare era cambiato. E il risultato arrivò, trasformando uno shojo tipicamente per ragazze in un capolavoro universale dell’animazione mondiale, con un livello grafico eccezionale, per l’epoca, dato che la coppia revisionò tutte le animazioni principali di tutti gli episodi, cosa rara per quei tempi (e, dicono gli addetti ai lavori, a maggior ragione ora), quando, di solito, si alternavano quattro o cinque staff e le differenze di tratto risultavano molto evidenti. Akio Sugino, a differenza di quanto molti sostengono, non faceva parte dello staff, ma si occupò, in seguito, delle cover dei Laser disc. L’equivoco è nato dal tratto così diverso ottenuto da Shingo Araki su richiesta di Dezaki. In Giappone, purtroppo, parte delle fan storiche del manga non ha ancora accettato l’anime, in quanto troppo differente dal manga. Per fortuna, non tutti pensano così e non tutti sono dei fondamentalisti. ® Riproduzione riservata


Work in progress

7 ottobre 2020

Lady Oscar su Sky e NowTv

2 ottobre 2020

https://tg24.sky.it/spettacolo/serie-tv/2020/10/01/lady-oscar-episodi?social=twitter_skytg24_photo_null

Certo, che strano quel “continua” in italiano alla fine…