Doujinshi e acquerelli

4 maggio 2020

Era aprile 2019… mi piace ricordare quel lavorio, quei momenti.


Buon XX compleanno, Little Corner

17 marzo 2020

Vent’anni fa, al mio portatile Toshiba, armata di un manuale di Front Page acquistato nell’autunno precedente, al tavolo della  mansarda di Macerata, creavo il Laura’s Little Corner.

Dodici miei disegni, per iniziare, poi, in seguito, i racconti di Betta, Daniela, miei. Una mail di notte di complimenti di Andrea Antonini per i disegni che, scoprii dopo, mi fruttò una recensione in un bel libro sul fenomeno manga di Crucianetti-Antonini.

La mia vita era completamente diversa, allora. La notte, disegnavo. Ero piena di entusiasmo per quello che stavo facendo. Ricordo le mie camminate sulle mura di Macerata, le stesse in cui iniziai a vedere la scena iniziale di Christine, e c’era più avanti un negozio di belle arti che aveva le Derwent Artist, e io, ogni volta, con qualche scusa, arrivavo lì e mi premiavo con qualche matita, incrementando il mio set iniziale da 36 pagato un patrimonio.

Quanti km, quanti posti, da allora. E quanti colori, quante, anche, matite colorate. Le Karisma comprate da Pellegrini e poi ancora con le Prismacolor del 2004-5. Un sacco di colori, carte.

La volta che mi commissionarono dei disegni per un dvd e io, per farli, e ne feci 16, usai tutte le sanguigna e le terrecotta delle Karisma più le Polychromos, un danno economico incredibile perché, a parte il costo di ognuna di queste matite, che mi sono ripagata da sola, non sono più riuscita  trovarle (ho sostituito con le Prismacolor di allora, che erano ancora buone), mentre le Polychromos le ho trovate.  E poi, tornando alle Derwent Artist, i rivenditori inglesi da cui comprai le Inktense e le Softone, che mi mandarono una scatola da 72 vuota, così finalmente tutte le Artist sfuse trovarono posto (ho questa esigenza di ordine ^^).

La grandissima curiosità per i colori, per le carte, a volte ho fatto dei  disegni per sperimentarli… e l’abnegazione, il legarsi alla sedia, quando c’era da completare i fumetti, e, anche ora, la mia tantissima voglia di disegnare, anche se è faticoso, a maggior ragione adesso che non si può uscire a scaricarsi, e il fatto che me lo concedo di rado per mandare avanti il fumetto, perché ho questo impegno con me stessa e con chi lo segue. Quindi devo tralasciare le altre cose. Scrivere, fare altri disegni, saggi. Semplicemente, un fumetto assorbe molte energie e molto tempo. E’ molto complesso. Certo, disegnare e colorare un fumetto è disegnare, ma io ho proprio bisogno di usare gli acquerelli, le matite colorate… come amo camminare e correre. Sono cose che fanno parte di me e che, in queste situazioni spiacevoli che sto vivendo, per me sono essenziali.

Avevo in programma un aggiornamento, ma questi ultimi mesi sono stati a dire poco tempestosi, quindi lo farò con più calma, quando la mia mente e le mie energie non saranno risucchiate da questioni più grandi di me, non create da me, ma che devono necessariamente essere affrontate e gestite.

Ho in mente da due anni un racconto, chissà se mi deciderò a scriverlo. E  Christine che è finita dal 2006 anche se l’ho integrata nel 2012-4, ma, d’altronde, quando non ci sono gli altri autori, le persone che hanno contribuito in questi anni con testi e disegni, bisogna che la webmaster abbia una scorta per i tempi di magra. E quella scorta è Christine, assieme ai disegni. Un pensiero caro a tutti voi, alle autrici, ai lettori.

Un pensiero al mio amore, Andrea, che mi sostiene.

Un pensiero agli affetti che ci siamo lasciati indietro in questi venti anni. Mamma. Fiammetta, la gattona  bellissima. Barbara, che mi mandava i messaggi sul cellulare di notte per il terremoto e ricordava il mio compleanno e amava disegnare e dipingere. Buffo, il nostro gatto adorato, ti abbiamo voluto tanto bene. Principessa, che credevamo immortale.

Grazie ancora. A tutti voi. Un abbraccio grande. E buon compleanno, Little Corner!

Laura


Again

6 marzo 2020

Making of

16 ottobre 2019

RoV rimasterizzata trasmessa in Giappone

30 agosto 2019

Dal due settembre il canale satellitare giapponese Animax, specializzato in anime, trasmetterà la versione digitalmente rimasterizzata di Lady Oscar, vale a dire quella disponibile sui blu ray Bandai giapponesi usciti nel 2014. Se usate questa notizia, citate questo blog come fonte.

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Laura Luzi – Fanworks – Trailer 4

24 giugno 2019


Making of

14 aprile 2019

Buon 8 Marzo

8 marzo 2019

Con questo mio work in progress. Auguri cari a tutte le lettrici!!!

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Harlock in salsa Takarazuka – Il vuoto dell’epica

4 gennaio 2014

Sarà che ho tante pretese in campo fumetti e animazione. Sarà che consiedero Evangelion I serie l’ultimo grande lavoro giapponese di sceneggiatura e caratterizzazione dei personaggi, assieme a 5 cm per Second, mentre ho trovato il cuore sempre più assente nei via via più perfetti prodotti giapponesi.  Sarà anche che di film d’aninazione, 2 e 3d, ne ho visti tanti, e fatti bene. Sarà sicuramente anche che sono ipersensibile quanto ai vecchi personaggi dei cartoni e alle rivisitazioni. Sarà, eppure ho trovato godibile Astroboy (ma forse perché meno coinvolta dal personaggio).
Insomma siamo andati a vedere Capitan Harlock 3d.
Premessa. Capitan Harlock ha goduto di tante riletture negli anni, che mi sono sorbita, assieme al fumetto originale. Il problema di tutte queste riletture è sempre stato che, sia pure tecnicamente molto belle e ben realizzate, non riuscivano né trasmettere né, a monte, a cogliere, le suggestioni che avevano reso il personaggio della serie originale così affascinante, imprimendolo nei nostri ricordi. Quello che rimaneva impresso per i toni malinconici di voce, per l’etica, per la bellissima colonna sonora, per i non detti, per quelle immagini struggenti di lui e Mayu, la loro lontananza, i silenzi alcolici di Meet, per non parlare del drammatico personaggio di Kirita e di Namino Shizuka, non sono solo “di stile”. Erano un capolavoro che era riuscito e frutto di tanti equilibri. Io, da allora, non l’ho più ritrovato.
E non si può dire che non abbia rivisto la serie, che il mio ricordo sia appannato dal mito della memoria. L’ho rivista varie volte, anche di recente.
Già Arcadia of my Youth e la serie SSX tradivano alla grande questo equilibrio, tecnicamente bellissimi, charades di Araki, eppure vuoti.
Doppiaggio a parte. Va detto che mi manca l’interpretazione di Gianni Giuliano, che non ho ritrovato nell’Harlock di Marco Mete. Che, invece, ho ritrovato nell’Harlock di Massimo Rossi di Galaxy Express e Addio, Galaxy Express, di cui questo nuovo film qualche tematica riprende.
In questa bella sinossi tante informazioni utili se volete approfondire su Capitan Harlock http://web.cheapnet.it/magenta/the-dark-universe-of-harlock/harlockfilmografia_html.html È tratta dal sito The Dark Universe of Harlock di Nik Guerra.
Quindi, eccoci al cinema.
Mio cognato mi aveva parlato di un documentario previo, non l’hanno trasmesso. Iniziamo quindi col nostalgico marchio Toei, qualcosa che, da Ufo Robot contro gli invasori spaziali, mi emoziona! E infatti. Solo che l’impressione, fin dalle prime scene, non è il massimo. Aleggia un senso diffuso di delusione come per tutti gli altri remake. Innanzitutto, i modelli umani 3d molto molto simili a quelli del film Final Fantasy. Ci somigliano proprio tanto come pelle, denti (pure il colore: ma gli attori se li sbiancano! °_°), le espressioni e pure le movenze. È un peccato, perché proprio le scene iniziali, quelle che, in fondo, devono coinvolgere lo spettatore e farlo entrare dentro la storia, affidate a una crew realizzata abbastanza malamente, lasciano una cattiva sensazione di schiene rigide, di pose un po’ meccaniche, di espressioni innaturali. E di già visto, appunto, perché il ricordo di Final Fantasy è proprio forte, anche nelle citazioni di Gaia. Peccato sia un film del 2001 e sono passati tanti anni da allora!  È vero che all’epoca avevano realizzato l’attore digitale, capace di interpretare vari ruoli, ma possibile che, in tanti anni, non sia evoluto niente?
Proseguendo, la sensazione è che la cura per le parti meccaniche e le relative animazioni, come per le ambientazioni, sia molto più forte e che, invece, i personaggi secondari o diciamo terziari siano stati affidati a staff minori o con minori risorse tecniche, perlomeno. Va detto, invece, che una buona resa c’è nella pesantezza dei corpi.
I personaggi principali sono realizzati con qualche cura in più, ma sempre con effetto Final Fantasy. Per esempio, è abbastanza innaturale come le teste risultino rispetto ai colli e ai tronchi. Tanto da evocare, sì, la posa-cartone, ma da risultare fastidiose visto che si fa animazione 3d per ottenere un effetto non-cartone. Stessa storia per le spalline che finiscono per risultare comicamente imbottite. I gomiti non ci sono.
Il film è volutamente epico, e quindi, niente, te lo devi sorbire così, con i voli, le battaglie, le scenografie delle architetture e dei seggi che ricordano, come si è scritto, La guerra dei cloni. Ma volutamente epico non è che debba significare per forza assenza di umanità, di capacità narrativa ed introspettiva. Eppure, da ormai troppi anni, l’animazione giapponese la scrittura, l’introspezione psicologica, sembra averle proprio dimenticate. E quindi una grande occasione persa. Tecnicamente sulle astronavi  no, ma tecnicamente sui personaggi e a livello di scrittura sui personaggi, sì.
Ovviamente c’è una storia interessante dietro, c’è tanto di narrazione alla giapponese, non dico che sia male, non lo è, ma ha tutti i difetti che questo tipo di narazione può avere, senza averne però quei pregi particolari. Certo, non è fatto male, ma se si pensa che dietro c’è la Toei Animation, l’idea è di occasione un po’ sprecata, soprattutto a livello pathos, caratterizzazione personaggio principale, e di introspezione psicologica. Le musiche vogliono essere epiche, e, per carità, lo sono anche, ma non riescono a dare quell’emozione della splendida prima colonna sonora.
L’arte del riciclo, per cui vedevamo ripetutamente in SSX il muso con teschio dell’Arcadia, qui è giustificata dal funzionamento dell’animazione 3d, che consente di riprendere la stessa animazione da più camere. Quindi stavolta ci becchiamo tre o quattro Arcadia che escono dalla nube da diverse angolazioni, e due speronamenti, il secondo cambiato di lato.
Harlock è veramente bello. Ma finisce lì. Il nostro personaggio, sfruttato come nome e charades, emerge solo in due punti, guardacaso due confronti con Yama, il giovane coprotagonista, per il resto, ha ragione chi ha scritto, commentando, che “sta in posa”. In un caso è particolarmente comico – e peccato, perché siccome è un momento del film pure drammatico, la comicità involontaria spezza il pathos, già difficile da raggiungere per una storia così arzigogolata e cervellotica – niente di nuovo per noi avvezzi ai voli di Matsumoto, ma sempre un po’ meccanica –. Per il resto, è in bilico tra il vuoto, il grottesco e il triste – per noialtri –. Il tentativo di evocare il personaggio, tutto affidato all’atmosfera delle scene, non riesce, se non a tratti. Tutto questo spiegamento di scene, atmosfere, ambientazioni, non basta ad evocare l’atmosfera speciale della prima serie e quell’aura che caratterizzava quell’Harlock. Manca la scrittura dietro il personaggio, manca la caratterizzazione psicologica. Non necessariamente questo deve estrinsecarsi in verbosità, ma uno script dovrebbe riuscire a farlo passare. Qui, invece, non ci si riesce e si tenta di ovviare alla carenza di scrittura con tanta spettacolarità o con le ambientazioni e le luci. Senza riuscirci.
Una menzione particolare merita la plasticissima falcata di Yuki, per la quale probabilmente si sono spese parecchie energie. Molto realistica anche la corsa dei personaggi. Ma, ad esempio, sempre Yuki, che somiglia alla nostra Monica Vitti, ha ciglia imbarazzantemente ipertrofiche.
I protagonisti sfoggiano dei parrucconi in stile Catrioscar o, anche, Takarazuka, incredibili, lucidi, cotonatissimi. Vorrebbero fluttuare al vento e quindi singole ciocche lo fanno, ma il resto sta lì, cioccoso, stopposo, rigido e innaturalmente luminoso, tipo Barbie. Yuki, appunto, tra viso, criniera e i ciglioni, somiglia a Monica Vitti. Incredibili attaccature di capelli tra i consiglieri, in stile Guerra dei cloni. Dopo i capelli di Rapunzel e di Rebel, è dura, per quanto io ami gli anime… -_-;
La chiccha per noi oscariani. Ad un certo punto, nella parte della storia in cui deve comparire Ezra, vediamo un corridoio in puro stile Versailles, pare proprio la galleria degli specchi, con gli specchi sulla sinistra sostituiti dalle finestre di destra ribaltate! Mi sono chiesta se sia uno degli scarti di lavorazione del famoso film Toei su Lady Oscar.
Menzione speciale: le bocce fluorescenti di Yuki. Non sfigurerebbero su Venus Alpha. Tenere presente in caso di riciclo. E, dimenticavo!, il suo tanga affiorante sotto la tuta, a cui vengono dedicate quasi più inquadrature che al protagonista, pur perennemente in posa!