Amico mio, mia giovinezza (Il mio miglior amico)

9 novembre 2013
Oscar parla di André come suo miglior amico. Fersen contraccambia con Oscar usando la stessa espressione.
André e Giro, invece, che sembrano più diretti nei sentimenti, sia pure contorti, di amicizia non parlano. Anzi, se ne guardano bene. Alain neppure.
André, Giro ed Alain sono i tre che si dichiarano.
André vive per vent’anni e passa accanto ad Oscar. Il suo imprinting infantile dev’essere stato con lei, la dispotica ma affettuosa figlia del capo. Cosa avrà provato nei suoi sentimenti? Amicizia, sicuramente, ma allora perché non si esprime definendola “La mia migliore amica”? Forse perché la consapevolezza del sentimento di amore verso di lei ingloba da molto presto il sentimento dell’amicizia.
Amicizia, complicità, condivisione tendono a far parte del sentimento d’amore. Forse per questo, dunque, André non sente il bisogno di specificare che Oscar è la sua miglior amica. L’amore lo ingloba e, dunque, forse lo dà per scontato.
Forse.
Siamo tentati a supporre di sì. André viene rappresentato come un personaggio riflessivo che, perlomeno nell’anime, va a mitigare il focoso carattere di Oscar. Meno riflessivo, più verboso certamente, ma ugualmente mitigatore (la scena della carrozza con Oscar che fa letteralmente fuoco e fiamme di fronte all’omicidio di Pierre) anche nel manga, con i suoi pensieri su di lei (belli, peraltro). Eppure non sente il bisogno di affermare una scala di valori nell’amicizia.
Forse è vissuto solo in un giro ristretto e le amicizie latitano.
Forse ha confuso amicizia ed amore ed ecco spiegata la sua più che ventennale super-infatuazione.
E se, invece, una miglior amica l’avesse avuta? Al di là di Oscar?
O un miglior amico (perché siamo sempre portati a suppore che, essendo il miglior amico di Oscar, debba per forza avere un’amica donna e non uomo)?
Agghiacciante scenario. Soprattutto in prossimità di San Valentino.
A noi, non è dato saperlo, anche se immaginiamo (siamo onesti: immaginare non è esattamente il termine giusto, diciamo piuttosto scongiurare) tutti di no.
 
Tra parentesi: che belle quelle puntate di Capitan Harlock da cui prendo spunto per il titolo. Perché le realizzazioni successive non sono riuscite ad eguagliare quella malinconia, quei personaggi, quelle musiche, quel doppiaggio?

La prospettiva Grandier

11 dicembre 2011

Non ha grosse prospettive, André Grandier, quanto al proprio futuro. Non si aspetta di sposarsi, sa di non poterlo pretendere da Oscar, nel senso all’epoca tradizionale del termine, e, però, ama. Metodicamente. In silenzio. Come fosse una condizione connaturata e vada come vada. Si è innamorato della sua compagna d’infanzia, gli sta bene così e così continua, come può.

Abbiamo sempre notato come la coscienza politica di André sia forte, nel cartone, ma anche nel manga, in effetti, esiste, in nuce. La percepiamo proprio quando, al momento di decidere da che parte stare, André, dopo la notte insieme e nonostante essa, continua egualmente ad interrogarsi sul perché Oscar non dica niente, perché non parli. E, quando Oscar, finalmente, erompe con la propria scelta, è come se André riesca finalmente a scrollarsi di dosso un peso enorme. Non è un caso. Da quella scelta, ne dipendono molte altre. Non è del tutto alieno dalle istanze politiche, questo André. Certo, la Ikeda ne ha fatto un paladino dell’amore ingiusto, ma, attraverso la necessità di risolvere il suo amore, anche l’André della Ikeda, in fondo, si prepara ad una rivoluzione silenziosa. Non è un caso neppure che la Ikeda metta proprio nelle sue mani “La nouvelle Éloïse”, non essendo così diffuso che chi non apparteneva alle classi più abbienti sapesse leggere, e, addirittura, rivolgesse la propria scelta a romanzi filosofici di formazione.
Quando Oscar, poi, gli propone di sposarla, cadono le ultime barriere. L’espressione sorpresa (ho sempre detto da cazzotto nello stomaco) che, non a caso, André ha sia quando Oscar gli si dichiara, sia quando Oscar gli fa la proposta di matrimonio, non sono per l’impossibilità di un amore, anzi!, sono, credo, per tutte quelle sovrastrutture che, attorno a lui, a loro due, in quel momento lui vedeva crollare. In quel momento, le sue prospettive, finalmente, iniziavano a combaciare con le sue speranze.