Dal 2000 ad ora

27 gennaio 2017

17 anni. Questo disegno risale al 2000, non lo continuai perché fu poco apprezzato, ma io, invece, continuo a non capire, anche dopo 17 anni. Mi piace l’espressione di lui. Ho deciso di completarlo, non appena sarà trasferito il mio studio.

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Dopo

21 gennaio 2017

Il terremoto è stato una cesura nella mia vita e questi ultimi mesi, e, in particolare, giorni sono stati pesanti, tanto che ho perso il conto dei problemi che si sono susseguiti. Il 5 gennaio è iniziato il maltempo, con piccoli sprazzi di sereno. È arrivata la neve, poi  il gelo, si è spaccato il contatore (con tutte le contrarietà e le idiozie legate a questa particolare situazione), siamo stati senza acqua, ce ne siamo occupati noi – quelli che usano il “nobilissimo piano” quando ci sono problemi (anche se creati da loro), se ne vanno senza neanche porsi il problema di chi aspetta i tecnici, gli operai, i sopralluoghi – salvo opporsi e porre problemi -, poi, una mattina, scirocco potentissimo, 17 gradi e terrazzi devastati, la temperatura riscende di colpo a 3 mentre una tempesta d’acqua e vento spazza tutto, mi bloccano la carta di credito sostenendo che ha un numero che può essere clonato o duplicato, e questo, in un periodo simile, in cui poter pagare da casa è fondamentale, è un grosso problema, poi neve (nel 2012 fu di più), poi senza elettricità per continui blackout, poi il terremoto da capo, con la macchina bloccata in cortile dalla neve, senza poterla spostare. Nel frattempo, neanche tre mesi dopo la sostituzione, il monitor di un cellulare e la batteria di un altro mi lasciano a piedi. In questo momento, senza cellulare è un rischio.

Mercoledì la mia mattinata era iniziata con la necessità di spalare la mia macchina, la neve attorno, dopo l’ennesimo blackout. Ero preoccupata di non poterla usare, in caso di emergenza. Sisma e simili. Mi ero messa le maglie termiche, apposta. Ero in mansarda quando c’è stata la scossa, la prima di mercoledì 18, stava male Buffo, che non si muove quasi più, mi ha chiamato Andrea, che stava a Milano e una collega al telefono lo aveva avvisato in diretta, sono scesa sotto, spaventata, il Tim isolato, il Vodafone con lo schermo che non funzionava e a me le mani tremavano, e, così, nella paura, mi sono messa a spalare. Attorno a me le scosse proseguivano. Una situazione surreale. La signora vicina, la signora gentile che, da subito, da agosto, vedendomi spaventata in cortile, mi ha detto di stare con loro, ma io non osavo, mi vergognavo, mi sentivo di invadere; la signora che mi ha dato un po’ di riparo nei mesi del freddo e del terremoto, quando io dormivo in macchina e gente attorno a me se ne stava rintanata, comoda, nel conforto della compagnia e io sola, questa persona gentile, durante quelle scosse, stava alla finestra, e io, da vicino la mia macchina, con la pala, ci guardavamo, impotenti, mentre tutto si muoveva attorno a noi, violentemente.

Ho cercato di chiamare per avere aiuto. Di ciò che è *pubblico*, preferisco tralasciare il resoconto. Qualcuno che mi passava davanti e a cui ho chiesto un po’ di aiuto, mi ha risposto di farmelo prendere io, l’infarto, a spalare, o mio marito, ché lui ha figli. Per la cronaca, lo stesso che, durante le scosse di agosto, che lui, comodo al mare, sottovalutava finché, il 28 pomeriggio, non ci si è trovato, mi suggerì di non centrare, casomai mi fossi buttata dalla finestra causa sisma, l’auto della moglie – e la sua, aggiunse, poi -. Questione di priorità. Quelle di chi vive ai nobilissimi piani.

Ho spalato per un’ora e mezzo, a tratti anche prendendo un buon ritmo. Ma poi ho iniziato a collassare, a sentirmi male. Ero sola.

Per fortuna, mia suocera ha allertato il figlio, e mio cognato Marco, appiedato anche lui, è arrivato fino a casa mia alle due, a piedi, nei cumuli di neve, con la pala, e mi ha aiutato tantissimo a spalare. Se non fosse stato per lui… e intanto le scosse continuavano. Spalavamo, intanto continuavo a chiamare il numero verde Enel, perché non c’era corrente, non ci si poteva asciugare e pioveva. Alla fine, dopo l’ennesima scossa, mentre riprende a nevicare, riesco a uscire con la macchina, vado a fare gasolio, riesco a riaccompagnare Marco, che veramente mi ha aiutato tanto. Non vorrei entrare in casa, ma fa troppo freddo, rientro in rustico, non oso accendere la stufa, che il giorno prima, per i continui blackout, si era bloccata per ore per un malfunzionamento. Ho le scarpe zuppe, lavorando nella neve, sprofondavo, le tiravo su zuppe, piene di neve, mi uscivano, come le calze. Cerco di scaldarli su un termosifoncino che ci ha regalato la zia Luisa, altra persona gentile, piano piano, e mi sento impotente. Mutatis ignominiosamente mutandis, un po’ effetto Oscar nel manga che attende l’esito dell’escamotage per far liberare i soldati. La posa era quella. Ma Oscar era coraggiosa. Io no. E, soprattutto, non esisteva. Arriva l’ennesima scossa, a quel punto mi piazzo in macchina. Poi arriva Andrea, e risaliamo a vedere la situazione, a dare da mangiare ai gatti. A dormire. Mi terrorizza dormire. Dormire in mansarda. Io adoravo le mansarde, ora ho paura. Io so già che sotto sono caduti dei libri e si sono dislocati dei piatti. Sopra non ho coraggio di entrare, poi lo devo fare. La vetrinetta bianca so già che si è aperta. Libri volati, tazza regalo di mamma centrata da tazzina che giusto due giorni prima avevo rimesso sulla mensolina in una inopinata botta di fiducia, libreria nel corridoietto dislocata di 7 centimetri dal lato sinistro. Come il 26 ottobre.

Giorni molto difficili. Per fortuna Andrea è rientrato dalla trasferta, la sera è a casa, ma tutti pensiamo al 26-30 ottobre. I forecast confermano l’allarme fino a fine mese, ma innalzando (dall’iniziale 5%) la probabilità per scosse di magnitudo uguale o più forte di quelle del 18. Non è proprio il massimo. Ma forse è meglio essere informati. Fatto sta che la realtà in cui viviamo è questa. Siamo anche a rischio esondazione del Tronto.

Siamo in una situazione tale che pure il TG regionale parla di noi, cosa inusitata.

Io dormo poco, male, vivo nell’allarme, ne succede una dietro l’altra da troppo tempo, mi preoccupo, le cose si cumulano. Stamattina, dopo il monitor del cellulare Vodafone rotto, si rompe la batteria del Tim – la cosa mi preoccupa, mi serve poter comunicare -, dopo essere stata in macchina a inviare una mail necessaria, andando verso la banca, perché nel casino, dovevo fare un pagamento che avrei dovuto fare con la carta e non posso finché non arriva la nuova, vedo le strade di dove vivevo prima, come sono ridotte, gli alberi spaccati dal peso della neve e crollati sulle auto, sui recinti. Veramente brutto. E inizio a star male. Cerco di andare avanti con la macchina, ma niente, non mi riprendo, cerco di tornare verso casa, ma la pressione va sempre peggio. Temo di svenire lì dentro. Cerco di arrivare a una farmacia. La neve in cumuli ai lati delle strade mi impedisce un parcheggio che normalmente sarebbe agevole. Mi fermo in mezzo alla strada, chiedo aiuto a un tizio, ma proseguo, non c’è posto. Fermo due persone, marito e moglie, che sono gentili e mi aiutano. Lui prende la mia macchina e la sposta dove non dà fastidio, lei mi accompagna in farmacia, io rischio di scivolare, ho sempre quelle scarpe da ginnastica, quelle allagate. E, dopo, mi riaccompagna alla macchina, e, quando vede che non sto ancora bene, mi propone di stare un po’ a casa loro, finché non mi riprendo. E così, questa persona gentile mi fa un tea, mi parla, mi misura la pressione, le dico che ha una cucina bellissima. Poi, quando mi sento meglio e dico che penso di poter guidare, mi fa seguire in macchina dal marito.

Ecco, in tutto questo casino, io ho incontrato delle persone gentili.


Mentre nevica…

16 gennaio 2017

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Once more, again!

9 gennaio 2017

Così, disegnato in fretta con la mia sudata tablet, per mero istinto di non voler mollare. Abbraccio, abbraccio a tutti! ❤
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