Di chi è l’amata, Oscar? – brevi spunti sull’ep. 40 ed il suo titolo

30 maggio 2020

Mentre revisionavo una parte della sceneggiatura del III volume della mia doujinshi, volendo far dire ad un personaggio una determinata frase, mi è capitato di pensare al titolo originale dell’episodio 40, さよならわが愛しのオスカル, “Addio, mia amata Oscar”.

“Mia amata”. Ma da chi? André è morto nell’episodio precedente. Nel 40 compare solo come visione di Oscar, in punto di morte (nel manga lei lo nomina, raccomanda a Rosalie di seppellirli insieme, perché sono sposati, Rosalie immagina André che porta via Oscar), ed è un André che si gira, contro un cielo stellato. Intanto, si tratta di un’immagine interessante, ma strana. André la invita a seguirlo? E quel cielo stellato, che non può che richiamare quello della scena d’amore, è davvero forse quello della notte del 12 luglio e quella immagine di André è un ricordo di Oscar, di dopo la notte delle lucciole?

Sembrerebbe strano, però, che fosse anche lui che le dicesse addio in quel modo.

Dunque, quel “mia”, quell’”amata”, diretti ad Oscar, a chi sono riferibili? La mia prima idea è che siano riferiti ad Alain, che ama Oscar (nel manga la cosa è apertamente esplicitata, nell’anime è sfumata e sublimata nel triangolo di ulteriore amicizia e protezione verso André). L’amore di Alain sarà quello a tenere presente il personaggio di Oscar (e, anche, di André) per tutta Eroica. Oscar comparirà, appena di spalle, una sagoma, un pensiero, a fare da contraltare in vari passi, compresi discorsi tra Alain e Napoleone. Non solo Oscar, in realtà, ma anche l’amore tra lei ed André e, a mio avviso, anche come Alain immagina i pensieri di André a riguardo (non necessariamente corrispondenti a quelli di André, peraltro).

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Ma, in ulteriore analisi, potrebbero essere riferibili anche a Rosalie, che ha per Oscar un affetto, una venerazione (e un innamoramento non solo tipicamente shojo, ma anche usuale, nel contesto giapponese, palese nel manga, leggermente più sfumato nell’anime) totali, che durano negli anni. Anche lei tramanda la memoria di Oscar (anche se, a differenza di Fersen, che, in punto di morte, nelle nuove Gaiden, vede Oscar e Maria Antonietta, Rosalie vede solo Bernard). Quindi, certamente a buon diritto, la frase è riferibile anche all’affetto di Rosalie.

E, forse, la scelta del titolo poteva essere anche dal punto di vista del pubblico, che, in quell’episodio, salutava la protagonista principale.

Il titolo giapponese provvisorio, riportato dai copioni, era “Addio cara Oscar”, ma quello definitivo, modificato come era accaduto per gli altri episodi, fu “Addio mia cara Oscar”, con l’aggiunta di わが = mia, che è la forma classica scritta di 私の watashi no, e di 愛しの = cioè amata.

La scelta di quel titolo andava, così, poeticamente a chiudere un circolo. Alain, che non si era mai dichiarato apertamente, e Rosalie, che aveva sempre volute bene ad Oscar, tanto da dare al figlio il secondo nome di lei, in quel modo, così, ricordavano la loro amata Oscar.

© Laura Luzi, aprile, maggio 2020, Riproduzione riservata – grazie a Hiromi


Doujinshi e acquerelli

4 maggio 2020

Era aprile 2019… mi piace ricordare quel lavorio, quei momenti.


Continuare…

12 aprile 2020

Un abbraccio.

Laura


Buon XX compleanno, Little Corner

17 marzo 2020

Vent’anni fa, al mio portatile Toshiba, armata di un manuale di Front Page acquistato nell’autunno precedente, al tavolo della  mansarda di Macerata, creavo il Laura’s Little Corner.

Dodici miei disegni, per iniziare, poi, in seguito, i racconti di Betta, Daniela, miei. Una mail di notte di complimenti di Andrea Antonini per i disegni che, scoprii dopo, mi fruttò una recensione in un bel libro sul fenomeno manga di Crucianetti-Antonini.

La mia vita era completamente diversa, allora. La notte, disegnavo. Ero piena di entusiasmo per quello che stavo facendo. Ricordo le mie camminate sulle mura di Macerata, le stesse in cui iniziai a vedere la scena iniziale di Christine, e c’era più avanti un negozio di belle arti che aveva le Derwent Artist, e io, ogni volta, con qualche scusa, arrivavo lì e mi premiavo con qualche matita, incrementando il mio set iniziale da 36 pagato un patrimonio.

Quanti km, quanti posti, da allora. E quanti colori, quante, anche, matite colorate. Le Karisma comprate da Pellegrini e poi ancora con le Prismacolor del 2004-5. Un sacco di colori, carte.

La volta che mi commissionarono dei disegni per un dvd e io, per farli, e ne feci 16, usai tutte le sanguigna e le terrecotta delle Karisma più le Polychromos, un danno economico incredibile perché, a parte il costo di ognuna di queste matite, che mi sono ripagata da sola, non sono più riuscita  trovarle (ho sostituito con le Prismacolor di allora, che erano ancora buone), mentre le Polychromos le ho trovate.  E poi, tornando alle Derwent Artist, i rivenditori inglesi da cui comprai le Inktense e le Softone, che mi mandarono una scatola da 72 vuota, così finalmente tutte le Artist sfuse trovarono posto (ho questa esigenza di ordine ^^).

La grandissima curiosità per i colori, per le carte, a volte ho fatto dei  disegni per sperimentarli… e l’abnegazione, il legarsi alla sedia, quando c’era da completare i fumetti, e, anche ora, la mia tantissima voglia di disegnare, anche se è faticoso, a maggior ragione adesso che non si può uscire a scaricarsi, e il fatto che me lo concedo di rado per mandare avanti il fumetto, perché ho questo impegno con me stessa e con chi lo segue. Quindi devo tralasciare le altre cose. Scrivere, fare altri disegni, saggi. Semplicemente, un fumetto assorbe molte energie e molto tempo. E’ molto complesso. Certo, disegnare e colorare un fumetto è disegnare, ma io ho proprio bisogno di usare gli acquerelli, le matite colorate… come amo camminare e correre. Sono cose che fanno parte di me e che, in queste situazioni spiacevoli che sto vivendo, per me sono essenziali.

Avevo in programma un aggiornamento, ma questi ultimi mesi sono stati a dire poco tempestosi, quindi lo farò con più calma, quando la mia mente e le mie energie non saranno risucchiate da questioni più grandi di me, non create da me, ma che devono necessariamente essere affrontate e gestite.

Ho in mente da due anni un racconto, chissà se mi deciderò a scriverlo. E  Christine che è finita dal 2006 anche se l’ho integrata nel 2012-4, ma, d’altronde, quando non ci sono gli altri autori, le persone che hanno contribuito in questi anni con testi e disegni, bisogna che la webmaster abbia una scorta per i tempi di magra. E quella scorta è Christine, assieme ai disegni. Un pensiero caro a tutti voi, alle autrici, ai lettori.

Un pensiero al mio amore, Andrea, che mi sostiene.

Un pensiero agli affetti che ci siamo lasciati indietro in questi venti anni. Mamma. Fiammetta, la gattona  bellissima. Barbara, che mi mandava i messaggi sul cellulare di notte per il terremoto e ricordava il mio compleanno e amava disegnare e dipingere. Buffo, il nostro gatto adorato, ti abbiamo voluto tanto bene. Principessa, che credevamo immortale.

Grazie ancora. A tutti voi. Un abbraccio grande. E buon compleanno, Little Corner!

Laura


And again

14 marzo 2020

Again

6 marzo 2020

Solo disegnare

27 febbraio 2020

Molti mi dicono che i miei disegni sono espressivi. Mia madre, da cui andavo, col disegno finito, timida, a mostrarglielo, salvo poi ritirarmi di nuovo nella mia camera, diceva che erano vivi. Io credo di avere la capacità di riuscire a far passare, sulla carta o in computer grafica, effettivamente delle emozioni, di saperle dare ai personaggi e di essere in grado di trasmetterle a chi li guarda. Però credo anche che questo, che forse è innato in me, si congiunga ad un’altra cosa. E qui torniamo al molti mi dicono. Mi scrivono che i personaggi “sono loro”, cioè i lettori li ritrovano, anche se rappresentati dalla mia mano e non da quelle originali. Io credo che questo sia perché io non copio una singola immagine (lo facevo, e non ricalcando, a 12-13 anni), ma è un po’ il rem tene, verba sequentur. Io ho nella mia mente tante immagini dei personaggi e le congiungo idealmente in quello che rappresento. Ognuno dei personaggi è disegnato in  modi diversi, nei vari episodi e, spesso, anche all’interno di ognuno di essi. E poi c’è il manga. Io in un certo senso, nella mia mente, raccolgo tutti questi spunti e ottengo un sunto. E’ forse questa la ragione per cui, quando le persone vedono i miei disegni, leggono le mie storie, mi dicono “sono loro”.

E’ strano trovarmi a scrivere qui di disegno. Questo è sempre stato il blog su Lady Oscar. Ma le due cose, per me, non sono mai state separate. Mi piace parlare di disegno, anche se sono, credo, cambiata rispetto a sette-otto anni fa. Per me, a parte fare questa attività da ventuno anni, negli ultimi anni è un lavoro a tempo quasi pieno. Ma i social stessi sono molto cambiati, sono più aggressivi e, in un certo senso, riducono il tutto, quello che, una volta, era il rapporto coi lettori, a una breve vista sulla pagina o sull’immagine (di qualsiasi livello sia), like e faccine di commento compresi. Io, che lavoro seriamente e non posto qualsiasi sgorbio la mia mano produca, sinceramente mi trovo fuori da questo tipo di approccio. Né sono una che frequenta un personaggio solo perché rende popolare chi lo disegna. Se io disegno Lady Oscar è perché sento questi personaggi affini. Per di più, sono una persona timida. Quando preparavo Fanworks, ma anche negli anni precedenti, ho studiato tantissimo e sono stati momenti molto belli. Ho avuto la fortuna di trovare libri che per me sono stati di stimolo, Amazon.co.uk era il mio refugium peccatorum, pieno di libri bellissimi. Adesso, stando dietro ai fumetti, non ho avuto più molto tempo per altri tipi di disegni, ma quei libri, fino a poco tempo fa, li ho studiati approfonditamente e mi emoziono al ricordo.

In quello che sta succedendo, ora, nella mia vita, non so cosa aspettarmi. Tutto quello che so è che, oltre stare il più possibile con Andrea, tutto quello che desidero è disegnare. Ne ho davvero bisogno.