San Martino

10 novembre 2017

Ero quasi all’inizio del secondo Liceo classico (VI superiore, traduco). Avevo 16 anni. Sarebbe stato San Martino. Ora, io non sapevo cosa fosse. Quando riportai la cosa a casa, mamma, orgogliosamente, rivendicò “La festa dei cornuti. Qui non si festeggia”. Probabilmente riteneva di aver già dato in tema. Così, i compagni di classe decidono (decidono, la voce verbale non è a caso. Lo decisero in due o tre, forse cinque) di fare, col professore di latino e greco, loro contiguo – giocava a calciobalilla con loro -, che fanno finta di non aver fatto i compiti, la traduzione di greco, poi si vedrà. Non spiegano come e quando. Si vedrà. Magie del collettivo d’epoca. Io non so cos’avessero mai da festeggiare per cui non potevano passare mezz’ora del pomeriggio a tradurre greco, fatto sta che, la mattina dopo, il professore interroga e, inspiegabilmente, tutti sanno la traduzione. Ora, per chi non ha fatto il Classico, il greco non si traduce all’impronta (cioè, Andrea ed io lo traducevamo, ma quegli altri, no). Ma, inspiegabilmente, inziano a tradurre, come avessero tutti fatto i compiti. Quelli che avevano, collettivamente, deciso di non fare. Tutti, prima di me, tutti. Per spiegare il clima di quegli anni, io ero quella che guardava i cartoni, lo diceva e, nel caso, rispondeva ai professori. La maggior parte di quegli altri, era integrata. Tranne alcuni. Allora, dicevamo, i grandi grecisti, omaggiati di circa 12-14 all’orale, a fronte di scritti normalmente non particolarmente eccelsi, attaccano a tradurre. Dopo 5-6 persone, si arriva me. Che devo fare? Eccomi: “Professore, io ho tradotto…” e traduco, esattamente come loro, leggendo dal quaderno, dal posto. Apriti cielo. La classe si scatena alla fine della lezione. Il giorno dopo, sempre democraticamente (il concetto di democrazia mi sfugge, ma tant’è, a me pareva dittatura dei finti di sinistra), la classe decide di indire, tautologicamente, un’assemblea di classe (in effetti, cos’altro potevano indire?).  Contro me. Ricordo ancora il titolo, scritto col gessetto sulla lavagna, la finestra a sinistra della lavagna, che la illuminava: “Rapporti allievi professori – a capo – e allievi allievi”. Mi urlano contro per un paio d’ore. Le rappresentanti o i rappresentanti di classe, non ricordo se fossero sempre V. I. e A. C. o V. I. e F. P. C., sostengono che il mio comportamento va stigmatizzato in quanto non in linea con quanto deciso dalla classe. Loro. Possono due o sei persone rappresentare la classe? Posso io, avendo detto, come loro, “Professore, io ho tradotto”, aver fatto mai qualcosa di diverso da loro da meritare questo? Potrei aprire una parentesi su come questa gente si è comportata con me per anni, ma non lo faccio, perché mi interessa solo raccontare questo episodio. Io non ritengo di essermi comportata in modo tale da dover subire questo. Ricordo benissimo come mi sentivo. Non capita. Condannata. Camminavo davanti alla strada di casa, con la chiara consapevolezza che, tanto, avevano buon gioco a colpirmi. Io non ero come loro. Non ero conformista e non ero come la massa. Per di più, disegnavo e dicevo di guardare i cartoni, e poco importa che fossi qualcosa più di tanti di loro. Blasfemia. Insomma, mi fanno queste due ore di assemblea contro. Il professor Capitani, di Storia e Filosofia, che non mi ha mai apprezzato, ma, devo dire, col tempo, per alcuni atteggiamenti onesti, ho rivalutato, apre la porta, avendo sentito le urla. Domanda: “Cosa succede, qui?” Quelli non rispondono. Li tolgo io dall’imbarazzo: “Niente, professore. Mi stanno solo facendo un’assemblea contro”. Il professor Capitani chiude la porta. Torniamo nella classe. Nella scena assurda, io dico solo: “Ho fatto la stessa cosa che avete fatto voi.” Mi rispondono che, no, l’intenzione è diversa. Mentalmente dico ma vaffanculo. Solo due persone mi difendono. Una non so cosa faccia ora, ma è nei miei affetti. L’altra è vicina a me. Pierluigi dice: “Non ha fatto niente di male.” Andrea dice: “La democrazia della maggioranza non è vera democrazia. La democrazia è rappresentare le opinioni di tutti.” Io, ancora adesso, ringrazio, col cuore, queste due persone. Qualche giorno dopo, senza nessuna ragione apparente, smisi di mangiare.

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Da Hiromi – Intervista a Catriona MacColl

8 novembre 2017

Hiromi segnala questa breve intervista, probabilmente dell’estate scorsa, a Catriona. È presumibilmente quella inserita nei blu ray giapponesi di cui abbiamo parlato nel post del 25 ottobre scorso e contiene anche un messaggio ai fan. Il video segue il breve testo. Grazie a Hiromi.

http://eiga.com/news/20171014/1/


41, questo sconosciuto – ベルサイユのばらと女たち

6 novembre 2017

Siamo abituati a dare troppo per scontato e le cronache narrano che il 41 sia il solito episodio di montaggio, mai circolato in patria, tranne che in una vhs, nell’edizione Laser disc, e in una edizione, all’estero, per volontà dell’autrice. Ma, a ben guardare, l’episodio non è così strettamente “di montaggio”, come accadeva nella puntata conclusiva di varie serie, dato che in alcuni, significativi, punti, è differente dall’anime, sia nel montaggio immagini, sia nel doppiaggio, che fu fatto ad hoc dagli stessi doppiatori della serie (differente ancora da quello di “Insieme per sempre”, in cui i doppiatori erano diversi, e poco apprezzati dai fan, con voci considerate di poco spessore, troppo leggere).

Così, può capitare, vedendolo, di notare un senso un po’ diverso in alcune parti, come, nella scena dell’ep. 35 tra André e il generale, in cui, con la mancanza di una battuta nel dialogo, si ha un passaggio molto bello tra lo scontro e la parte successiva; ma, forse, più di tutte, la scena d’amore, che, grazie a un diverso montaggio delle immagini e al doppiaggio di Taro Shigaki, è molto più intima di quella ufficiale dell’ep. 37. Guardando e ascoltando, Shigaki pare sussurrare ad Oscar, come un amante, in modo molto erotico, come se stessero facendo l’amore (e, in effetti, le immagini montate in modo diverso sono emozionanti). Chissà se questo ha contribuito all’avverso destino del 41? Potete comparare le due sequenze qui di seguito: per prima la sequenza del 41, tratta dai fansubs (grazie, Alessandra, per il dvd che mi mandasti anni fa!), a seguire quella del 37 con sottotitoli italiani tratta dai miei dvd Yamato. Grazie a Hiromi.

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Da Monica: Yamato annuncia Lady Oscar in blu ray

1 novembre 2017

Nel corso della conferenza stampa delle 13 tenuta a Lucca oggi, I novembre 2017, da Yamato Video, è stata annunciata l’attesa edizione blu ray di Lady Oscar, presumibilmente basata sulla rimasterizzazione gia fatta per i blu ray giapponesi (a differenza dei blu ray tedeschi, che derivano da una conversione dei dvd). Grazie a Monica per la bella notizia!


Laura’s Gallery sul Laura’s Little Corner

30 ottobre 2017

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http://digilander.libero.it/la2ladyoscar/Gallery/Laura/Lauragallery_reloaded.htm


Da Hiromi: Lady Oscar di Demy rimasterizzato in dvd e blu ray

25 ottobre 2017

Il 20 ottobre è stato annunciato che il film “Lady Oscar” di Jacques Demy uscirà in Giappone il 6 gennaio 2018 in dvd e blu ray in versione rimasterizzata digitalmente. La versione rimasterizzata è stata anche proiettata nei cinema, nell’ambito di una rassegna dei film di Demy musicati da Michel Legrand. Per l’occasione, il negativo originale del film è stato acquisito in 6k e restaurato digitalmente con i 2k. E’ stato anche recuperato il doppiaggio giapponese risalente all’edizione dell’8 ottobre 1980. Si aggiunge un’intervista a Catriona MacCall registrata a Parigi il 23 luglio scorso.

Ecco due immagini rimasterizzate. Se usate questa notizia, citate questo blog come fonte.

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Da Monica e Hatsumi – Rov Gaiden su Rosalie

20 ottobre 2017

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Monica ci segnala l’uscita del numero di Margaret Magazine con la prima parte della Gaiden su Rosalie. Da Hatsumi, che ha appena letto il numero, veniamo a sapere che la storia, ambientata dopo l’esecuzione della regina, segue il plot di Eroica con Rosalie che, mentre Bernard e Alain complottano per rovesciare Napoleone, fugge da Parigi, si nasconde e cerca di riparare in Svizzera, accompagnata dalla memoria di Oscar. Grazie a Monica a e ad Hatsumi.

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