Percorsi, gesti, distanze

C’è una linea interrotta, nella scena dell’agonia di André, nel manga. Di tante cose che l’anime ha modificato a livello di sceneggiatura, quella linea, invece, nell’anime viene ripresa, raccolta, e completata, ma, allo stesso tempo, spezzata, sia pure in altro modo. Si tratta delle mani di André che, adagiato a terra, cercano Oscar e, a tentoni, ritrovano i suoi lineamenti. André non vede più. Ormai, vede attraverso il tatto. E, così, non è solo un’ultima carezza, quella che riserva ad Oscar, ma è l’equivalente del suo ultimo sguardo di innamorato, di amante. Oscar, però, che non sa niente, a quel punto scopre la verità. E si incazza. Giustamente. Nell’anime tutto è ancora più triste. Quella stessa mano che cercherebbe il viso di Oscar – o, forse, la sua mano, ma mi piace pensare a una continuità e ad una ispirazione dal manga – viene raccolta, fermata prima, stretta nelle mani di lei. Così Oscar non saprà mai che lui ha perso la vista poche ore prima. Così, Oscar non riceverà mai quel gesto d’amore, affetto e tenerezza, assieme alla verità. Così, neanche un’ultima volta, lui potrà accarezzarla. E’ però Oscar, da sé, a stringere quelle dita e ad accostarsele, quasi vicine, quasi a toccare, il viso. E, così, ad Oscar resta un’illusione, in quella piccola, tristissima, incolmabile distanza.

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2 Responses to Percorsi, gesti, distanze

  1. MIKI ha detto:

    “E così ad Oscar resta un’illusione”… eppure, “nell’anime tutto è ancora più triste”
    Sono perfettamente d’accordo con te Laura, che sei stata come sempre bravissima a cogliere questa apparente contraddizione: pur evitando, forse, ad Oscar, una atroce verità, in quel momento di agonia, vissuto con il fiato sospeso, Dezaki riesce a rendere tutto molto più drammatico rispetto al manga, e lo fa al suo solito modo, agendo per sottrazione. Sottraendo, limitando, moltiplica: moltiplica il dolore, fino a renderlo quasi fisico, moltiplica lo strazio per l’imminente senso di perdita, moltiplica la disperazione per qualcosa che finisce mentre “è appena cominciato” (per usare le parole di André).
    Quelle mani di Oscar che afferranno la mano di André, le lacrime che cadono copiose, sono un’immagine di una forza straordinaria: e arrivano subito dopo la sentenza inappellabile del dottore, che non lascia ormai più spazio alla speranza.
    Dezaki sceglie quindi questa inquadratura all’acme della tensione drammatica ed emotiva: abbiamo appena saputo che André non vivrà e il regista decide di sciogliere tutto il dolore in questo intreccio di mani bagnate di lacrime, soffermandosi su di esse.
    Io credo che voglia, in un certo modo, quasi prepararci alla “fine”, che avverrà di lì a pochissimo.
    Ma la scelta di Dezaki ha, come tu hai notato, un duplice e ambivalente risvolto:
    ad Oscar viene evitata una rivelazione insostenibile in quel momento, regalandole così un piccolo lume di speranza per una manciata di attimi, quelli in cui intravede ancora la possibilità di un futuro insieme.
    Per noi spettatori, invece, quel percorso spezzato si trasforma nel preludio dell’inevitabile fine: ascolteremo quindi il successivo discorso di Oscar con piena consapevolezza e strazio infinito nel cuore.
    Momenti misurati ma capaci di stravolgerci nella loro asciutta, dolorosa compiutezza, come solo l’anime, a mio giudizio, riesce a fare.

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