La prospettiva Grandier

11 dicembre 2011

Non ha grosse prospettive, André Grandier, quanto al proprio futuro. Non si aspetta di sposarsi, sa di non poterlo pretendere da Oscar, nel senso all’epoca tradizionale del termine, e, però, ama. Metodicamente. In silenzio. Come fosse una condizione connaturata e vada come vada. Si è innamorato della sua compagna d’infanzia, gli sta bene così e così continua, come può.

Abbiamo sempre notato come la coscienza politica di André sia forte, nel cartone, ma anche nel manga, in effetti, esiste, in nuce. La percepiamo proprio quando, al momento di decidere da che parte stare, André, dopo la notte insieme e nonostante essa, continua egualmente ad interrogarsi sul perché Oscar non dica niente, perché non parli. E, quando Oscar, finalmente, erompe con la propria scelta, è come se André riesca finalmente a scrollarsi di dosso un peso enorme. Non è un caso. Da quella scelta, ne dipendono molte altre. Non è del tutto alieno dalle istanze politiche, questo André. Certo, la Ikeda ne ha fatto un paladino dell’amore ingiusto, ma, attraverso la necessità di risolvere il suo amore, anche l’André della Ikeda, in fondo, si prepara ad una rivoluzione silenziosa. Non è un caso neppure che la Ikeda metta proprio nelle sue mani “La nouvelle Éloïse”, non essendo così diffuso che chi non apparteneva alle classi più abbienti sapesse leggere, e, addirittura, rivolgesse la propria scelta a romanzi filosofici di formazione.
Quando Oscar, poi, gli propone di sposarla, cadono le ultime barriere. L’espressione sorpresa (ho sempre detto da cazzotto nello stomaco) che, non a caso, André ha sia quando Oscar gli si dichiara, sia quando Oscar gli fa la proposta di matrimonio, non sono per l’impossibilità di un amore, anzi!, sono, credo, per tutte quelle sovrastrutture che, attorno a lui, a loro due, in quel momento lui vedeva crollare. In quel momento, le sue prospettive, finalmente, iniziavano a combaciare con le sue speranze.