14 luglio – Bastille!

14 luglio 2016

E avrei voluto fosse andata diversamente. Fosse finita bene, dicono alcuni, non sarebbe stato amore così epocale per noi appassionati. Ma io non lo so. Era una storia troppo bella, la loro, e anche tanti anni, avanti, di serenità e pace, o lotte, o non so, loro sarebbero stati sempre fantastici da seguire. Con tutto il mio affetto di questi 34 anni… ❤

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12 luglio

12 luglio 2016

Dal nostro sito Laura’s Little Corner, mi piace ricordare questo giorno con un racconto che scrissi nel 2007, dal titolo 12.

http://digilander.libero.it/LittleCorner/Fanfics/Laura_chan/12.htm

e traduzione inglese a cura di Bradamante

http://digilander.libero.it/LittleCorner/Fanfics/Laura_chan/12_engl.htm

E, per i giorni successivi, con questo di Alessandra

http://digilander.libero.it/la2ladyoscar/Fanfics/Alessandra/liberaci_dal_male.htm

questi due di Sydreana

http://digilander.libero.it/la2ladyoscar/Fanfics/Sydreana/storia_di_nebbia.htm

http://digilander.libero.it/LittleCorner/Fanfics/Sydreana/primavera.htm

e questo di Silvia

http://digilander.libero.it/LittleCorner/Fanfics/Silvia%20Sign/13_juillet.htm


Fisicità e sentimento. Le ragioni dell’amore.

11 luglio 2016

Giustamente nelle vecchie fanzine Yamato si ricordava come nel manga il sentimento che lega Oscar e André sia ben tratteggiato. È vero anche che la necessità di accorciare la serie dalle 52 puntate regolamentari alle effettive 40, visto lo scarso gradimento, comportò scelte e ci privò della possibilità di vedere una serie diversa, non solo nella seconda parte. Sapendo, infatti, di dover narrare con maggiore velocità, si sarebbe ancora scelto di soffermarsi così tanto su episodi inutili e “di cappa e spada” come il 2? O di indugiare troppo sulle beghe di palazzo e sulle collane strappate della du Barry?

Vale dal mio punto di vista, però, considerare che in effetti nel manga Oscar e André si mettono insieme al momento del giuramento della Pallacorda, per cui hanno effettivamente più tempo per stare insieme. E qui voglio considerare la enorme differenza del sentimento che Oscar sembra provare per Fersen e per André. Quello per Fersen è un amore quasi cavalleresco, tutto sentimentale, improntato ai canoni dell’amor cortese. Fersen è un po’ lo specchio dell’amore, per Oscar, che si accorge, attraverso la regina e il conte, coetanei, di un sentimento che la sorprende ma che vive nascosta e che sceglie di propalare solo nel momento in cui ha effettivamente deciso di rinunciarvi. Questo, perlomeno, stando allo script originale del cartone e al manga. Non c’è un trasporto fisico. Oscar non pensa a Fersen in quel senso. La fisicità si esprime in modo quasi fanciullesco: indossando un abito. L’abito, a sua volta, si fa metafora, velo e corazza protettiva. Nasconde anche l’identità, oltre che i sentimenti. Oscar, così, può giocare a fare la donna, e a tentare un primo approccio pratico, sia pure fanciullesco, sentimentale.

Ben diversi sono gli atteggiamenti e le parole che riserva per esprimere e descrivere il suo rapporto con André. Sono gesti, e sono parole fisiche. Parla di sguardo, di bellezza, di profumo. Ricorda più volte le sue labbra. Si lascia abbracciare, cerca gli abbracci, come conforto, come quiete, come rifugio. I corpi si cercano, si toccano. Restano lì. Si uniscono. Oscar comanda da par suo, ma appena dichiaratisi, richiama lui con uno sguardo, si baciano. Una scena bellissima. Oscar vive con André una relazione effettivamente molto più fisica, e lo ammette. “Innamorata con tutta me stessa”, dice. Se ne stanno in giardino, vicini. Mi colpì la traduzione Granata, ma anche le altre successive vertono su questo. Anche una volta perso André, Oscar ricorda l’ardore con cui l’ha amata. E non intendeva metaforicamente.

Oscar trova in André il sostegno, la tenerezza, la forza quieta. E glielo dice in più punti. È interessante valutare come la Ikeda abbia spesso ricordato come Oscar sia un po’ diventata la rappresentazione di se stessa e delle sue esperienze, avendo con questo personaggio più libertà narrativa che non con Maria Antonietta. Eppure, col tempo, le sue idee sono mutate e, in una intervista di anni fa, dichiarava come “Girodel (…) è l’incarnazione della classe e della raffinatezza della vera nobiltà francese, espressa soprattutto nel modo galante in cui consente di rinunciare a Oscar. Quando decisi che sarebbe stato André ad amarla, pensai che avrei dovuto eliminarlo dalla scena, perché un popolano come André non avrebbe avuto alcuna speranza di impedire il loro matrimonio.” Sono parole che sinceramente avrei preferito non leggere e non ricordare e che sottintendono una disistima del valore della persona in sé a favore di quello di averi e sovrastrutture. Mi direte, ma André non è un villico. E infatti, rispondo, non mi pareva proprio che fosse un tale buzzurro. Se lo fosse stato, Oscar non credo lo avrebbe sopportato. In più, che criteri di giudizio tali parole attribuiscono mai ad Oscar? Quelli di scegliere una persona in base al rango e allo status? Cioè se Girodel non si fa indietro, Oscar per insondabili ragioni di status dovrebbe per forza scegliere lui? Sinceramente, non capisco.

O, meglio, capisco l’autrice sovrastata dalla potenza della propria opera e dall’autonomia che essa ha assunto negli anni, anche grazie al cartone, per noi occidentali. Ma un po’ di rispetto per i lettori e per i personaggi amati… 😉


Site updates – 2 giugno – preview Liberté 3

2 giugno 2016

http://digilander.libero.it/la2ladyoscar/Updates/last_updates.htm

Tantissime novità in questo update! Finalmente le anteprime di Liberté 3 tutte previamente concordate con Elena! Rifatta la home, rifatta completamente la pagina principale di Liberté, creata una pagina per l’anteprima di Liberté 3 coi file concordati con Elena, creata, finalmente, una pagina per L’Alba e inserite nuove illustrazioni nella mia Gallery. Qui sotto, a sinistra, backcover di Elena Liberati, a destra cover di Laura Luzi e, più sotto, a sinistra, tavola 14 di Elena Liberati e, a destra, tavola 15 di Laura Luzi.

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Fanworks! Ora disponibile!!!

11 dicembre 2014

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In uscita nei prossimi giorni “Fanworks”!

Si tratta di una raccolta di 75 illustrazioni di Laura Luzi, alcune del sito e altre inedite o nuove. Oltre ai propri disegni, Laura ha invitato a partecipare Elena Liberati, con 3 illustrazioni, e Serena Benincasa, con 2. Con un messaggio di saluto di Massimo Rossi.

Il volume ha 76 pagine, in formato A4,  completamente a colori. Le illustrazioni sono realizzate in varie tecniche: pastelli, matite colorate, acquerelli, tempere acriliche, CG, Pantone, Copic. Info qui http://digilander.libero.it/la2ladyoscar/Fanworks/mainfanworks.htm

Laura Luzi è tra le autrici del “Fanart Calendar”, coautrice di “Liberté”, dello speciale Strike Lo Vecchio su Lady Oscar e, prima, di altri lavori in campo doujinshi e fanzine. E’ anche la webmaster del “Laura’s Little Corner“.

Elena Liberati non ha bisogno di presentazioni. Anche lei collabora al “Laura’s Little Corner“, è tra le autrici del “Fanart Calendar”, coautrice di “Liberté”, dello speciale…

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29 anni fa – 6 dicembre 1982

6 dicembre 2011

Lunedì 6 dicembre 1982 finiva Lady Oscar su Italia 1, con la messa in onda dell’ultimo dei tre episodi inediti che nella primavera precedente non erano stati trasmessi.
Non si trattava di una totale novità, quanto al finale.
Se i giapponesi non ebbero sorprese, alla messa in onda della serie e degli ultimi episodi, se non nei cambiamenti dello storyline rispetto al manga, per noi, che la serie a fumetti non la conoscevamo, la sorpresa fu amara e dura da digerire. Ma, dicevo, non fu una sorpresa completa. Di fatto, il 22 ottobre era stato commercializzato l’album di figurine Panini (io lo terminai il 6 novembre) e lì il finale c’era scritto.
Ora si sta più attenti agli spoiler, all’epoca questa cosa forse non fu considerata, o, forse, sì. Ma, mentre a maggio gli ultimi tre episodi erano stati saltati e noi ci aspettavamo, chissà, forse una seconda serie alla Candy Candy, stavolta gli episodi nuovi erano, invece, proprio i tre finali, quelli in cui tutto andava verso la rovina. Probabilmente si era scelto di non trasmetterli per creare aspettative e favorire il grande merchandising attorno a Lady Oscar, e per non deprimere il mercato (e il pubblico) con il catastrofico finale. A parte Zambot 3, in effetti, e la morte di Musashi in Getta Robot (vabbè, ma non era propriamente l’eroe bello e amato…) all’epoca nessun cartone era andato a finire particolarmente male (se vogliamo escludere la sfiga amorosa di Candy visto che in Italia tutti tifavano per Terence e nessuno vedeva i pregi di Albert).
A quel punto, a noi lettori e telespettatori, non restava che sapere come sarebbero morti, esattamente, i nostri protagonisti. Già, perché l’album non ci diceva il momento esatto, il timing anche dei giorni. Ci diceva solo che “gli avvenimenti incalzavano. Era il 14 luglio 1789, quando una folla straordinaria…” Quindi, noi, rimasti all’episodio 37, potendo al limite collocare al 20 giugno i fatti dell’ep. 35, non avevamo idea del come e del quando la tragedia sarebbe avvenuta. E, quindi, vedendo quegli episodi, il senso di sospensione, di attesa, rimase. Ogni momento poteva essere quello del ferimento. Ovviamente, gli sceneggiatori, scelsero di collocare gli eventi in fine episodio e di riprenderli al successivo.
Ricordo come mi sentivo in quei giorni. Ricordo la tristezza. Perché, certo, dovevo crederci, c’erano le figurine, ma vederlo su schermo era diverso. Non nascondo che fu bruttissimo. Lady Oscar, per me, era diventata qualcosa di speciale, più ancora di Goldrake.
E ricordo il senso di straniamento di fronte alla metà dell’ep. 40, quando, per me, finita Oscar, non c’era niente più davvero da dire.
Anche se ero abituata agli episodi riassuntivi delle serie, che da noi venivano trasmessi, penso che avrei visto e però trovato irritante, offensivo, il 41. Per me, ogni cosa senza Oscar e André era insensata. Quei due erano i protagonisti, coppia fin da subito, che stessero insieme o no, e, senza di loro, niente più funzionava. Si trascinava un guscio vuoto, inutile, un contorno insulso.
Stranamente, mentre ho sempre ricordato benissimo le figurine relative al ferimento e alla morte di André, ho come un vuoto su quelle di Oscar. Ho ripreso l’album e, sì, me le sono ricordate, ma quelle che ho sempre avuto in mente erano le altre.
Forse perché è la morte di André quella che innesca la tragedia. Senza di essa, forse, tutto non sarebbe precipitato.
E, forse, perché, negando anche il ricordo della morte di Oscar, è come se, in qualche modo, io voglia negare che la storia possa chiudersi.
Più avanti farò un post sul testo dell’album Panini, che era anch’esso, in alcuni punti, molto bello e ha fatto storia (a parte l’errore su quale fosse l’occhio ferito di André).
Ma oggi vorrei ricordare quei giorni, quell’anniversario di 29 anni fa, che, in fondo, ha segnato un po’ tutti noi.


So long, and thank you, Shingo

1 dicembre 2011

http://lecomptoirdelabd.blog.lemonde.fr/2011/12/01/shingo-araki-rejoint-les-etoiles/
http://www.animeland.com/news/voir/3153/Deces-de-Shingo-ARAKI

http://vitadigitale.corriere.it/2011/12/01/da-actarus-a-lupin-e-morto-il-disegnatore-shingo-arachi/

La notizia mi è stata data da Annalisa e Shophy qualche ora fa, ma WordPress non funzionava e così la posto ora.
http://www.apollodoro.it/articolo/morto-shingo-araki-addio-al-character-designer-di-goldrake-dei-cavalieri-dello-zodiaco-e-di-lady-oscar/3733/

Per me Shingo Araki significa gli episodi più belli delle serie storiche, quelli più importanti che venivano affidati al suo staff, soprattutto prima che il suo stile cambiasse, ingentilito da Michi Himeno.
Significa un Actarus bellissimo, Maria, Tetsuya, Hiroshi.
Significa quel primo, bellissimo, disneyano episodio di Lady Oscar, che mi ha sempre ricordato tanto il primo di Lulù.
Significa Bia, e altri ancora, perché ha prestato la penna, anche in seguito, ad altri personaggi che non erano nati in mano a lui.

Grazie, allora, per averli resi tutti un po’ più belli e aver donato loro quella scintilla in più.