Il bellimbusto di Versailles.

O, parafrasando l’annosa quaestio del titolo, verrebbe di correggere in “I bellimbusti”. Perché, stando al principale significato del termine, ce ne sono due, evidentemente: Girodel, che balza subito agli occhi, ma anche Fersen, al quale il Barry-Grandier riserva appunto questo epiteto quando il malcapitato, dopo una gaffe di proporzioni immani, insegue Catriona-Oscar lievemente imbufalita. Fop, damerino. Bellimbusto, nel nostro adattamento.

Dunque, Bellimbusto a chi? A uno dei due, Giro o Hans, verrebbe da dire, dandy, uomini fin troppo attenti nel vestire, fatui e galanti, zerbinotti, damerini, cicisbei (almeno stando al mio Zingarelli, magari un po’ datato). E, invece, viene fuori che, secondo qualcuno, si tratta del nostro Grandier. Ce lo vedete, voi? Io no.

Ma veniamo alle spiegazioni. Gaiden della contessa, Lelou, da che è Granata e Granata, apostrofa André con: “Se ti guardo bene, sei bello.” E lui: “Lo sono anche se non mi guardi bene”. Orbene, la nuova, spesso contestata, traduzione Goen, che pure riprende in tanti passi la Granata mentre cerca di discostarsene con sinonimi o perifrasi, dice invece: “André, ma lo sai che a guardarti meglio sei proprio un bellimbusto?”

Eppure, il giapponese è chiaro: “Sei bello, se ti guardo bene” è la traduzione letterale (Andre. Anatatte yoku miruto handsome ne) –  il giapponese, in effetti, ricorre proprio ad handsome inglese, scritto, come parecchie parole mutuate dalle lingue straniere, in katakana -. André risponde: “Yoku minakutemo handsome dayo”, sono un bel ragazzo anche se non mi guardi in modo attento”.

Dunque, se il giapponese stesso usa “bello”, perché ricorrere a bellimbusto che significa qualcosa di diverso? Mistero, questo, come altri in tutta la traduzione Goen, che, per carità, avrà pure il problema di discostarsi dalle precedenti, ma, in questo, come in altri, se il testo quello dice, quello dovrebbe dire anche in traduzione, possibilmente in un italiano scorrevole (non dimentichiamo l’adattamento nostrano dell’anime, che, insieme all’album Panini e ai due libri della Migliavacca, ha raddrizzato l’italiano a più di una generazione) e senza alterare questioni fondamentali (almeno per un appassionato) come le sepolture, le sedicenti sorelline o la magione. Perché gli acquirenti di un manga come Versailles no bara sono usualmente degli appassionati, e, se sono esigenti, fanno bene ad esserlo. Trovarsi in catalogo un capolavoro del genere, non solo tra i manga, ma, per quanto mi riguarda, a livello di letteratura mondiale, richiede di destinargli molto. Bellimbusto, come altre scelte, non ci sta. E non è questione di gusti, come abbiamo dimostrato.

No, perché allora mi viene in mente che è stato per colpa di quel “bellimbusto” che il Grandier, apprestandosi a suicidare se stesso e la bionda e, chiaramente dotato di preveggenza anche traduttiva – e di notevole fantasia, va detto -, ha pensato bene di pararsi come un negozio di pizzi.

*Grazie ad Hatsumi e Hiromi.

*se usate questo contenuto, citate questo blog.

Demy_bellimbusto

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6 Responses to Il bellimbusto di Versailles.

  1. lauraslittlecorner ha detto:

    Se con Guzzanti il verbo faceva cappottare, decontestualizzato e, per di più, messo in bocca a nobili settecenteschi, figurati cosa può essere. -_-
    Rimpiango l’italiano dell’album Panini.
    Siccome, peraltro, mercoledì è uscito nuovo volumetto, quello di perplime è il penultimo. Ma, a parte la preoccupante insistenza su magione (ignorano, a quanto pare, il concetto di maison), e le sperticate esternazioni del giovane Jarjayes sulla sua amata, che apprendiamo essere vispa (Trilussa!!!!!), eppure modesta e pura, e che sono esilaranti se immaginate con la voce di Romano Malaspina, tutto sommato, non ho notato molto altro.
    Mors non una, sed ultima. -_-

  2. alessandra ha detto:

    Sìsìsì! Una di quelle che preferisco!!!!

  3. lauraslittlecorner ha detto:

    E, sempre a proposito della traduzione, al di là del gusto personale (personalmente detesto ministra, sindaca e quant’altro: suonano malissimo e l’italiano è una lingua musicale), inviterei a leggere questo sul
    “perplime” apparso nell’ultimo volumetto uscito.
    http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/significato-origine-perplimere

    • alessandra ha detto:

      Ma bellissimo questo articolo su perplimere! Grazie! Io il verbo lo avevo sentito appunto dalla Dandini e mi aveva fatto davvero ridere, l’avevo trovato geniale; però non avevo idea che oggi si stesse addirittura diffondendo e ci fosse addirittura chi lo usa in in modo serio. Va a finire che entrerà nel vocabolario (comunque non col mio contributo di sicuro, io sono reazionaria a riguardo, detesto al pari di te sindaca, ministra, assessora e sparerei in bocca a chi dice presidenta anche per scherzo). Dovresti fare una sezione con queste chicche cruscanti, ti vengono benissimo!

  4. lauraslittlecorner ha detto:

    😉 E hai visto che bella immagine del tuo Barry ti ho pescato? 😉

  5. alessandra ha detto:

    Semplicemente favolosa, ti adoro e insapono la corda per impiccare il traduttore al pennone più alto.

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