Lady Oscar: V nuova storia e blu-ray Bandai Visual – aggiornamenti

9 giugno 2014

Da Newsmangajapon e Mangaforever.net Una V nuova storia di Lady Oscar è in lavorazione, di nuovo dedicata a Girodel, e dovrebbe uscire verso fine anno.

Da Mangaforever.net e Engendered Dilemma.com La IV delle nuove storie, dedicata ad Alain, è uscita su Margaret 12 del 20 maggio 2014, con 8 postcard. Il 25 agosto in uscita l’XI volumetto della serie, che si aggiunge ai dieci regolari, con le nuove storie raccolte insieme. La frase  “Ikeda will also add some new pages to the first “episode” manga chapter, too” si riferisce all’episodio dedicato ad André, a cui vengono aggiunte tavole finali. D’altra parte, la Ikeda ha già aggiunto nuove pagine e tavole a colori alla storia su André, nella riedizione appena successiva alla prima uscita. Qui immagine di André dalla IV storia.

Da The Fandom Post Mangaforever.net Banday Visual annuncia l’uscita il 24 settembre del box di blu-ray della serie completa, con illustrazione nuova (beh, rivisitazione, direi, a guardarla) di Michi Himeno e booklet. Questo, dopo l’annuncio dei bd tedeschi – disponibili, secondo Amazon.de, dal 15 settembre.

Qui articolo interessante sulla versione americana di Nozomi della release dvd. Qui The Fandom Post spiega che la Nozomi raccoglieva domande per Riyoko Ikeda dai fan e qui review dei dvd.


Lady Oscar su Italia 2

2 giugno 2014

Da Anime fun – forum a partire dal I giugno, 17.25.


Mini update – la pagina dei Magazine del sito

25 marzo 2014

Riorganizzata la pagina coi tre magazine del sito con racconti inediti di Alessandra, traduzione a cura di Alessandra di un’intervista a Osamu Dezaki, illustrazioni di Laura Luzi, testi di Silvia Signorini, di Sonia, resoconto della mostra dei disegni di Laura Luzi ed Elena Liberati.

http://digilander.libero.it/LittleCorner/LCXmasMagazine/little_corner_xmas_magazine.htm

http://digilander.libero.it/la2ladyoscar/Updates/last_updates.htm


28!

23 febbraio 2014

Stasera su Boing. La prima volta che andò in onda, ci rimasi male. Una violenza. Per me come spettatrice. Ero troppo bambina. Un’evoluzione troppo repentina. Dall’André scherzoso, ancora, nell’ep. 26 – ed ero appena passata per il 25: Oscar vestita da donna e con Fersen, per me uno schiaffo morale -, a questo. Silenzioso. Crepuscolare. Quasi violento. Neanche giustificato dal caratteraccio di Terence. No, il Grandier il caratteraccio non ce l’aveva. La sua ultima battuta era aspra, e l’aveva fatta l’episodio prima “A volte sono proprio un illuso”, aveva detto. Era il 1982. Partivamo per la Francia e la Spagna, per Pasqua. Mi feci accompagnare da nonno a riprendere il mitico Sanyo dalla riparazione, ricordo ancora che, poverino, dovette pagare 30.000 £ e la sua mano che, salda, stringeva la mia quando tornammo a casa. E così partii per il viaggio con l’episodio 28 registrato e tornai che Oscar era già coi soldati della Guardia. In quel viaggio portai il Corrierino con la cover con Oscar e André giovani, lo tenevo sotto il cuscino. Nella Ramblas un ladro ci entrò in camera e mamma commentò “Meglio un ladro che un fantasma”. Tornammo a casa, nonno ci venne a riprendere. E poco dopo si ammalò. E, con lui, camblò tutto, attorno a me.


Site updates: Buon San Valentino 2014 & preview “Fanworks”

14 febbraio 2014

http://digilander.libero.it/la2ladyoscar/Gallery/Laura/doppio_buon_san_valentino_2014.htm

Dopo essermi dedicata, da ottobre, a rivedere le sceneggiature del fumetto e a scriverne di nuove (e a studiare e disegnare), sono anche al lavoro su “Fanworks” che avevo fermato da maggio per il fumetto. Non è stato facile riprendere le fila di questi lavori, perché il fumetto è stato,  negli ultimi anni, poi, in particolare, da gennaio 2012,  e da marzo 2013, una full immersion estenuante, che mi ha lasciato svuotata (oltre che una gastrite terrificante ;_;). Quando ho ricominciato gli acquerelli, avevo quasi paura. In realtà ogni volta è ricominciare da capo. Ecco qualche preview, spero tanto vi piacciano! Stavolta, come lo scorso anno, le metto nella forma di biglietti di San Valentino! Un saluto a tutti!

Laura


Harlock in salsa Takarazuka – Il vuoto dell’epica

4 gennaio 2014

Sarà che ho tante pretese in campo fumetti e animazione. Sarà che consiedero Evangelion I serie l’ultimo grande lavoro giapponese di sceneggiatura e caratterizzazione dei personaggi, assieme a 5 cm per Second, mentre ho trovato il cuore sempre più assente nei via via più perfetti prodotti giapponesi.  Sarà anche che di film d’aninazione, 2 e 3d, ne ho visti tanti, e fatti bene. Sarà sicuramente anche che sono ipersensibile quanto ai vecchi personaggi dei cartoni e alle rivisitazioni. Sarà, eppure ho trovato godibile Astroboy (ma forse perché meno coinvolta dal personaggio).
Insomma siamo andati a vedere Capitan Harlock 3d.
Premessa. Capitan Harlock ha goduto di tante riletture negli anni, che mi sono sorbita, assieme al fumetto originale. Il problema di tutte queste riletture è sempre stato che, sia pure tecnicamente molto belle e ben realizzate, non riuscivano né trasmettere né, a monte, a cogliere, le suggestioni che avevano reso il personaggio della serie originale così affascinante, imprimendolo nei nostri ricordi. Quello che rimaneva impresso per i toni malinconici di voce, per l’etica, per la bellissima colonna sonora, per i non detti, per quelle immagini struggenti di lui e Mayu, la loro lontananza, i silenzi alcolici di Meet, per non parlare del drammatico personaggio di Kirita e di Namino Shizuka, non sono solo “di stile”. Erano un capolavoro che era riuscito e frutto di tanti equilibri. Io, da allora, non l’ho più ritrovato.
E non si può dire che non abbia rivisto la serie, che il mio ricordo sia appannato dal mito della memoria. L’ho rivista varie volte, anche di recente.
Già Arcadia of my Youth e la serie SSX tradivano alla grande questo equilibrio, tecnicamente bellissimi, charades di Araki, eppure vuoti.
Doppiaggio a parte. Va detto che mi manca l’interpretazione di Gianni Giuliano, che non ho ritrovato nell’Harlock di Marco Mete. Che, invece, ho ritrovato nell’Harlock di Massimo Rossi di Galaxy Express e Addio, Galaxy Express, di cui questo nuovo film qualche tematica riprende.
In questa bella sinossi tante informazioni utili se volete approfondire su Capitan Harlock http://web.cheapnet.it/magenta/the-dark-universe-of-harlock/harlockfilmografia_html.html È tratta dal sito The Dark Universe of Harlock di Nik Guerra.
Quindi, eccoci al cinema.
Mio cognato mi aveva parlato di un documentario previo, non l’hanno trasmesso. Iniziamo quindi col nostalgico marchio Toei, qualcosa che, da Ufo Robot contro gli invasori spaziali, mi emoziona! E infatti. Solo che l’impressione, fin dalle prime scene, non è il massimo. Aleggia un senso diffuso di delusione come per tutti gli altri remake. Innanzitutto, i modelli umani 3d molto molto simili a quelli del film Final Fantasy. Ci somigliano proprio tanto come pelle, denti (pure il colore: ma gli attori se li sbiancano! °_°), le espressioni e pure le movenze. È un peccato, perché proprio le scene iniziali, quelle che, in fondo, devono coinvolgere lo spettatore e farlo entrare dentro la storia, affidate a una crew realizzata abbastanza malamente, lasciano una cattiva sensazione di schiene rigide, di pose un po’ meccaniche, di espressioni innaturali. E di già visto, appunto, perché il ricordo di Final Fantasy è proprio forte, anche nelle citazioni di Gaia. Peccato sia un film del 2001 e sono passati tanti anni da allora!  È vero che all’epoca avevano realizzato l’attore digitale, capace di interpretare vari ruoli, ma possibile che, in tanti anni, non sia evoluto niente?
Proseguendo, la sensazione è che la cura per le parti meccaniche e le relative animazioni, come per le ambientazioni, sia molto più forte e che, invece, i personaggi secondari o diciamo terziari siano stati affidati a staff minori o con minori risorse tecniche, perlomeno. Va detto, invece, che una buona resa c’è nella pesantezza dei corpi.
I personaggi principali sono realizzati con qualche cura in più, ma sempre con effetto Final Fantasy. Per esempio, è abbastanza innaturale come le teste risultino rispetto ai colli e ai tronchi. Tanto da evocare, sì, la posa-cartone, ma da risultare fastidiose visto che si fa animazione 3d per ottenere un effetto non-cartone. Stessa storia per le spalline che finiscono per risultare comicamente imbottite. I gomiti non ci sono.
Il film è volutamente epico, e quindi, niente, te lo devi sorbire così, con i voli, le battaglie, le scenografie delle architetture e dei seggi che ricordano, come si è scritto, La guerra dei cloni. Ma volutamente epico non è che debba significare per forza assenza di umanità, di capacità narrativa ed introspettiva. Eppure, da ormai troppi anni, l’animazione giapponese la scrittura, l’introspezione psicologica, sembra averle proprio dimenticate. E quindi una grande occasione persa. Tecnicamente sulle astronavi  no, ma tecnicamente sui personaggi e a livello di scrittura sui personaggi, sì.
Ovviamente c’è una storia interessante dietro, c’è tanto di narrazione alla giapponese, non dico che sia male, non lo è, ma ha tutti i difetti che questo tipo di narazione può avere, senza averne però quei pregi particolari. Certo, non è fatto male, ma se si pensa che dietro c’è la Toei Animation, l’idea è di occasione un po’ sprecata, soprattutto a livello pathos, caratterizzazione personaggio principale, e di introspezione psicologica. Le musiche vogliono essere epiche, e, per carità, lo sono anche, ma non riescono a dare quell’emozione della splendida prima colonna sonora.
L’arte del riciclo, per cui vedevamo ripetutamente in SSX il muso con teschio dell’Arcadia, qui è giustificata dal funzionamento dell’animazione 3d, che consente di riprendere la stessa animazione da più camere. Quindi stavolta ci becchiamo tre o quattro Arcadia che escono dalla nube da diverse angolazioni, e due speronamenti, il secondo cambiato di lato.
Harlock è veramente bello. Ma finisce lì. Il nostro personaggio, sfruttato come nome e charades, emerge solo in due punti, guardacaso due confronti con Yama, il giovane coprotagonista, per il resto, ha ragione chi ha scritto, commentando, che “sta in posa”. In un caso è particolarmente comico – e peccato, perché siccome è un momento del film pure drammatico, la comicità involontaria spezza il pathos, già difficile da raggiungere per una storia così arzigogolata e cervellotica – niente di nuovo per noi avvezzi ai voli di Matsumoto, ma sempre un po’ meccanica –. Per il resto, è in bilico tra il vuoto, il grottesco e il triste – per noialtri –. Il tentativo di evocare il personaggio, tutto affidato all’atmosfera delle scene, non riesce, se non a tratti. Tutto questo spiegamento di scene, atmosfere, ambientazioni, non basta ad evocare l’atmosfera speciale della prima serie e quell’aura che caratterizzava quell’Harlock. Manca la scrittura dietro il personaggio, manca la caratterizzazione psicologica. Non necessariamente questo deve estrinsecarsi in verbosità, ma uno script dovrebbe riuscire a farlo passare. Qui, invece, non ci si riesce e si tenta di ovviare alla carenza di scrittura con tanta spettacolarità o con le ambientazioni e le luci. Senza riuscirci.
Una menzione particolare merita la plasticissima falcata di Yuki, per la quale probabilmente si sono spese parecchie energie. Molto realistica anche la corsa dei personaggi. Ma, ad esempio, sempre Yuki, che somiglia alla nostra Monica Vitti, ha ciglia imbarazzantemente ipertrofiche.
I protagonisti sfoggiano dei parrucconi in stile Catrioscar o, anche, Takarazuka, incredibili, lucidi, cotonatissimi. Vorrebbero fluttuare al vento e quindi singole ciocche lo fanno, ma il resto sta lì, cioccoso, stopposo, rigido e innaturalmente luminoso, tipo Barbie. Yuki, appunto, tra viso, criniera e i ciglioni, somiglia a Monica Vitti. Incredibili attaccature di capelli tra i consiglieri, in stile Guerra dei cloni. Dopo i capelli di Rapunzel e di Rebel, è dura, per quanto io ami gli anime… -_-;
La chiccha per noi oscariani. Ad un certo punto, nella parte della storia in cui deve comparire Ezra, vediamo un corridoio in puro stile Versailles, pare proprio la galleria degli specchi, con gli specchi sulla sinistra sostituiti dalle finestre di destra ribaltate! Mi sono chiesta se sia uno degli scarti di lavorazione del famoso film Toei su Lady Oscar.
Menzione speciale: le bocce fluorescenti di Yuki. Non sfigurerebbero su Venus Alpha. Tenere presente in caso di riciclo. E, dimenticavo!, il suo tanga affiorante sotto la tuta, a cui vengono dedicate quasi più inquadrature che al protagonista, pur perennemente in posa!


da Laura: Fanworks in Progress

25 novembre 2013

Tre lavori in corso. Fuori, nevica dal pomeriggio. Postazione di lavoro rimediata in soggiorno visto il freddo nello studiolo.

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Da Alessandra: interviste a Shingo Araki – links

3 gennaio 2012

Per gli ammiratori di Shingo Araki, desiderosi di leggere qualcosa sul grande maestro appena scomparso, proponiamo dei link interessanti:
http://www.icavalieridellozodiaco.net/informazioni/articoli/arakistory.htm
Si tratta di un’intervista non recentissima ma completa e illuminante. L’intervistatore è bravo e sa scrivere, tocca molti punti importanti e il testo tratta anche in svariati passaggi di “Lady Oscar”, della realizzazione dell’anime e dei personaggi.
Poi c’è un’intervista video in francese dell’ottobre 2011:

http://www.facebook.com/video/video.php?v=10150497130958688

e un’altra in francese ma scritta, del 2 novembre 2011

http://www.total-manga.com/article-shingo-araki-pa7576-2157/interview.html

sono entrambi testi raccolti di recente, quando Shingo Araki, già molto malato, partecipò all’edizione 2011 di “Paris manga”.
Altro contributo analogo, sempre in francese, con qualcosina di aggiuntivo, qui:

http://www.manga-news.com/index.php/actus/2011/11/30/Interview-Shingo-Araki.


So long, and thank you, Shingo

1 dicembre 2011

http://lecomptoirdelabd.blog.lemonde.fr/2011/12/01/shingo-araki-rejoint-les-etoiles/
http://www.animeland.com/news/voir/3153/Deces-de-Shingo-ARAKI

http://vitadigitale.corriere.it/2011/12/01/da-actarus-a-lupin-e-morto-il-disegnatore-shingo-arachi/

La notizia mi è stata data da Annalisa e Shophy qualche ora fa, ma WordPress non funzionava e così la posto ora.
http://www.apollodoro.it/articolo/morto-shingo-araki-addio-al-character-designer-di-goldrake-dei-cavalieri-dello-zodiaco-e-di-lady-oscar/3733/

Per me Shingo Araki significa gli episodi più belli delle serie storiche, quelli più importanti che venivano affidati al suo staff, soprattutto prima che il suo stile cambiasse, ingentilito da Michi Himeno.
Significa un Actarus bellissimo, Maria, Tetsuya, Hiroshi.
Significa quel primo, bellissimo, disneyano episodio di Lady Oscar, che mi ha sempre ricordato tanto il primo di Lulù.
Significa Bia, e altri ancora, perché ha prestato la penna, anche in seguito, ad altri personaggi che non erano nati in mano a lui.

Grazie, allora, per averli resi tutti un po’ più belli e aver donato loro quella scintilla in più.