Da Monica – Nuova gaiden su Girodel

21 dicembre 2017

Monica ci informa che, in base alle fonti, nel secondo numero del Margaret Magazine 2018 è stata annunciata una nuova gaiden in due parti, incentrata, ahinoi, ancora una volta su Girodel, il nobilissimo, purtroppo ancora vivo, nonché amato dall’autrice – almeno stando alle interviste e dichiarazioni -. Il povìro Grandier, l’unico non nobile, l’unico con gli occhi non azzurri, a parte la malefica Jeanne, d’Orléans e de Germaine, anzi, addirittura neri stando alle ultime gaiden, resta derelitto dalla sua autrice, che, in fondo, gli deve tanta parte della propria fortuna. Ma, per citare il sommo Blumetti di Italia’s Got Talent, lasciamolo lì. Forse, in effetti, è meglio. Chissà che potrebbe succedere. -_- La nuova, imprescindibile, storia verrà serializzata, in una prima parte, nel numero combinato 3 e 4 del 5 gennaio 2018 e, in una seconda, nel numero 5 del 5 febbraio. Grazie a Monica e alle fonti internazionali.


Ricordando “Il romanzo di Lady Oscar”

2 novembre 2011

Il lavoro di Marina Migliavacca che, per diverse di noi, è stato formativo o, perlomeno, ampiamente supplente.

Il libro, così come “Il ritorno di Lady Oscar”, corredato con le immagini che non erano state pubblicate nel fumetto, alcune proprio relative ai pezzi tagliati (un’altra ripresa pari pari dal fumetto del “Corrierino”).

Ci pensavo oggi, guidando.

Ci sono frasi che ricordo a memoria.

Altre, che so dove andare a cercare.

Frasi, comunque, che, in qualche modo, hanno anche esse fatto epoca. Che, tutte, abbiamo usato, scrivendo, volutamente o perché le avevamo profondamente assimilate. Assieme a quello stile. Uno stile che sembrava pensare indietro nel tempo, ricordare lentamente e quasi soppesando sensazioni, immagini, atmosfere.

Forse anche perché, allora, a parte l’album Panini, il “Corrierino” e il fumetto Fabbri (e l’orologio, l’agenda, le bambole), non beneficiavamo di molto.

O, forse, perché, non erano male, per quello che il volume doveva essere, anzi, decisamente migliore di tante operazioni editoriali simili.

Certo, anche la memoria rende tutto migliore.

Tra parentesi. Nel libro ho ritrovato l’adattamento per sceneggiatura a fumetti che io e Rita, la mia compagna di banco interinale, facemmo. C’erano anche le prove di tavole.

Andiamo a cominciare.

I capelli neri e folti, la risata contagiosa. Era un buon avversario, anche se mancava un po’ di stile. Qui entra in gioco André, che, così, viene presentato. André ridens, come Vlad, il nipote di Danglard. ^ç^

Quando lui aveva creduto di poterle finalmente parlare, di poterle dire tutto quello che nascondeva per pudore. Bellissimo. Sempre I episodio, la scena di André che vorrebbe chiudere la finestra.

André restò immobile, il bel viso serio. Gli occhi tristi. Qualcosa gli si era spezzato, dentro. Oscar decide di essere un soldato.

Sollevò la mano per asciugarsi un filo di sangue dalla fronte. Qui siamo nell’episodio in cui André viene condannato per le prodezze equine della principessa.

André dovette farsi forza per non mostrare i suoi sentimenti al conte svedese. Innamorato del capitano delle guardie del re! Innamorato di Oscar da sempre… da sempre condannato all’infelicità! Bellissima, questa. Sempre stesso episodio, Fersen scopre che Oscar non è un uomo. -_-;

André le sorrideva, incoraggiante, sulla soglia (…). Oscar lo guardò. (…) Ci era voluto il suadente, fedele,  ragionevole André per convincerla.

In fondo al salone, Hans alzò il bicchiere in un brindisi silenzioso. Episodio 20.

– Sono stato costretto a dirglielo. Ma è un giovane coraggioso.

(…)

Salutò il dottore ed entrò nella camera di André. Le imposte erano state accostate, la stanza rimaneva in penombra. Una spessa fasciatura candida copriva gli occhi di André, disteso immobile sul letto.

– Sei tu, Oscar?

Lei si sentì stringere il cuore. La riconosceva dal passo.

(…)

Oscar annuì, poi si rese conto che con quella fasciatura lui non poteva vederla.

(…)

Il capo chino, Oscar uscì dalla camera di André. Quale lezione (…). Oscar sapeva benissimo che André frequentava riunioni clandestine di radicali. André era un figlio del popolo, un uomo del suo tempo. (…) Era troppo onesto, troppo generoso per restare alla finestra a guardare, mentre la storia faceva il suo corso tumultuoso. Episodio Cavaliere nero.

Raggiunse lentamente le scale. (…) Anche lui, non dormiva quasi più. Chiudere gli occhi e abbandonarsi al sonno lo spaventava. (…) Lo spettro della cecità completa aveva cominciato a rodergli l’anima. Episodio 28

Una rabbia disperata gli vibrava nella voce. Sempre 28.

Addio, avrebbe voluto gridare. Addio! Addio di Oscar e Maria Antonietta.

E arriviamo al 37.

André entrò lentamente nella stanza, con la sua andatura un po’ incerta degli ultimi tempi.

(…) C’era come una nota d’ansia in quell’incitamento. Oscar ci teneva a sentire il suo giudizio; sembrava spaventata all’idea che quel ritratto non gli piacesse.

(…)

Oscar dovette farsi forza per non mettersi a gridare. Cieco! Stava diventando cieco e cercava disperatamente di nasconderlo! Gli occhi le si riempirono di lacrime. Ora comprendeva tante cose. La sua andatura esitante… il suo rifiuto a esercitarsi con lei in giardino con la spada e la pistola, come una volta…

(…)

André urtò l’angolo del tavolo e raggiunse in qualche modo la poltrona sulla quale lei era stata seduta a posare. (…) Strinse la spalliera della poltrona. (…) André non fiatò, ma le sue dita si contrassero sulla spalliera imbottita. Oscar se ne accorse (…).

Lui sembrò respirare più liberamente – questa la so a memoria, LOL. –

(…)

Lei lo guardava. Era molto bello, André. I capelli scuri gli incorniciavano il volto abbronzato. – Questa mi piace, anche se mi sono sempre chiesta dove mai si fosse abbronzato. Vita all’aria aperta? –

(…)

Se la strinse contro, e lei rispose con trasporto a quell’abbraccio dolce e disperato.

(…)

Lui scosse la testa, le labbra affondate nei suoi capelli.

Vorrei fermarmi qui. Ma ancora qualcosa.

André non rispose. No, non sarebbe rimasto al riparo mentre Oscar rischiava la vita.

(…)

Per non averla voluta lasciare sola. Mai.

Sulla collina, la lieve brezza dell’imbrunire spinse con dita invisibili la rosa di stoffa bianca. Il fiore di seta (…) scivolò sulle lettere incise nel marmo come se volesse carezzarle un’ultima volta. Poi i petali bianchi restarono immobili ad attendere le prime ombre della sera. Bellissimo…

E qui mi fermo.

Voglio solo ricordare, mi pare dal secondo libro, il viso di madonna nordica che la Migliavacca attribuisce ad Oscar, i lineamenti fini e cesellati. Che poi le madonne nordiche non erano così belle, ma è una bella immagine, in effetti.

E il grande assente, che godrà invece di fama forte e successiva. Alain.