Mini update – la pagina dei Magazine del sito

25 marzo 2014

Riorganizzata la pagina coi tre magazine del sito con racconti inediti di Alessandra, traduzione a cura di Alessandra di un’intervista a Osamu Dezaki, illustrazioni di Laura Luzi, testi di Silvia Signorini, di Sonia, resoconto della mostra dei disegni di Laura Luzi ed Elena Liberati.

http://digilander.libero.it/LittleCorner/LCXmasMagazine/little_corner_xmas_magazine.htm

http://digilander.libero.it/la2ladyoscar/Updates/last_updates.htm


Crozza Minuetto per la Regina

24 febbraio 2014

Nella pubblicità del nuovo “Crozza nel Paese delle Meraviglie” Crozza usa il brano di Riccardo Zara “Minuetto per la Regina”, che fu scritto per l’LP “La storia di Lady Oscar” e poi ripubblicato nell’LP “I Cavalieri del Re”.


28!

23 febbraio 2014

Stasera su Boing. La prima volta che andò in onda, ci rimasi male. Una violenza. Per me come spettatrice. Ero troppo bambina. Un’evoluzione troppo repentina. Dall’André scherzoso, ancora, nell’ep. 26 – ed ero appena passata per il 25: Oscar vestita da donna e con Fersen, per me uno schiaffo morale -, a questo. Silenzioso. Crepuscolare. Quasi violento. Neanche giustificato dal caratteraccio di Terence. No, il Grandier il caratteraccio non ce l’aveva. La sua ultima battuta era aspra, e l’aveva fatta l’episodio prima “A volte sono proprio un illuso”, aveva detto. Era il 1982. Partivamo per la Francia e la Spagna, per Pasqua. Mi feci accompagnare da nonno a riprendere il mitico Sanyo dalla riparazione, ricordo ancora che, poverino, dovette pagare 30.000 £ e la sua mano che, salda, stringeva la mia quando tornammo a casa. E così partii per il viaggio con l’episodio 28 registrato e tornai che Oscar era già coi soldati della Guardia. In quel viaggio portai il Corrierino con la cover con Oscar e André giovani, lo tenevo sotto il cuscino. Nella Ramblas un ladro ci entrò in camera e mamma commentò “Meglio un ladro che un fantasma”. Tornammo a casa, nonno ci venne a riprendere. E poco dopo si ammalò. E, con lui, camblò tutto, attorno a me.


da Laura: Fanworks in Progress

25 novembre 2013

Tre lavori in corso. Fuori, nevica dal pomeriggio. Postazione di lavoro rimediata in soggiorno visto il freddo nello studiolo.

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Amico mio, mia giovinezza (Il mio miglior amico)

9 novembre 2013
Oscar parla di André come suo miglior amico. Fersen contraccambia con Oscar usando la stessa espressione.
André e Giro, invece, che sembrano più diretti nei sentimenti, sia pure contorti, di amicizia non parlano. Anzi, se ne guardano bene. Alain neppure.
André, Giro ed Alain sono i tre che si dichiarano.
André vive per vent’anni e passa accanto ad Oscar. Il suo imprinting infantile dev’essere stato con lei, la dispotica ma affettuosa figlia del capo. Cosa avrà provato nei suoi sentimenti? Amicizia, sicuramente, ma allora perché non si esprime definendola “La mia migliore amica”? Forse perché la consapevolezza del sentimento di amore verso di lei ingloba da molto presto il sentimento dell’amicizia.
Amicizia, complicità, condivisione tendono a far parte del sentimento d’amore. Forse per questo, dunque, André non sente il bisogno di specificare che Oscar è la sua miglior amica. L’amore lo ingloba e, dunque, forse lo dà per scontato.
Forse.
Siamo tentati a supporre di sì. André viene rappresentato come un personaggio riflessivo che, perlomeno nell’anime, va a mitigare il focoso carattere di Oscar. Meno riflessivo, più verboso certamente, ma ugualmente mitigatore (la scena della carrozza con Oscar che fa letteralmente fuoco e fiamme di fronte all’omicidio di Pierre) anche nel manga, con i suoi pensieri su di lei (belli, peraltro). Eppure non sente il bisogno di affermare una scala di valori nell’amicizia.
Forse è vissuto solo in un giro ristretto e le amicizie latitano.
Forse ha confuso amicizia ed amore ed ecco spiegata la sua più che ventennale super-infatuazione.
E se, invece, una miglior amica l’avesse avuta? Al di là di Oscar?
O un miglior amico (perché siamo sempre portati a suppore che, essendo il miglior amico di Oscar, debba per forza avere un’amica donna e non uomo)?
Agghiacciante scenario. Soprattutto in prossimità di San Valentino.
A noi, non è dato saperlo, anche se immaginiamo (siamo onesti: immaginare non è esattamente il termine giusto, diciamo piuttosto scongiurare) tutti di no.
 
Tra parentesi: che belle quelle puntate di Capitan Harlock da cui prendo spunto per il titolo. Perché le realizzazioni successive non sono riuscite ad eguagliare quella malinconia, quei personaggi, quelle musiche, quel doppiaggio?

Il lungo addio – separazioni a confronto

19 novembre 2011

In realtà, il titolo è un ricordo di uno degli special di Creamy…

Fumetto e cartoni si avvalgono entrambi di disegno e parole, ma richiedono necessariamente una gestione diversa.

Se si pretendesse di renderli uguali, si otterrebbe il risultato di Berserk, noiosissimo, perché quello che funziona su pagina non sempre funziona su schermo.

In Lady Oscar, alcune situazioni sono gestite, e, ritengo, a ragione, diversamente nell’anime e nel manga.

L’addio di Oscar a Maria Antonietta nell’ep. 36 è uno dei punti più belli visivamente e più toccanti della serie. Ripensandoci, la musica che va a chiudere, una delle mie preferite, quel cielo che stempera nel rosso, le foglie che mulinano nel vento, la bellezza dirompente e triste di Maria Antonietta, quella Oscar sempre più sottile ed eterea in cui brillano ormai solo gli occhi, sono di una drammaticità e di una potenza impressionanti.

Nel manga, come Oscar si accomiati dai suoi cari (mi si passi) è una questione gestita a suon di tavole riassuntive. Una sorta di addio al padre, e sottolineo sorta perché, di fatto, non lo si può tecnicamente definire tale essendo anticipato, viene, appunto, anticipato al dissenso che sorge tra i due in occasione della questione di Girodel e all’ultimo confronto che i due hanno. Lì, Oscar, con un discorso fatto più a se stessa e realmente bello, si interroga sul tipo di vita che ha vissuto, sul senso di essa e giunge a concludere che va bene, le va bene di aver vissuto così, anzi, ringrazia il padre di averle dato quella opportunità di condurre un’esistenza non comune per una donna (sembrerebbe quasi di leggere frasi dell’autrice al proprio padre…).

Poi, al momento di andare alla battaglia, c’è una tavola riassuntiva in cui Oscar dice addio al suo mondo, alla regina del rococò, a Fersen, a tutte le convenzioni.

Lì, l’addio di Oscar è iniziato ben prima. Quando suo padre le spazza dalla scrivania i filosofi politici e urlando e chiudendosi dietro i diktat e nel non ascolto pensa di risolvere una marea in atto. La madre di Oscar tenta una sorta di mediazione, come talvolta fanno le madri, ma ovviamente la cosa non riesce.

Nel cartone, Oscar non dà l’addio al padre. Gli lascia poche righe, che il padre non legge da sé, ma si fa leggere dalla governante. Tocca, invece, ad André il saluto del generale. Come giustamente notava Fiammetta anni fa, nella versione francese la cosa si risolveva nel je te la donne, a cui si ricorre in queste situazioni, di passaggio di gestione LOL, giurisdizione, brutto dirlo ma si tratta di potestà, da paterna a maritale, tra uomini. Per fortuna la nostra versione ci ha risparmiato l’umiliante definizione, ma tanto era. Insomma, André, che è quello che è andato allo scontro diretto col generale nell’ep. 35, viene qui riconosciuto come antagonista e avversario, il maschio anziano cede nel branco il posto al maschio giovane, e in questo, simbolicamente, e nel biglietto di Oscar, e nel padre che, attonito, resta di fronte al quadro, si risolve l’addio.

Una regia che quindi sfrutta i simboli e la giustapposizione di situazioni.

Altri addii – coppie a confronto.

Se pensiamo a Fersen e Maria Antonietta, Dezaki svetta in maniera impressionante. L’episodio 18 dovrebbe essere il culmine drammatico tra i due. Il finale, ricalcato dal manga e anche molto ben disegnato da Michi Himeno, riprende la scena nel boschetto, compreso il capitombolo dell’incauta podista.

Ma come mai nella memoria restano, invece, impresse le ben più austere immagini dell’ep. 20, quelle iniziali, straordinarie – uno dei più begli inizi di episodio “Come mai il sole deve sorgere tanto presto?” –, i due amanti avvolti nella nebbia, disegni forse meno luccicosi ma molto più dritti al cuore, quasi scarni rispetto a quelli di appena due episodi prima (Fersen in quelli è bello come Actarus, che gli potete dire?, ma qui colpisce al cuore il loro dolore); e quelle finali, lei gelata su quella sedia, rigida, come se ogni movimento rischiasse di far esplodere dolore e lacrime e verità, lui, solo in mezzo alla folla (cito Capitan Harlock, grande filosofo dei tempi andati LOL), lo sguardo triste e vinto?

E come mai, in quello che doveva essere l’episodio dell’addio dei due amanti, quel genio di Dezaki inserisce, invece, il confronto parallelo con un’altra coppia, quella di Oscar e André, che non è nata e già esiste, e che, in realtà, per tensione drammatica, svetta sui due amanti regali?

Non esiste, nel manga, lo stesso confronto.

Non è neanche comparabile la pallida e scialba pseudo-confessione di André a Rosalie al ballo che giustamente Silvia ricordava. Niente parallelo, niente confronto, niente tensione drammatica. André nel manga vive tavole urlanti o preganti o avvelenanti, ma, ironia a parte, il genio di Dezaki ha di fatto messo la coppia anche sentimentale di Oscar e André di fronte al pubblico proprio qui, proprio in questo episodio che doveva parlare dell’amore di Maria Antonietta e Fersen, di quello di Oscar e Fersen. Invece, qui il regista, pur parlando di questo, ha agito per contrapposizione e ci ha posto realmente, drammaticamente, di fronte alle due vere coppie.