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22 luglio 2012

ladyoscar

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Di tempo in tempo (grazie, Al!) – Ep. 30

20 luglio 2012

Una storia buona ha i suoi tempi, le sue pause, le sue giustapposizioni. Stamattina mi ha colpito il contrasto, che non avevo notato, tra André, steso per terra, che le ha prese di santa ragione (e date anche), e, finalmente, riesce a piangere, perché, finora, ha solo dovuto incassare, Alain che le canta ad Oscar, Oscar che incassa, muta; e la scena immediatamente successiva, con Giro che parla, parla, e Oscar, ancora, di nuovo, tace, fino al “Dimenticarmi in fretta”, lapidario, detto con voce netta. La prima scena al chiuso, la seconda ariosa. E lei e quel rifiuto. Mi chiedo se sarebbe stata così netta se, prima, non avesse avuto l’impatto con André e con (le parole di) Alain. Meno male che, tra questi imbranati affettivi, qualcuno parla!


Mr G. e il popolo (il crescendo grandieriano)

20 luglio 2012

Mr G non può non avere sentimenti democratici. Lui ama il popolo, non foss’altro, perché è grazie ad esso che riceve, di volta in volta, una spintarella verso Oscar.

Mr G e il cavaliere nero. Bernard lo ferisce, Oscar lo soccorre. Gli tiene la mano. E lì si ferma l’episodio. Magari lo abbraccia, nel sollevarlo, nel riportarlo a casa, magari chissà. Sta con lui, convalescente (salvo svicolare per indagini che sappiamo come finiscono. -_-; Diciamolo che come detective la nostra non era granché).

Mr. G e i commilitoni. Stavolta ben cinque soldati lo pestano, lui riceve le cure tutte speciali di Oscar, a cui Alain ha sturato le orecchie.

Ma non è finita. Episodio ad Haroncourt. E qui sono Saint Just e i suoi a causare l’esplosione grazie alla quale il nostro passa ben una nottata intera steso (sull’erba: aridaje!) sull’erba accanto alla sua bella, tenendole la manina. Una roba da gita scolastica, ma tant’è. A noi fa tanta tenerezza (e rabbia, in età adulta ^^).

L’assalto della folla alla carrozza. Con relativa dichiarazione di Oscar, di cui il poveretto non sa niente e apprende dopo quasi un anno e mezzo! Senza sapere mai cos’è successo davvero. Se l’avesse saputo, che avrebbe fatto?

Il 35, con Accusa di tradimento, costituisce una piccola deviazione. Qui è il nostro che assalta il generale e salva Oscar. -_-;

Altro assalto della folla nell’episodio 37. E qui sapete come va a finire. Fuochi d’artificio e… zanzare moleste!


Numbers – 20, 25, 28

18 luglio 2012

A pensarci bene, la struttura dei tre episodi è simile. Momento di relativa quiete tra i nostri, il pirla che irrompe e disturba tale quiete, espressioni dal gioioso (nel 25) al sorpreso-imbarazzato (nel 28, Oscar non è poi così gioiosa – saranno anche le circostanze a contorno -) della nostra, espressioni sempre più scazzate di André, che, in questi anni (pardon, episodi), tra autrice e regista, troppe ne ha dovute incassare. Esterna alla terna, gioca anche Maria Antonietta, anche lei fa parte di questo schema. Maria Antonietta e André sono gli estremi immobili sentimentalmente, sono quelli che si innamorano – e restano (in quell’amore) -.

Menzione speciale a chi decise di cambiare la canzone Mylène con quel monologo sotto le stelle… sarà un falso, ma è emozionante ancora oggi…

Torna anche la stalla come luogo del ricordo e, spesso, di riflessione e confronto tra i nostri. La vedremo di rado, d’ora in avanti, e, per l’ultima volta, nel 37, Oscar assente-presente.

Poveri Oscar e André… lui che deve sentire tutte le stronzate che lei si racconta (e pretende che lui si beva) per mascherare anche a se stessa e negare la sua situazione. Lei che non vuole proprio vedere la situazione, e se la racconta come può, senza riuscire ad uscirne.

Poi, arriva la nonna, lo spedisce da lei, e lui sbotta e, in due parole (citazione shakespeariana, tra l’altro), glielo spiega. Un pelino brutale, sì, ma lei l’ha appena preso a pagnittuna. E se lui, nell’episodio 1, quando lei lo colpiva reagiva colpendola, stavolta, con lei che, con somma delicatezza, lo schiaffeggia sulla ferita (crudelia! ^^), reagisce in modo più “adulto”. Leggasi “Mo mi ti faccio”. ^^- Porelli, tutti e due. Chissà perché, invece, Fersen non mi fa pena…


Detto (non detto) – ep. 22

10 luglio 2012

In questo episodio, André fa da contraltare ai pensieri inespressi di Oscar, dando loro voce. A noi, pubblico, ma, ritengo, perfino a lei stessa. Quasi Oscar non osi pensare, avventurarsi a dare forma di idea, figuriamoci di parola, al groviglio di sentimenti che le monta nell’animo.

André, invece, l’ha capito e, quasi, la prende per mano e la porta, accompagnandola, con brevissimi accenni, in una sorta di percorso di autocoscienza. Anche questo, gli tocca fare. È una persona di grande generosità intellettuale, André, a non attaccare mai il “rivale” – rivale non è, sono a livelli diversi e lui sa, come in seguito per Giro, che per lui non ci può essere nessuna parte nel gioco, non con una persona leale come Oscar –, e di grande onestà, anche, perché potrebbe anche tacere, mentre, intuendo il disagio di Oscar, è lui stesso a metterla in grado di allentare un po’ la tensione, dandole notizie positive.

E’ un André che, formalmente, sembra navigare basso, e sottotono, ma, in realtà, assesta colpi che vanno tutti molto a fondo. Intanto, quando informa Oscar, che intanto suona, che il corpo di spedizione francese sta rientrando a Versailles e ha pensato di farglielo sapere. Lei continua a suonare. L’espressione di lui sembra sofferta. Lei fa la gnorri. E, però, gliel’ha detto.

Di nuovo, l’argomento caliente torna, stavolta nel dialogo tra le due amiche/rivali (ecco, riflettevo ieri sul fatto che Oscar guarda all’amato della sua amica… ^^). Nella versione originale la regina dice che sono due anni (nella nostra quattro) che Fersen è partito. Oscar e la scena tra loro richiama chiaramente l’ep. 20.

André deve di nuovo assistere, e tacere, quando Oscar, rientrando a cavallo, dopo aver passato la giornata con la regina (e mi chiedo lui dove fosse), riflette ad alta voce, lui presente-assente, come spesso lei fa, tanta è la confidenza tra loro due da considerarlo, appunto, scontato, dato per certo, presente, paziente, in pratica… tappezzeria!, che la regina si è fatta più bella e che i suoi consigli possono aspettare (nella ns. versione che le parlerà delle udienze in seguito). Questo André, silenzioso, però esprime la sua condanna tutta nello sguardo, che, di nuovo, è tutto un programma. Delusione? Noia (per la regina e Oscar che si affanna a preoccuparsi e sperare che la sovrana righi dritto quando è chiaro il contrario)? Fastidio, più probabilmente. Disillusione. Lui sa già come andrà a finire. Lo dichiara anche nel 37. “Io lo sapevo”. Ma sa già anche che la nobiltà e quel sistema di potere è ormai agli sgoccioli. Tace. A che serve, se lei ancora non riesce ad arrivarci? Ripeto, persona discreta, saggia. Consapevole. Di sé, degli altri. Compresi i limiti.

E, con discrezione, in un momento tutto loro, da persona generosa, di nuovo, nella taverna, André torna ad affrontare l’indicibile e dice ad Oscar quello che lei non osa né dire, né chiedere. Che può tranquillizzarsi, Fersen tornerà, che ha controllato e non è nell’elenco dei caduti. Oscar può anche rispondere che non vuole sentire quelle cose, e neanche ringrazia, tanto non ammetterà mai la cosa, per prima con se stessa, ma, intanto, la persona che le vuole bene è riuscita a far passare la notizia, a darle una speranza in più. Solo chi vuole bene davvero, senza riserve, potrebbe farlo.

Chiudo con una piccola nota comica. André, quando il tizio mette le mani su Oscar nella taverna, mentre nella nostra versione dice “Metti giù quelle mani” all’avventore, nella VO dice, allarmato “Non farlo, Oscar!” LOL, presagendo, anche qui, come sarebbe finita. LOL

E cioè, nella versione manga, trascinarsi in braccio la sua bella fino all’alba (e baciarla), nella versione Berukids fino alle… Piramidi!

Per fortuna, come ha appena dichiarato, Mr G non ha mai dubbi (sul sesso di Oscar)! Almeno è qualcosa!


Saper chiudere

10 luglio 2012

Va detto, la Ikeda fu brava. Sarà che l’editore le spiegò che doveva troncare brevemente, dopo la dipartita di Oscar, ma ha chiuso, e come ha saputo farlo! Senza troppo mélo, in modo tutto sommato asciutto (la Ikeda lo riserva a Rosalie e Maria Antonietta, il melodramma ed escludendo le deludenti Gaiden). Tanto che si rimpiange il non aver avuto altro. Maestria. E a che giovane età. Se penso a come è tirato in lunga Berserk, che, pure, mi piaceva tanto, e da anni annoia… Se penso a Sei il mio cucciolo, e qui parliamo di soli sei volumetti (italiani), che, dopo una partenza brillante, già prima della metà era attestato su avventure improbabili e chiaramente ormai privo di idee, senza contare il deludentissimo finale da bambinetti ignari. Nana? Paradise Kiss? Sempre più irreali… E di esempi ce ne sarebbero altri. Insomma, saper chiudere è un’arte e non tutti la praticano.


Da Stellato: “Durate – sull’ep. 20”

6 luglio 2012

Durata effettiva del momento del passaggio del mantello sotto la pioggia e fotogramma evanescente di suo sorriso: meno di un secondo.
Durata soggettiva da quando l’inquadratura va dalle zampe del cavallo di Oscar a quelle di André dall’altra direzione: ore di esaltazione che neanche il discorso di William Wallace agli scozzesi!